Thumbnail for Liv00-Lez03: CORSO AI LITERACY: Livello 0, Lezione 3. "L'utilità dei corsi di alfabetizzazione". by Giovanni Ziccardi

Liv00-Lez03: CORSO AI LITERACY: Livello 0, Lezione 3. "L'utilità dei corsi di alfabetizzazione".

Giovanni Ziccardi

8m 39s1,079 words~6 min read
YouTube auto captions
Transcript source

YouTube auto captions

This transcript was extracted from YouTube's auto-generated caption track. The transcript below is server-rendered so it can be read, searched, cited, and shared without opening the original YouTube player.

Pull quotes
[0:00]Benvenute e benvenuti a questa terza lezione del nostro corso di AI literacy, siamo sempre al livello zero, ossia al livello sulle metodologie e le motivazioni di questo corso.
[0:00]In questa terza lezione cerchiamo di rispondere alla domanda a chi serve l'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale.
[0:00]Allora, la risposta, secondo quanto stabilito dal regolamento europeo e dall'articolo 4 in particolare dell'IA Act, è molto più ampia e articolata di quanto possiate immaginare a prima vista.
[0:00]Accanto a loro, però, non dimenticatelo, è coinvolto anche il personale non tecnico, che utilizza quotidianamente strumenti intelligenti senza necessariamente comprenderne la logica sottostante.
Use this transcript
Related transcript hubs

[0:00]Benvenute e benvenuti a questa terza lezione del nostro corso di AI literacy, siamo sempre al livello zero, ossia al livello sulle metodologie e le motivazioni di questo corso. In questa terza lezione cerchiamo di rispondere alla domanda a chi serve l'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale. Dopo aver compreso nella lezione precedente che cosa significhi AI literacy, soprattutto secondo la normativa europea, è fondamentale rispondere, secondo me, a una domanda altrettanto cruciale: Ma chi è che deve essere alfabetizzato all'intelligenza artificiale? Allora, la risposta, secondo quanto stabilito dal regolamento europeo e dall'articolo 4 in particolare dell'IA Act, è molto più ampia e articolata di quanto possiate immaginare a prima vista. Non riguarda soltanto gli esperti informatici, i progettisti di sistemi di intelligenza artificiale, ma riguarda tutti coloro che in qualunque forma interagiscano con l'intelligenza artificiale all'interno o per conto di un'organizzazione. In primo luogo, ovviamente, l'obbligo riguarda il personale interno alle organizzazioni, a partire dai profili tecnici, come gli sviluppatori, gli ingegneri, i data scientist, coloro che progettano, configurano o integrano sistemi di intelligenza artificiale. Accanto a loro, però, non dimenticatelo, è coinvolto anche il personale non tecnico, che utilizza quotidianamente strumenti intelligenti senza necessariamente comprenderne la logica sottostante. Pensate agli addetti alla comunicazione, agli operatori dei front office, agli assistenti amministrativi negli studi legali, ai responsabili di marketing. Sono poi, secondo me, fondamentali anche i ruoli trasversali e decisionali. Pensate ai manager, ai responsabili delle risorse umane, ai legali interni, ai compliance officer, al board di una società. Anche tutti questi soggetti devono essere messi in condizione di comprendere i rischi giuridici, etici e sociali associati all'uso di sistemi di intelligenza artificiale, anche quando non li utilizzano direttamente. Fate però attenzione, accanto al personale interno, le categorie di cui vi ho parlato prima, l'IA Act richiama esplicitamente anche i soggetti terzi che operano per conto dell'organizzazione. Questo significa che l'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale deve estendersi anche ai fornitori esterni, ai consulenti, ai collaboratori, ai partner commerciali, in alcuni casi persino ai clienti. Soprattutto quando i clienti, ad esempio, interagiscono direttamente con i sistemi di intelligenza artificiale distribuiti dall'organizzazione. Il concetto chiave, secondo me, è quello di individuare l'insieme di tutte le persone che agiscono direttamente o indirettamente nell'ambito della responsabilità operativa di un'azienda o di un ente o di uno studio professionale. Guardate, questa estensione del target, che vi potrà sembrare un po' troppo ampia, no, non è casuale. Riflette una visione di responsabilità condivisa, di cui vi parlavo nella prima lezione, cioè per il regolamento, chiunque abbia un ruolo nel funzionamento, nell'uso, nella gestione di un sistema di intelligenza artificiale, deve essere messo in condizione di agire in modo informato e consapevole. Nessuno deve essere lasciato indietro. Nessuno deve essere coinvolto inconsapevolmente in pratiche che potrebbero causare dei danni a sé o ad altri. Allora, però, se il pubblico dell'AI literacy è così ampio, come facciamo a costruire un percorso formativo coerente? Beh, qui entra in gioco, direi, il principio di adattamento. L'IA Act non impone un contenuto standard uguale per tutti, ma invita a personalizzare l'alfabetizzazione in base a tre fattori fondamentali, che io ho tenuto presenti nel mio corso, quando l'ho preparato, e che vi invito a tenere presenti anche voi. Il primo è il ruolo dell'organizzazione. Allora, se un ente sviluppa sistemi di intelligenza artificiale, si qualifica come provider e ha delle responsabilità più estese in termini di progettazione, di trasparenza e di sicurezza. Se, invece, utilizza degli strumenti sviluppati da altri, è un deployer, è stato mantenuto il termine in inglese, e si dovrà concentrare nel suo percorso di formazione soprattutto sulla comprensione del funzionamento dei sistemi che ha adottato e anche sulla corretta applicazione delle istruzioni d'uso che, ad esempio, vengono fornite dal produttore e delle misure di mitigazione del rischio. Quindi un primo parametro che dovete tenere assolutamente presente è ritagliare la formazione esattamente sul ruolo dell'organizzazione. Il secondo fattore riguarda, secondo me, il livello di rischio del sistema di intelligenza artificiale utilizzato. Mi spiego meglio: visto che il regolamento sull'intelligenza artificiale ha adottato un approccio basato sul rischio, distinguendo, come sapete, tra sistemi ad alto rischio, a rischio limitato e a rischio minimo, ehm, beh, quando un'organizzazione utilizza dei o fornisce dei sistemi ad alto rischio, pensate, ad esempio, a quelli impiegati nella sorveglianza biometrica, nella selezione del personale, nella gestione dei servizi pubblici, nell'assistenza sanitaria, è chiaro che l'alfabetizzazione deve essere più approfondita, più strutturata e, soprattutto, più continuativa. In questi casi non basta una formazione generica, servono delle conoscenze specifiche sui meccanismi di controllo, sulle procedure di auditing, sulle responsabilità individuali, ma anche sulle conseguenze di un uso scorretto o negligente. Quindi, secondo fattore, valutate il rischio e ritagliate la formazione in base alle classificazioni del regolamento. Terzo parametro, secondo me, importante ed è citato nel regolamento, è rappresentato dalle conoscenze pregresse delle persone da formare. Io ho creato un corso adesso che anche chi di voi parte da zero, da zero, non sa nulla, sarà formato. Però, non tutti partono dallo stesso punto. Un ingegnere informatico avrà certamente una base tecnica più solida rispetto a un impiegato amministrativo. Però, ad esempio, l'ingegnere informatico magari ignora completamente gli aspetti etici o giuridici dell'intelligenza artificiale. Al contrario, un avvocato o un professionista del diritto potrebbe avere una comprensione già molto sviluppata della normativa, però magari ha poca familiarità con il funzionamento pratico dei sistemi. Ecco perché, ad esempio, il mio corso l'ho previsto con dei moduli differenziati per livello di esperienza, di formazione ricevuta e anche di settore di appartenenza. Così ogni partecipante potrà seguire una sorta di percorso su misura, no, che parte dalle sue competenze attuali per costruire un sapere nuovo, uniforme, completo e operativo. Ehm, in conclusione, secondo me, l'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale è un task complesso, perché non può essere pensata come una pillola formativa. Una tantum, come si fa, no, a volte col GDPR, ad esempio, o l'anticorruzione, e non è neanche un semplice adempimento burocratico. AI literacy rappresenta oggi uno un investimento strategico e uno strumento strategico nella maturità digitale, nella compliance normativa e nella sostenibilità etica di enti e organizzazioni. Riguarda tutti, nessuno escluso e va costruita con attenzione, con metodo e con una visione anche globale, come spero di aver fatto io con questo corso. E infatti questo corso è nato proprio per rispondere a questa esigenza. Io volevo offrire un percorso chiaro, inclusivo, flessibile, che si possa adattare a chiunque voglia comprendere davvero il significato dell'intelligenza artificiale anche nella propria vita professionale e personale.

Need another transcript?

Paste any YouTube URL to get a clean transcript in seconds.

Get a Transcript