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Domenica di Pasqua - anno A -

Fernando Armellini

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[0:29]Una buona Pasqua a tutti. Anche coloro che non sono cristiani conoscono Gesù di Nazareth. Sanno che era un uomo saggio, retto, generoso, ha annunciato un messaggio d'amore, di pace. E sanno anche che è vissuto al tempo dei primi due imperatori romani, Augusto e Tiberio. Sanno anche che è stato condannato a morte dal procuratore Ponzio Pilato e che è stato crocifisso la vigilia della Pasqua ebraica dell'anno 30. 30 anni dopo questi fatti, è giunto a Cesarea, dove risiedevano i procuratori romani, Porcio Festo. Doveva prendere possesso del palazzo che era appartenuto a Erode e ai procuratori che lo avevano preceduto. E lì a Cesarea ha trovato in prigione già da due anni un certo Paolo di Tarso. Si è informato come mai già da tanto tempo sta in prigione e gli hanno risposto: "Si tratta di questioni religiose che riguardano un certo Gesù di Nazareth. I suoi accusatori sostengono che Gesù di Nazareth è morto, e Paolo, invece, sostiene che Gesù di Nazareth è vivo, tutto qui. Credo che Porcio Festo debba essere scoppiato a ridere. In realtà, invece, questa era la questione che divideva il mondo giudaico da 30 anni. Gesù di Nazareth è un morto, questo di sicuro perché l'hanno posto in un sepolcro. Oppure è un vivente, è entrato certamente nel regno dei morti, ma è rimasto lì o è risorto. Il sublime messaggio che lui ci ha lasciato, avrebbe senso e starebbe in piedi anche se lui non fosse un vivente, ma un morto. Ha annunciato un messaggio sublime. Tutti concordano nel ritenere che le beatitudini che lui ha proposto sono difficili da praticare, ma non c'è dubbio che chi vive secondo il Vangelo, chi ama come lui ha amato anche fino al punto di dare la vita per chi mi ha fatto del male, per il nemico, questa è una persona che merita ammirazione. Ma Gesù viene ricordato solo per questo messaggio sublime che ci ha lasciato? Molti oggi, anche fra i cristiani, apprezzano la sua dottrina, le sue proposte morali. Ma poi accantonano, come se fosse una questione secondaria, l'interrogativo che invece è il centro della fede dei credenti in Gesù di Nazareth: è vivo o è morto Gesù di Nazareth? Nel brano evangelico di oggi noi sentiremo ripetere per ben sette volte una parola che ci infastidisce un po': sepolcro. Ma con questa tomba noi dobbiamo fare i conti. Se rimuoviamo le domande che ogni tomba ci pone non siamo saggi. Il senso pieno del nostro esistere, il senso ultimo, noi lo troviamo solo se Gesù di Nazareth è un vivente. Altrimenti, se lui è un morto, allora c'è l'implosione di ogni senso della nostra vita. L'ultimo destino sarebbe la tomba e allora ci chiediamo: ma vale la pena nascere se questo è il senso del nostro esistere? Bene, nel brano evangelico di oggi, noi incontreremo tre persone che sono come noi e si pongono i nostri stessi interrogativi. C'è una donna, la Maddalena, due uomini, Pietro e un altro discepolo senza nome. Noi vedremo che tutti e tre si trovano di fronte alla stessa realtà che tutti possono verificare. C'è una tomba vuota e la pietra che chiudeva questo sepolcro è stata rimossa. Sono gli stessi interrogativi che ci poniamo anche noi ogni volta che ci troviamo di fronte a una tomba. Le domande che suscita sono inquietanti e non è un segno di saggezza se noi le rimuoviamo. Questi tre personaggi di fronte all'unica realtà verificabile daranno risposte diverse e noi siamo invitati dall'evangelista a interrogarci: a quale di questi tre io assomiglio? Cominciamo a prendere in considerazione il primo personaggio, una donna, la Maddalena.

[11:30]Il primo giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto".

[12:07]Maria di Magdala era una discepola ben nota nella comunità cristiana primitiva. Di lei ci parla l'evangelista Luca, al capitolo 8, quando dice che c'era un gruppo di donne che seguivano Gesù insieme con gli apostoli e li assistevano con i loro beni. E la prima di queste donne che viene citata è Maria di Magdala, dalla quale Gesù aveva scacciato sette demoni. A partire dal VI secolo, purtroppo, Maria di Magdala ha cominciato ad essere confusa con Maria di Betania e con quella peccatrice di cui ci parla ancora Luca, la quale era entrata nella casa del fariseo e aveva profumato e baciato i piedi di Gesù. Maria di Magdala non c'entra nulla con Maria di Betania e con questa peccatrice. Era una persona che Gesù aveva guarito da una malattia molto grave, sette demoni, sette è il numero della pienezza della totalità, indica semplicemente che era molto malata. Bene, tutti i Vangeli ricordano che Maria di Magdala era sul Calvario, quando Gesù è stato crocifisso, insieme a molte altre donne che osservavano da lontano la morte di Gesù. Si era poi avvicinata, dopo la morte di Gesù, e aveva assistito a ciò che aveva fatto Giuseppe d'Arimatea che aveva calato il corpo di Gesù dalla croce, lo aveva posto nel sepolcro e poi aveva chiuso quel sepolcro facendo rotolare un'enorme pietra. Adesso l'evangelista Giovanni nota il tempo in cui Maria di Magdala esce di casa, al mattino presto, all'alba, quando c'è ancora tenebra. La notte, quindi, non era ancora terminata quando il primo giorno della settimana lei va al sepolcro. E l'annotazione della tenebra è molto presto quando lei va al sepolcro, ha due significati.

[14:36]Anzitutto, la fretta di Maria di Magdala di andare alla tomba.

[14:43]E poi questo buio ha un significato simbolico, era reale, naturalmente, ma indica anche il buio interiore che è ancora presente nel cuore della Maddalena. È l'interrogativo che la inquieta, un interrogativo al quale non riesce a trovare risposta, perché un giusto doveva finire così? Ecco, nel mattino di Pasqua questo buio comincia a dissolversi, il buio materiale e si dissolverà anche il buio che è nel cuore della Maddalena. Come mai si muove così presto? Lo intuiamo subito il motivo: è innamorata di Cristo. E chi è davvero innamorato non può stare senza di lui, perché senza di lui la vita non ha più alcun senso.

[16:17]Per comprendere bene il messaggio che Giovanni ci vuole comunicare, dobbiamo tenere presente una cosa importante. I personaggi che compaiono nel Vangelo secondo Giovanni sono degli individui reali, concreti, Pietro, Giacomo, Giovanni, Filippo. Ma per l'evangelista sono anche delle figure tipiche, delle immagini, dei simboli, dei vari modi in cui ci si può accostare a Cristo. A volte in un personaggio la scelta può essere decisa, immediata. In un altro personaggio può essere lenta, incerta, piena di dubbi, di ripensamenti. In un altro personaggio ci sarà anche il rifiuto della luce di Cristo. Bene, qualcosa di questi personaggi è presente in ognuno di noi, in noi. Facciamo alcuni esempi. In noi c'è un po' di Natanaele, per esempio. Natanaele è la persona che ha le sue convinzioni: da Nazareth di sicuro non esce niente di buono. Però è una persona leale e quando incontra Gesù si lascia rimettere in causa. Ecco, ci piace Natanaele perché c'è qualcosa di Natanaele dentro di noi. C'è anche un po' di Giuda, però, che si comporta in modo diverso da Natanaele. Lui è rimasto aggrappato alle sue convinzioni e rifiuta Cristo e il suo Vangelo. C'è un po' di Samaritana dentro di noi, la donna che cerca l'acqua della vita in pozzi sbagliati, pozzi che seccano, ma quando incontra Gesù accoglie la sua acqua. C'è un po' di Tommaso dentro di noi, l'uomo che per credere pretende prove verificabili. C'è un po' di Nicodemo anche, l'israelita sincero, che è alla ricerca della verità e della luce. E c'è un po' di Maddalena, ecco, chi è, di che simbolo rappresenta la Maddalena? È l'immagine di chi è innamorato di Gesù. Nulla di erotico. L'innamoramento è il linguaggio che la Bibbia impiega per indicare il pieno coinvolgimento di una persona con Dio e con Cristo. Perché ci sono delle infatuazioni passeggeri di Cristo. Il profeta Osea impiega un'immagine molto bella per presentare queste infatuazioni. Sono come una nube del mattino o come la rugiada che quando giunge l'alba ai primi raggi del sole svaniscono. Sono quelle infatuazioni di Gesù di Nazareth che vediamo anche oggi. Si può essere ammiratori di Cristo, ce ne sono tanti. Si può ammirare una persona, ma poi se non si decide, non ci si decide proprio a lasciarsi coinvolgere e a sposarla. I veri innamorati sono coloro che giungono a giocarsi la vita per la persona amata, per Cristo. Ma io spero che un giorno qualcuno mi dica: si vede che sei proprio innamorato di Cristo e del suo Vangelo. La Maddalena non era un'ammiratrice di Gesù, era innamorata, perché da quando l'aveva incontrato la sua vita era cambiata, aveva cominciato ad avere realmente senso. Ho insistito su questa immagine dall'innamoramento, perché l'innamoramento del Cristo precede la fede. Se non sei innamorato di Cristo, non giungerai mai a credere che è risorto, che è un vivente. Prima devi conoscerlo, se lo conosci realmente ti assicuro, finisci di innamorarti. E solo dopo, quando ti sei innamorato di lui, sei nella condizione di lasciarti illuminare dalla sua luce di risorto. Se non provi questa passione per Cristo, allora Gesù per te sarà una persona che ammiri ma marginale nella tua vita. Bene, che cosa vede la Maddalena? In tutto il brano c'è un'attenzione particolare al verbo vedere. Noi noteremo le varie sfumature che ci sono nei termini greci che vengono impiegati. La prima visione della Maddalena è espressa con un verbo greco: blepein. Che significa semplicemente verificare ciò che possono vedere tutti. Un risorto non lo vedranno tutti, ma è presentato con un altro verbo, perché non è un vedere verificabile. Qui c'è blepein e ciò che la Maddalena verifica, la pietra rimossa dal sepolcro e basta. Chiunque avrebbe potuto vedere ciò che ha visto la Maddalena. Che cosa fa? Corre da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava e gli dice: "Hanno trafugato il corpo del Signore e non sappiamo dove l'hanno posto". Bello, coinvolge nella sua ricerca i fratelli della comunità. Lei sa che sono anche loro persone innamorate di Gesù quanto lei e più di lei e vuole vivere con loro questa ricerca, questo momento di buio, di crisi. Quei momenti di buio e di crisi che passiamo anche noi e che dobbiamo vivere con i fratelli e le sorelle di fede. Il messaggio, l'amore per Cristo non può essere vissuto in modo individuale, intimistico. In passato c'era un'infelice giaculatoria: Gesù mio, tutto mio. L'amore per Cristo va vissuto con i fratelli e le sorelle della comunità. E dopo aver comunicato ai fratelli ciò che ha visto e la sua supposizione, è stato trafugato. La Maddalena esce momentaneamente di scena, più avanti l'evangelista Giovanni racconterà il seguito del suo cammino di fede fino poi all'incontro con il risorto. Sentiamo come reagisce Pietro alle parole della Maddalena. Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò e vide i teli posati là, ma non entrò.

[23:40]Dopo la Maddalena, entrano in scena due discepoli. Uno lo conosciamo molto bene, Pietro, l'altro non sappiamo chi è perché non ha nome. E allora ci chiediamo: ma perché Giovanni non ci ha detto come si chiama questo secondo discepolo? In passato si diceva: ma era lo stesso Giovanni, quel discepolo senza nome, il discepolo amato dal Signore, non ha messo il proprio nome per umiltà.

[24:11]Oggi questa interpretazione è stata abbandonata. Questa figura ha certamente un carattere simbolico. È stata introdotta dall'evangelista come una figura del vero discepolo, il discepolo autentico. E allora l'evangelista invita ogni suo lettore a confrontarsi con questo discepolo che lui presenta in sette momenti del suo Vangelo per verificare se tu sei un discepolo autentico, assomigli o non assomigli a questo discepolo amato dal Signore? E allora proviamo a passare in rassegna questi sette momenti in cui nel Vangelo secondo Giovanni compare il discepolo amato. Entra in scena subito all'inizio, accanto ad Andrea, il fratello di Pietro. Erano ambedue discepoli del Battista e quando Gesù arriva al Giordano, non appena il Battista lo vede, dice ai suoi discepoli: "Ecco l'agnello di Dio, colui che elimina il peccato del mondo!". E sentendo il loro maestro parlare così, Andrea e questo discepolo senza nome seguono Gesù. Ecco la prima caratteristica del discepolo amato: quando incontra il maestro lui capisce subito, è l'amore della mia vita, non sta con tentennamenti, esitazioni, indovinerò, sbaglierò, capisce subito, è lui che io devo seguire. Notiamo che questo discepolo arriva prima di Pietro a seguire Gesù. E noteremo anche negli altri momenti in cui compare che lui vince sempre con Pietro. Neanche Pietro, quindi, corrisponde perfettamente alla figura del vero discepolo, il discepolo amato. Difatti, rinnegherà anche il Signore. Secondo, secondo momento, compare durante l'ultima cena. Si tratta di sapere chi sta dalla parte di Gesù e chi è contro, perché Gesù ha detto: "Uno di voi mi consegnerà.". Chi è, chi non è? Pietro non riesce a capire chi sta dalla parte di Gesù e chi è contro. Il discepolo amato, invece, lo capisce, perché ha una sensibilità tutta sua. Qui il messaggio per noi è importante, perché in ogni momento noi dobbiamo saper distinguere chi davvero accoglie Cristo, chi accoglie il Vangelo e chi, invece, pur essendo magari un battezzato, uno che segue Gesù, ma in fondo si lascia guidare ancora dalla logica di questo mondo. Terzo momento in cui compare il discepolo amato, è durante la passione. Lui ha il coraggio di stare con il maestro, non quando tutti lo acclamano, ma quando è attorniato da nemici, quando tutti scappano, lui segue il maestro fin nella casa di Caifa, quando c'è il processo contro Gesù. È molto attuale questa caratteristica, con la quale noi ci dobbiamo confrontare, proprio in questo momento in cui tanti abbandonano la comunità cristiana. Tu rimani con il maestro, rimani fedeli o scappi? Quarto momento, è sul Calvario. Pietro, naturalmente, non c'è, è scappato. Invece, questo discepolo amato è colui che segue il maestro fino al dono della vita. Il quinto momento in cui compare è il brano evangelico che stiamo esaminando. C'è questa corsa verso il Calvario, verso la tomba di Gesù. E anche qui, naturalmente, vince il discepolo amato dal Signore. Pietro è sempre in ritardo.

[28:20]Cosa significa questa vittoria nella corsa? Chi è che corre di più? È colui che più ama. Ecco la caratteristica del vero discepolo: è innamorato di Cristo e arriva sempre prima, quando non c'è nessuno che brama l'incontro con il maestro come lui. Il sesto momento in cui compare questo discepolo amato è sul lago di Tiberiade, quando stanno pescando, sulla riva compare un uomo che dice: "Gettate le reti a destra". Pietro non capisce chi è quell'uomo sulla, sulla riva del lago. Il discepolo amato, invece, dice: "È il Signore!". Lui lo riconosce subito.

[29:07]Infine, ricompare ancora quando Gesù dice a Pietro: "Seguimi".

[29:14]E Pietro dice: "Ma, di lui che sarà di questo discepolo che sta seguendo noi due?". E Gesù risponde: "Se io voglio che rimanga fino a quando io venga, a te che importa? Tu segui me!". Bello, questo momento in cui Pietro ha bisogno di sentire accanto a sé questo discepolo che è davvero innamorato di Cristo e capisce chi è Vangelico, chi non è Vangelico, chi sta con Cristo, chi è contro. Chi sembra un vero discepolo, ma è solo un ammiratore di Cristo, il discepolo riconosce subito, e anche colui che ha il compito di presiedere alla carità nella comunità cristiana, Papa, ha bisogno di sentire questi discepoli autentici che lo aiutano a capire veramente come condurre una comunità cristiana. Che cosa fa adesso questo discepolo che è arrivato per primo? Si china.

[30:25]E allora voglio mostrarvi come erano i sepolcri del tempo di Gesù. Ne abbiamo uno che è proprio contemporaneo e che è il sepolcro della regina di Adiabene. Guardate l'ingresso com'è. Ve lo mostro adesso dall'interno, guardando verso l'esterno, notate che c'è la ruota. E vi mostro adesso dall'esterno questo ingresso del sepolcro. C'è anche un mio compagno di studi a Gerusalemme che sta spingendo la ruota, sta tentando di spingere, ma è molto pesante. E poi, vedete come è basso l'ingresso del sepolcro. Quello del tempo di Gesù doveva essere così. Quando si entrava, poi, in questi sepolcri scavati nella roccia, c'erano molti loculi che venivano affittati. Si lasciava dentro la salma per un due anni e poi si traevano fuori le ossa. Bene, com'erano i loculi all'interno del sepolcro? Erano di due tipi. Osservate, quelli a cucchin, come erano chiamati, erano proprio come i nostri loculi di oggi. Lì si immetteva dentro la salma avvolta dentro il lenzuolo. E poi c'erano quelli ad arco solio, cioè delle nicchie semicircolari con un piano di appoggio. Quella di Gesù era certamente così perché si dice nel Vangelo che c'erano i due angeli, uno alla testa e uno ai piedi e quindi non potevano essere a cucchin il sepolcro di Gesù. Ma poi abbiamo la testimonianza di un testimone oculare quando è stato scavato il sepolcro dove c'era Gesù, Eusebio di Cesarea, che era presente quando hanno riportato alla luce il sepolcro di Gesù. Che cosa fa questo discepolo? Non entra nel sepolcro, osserva da fuori. E che cosa vede? Vede i lini che giacevano.

[32:32]È importante capire come cosa significano questi lini che giacevano. Non si tratta di bende, pensate come fasce in cui vediamo a volte le mummie egiziane, non così. Il defunto in quel tempo era collocato su un lenzuolo, che era largo 1 m più o meno, e lungo 4 m. Si depositava, si poneva la salma, poi si piegava quel lenzuolo, si girava sopra la testa e si congiungeva con i piedi. Poi era legato con tre bende il corpo, più o meno all'altezza del collo, una, e poi un'altra benda che legava all'altezza della vita e una alle caviglie. Bene, cosa vede quel discepolo quando osserva il sepolcro di Gesù? Vede questo lenzuolo di lino afflosciato, cioè è come se fosse sgonfiato. Era ancora legato il lenzuolo e questo era stranissimo.

[33:51]Sembrava che la salma si fosse volatilizzata, tutto era nella stessa posizione, soltanto il cadavere non c'era più, per cui le tele erano scese, si erano come sgonfiate. Vede, quindi, i segni della morte e quindi, chiaramente, continua a riflettere, osserva, ma non entra, aspetta Pietro. Cosa significa tutto questo? Sono i discepoli che cercano la risposta alla domanda che hanno nel cuore. Dov'è finito colui che da quando noi lo abbiamo incontrato ha dato senso alla nostra vita? Cercano insieme, non da soli. Uno arriva prima perché è più innamorato di Pietro. Nel Vangelo di Giovanni questo discepolo lo troviamo sempre accanto a Pietro e arriva sempre primo. Ma poi aspetta per continuare insieme il cammino che conduce alla luce della Pasqua, alla risposta all'interrogativo. Ma quel Gesù che noi abbiamo amato è un vivente o è morto per sempre? È bella qui la chiesa che viene rappresentata da Pietro e dal discepolo amato. È diversa, uno è più veloce, uno è più lento e riescono a stare insieme, delle persone così diverse, sanno aspettarsi, rispettarsi. La chiesa capisce le incertezze, la lentezza a credere, la fragilità dei fratelli. È bello questa nostra chiesa accogliente. E da qui, infatti, che adesso arriva anche Pietro. Sentiamo che cosa fa.

[35:50]Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là e il sudario che era stato sul suo capo, non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro e vide e cominciò a credere.

[36:27]Infatti non avevano ancora compreso la scrittura che cioè egli doveva risorgere dai morti.

[36:39]Il discepolo che è arrivato prima al sepolcro, l'abbiamo detto, non è entrato, ha osservato da fuori. Pietro, invece, quando arriva entra nel sepolcro e che cosa vede? Il lenzuolo afflosciato e poi il sudario che era sulla testa di Gesù, che non giaceva insieme con il lenzuolo, ma in un luogo a parte. Che cos'era il sudario? Era un grande fazzoletto con il quale si avvolgeva il capo del defunto per impedire che si aprisse la bocca. Non era afflosciato, proprio come il telo di lino. Era, cioè, come se avesse conservato la forma del capo di Gesù, il verbo greco era entylisso, è rimasto avvolto. E forse a questo punto che i due discepoli hanno cominciato a pensare, il corpo di Gesù non può essere stato trafugato. Lo sguardo di Pietro non è blepein, significa vedere con gli occhi materiali e basta. È impiegato qui un altro verbo greco, theorein, che significa vedere, contemplare, cioè, comincio a riflettere su ciò che sto vedendo.

[38:09]E in questo contemplare sono certamente affiorati nella mente di Pietro i ricordi dei tre anni che lui ha trascorso con Gesù. Ciò che lui aveva udito dalla sua bocca, quando il maestro aveva detto: "Io sarò consegnato nelle mani degli uomini, mi condanneranno, mi uccideranno, ma la mia storia non finirà così, il terzo giorno risusciterò.". Questa espressione terzo giorno nella Bibbia significa come vanno a finire le cose.

[38:51]La mia storia, come si concluderà? Sono uno sconfitto agli occhi degli uomini, ma non sarà la tomba il mio ultimo destino, l'ultima parola non l'avrà la morte, ma la vita. Pietro comincia a capire, era vero ciò che Gesù aveva annunciato, il destino finale di una vita donata non è il sepolcro, ma l'ingresso nella pienezza di vita. Notiamo. Pietro non ha assistito a miracoli, non c'è stata alcuna apparizione di angeli, esseri misteriosi, nulla. È iniziata in Pietro un'illuminazione interiore, ma non è ancora giunto a vedere il risorto, ha cominciato a capire pian piano ciò che poteva essere accaduto. Ed è a questo punto che torna in scena il discepolo amato, entra anche lui nel sepolcro. Vide e cominciò a credere, ma questo vide è presentato con un altro verbo che non è blepein, vedere le cose materiali e basta. Non è neppure theorein, cioè guardare e cominciare a riflettere, come ha fatto Pietro. È un altro passo. Il verbo orao indica un vedere al di là del verificabile. È il vedere del credente, il vedere l'invisibile agli occhi materiali. Di fronte ai segni della morte, la tomba, le bende, il sudario, il discepolo amato comincia a percepire il mistero della Pasqua, la vittoria della vita. Ma non sarà lui a arrivare per primo, sarà la Maddalena. E allora ci chiediamo: perché la Maddalena arriverà prima? Perché era la più innamorata di Cristo. Perché arriva sempre prima a capire queste cose chi più ama. Auguro a tutti una buona Pasqua.

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