[0:03]La Reggia di Caserta è un palazzo imponente, progettato per stupire e impressionare. Con le sue 1.200 stanze, 1.742 finestre e oltre 2 milioni di metri cubi di volume, si guadagna il titolo di residenza reale più grande del mondo. Un'opera senza pari, capace di rivaleggiare con la celebre Versailles e di lasciare senza fiato chiunque vi metta piede. Ma la Reggia non è solo una questione di numeri. Qui si respira il fasto e la grandezza del Regno di Napoli, tra ambienti riccamente decorati, affreschi maestosi, marmi pregiati e arredi sontuosi. Passeggiando attraverso i suoi appartamenti reali, sembra di fare un salto indietro nel tempo, tra le vite dei Borboni e i fasti di una corte che voleva competere con le più grandi d'Europa. Ogni stanza, ogni corridoio racconta una storia di potere, arte e cultura, mentre i suoi saloni, riccamente decorati, ci parlano di un'epoca in cui l'architettura era espressione di prestigio e magnificenza. Ma la vera meraviglia non si ferma all'interno del palazzo. I giardini della Reggia di Caserta sono un autentico capolavoro, un tripudio di eleganza e perfezione che si estende per chilometri. Qui, tra fontane monumentali, cascate spettacolari e viali geometricamente perfetti, si percepisce tutta l'armonia tra arte e natura. Un luogo che da solo meriterebbe un viaggio. E non è tutto, accanto alla Reggia, l'acquedotto Carolino e il complesso di San Leucio completano un patrimonio storico e culturale unico al mondo, che ha portato questo straordinario sito a essere riconosciuto dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Situata a pochi chilometri da Napoli e facilmente raggiungibile anche da Roma, la Reggia di Caserta non è solo un monumento, è un'esperienza unica, un viaggio nella magnificenza e nell'ingegno umano.
[2:19]La storia della Reggia di Caserta iniziò quando nel 1752, questo splendido palazzo fu creato per essere il nucleo della nuova capitale del regno. Perfino prima di salire al trono nel 1734, Re Carlo desiderava creare un nuovo centro amministrativo alternativo a Napoli, in quanto la città, essendo vicina al mare, era a rischio invasione, mentre il feudo di Caserta era la soluzione perfetta a questi problemi. Quindi, Re Carlo acquistò nel 1750 il feudo di Caserta dal principe Michelangelo Caetani di Sermoneta, per l'importo di 489.393 Ducati. Il progetto del Palazzo Reale fu commissionato a Luigi Vanvitelli, al momento il principale architetto della fabbrica di San Pietro in Vaticano. I lavori di costruzione furono solennemente inaugurati il 20 gennaio 1752, lo stesso giorno del compleanno del Re. Il progetto originale del palazzo includeva già il parco, ma la sua costruzione iniziò solo un anno dopo, nel 1753 e furono necessari più di 50 anni per completarlo. Durante la prima fase, tra il 1753 e il 1773, fu realizzato l'acquedotto Carolino, in quanto necessario per l'approvvigionamento idrico della Reggia e per la nuova capitale. Quando nel 1773 Vanvitelli morì, i lavori si fermarono per 4 anni. Nel 1777 il figlio Carlo, ora divenuto direttore dei lavori, mostrò al nuovo Re Ferdinando IV un nuovo progetto, una versione semplificata del progetto del padre. Infatti, le difficoltà economiche e soprattutto l'esigenza di concludere i lavori più rapidamente, portarono all'obbligo di ridurre il numero di fontane nella seconda parte del parco. Nonostante tutto, la sostanza generale del progetto originale di Luigi Vanvitelli fu mantenuta invariata, soprattutto la cosa più importante del suo progetto, lo spettacolare viale d'acqua lungo 3,3 km che termina con una stupefacente cascata. Il cantiere della Reggia fu dapprima rallentato dall'abdicazione del Re Carlo di Borbone per il suo trasferimento al trono di Spagna nel 1759, e successivamente dal fatto che il figlio Ferdinando volle terminare al più presto il palazzo con la minor spesa possibile. Nel 1780 erano stati completati gli appartamenti lato Ovest, un tempo destinati ai principi e Re Ferdinando I volle abitarci. La storia della Reggia di Caserta proseguì durante la dominazione Bonaparte. Non risultano lavori effettuati nella Reggia, ma le splendide sedie e poltrone dell'anticamera dei non titolati, detta Sala di Alessandro, furono da lui portati dal palazzo delle Tuileries. Con Gioacchino Murat, proclamato Re di Napoli nel luglio del 1808, sembrò che la capitale si rianimasse sotto una ventata impetuosa di giovinezza, in un calore di rinnovate speranze. E anche la storia della Reggia di Caserta ne fu investita. Nel dicembre dello stesso anno, l'architetto di Corte Antonio De Simone dava agli aiutanti della Reggia ordini per la ripresa dei lavori che dovevano eseguirsi non più seguendo le vecchie direttive, ma secondo il nuovo stile che trionfava in Francia. Sotto la dominazione Murat vennero effettuati lavori nella Sala di Alessandro, dove venne dato incarico ai pittori Heinrich Smith e Rudolf Zurland di affrescare sulle pareti maggiori la presa di Capri e la battaglia di Eilau. E agli scultori Domenico Masucci, Claudio Monti e Duran di modellare sei bassorilievi in stucco da collocarsi sulle porte a rappresentare episodi della vita di Gioacchino Murat. Furono inoltre eseguite sotto il dominio Murat anche le splendide Sale di Astrea e di Marte, entrambe splendido progetto dell'architetto Antonio De Simone. I Murat, quindi, contribuirono alla storia della Reggia di Caserta. Al ritorno dei Borbone sul trono non si ebbe il coraggio di distruggere i bellissimi arredi portati da Bonaparte e Murat. Così, ad esempio, sulle poltrone della Sala di Alessandro furono sostituite le iniziali di Giuseppe Bonaparte con quelle di Ferdinando. Mentre sempre nella Sala di Alessandro, furono sostituiti i due grandi dipinti e i bassorilievi sopra le porte, in quanto inneggianti a Murat. Nel 1830 il Re morì e non furono fatti lavori fino al 1839, quando fu ripreso il progetto della Sala del Trono che fu completata nel 1845. Si racconta che nella Reggia un monaco predisse a Re Ferdinando II la fine del suo regno. Badate maestà, disse quel frate, che il tempo incalza, gli eventi precipitano, la terra già incomincia a tremare sotto i piedi. Maestà, se non spazzate la Reggia dalle immondizie che la profano, codesti grandi che vi circondano sono tutti ciechi e traditori. Nel 1859 Re Ferdinando II morì, molto probabilmente in seguito ad una lunga agonia per via di un avvelenamento, quando avrebbe dovuto essere al matrimonio del suo erede. Gli succedette il 23enne Re Francesco II, ultimo Re delle due Sicilie, il quale regnò per meno di 2 anni, prima che il regno venisse attaccato dai Savoia, sostenuti dalla massoneria inglese. In quegli anni era in costruzione il canale di Suez, ed essendo la flotta Borbonica la dominatrice del Mediterraneo, fu attaccato il regno per evitare che divenisse il principale sfruttatore dei vantaggi economici del canale di Suez a danno degli inglesi. Dopo la conquista del regno, Giuseppe Garibaldi cambiò la storia della Reggia di Caserta, stabilendosi in essa, facendola diventare il suo quartier generale e dando inizio alla sua spoliazione. Nel 1919 i Savoia cedettero le Regge Borboniche di Napoli, Caserta e Capodimonte allo Stato italiano, che le fece gestire dal Ministero dell'Istruzione, e la Reggia di Caserta rischiò di diventare un ufficio, una caserma o uno ospizio. La storia della Reggia di Caserta continuò anche durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la città di Caserta ospitava un dislocamento di truppe naziste. Hitler, come risaputo, fece razzia di opere d'arte in tutta Europa, ed essendo la Reggia divenuta quartier generale delle truppe tedesche, è logico presupporre che molte opere d'arte siano finite all'estero. In seguito, la città di Caserta fu bombardata e la Reggia fu danneggiata, dopodiché, divenne quartier generale alleato del Mediterraneo delle truppe britanniche ed americane. La Reggia di Caserta diventò così una grande cittadella militare, ciò che veniva chiamato Allied Force Headquarter. Per quanto si sia tentato di proteggere le opere d'arte, fu impossibile evitare furti e danneggiamenti. Non è un caso che, periodicamente, compaiono nelle grandi aste internazionali oggetti provenienti dalla Reggia di Caserta o con stemma dei Borbone impresso. Anche musei internazionali possiedono oggetti e documenti, quali ad esempio, parte dei progetti originali del palazzo. La resa di Caserta fu l'atto formale conclusivo che sancì la fine della campagna d'Italia e la definitiva sconfitta delle forze armate nazi-fasciste in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. L'atto, intitolato strumento di resa locale delle forze tedesche e delle altre forze poste sotto il comando e il controllo del comando tedesco sud-Ovest e relativi allegati, fu firmato a Caserta il 29 aprile 1945, alla presenza di ufficiali delegati inglesi, americani, tedeschi e di un osservatore russo. Esso prevedeva una resa incondizionata che doveva diventare operativa a partire dal 2 maggio. Nel documento stilato le forze armate tedesche erano associate a quelle della Repubblica sociale italiana, in quanto essa, essendo considerato uno Stato fantoccio e pertanto non riconosciuto dalle forze alleate, non era in grado di stipulare accordi diretti con queste ultime. Per tale motivo il rappresentante tedesco era dotato di una delega scritta, rilasciata dal Ministero della Difesa della Repubblica Sociale, Rodolfo Graziani.
[10:50]Il Palazzo Reale della Reggia di Caserta comprende 1.200 stanze e 1.742 finestre. La facciata principale presenta un avancorpo centrale sormontato da un frontone. Ai lati del prospetto si innestano altri due avancorpi, mentre il lato meridionale è decorato con 12 colonne. L'intero palazzo copre un'area di circa 47.000 m quadri e dispone di qualcosa come 1.026 fumaioli e 34 scale. La grande cappella palatina è ispirata a quella della Reggia di Versailles. La quadreria è uno spazio che custodisce opere appartenenti agli artisti più disparati. Nelle sue otto sale si possono trovare dipinti di Michele Scarola, Salvador Rosa, la collezione di ritratti della Corte Borbonica e delle Corti europee e le opere dei migliori allievi dell'Accademia di Belle Arti di Napoli. Al palazzo vero e proprio si accede percorrendo l'imponente scalone d'onore che giunge ad un pianerottolo da cui partono due rampe verso il vestibolo superiore. L'intero ambiente, un assaggio di quello che si troverà inoltrandosi nel palazzo, è decorato con marmi colorati e statue. Arrivati al piano reale e dopo una sosta alla cappella palatina, in rapida successione si possono visitare le sale delle quattro stagioni nel quarto del principe ereditario, decorate con affreschi allegorici ispirati proprio alle stagioni, dalla primavera all'inverno. La biblioteca palatina, poco più avanti, raccoglie oltre 14.000 tra i più significativi esempi della cultura europea e napoletana. La Sala Ellittica ospita il magnifico presepe che i Borbone facevano allestire ogni anno. Il presepe che si può ammirare oggi, allestito nel 1988, ricalca il modello voluto da Ferdinando II nel 1844. Sul lato opposto del piano reale c'è il quarto del Re. La prima stanza in cui si entra è la Sala di Marte, destinata alle attività diplomatiche. Da lì si arriva alla maestosa Sala del Trono, il luogo più lussuoso dell'intera Reggia di Caserta, con decorazioni ricche di oro e una stupenda volta affrescata da Gennaro Maldarelli per omaggiare la posa della prima pietra del palazzo. Il teatro di Corte con la sua classica forma a ferro di cavallo e cinque ordini di palchi decorati con putti e festoni, fu ideato in una fase successiva alla progettazione del palazzo e inaugurato nel 1769 da Ferdinando IV e Maria Carolina. Se da un lato la Reggia di Caserta presenta un mondo insospettato fra i suoi tetti e sottotetti, dall'altro essa presenta certo un mondo altrettanto sorprendente nella sua parte più nascosta, quella delle sue fondamenta, nelle quali si sviluppano i suoi misteriosi sotterranei. Un mondo che se oggi è per lo più abbandonato, un tempo doveva essere invece ben vivo, dato che la Corte dei Borboni comprendeva, oltre ai Reali e alla nobiltà, anche Guardie, esercito, servitù, giardinieri, cuochi, artigiani, stallieri e tanti altri, per un complessivo di migliaia di persone che, di base, non operavano negli appartamenti reali, ma in tutto il resto del palazzo, inclusi i sotterranei, dove certo trovavano spazio anche i depositi necessari per alimentare tutte le attività di Corte.
[14:12]Ma i sotterranei del palazzo sono stati molto frequentati anche in tempi più recenti ed in particolare durante la Seconda Guerra Mondiale, quando le forze alleate si insediarono nel palazzo fino al momento della resa di Caserta. Lasciando tracce evidenti della loro presenza non solo nei sottotetti, ma anche nei sotterranei. Questi luoghi, tuttavia, erano già frequentati molto, molto tempo prima della Reggia stessa, quando i territori Capuano, Casertano e parte dell'Interland napoletano erano base per diverse comunità Etrusche, che ci hanno lasciato in eredità numerose delle loro Necropoli. Ed una di queste è stata rinvenuta proprio nei sotterranei della Reggia durante dei lavori di scavo condotti nel 1990 nel secondo cortile del palazzo. Si tratta di sette tombe a cassa di tufo risalenti al IV secolo a.C., molto omogenee tra loro, senza rilevanti distinzioni sociali e con corredi funerari costituiti soprattutto da ceramiche, anellini e fibule in bronzo per le sepolture femminili. L'analisi dei resti ossei di uno degli scheletri rinvenuti ha persino permesso di ricostruire il volto del defunto, morto intorno all'età di 39 anni e alto circa 1,62 m, con problemi di smalto sui denti dovuti a carenze alimentari. Il fascino dei sotterranei della Reggia di Caserta ha alimentato numerose leggende circa la sua presunta connessione sotterranea con la Reggia Napoli e con la Reggia Carditello. In realtà questi racconti non risultano avere alcun fondamento, ma non devono comunque sorprendere più di tanto, in quanto la costruzione di vie di fuga segrete era abbastanza comune all'epoca. E il lavoro di realizzazione di un passaggio sotterraneo di 20 km fino a Napoli era ben poca cosa rispetto a quella dell'acquedotto Carolino, scavato per quasi 40 km nella dura roccia.
[16:06]Il parco della Reggia di Caserta fu progettato da Luigi Vanvitelli e completato dal figlio Carlo, a cui collaborarono diversi botanici. Come modello ispirativo, gli architetti si rifecero alla Reggia di Versailles. Suddiviso in giardino all'Italiana e giardino inglese, il parco ha una superficie di 120 ettari per una lunghezza di quasi 3 km. Il giardino all'Italiana è costituito da una serie di aiuole e fontane alimentate originariamente dall'acquedotto Carolino, costruito insieme alla Reggia. Comprende inoltre anche il cosiddetto Bosco Vecchio, dove sono ubicate la Castelluccia e la Peschiera. La Castelluccia venne costruita nel 1769 riadattando la torre della Pernesta o degli Acquaviva, risalente al XVI secolo. I lavori vennero eseguiti da Francesco Collecini su disegno di Luigi Vanvitelli e la struttura si presentava con l'aspetto di un castello fortificato in miniatura, con fossato e ponti levatoii per poter simulare le battaglie che avrebbe dovuto combattere Ferdinando IV. Nel 1819 fu nuovamente restaurata, assumendo l'aspetto definitivo e destinata a essere un casino di svago e di ristoro durante le battute di caccia. La peschiera grande è posta a poca distanza dalla Castelluccia e, come questa, fu progettata da Luigi Vanvitelli e costruita da Francesco Collecini, venendo ultimata nel 1769. È lunga 270 m e larga poco più di 105, ha una forma ellittica ed è delimitata da un parapetto interrotto da piccoli moli. Venne realizzata con lo scopo di far esercitare Ferdinando IV per le battaglie navali con appositi modellini, tant'è che al centro fu creato un isolotto che avrebbe dovuto ospitare un padiglione per piccoli cannoni. Successivamente venne trasformata in un luogo per il ricevimento e lo svago degli ospiti. Il giardino inglese della Reggia di Caserta potrebbe essere a buon diritto considerato il pezzo forte dell'intero complesso, eppure c'è ancora chi lo considera un semplice giardino, per cui spesso si decide di non visitarlo. Maria Carolina d'Austria, moglie di Ferdinando IV di Napoli, poi divenuto Ferdinando I delle due Sicilie, volle quest'opera d'arte e l'affidò alla maestria del botanico inglese John Andrew Grafer. Non è facile da raggiungere, ma ne vale veramente la pena. L'ingresso al giardino si trova in fondo al parco sulla destra, al lato della splendida fontana di Diana e Atteone. Un piccolo cancelletto aprirà le porte a uno dei luoghi più belli del mondo. Non si tratta di un semplice luogo di piacere a carattere decorativo, ma di un vero e proprio percorso iniziatico. Fu realizzato ad hoc per la regina, una delle più grandi sostenitrici della massoneria italiana. Natura e simbologia si fondono per dare vita a qualcosa di unico. Il giardino inglese nasce come luogo di riflessione a differenza di quello italiano. In quest'ultimo che caratterizza la prima parte del parco, tutto è geometrico. Le geometrie del parco principale erano fondamentali per la realizzazione delle scenografie spettacolari per le feste. All'apparenza molto selvaggio, tanto che osservandolo da angoli diversi si scoprono sempre nuovi scorci. Il giardino inglese è in realtà un'opera d'arte, frutto dell'amore lento e paziente di Grafer, il quale studiò con attenzione il terreno e il modo da scegliere il luogo migliore per ogni singola pianta. Qui, oltre a piante provenienti da tutto il Regno di Napoli, si trovano anche piante esotiche, provenienti da tutto il mondo e che Grafer, con immensa pazienza e passione, è riuscito a far sopravvivere in un ambiente, se non proprio ostile, quanto meno poco consono. Ai tempi dei Borbone il giardino si autososteneva. I soldi per l'acquisto di nuove piante da innestare e per il pagamento degli stipendi, infatti, venivano dalla vendita di piante esotiche nate nelle serre del giardino. Insomma, Grafer comprava piante esotiche, le piantava nel giardino, le faceva crescere e riprodurre e poi vendeva le piante figlie per ricavare i fondi necessari al giardino stesso.
[21:12]Le spettacolari fontane della Reggia di Caserta attraversano la seconda parte del parco, al centro di un lungo viale che sale verso le colline circostanti, seguendone il naturale pendio. Questa soluzione, insieme alla pendenza naturale del terreno, crea un'illusione ottica che fa sembrare il viale molto più breve della sua lunghezza reale, che è di oltre 3 km. Ciò dimostra le capacità scenografiche del Vanvitelli di manipolare la prospettiva per creare illusioni ottiche. Gli aspetti più suggestivi del corso d'acqua, a parte l'aspetto paesaggistico, sono le fontane decorate con un ricco apparato scultoreo. La Fontana Margherita rappresenta un'eccezione tra le fontane, perché non era affatto prevista in tale forma, poiché Vanvitelli voleva realizzare una grande fontana con la Reggia di Nettuno, poi non realizzata. Fu creata tra il 1830 e il 1890, quando, probabilmente, vi fu una riqualificazione dell'intero parco. Nel tempo ha subito varie trasformazioni, da che era un bellissimo cesto con bordo scolpito a finto vimini, fu poi trasformata in una bassa fontana col bordo in pietra naturale, al cui centro vi è uno scoglio da cui sgorga un basso zampillo in una vasca circolare con bordo lineare. Nella parte iniziale la Fontana Margherita è dotata di una meridiana ed è circondata da parterre erbosi e da grandi statue raffiguranti Apollo e le Muse. La Fontana dei delfini rappresenta la figura di un mostro marino con la testa di un delfino, fiancheggiata da due delfini più piccoli. Le sculture in travertino di Bellona furono eseguite da Gaetano Salomone tra il 1776 e il 1779. Dalla bocca del mostro marino fuoriescono i getti d'acqua che ricadono in una vasca lunga 470 m, larga 27 e con una profondità di 3 m. La fontana nasconde sotto gli scogli tufacei, una grotta percorribile con la presenza di numerosi sedili per la sosta. Dalla fontana dei delfini, seguendo il corso d'acqua, si arriva alla gigantesca fontana di Eolo, che ha una larghezza di circa 80 m, quattro volte più larga della Fontana di Trevi a Roma. Essa rappresenta il Dio dei venti Eolo, che, sollecitato dalla dea Giunone, scatena la furia dei venti contro Enea e i troiani. È una delle opere incompiute del parco. Il progetto di cui resta solo un modello in legno predisposto dallo stesso Vanvitelli, prevedeva un grande gruppo scultoreo di Eolo e Giunone su un carro trainato da pavoni, ma non fu mai realizzato. Purtroppo, durante la Seconda Guerra Mondiale fu pesantemente danneggiata, in quanto fu usata come bersaglio dai soldati, che si divertivano a sparare contro le sculture che oggi appaiono molto rovinate.
[24:52]La successiva Fontana di Venere e Adone è un gruppo scultoreo che adorna la fontana e rappresenta il momento in cui Venere implora invano Adone di non andare a caccia, nel tentativo di scongiurare il compiersi del suo tragico destino. Intorno al giovane, cani festosi per l'imminente battuta di caccia, mentre nascosto su uno scoglio c'è il cinghiale che lo ferirà a morte. Una folla di ninfe e amorini partecipa al dolore della dea. Alla fine del parco, dominato dalla grande cascata, c'è un grande bacino d'acqua ornato con il celebre gruppo di Diana e Atteone, scolpito da Paolo Persico, Pietro Solari e Angelo Brunelli. Da una parte c'è Diana, la Dea della caccia e dei boschi, circondata da ninfe pronte a tuffarsi in acqua. Dall'altro lato c'è Atteone, che, avendo osato guardare Diana nella sua nudità, per vendetta ella lo trasforma in cervo, che, dopo, verrà sbranato dai suoi stessi cani. Su entrambi i lati della fontana di Diana e Atteone, ci sono due scalinate che conducono in cima alla cascata, dove è possibile trovare una piccola caverna artificiale, progettata da Vanvitelli per essere utilizzata come gazebo, data la spettacolare vista che, dal territorio di Caserta, si estende sino a Napoli.
[26:16]Alcune delle curiosità della Reggia includono la Stazione ferroviaria di Caserta, che venne costruita proprio dinanzi alla Reggia nel 1843. Il motivo era semplice, permettere ai sovrani Borbonici di raggiungere il palazzo direttamente con il treno, lusso che utilizzarono per poco meno di 20 anni. Nel 1861 Caserta, come tutto il restante Meridione, fu annessa al Regno d'Italia, segnando la parola fine al dominio Borbonico. Nella Reggia di Caserta sono state girate alcune scene di due film della saga di Star Wars, Episodio 1 La minaccia fantasma del 1999 e Episodio 2 L'attacco dei cloni del 2002. In particolare gli interni del Palazzo Reale Borbonico sono serviti da ambientazione per il palazzo della Regina di Naboo, un pianeta fantastico ricco di zone verdi e di costruzioni eleganti. Nel 1969 il parco della Reggia ospitò una puntata del programma televisivo Giochi senza frontiere. Nel 2019, durante la 30° Universiade, il parco ha ospitato le gare di tiro con l'arco.
[27:31]La Reggia di Caserta è una delle mete più affascinanti e visitate d'Italia e numerose sono le leggende che vengono narrate su questo affascinante e suggestivo luogo. La più conosciuta narra della storia d'amore tra il principe Andrea e Rosella, figlia di un pescatore. Si racconta che il principe Andrea, nobile abitante della Reggia e conteso dalle ragazze dell'alta società Campana, fosse pronto a convolare a nozze. La sua futura sposa si chiamava Rosella, ma non era una ragazza nobile, bensì la figlia di un pescatore del luogo. Le sue umili origini facevano storcere il naso alle altre corteggiatrici, che si vedevano private di una grande opportunità. Ma la famiglia reale acconsentì al loro matrimonio, così i due giovani innamorati diedero il via ai preparativi. Non potevano sapere che proprio quelle fanciulle aristocratiche, invidiose del loro amore, stavano in realtà architettando una trappola alle spalle dei futuri sposi. Sconvolte dalla notizia del matrimonio imminente, in gruppo consultarono una strega, chiedendo un maleficio che impedisse l'unione di Andrea e Rosella. La strega consegnò alle ragazze una rosa avvelenata, che, una volta annusata dalla povera Rosella, l'avrebbe condannata a morte certa. Ma qualcosa andò storto. La mattina delle nozze, le nobildonne si recarono da Rosella per darle in dono quella rosa maledetta, che Rosella accettò con gratitudine. Una volta annusata, però, non la uccise, la trasformò in un'orrenda strega, vecchia e rugosa, praticamente irriconoscibile. La strega, infatti, aveva sbagliato maleficio. Alcuni dicono che lo fece di proposito, intenerita dalla storia di Rosella e dalle sue umili origini. La sposa, ormai terrorizzata dal suo aspetto e temendo di dover annullare le nozze, corse da una strega di sua conoscenza, in provincia di Benevento, che riconobbe l'incantesimo e in un certo senso la tranquillizzò. Per annullare il maleficio era sufficiente un bacio del suo futuro sposo. Così Rosella corse da Andrea, che sfortunatamente non la riconobbe e la cacciò via. Il principe Andrea passò gli anni seguenti alla ricerca della sua sposa scomparsa, non trovandola mai e morendo così per il crepacuore. A quel punto il padre del principe incolpò Rosella della morte del figlio e la condannò a vivere in una grotta sperduta nel parco della Reggia. Questa storia, che sembrerebbe quasi conclusa, ebbe un gran colpo di scena, molti anni dopo quello sfortunato evento. Dopo secoli di esilio forzato, un giorno Rosella decise di lasciare la sua grotta. Si specchiò in uno stagno per verificare se l'incantesimo fosse ormai svanito, ma nulla era cambiato, il suo aspetto era quello di sempre. Non si accorse, però, di essere osservata da un giovane principe austriaco, giunto alla Reggia per i festeggiamenti dedicati al 50o compleanno del Re. Credendo che Rosella fosse in difficoltà, il giovane Ulrico le offrì il suo aiuto e Rosella contraccambiò con un piccolo rametto di pungitopo. Il principe appuntò il rametto sulla sua giacca e proseguì verso il castello. Qualche giorno dopo, durante una battuta di caccia, il povero Ulrico morì, caricato da un cinghiale selvatico. La povera Rosella fu incolpata anche di questa morte e fu condotta al castello. Una volta trovatasi di fronte al corpo del povero Ulrico, si avvicinò e si punse proprio con il rametto del suo pungitopo. Una goccia del suo sangue cadde sulle labbra del principe, che, tra lo sgomento dei presenti, si svegliò improvvisamente. Il principe istintivamente baciò la vecchia strega in segno di gratitudine e Rosella fu liberata dal suo incantesimo. Grazie a quel bacio inatteso, Rosella tornò la bellissima fanciulla che era in origine, e il giovane Ulrico si innamorò di lei immediatamente, chiedendola in sposa. I due partirono così per il loro viaggio di nozze, che, secondo gli abitanti del luogo e secondo la leggenda, dura ancora ai giorni nostri.



