[0:00]Qualche settimana fa, mi sono trovata davanti allo scaffale di una libreria con un libro che volevo comprare da mesi. L'ho preso in mano, ho guardato il prezzo, 22€ e l'ho rimesso giù. Non perché non potessi permettermelo, ma perché avevo già una voce dentro di me che diceva: "Lo trovi subito da 5€". Quella voce, me l'avete scritto tantissimi nei commenti, la sentite anche voi. Oggi vorrei parlare di questo, non una lista di siti dove comprare libri usati, anche perché, secondo me, ne avete più voi di me. Voglio capire invece cosa sta succedendo al mercato del libro, perché compriamo sempre più usato e, soprattutto, se vale ancora la pena comprare libri nuovi. Ma anche, stiamo risolvendo un problema creandone però un altro? Ciao, io sono Federica, in questo canale ti parliamo di libri e in particolare sul femminismo, la critica letteraria, ma anche sull'editoria e su riflessioni culturali in generale. Allora, partiamo dai dati, secondo l'Associazione Italiana Editori, nel 2023 il prezzo medio di copertina di un libro era di 15,17€. Un aumento dell'1,5% rispetto all'anno prima. Nello stesso periodo, l'inflazione generale, quindi l'aumento dei prezzi generale, è stato del 5,7%. Se invece guardiamo il periodo dal 2019 al 2023, il prezzo dei libri è stato del 2,6%, ma l'inflazione generale è stata del 15,7%. Cioè, i libri, negli ultimi anni, sono stati quelli che hanno avuto meno rincari rispetto ad altri beni, cioè il prezzo è cresciuto sì, ma di poco rispetto a tutto il resto. Eppure noi li percepiamo come carissimi, perché? Allora, abbiamo una duplice risposta. Innanzitutto, il valore percepito di un libro, ne ho già parlato in passato in altri video, ve li metto qua. E noi non consideriamo i libri come una priorità, non sono sicuramente un bene necessario e quindi spendere 20, 25 euro per un libro è percepito come eccessivo rispetto all'uso che ne facciamo. Ma c'è anche un'altra cosa: il potere d'acquisto in questi ultimi anni è crollato. I stipendi italiani sono rimasti fermi e, considerando l'inflazione, il potere di acquisto praticamente si è abbassato, cioè noi, a spanne, guadagniamo quanto guadagniamo 20 anni fa, però abbiamo un potere di acquisto minore perché con la stessa cifra, con lo stesso stipendio, guadagna, cioè possiamo permetterci di meno. E c'è un altro dato che gli editori non amano citare, ma c'è: dal 2021 i costi di stampa per ogni volume sono aumentati di circa il 30%. Naturalmente, lo sappiamo, a causa del rincaro della carta. Gli editori, come appunto vi ho detto, in realtà, nonostante questo rincaro, hanno assorbito quelli che erano i costi e non li hanno fatti ripercuotere troppo sul prezzo di copertina. Questa cosa qui, però, non può durare all'infinito, adesso, sapete, con la situazione geopolitica veramente difficile che non ci siano degli aumenti in tutti gli ambiti. La verità è che i libri sono oggettivamente poco cari rispetto all'inflazione, rispetto a quello che sta succedendo, ma soggettivamente la percezione è che comunque non il prezzo non valga la pena. Soprattutto per una generazione con meno soldi e più titoli da desiderare, perché, in tutto questo, il Book Tok oppure in generale i social incrementano una fomo che ci porta a desiderare più titoli che poi non ci possiamo permettere. In questo contesto qui, strano a dirsi, è esploso il mercato dell'usato. Nel 2023, secondo una ricerca di Wallapop, 13 milioni di italiani si sono rivolti al mercato dell'usato online per trovare dei libri, per esempio, Vinted, eBay o appunto Wallapop. Altri 12 milioni si sono rivolti a librerie fisiche specializzate appunto sull'usato, altri 11 milioni poi ai mercatini. Inoltre, nel 2024 il mercato dei libri usati valeva 27,28 miliardi di dollari e dovrebbe raggiungere 48,49 miliardi di dollari entro il 2033, crescendo a un tasso di crescita annuale composto del 6,6% dal 2025 al 2033. In Italia il mercato dell'usato in generale vale tantissimo, 27 miliardi di euro e comunque i libri è una delle merci più vendute. Ma c'è una cosa che trovo interessante, cioè il profilo di chi acquista libri usati. Un pubblico giovane, femminile e un pubblico di lettori forti. Infatti, tra chi legge più di 12 libri all'anno, questi sono dati AIE, oltre il 50% compra all'usato. Quindi non è la scelta di chi compra ogni tanto un libro, vuole risparmiare, è la scelta di chi legge tanto e non vuole oppure non può spendere una fortuna in libri. Questo si ricollega a quello che vi ho già detto nel video sugli sconti Einaudi, cioè sul fatto che l'editoria stava cercando di grattare sempre più il fondo da un bacino, soprattutto, di lettori forti, e da cui ci si aspettavano, ci si aspettano, poi non so quali siano stati i risultati di questa campagna sconti, che in realtà è una campagna, se ho capito bene, del gruppo Mondadori perché era già stata fatta da Burra oltre che da Einaudi, questa campagna sconti, lo ripeto, per cui avevi accesso allo sconto del 20% solo se acquistavi tre libri. Questo bacino così piccolo, da cui si vuole attingere, si rivolge già all'usato, appunto, principalmente, ma me lo confermerete nei commenti, per una questione economica. E questa cosa al gruppo Mondadori la sa, infatti ha, insomma, inventato, possiamo così dire, creato, fondato Zeercle, cioè una piattaforma di compravendita di libri usati, perché sappiamo bene che il mercato è florido. Che senso ha quindi una politica così aggressiva verso i tuoi stessi clienti, quando sai benissimo che quei clienti lì si rivolgono all'usato perché, evidentemente, non c'è questa tutta disponibilità di spesa.
[5:43]Anche perché, per esempio, nel 2024 il governo ha deciso di non rinnovare il fondo destinato alle biblioteche di 30 milioni di euro per l'acquisto, appunto, di libri per le biblioteche pubbliche, cosa che ha causato 2 milioni di libri in meno, anche se questo fondo, per fortuna, è stato ripristinato nel 2025, proprio a causa di tutte le proteste del settore. Quindi se non c'è una sinergia, una vera azione, una vera campagna di promozione della lettura e se non ci non vengono dati i soldi ai fondi culturali, se le se le case editrici stesse, da una parte, non sanno che pesci prendere, dall'altra, non è che si impegnino poi tanto neanche loro, come fa questo bacino di lettori ad allargarsi? È facile sempre dare la colpa a alle persone che dicono che non vogliono leggere, che ci sono distrazioni, eccetera, è una cosa vera, ma la lettura in questo paese non è mai stata veramente promossa e, diciamo, quelli che leggono, che sono pochi, a una certa, visto che hanno lo stesso potere di acquisto di tutti gli altri, si rivolgono all'usato, e l'editoria cosa fa? Batte su quelli, per l'appunto, batte su chi compra tanto. E qui arriva la domanda che appunto volevo farvi, cioè vale ancora la pena oggi comprare libri nuovi? Ora, gli argomenti a favore in realtà ci sono, proprio perché l'editoria è un settore così in crisi, un settore così difficile. In realtà, comprare libri nuovi aiuta il settore. Comprare libri nuovi vuol dire dare una mano concreta a una realtà che ha molta difficoltà a continuare ad esistere. Questo non voglio dirlo per senso di vittimismo, però è così, la verità è questa: attraverso l'acquisto del nuovo tu sostieni l'editore e tutta la baracca, quindi chi ci lavora, quindi i traduttori, i redattori, i grafici, quando non fanno le le copertine con l'intelligenza artificiale. E soprattutto, l'autore che, diciamo, riceve una percentuale sulle vendite. Questa percentuale, tra l'altro, è molto bassa, vi parlavo già in passato del prezzo dei libri, se va bene, diciamo, il 10%, quindi considerate che su un libro di 18 euro all'autore va 1,80€. Sull'usato, invece, nessuno percepisce niente, l'autore non percepisce niente, la libreria non percepisce niente, la casa editrice non percepisce niente. Il distributore forse se in una libreria fisica, invece, sì, percepisce. Questo non è, ovviamente, un giudizio morale, però è un dato di fatto che vale la pena tenere a mente se vogliamo rispondere alla domanda: vale la pena comprare ancora libri nuovi? Tra l'altro il motivo per cui io, in realtà, compro grandi quantità di libri alle fiere del libro, è proprio il fatto che in questo modo, essendoci vendita diretta verso la casa editrice, io sto direttamente finanziando quella realtà, soprattutto se è una realtà piccola. Mentre se io passo dalla libreria, ok, do una mano anche al al libraio, in quel caso, però, soprattutto, do la maggior parte del prezzo di copertina al distributore, mentre nelle fiere del libro, dove l'editore sostiene già dei costi molto importanti, cioè i costi di per stare al Salone del Libro di Torino, per esempio, sono altissimi, comprare lì è davvero importante.
[8:44]E se ci sono grandi case editrici che, diciamo, relativamente, però possono permettersi delle perdite, stare al Salone del Libro è in ogni caso un investimento di immagine e quindi, sì, diciamo che le perdite sono anche un po' ammortizzate o comunque sono previste. Per una piccola casa editrice, stare al Salone del Libro ha dei costi veramente, veramente importanti e comprare il libro allo stand permette di ammortizzare in qualche modo questi costi, non dico di guadagnare, ma almeno, quantomeno, di rientrare nella spesa. C'è anche da dire, poi, che le novità, per esempio, se le volete, esistono nel nuovo, mentre nell'usato dovete sempre aspettare che qualcuno le metta in vendita. Poi, sicuramente ci saranno tanti di voi che hanno fatto grandi affari su Vinted, io di solito, devo dire, non mi rivolgo praticamente a Vinted se devo io comprare libri usati. C'è anche da dire che anche gli argomenti a favore dell'usato sono solidi, innanzitutto, ovviamente il risparmio. Come abbiamo detto, c'è una disponibilità di spesa che oggettivamente ti un po' costringe ad andare all'usato. Quindi risparmio, ma anche la sostenibilità, cioè, insomma, tutta questa carta che va sprecata, questi alberi tagliati, a volte anche per libri, possiamo dirlo, perfettamente inutili, quando l'usato permette di rimettere in circolo delle copie che non vuole più la persona che ha ha comprato precedentemente e che, appunto, possono essere acquistati da un nuovo lettore.
[10:06]E poi c'è anche da sottolineare che una cosa, per esempio, è l'acquisto dei libri usati che si trovano ancora in catalogo, ma c'è tutto il mercato dei libri fuori catalogo, del modernariato e di tutti quei libri che non troverai mai più, che, e cioè, c'è soltanto all'usato.
[10:23]Quindi io mi è capitato più di una volta di comprare libri fuori catalogo, se non ci fosse stato l'usato, io, ovviamente, quel libro non l'avrei trovato più. Adesso per fortuna si tende a ripubblicare alcuni libri che erano fuori catalogo da un po', però di fatto, l'usato è l'unico mezzo per avere accesso a libri che altrimenti, a meno che non li trovi in biblioteca, ti puoi scordare.
[10:43]E, per esempio, Sputando su Hegel è stato fuori catalogo per decenni, praticamente, prima che la tartaruga lo ripubblicasse. Se ci sono dei criteri per cui comprate usato, comprate nuovo, scrivetemelo intanto nei commenti. Da parte mia, io compro libri nuovi, soprattutto di realtà che voglio sostenere personalmente, soprattutto i luoghi, come per esempio, vi dicevo, i saloni del libro, dove voglio aiutare, fare in modo di ammortizzare i costi e via dicendo, e oppure se voglio aiutare, appunto, una determinata libreria.
[11:15]Quindi, per me, come era il punto successivo, comprare libri nuovi, o comprare libri usati, ma soprattutto in questo caso, comprare libri nuovi è una scelta politica. Da una parte, comprare all'usato, manda anche lì un messaggio politico, cioè, dire, non sono d'accordo con questo sistema, i libri costano troppo, mi oppongo a tutto questo e mando un segnale comprando all'usato. Dall'altra parte, anche comprare libri nuovi è politico, perché dici, ok, però io voglio sostenere questa realtà, di cui in ogni caso, come lettore, come fruitore, faccio parte. Anche, come vi dicevo, scegliere di comprare in una libreria di, per, di una grande catena, una piccola libreria è una scelta politica. Comprare andare al Salone del Libro e comprare da Mondadori, per fare un esempio, anziché dal piccolo editore, è una scelta politica. La realtà però è che, questo ci tengo a sottolinearlo, non esiste una risposta pulita, una risposta più vera, più giusta delle altre. Molto spesso dipende dalle circostanze, dipende, ovviamente, dalla propria disponibilità, dipende anche da quanto alla fine ci si tiene a sovvenzionare, ad aiutare un settore che, ovviamente, non può campare sulla carità dei propri clienti e dei propri lettori.
[12:30]Però, è anche vero che siamo noi che condizioniamo il mercato anche, per esempio, scegliendo di comprare libri iper costosi, però, pur che abbiano gli edge, o scegliendo di aderire a campagne sconti che non ci piacciono e via dicendo. Il messaggio che sicuramente, però, vorrei mandarvi, è un invito a riflettere, cioè, nel momento in cui faccio questo acquisto, chi sto aiutando, chi sto sovvenzionando, cosa vogliamo che sopravviva? E queste sono domande scomode, anche perché, prima di tutto, se compriamo tutti all'usato, cosa succederà alle librerie indipendenti? Cosa succederà agli autori esordienti che sappiamo vendono pochissimo? Cosa succede in generale all'ecosistema del libro? Sappiamo che questo sistema è frutto di scelte politiche, non nostre, stavolta, ma da parte dei governi, come vi ho accennato il discorso della, del dei mancati fondi alle biblioteche, ma anche la cancellazione della 18 App. Quindi noi stiamo qui a parlare di responsabilità individuale, quando poi un settore importante come l'editoria viene finanziato a singhiozzo e in base alle priorità di bilancio del momento. Quindi è un problema strutturale, un problema politico, un problema culturale, però, nonostante questo, secondo me è importante sapere come orientare le nostre abitudini di acquisto e fare scelte consapevoli. Voi come vi comportate? Comprate usato? Dove lo comprate? In base a che cosa scegliete? L'usato? Aspettate sempre la copia usata, oppure no? Trovate tutti i miei riferimenti giù nel box in descrizione, io aspetto le vostre risposte e noi ci vediamo al prossimo video.



