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(Capitolo 24) Promessi Sposi: Riassunto

Letteratura Italiana - Patrick Cherif

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[0:00]Prima di continuare, ti comunico che è uscita la mia guida sui Promessi Sposi, grazie alla quale hai a disposizione un'analisi chiara e completa di tutti i capitoli, personaggi e temi del romanzo.
[0:00]Potrai così affrontare facilmente verifiche e interrogazioni, oltre ad avere un valido supporto per la preparazione di compiti e relazioni sull'argomento.
[0:32]Non appena Lucia si sveglia, la vecchia la sgrida, in quanto la ragazza ha dormito per terra e non ha ancora mangiato nulla.
[0:32]Proprio in quel momento bussano alla porta ed è l'nominato con Don Abbondio e la donna inviata dal curato del paese.
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[0:00]Ciao, sono Patrick Cherif. Oggi vediamo il riassunto del capitolo 24. Prima di continuare, ti comunico che è uscita la mia guida sui Promessi Sposi, grazie alla quale hai a disposizione un'analisi chiara e completa di tutti i capitoli, personaggi e temi del romanzo. Potrai così affrontare facilmente verifiche e interrogazioni, oltre ad avere un valido supporto per la preparazione di compiti e relazioni sull'argomento. Trovi il link in descrizione e nel primo commento.

[0:32]Non appena Lucia si sveglia, la vecchia la sgrida, in quanto la ragazza ha dormito per terra e non ha ancora mangiato nulla. Infatti la vecchia teme i rimproveri del suo padrone. Proprio in quel momento bussano alla porta ed è l'nominato con Don Abbondio e la donna inviata dal curato del paese. Donna che d'ora in poi chiameremo moglie del sarto, in quanto è la moglie del sarto di quel paese. La vecchia esce dalla stanza e viene inviata insieme a Marta in un'altra ala del castello. Don Abbondio e la moglie del sarto, invece, entrano nella stanza, mentre l'innominato attende fuori. Lucia a vedere una donna e un prete si sente subito rinquorata e il suo conforto aumenta nel momento in cui si accorge che il prete è proprio Don Abbondio, ossia il curato del suo paese. La moglie del sarto immediatamente la tranquillizza, dicendole che ormai è libera, mentre Don Abbondio la sollecita a sbrigarsi a lasciare il castello, in quanto teme che l'illuminato possa irritarsi. In quel momento entra l'innominato e non appena Lucia lo vede, abbraccia la moglie del sarto e inizia a tremare. La moglie del sarto la tranquillizza e le sussurra all'orecchio che l'innominato è diventato buono. L'innominato a vedere l'aspetto sciupato e sofferente di Lucia, si sente maggiormente in colpa. E così chiede perdono alla giovane. Lucia lo ringrazia per la sua misericordia e gli augura la benevolenza divina. A questo punto, tutti escono dalla stanza e si dirigono nel cortile, dove Lucia e la moglie del sarto salgono sulla portantina, mentre l'innominato, dopo aver aiutato Don Abbondio a salire sulla mula, sale sulla propria mula e la comitiva parte. Mentre si allontanano dal castello, incontrano diversi bravi, i quali capiscono che il loro padrone è preda di oscuri pensieri, ma non immaginano che tali pensieri siano dovuti alla venuta conversione. Durante il viaggio di ritorno, la moglie del sarto chiude le tende della portantina e comincia a parlare con Lucia. La conforta dicendole che si stanno dirigendo in un paese non troppo lontano dal suo e che anche sua madre Agnese verrà presto a trovarla. Dopodiché, racconta la storia della conversione dell'innominato e sottolinea la meschinità dimostrata da Don Abbondio durante il viaggio di andata verso il castello dell'innominato. Lucia poi si informa sull'identità del signore che l'ha fatta rapire. Quando le viene riferito il nome dell'innominato, Lucia è in preda all'orrore e al terrore. La moglie del sarto è curiosa di conoscere i dettagli della sua storia. Tuttavia, essendo una donna discreta non pone alcuna domanda. A questo punto, Lucia che è stremata si stende sul fondo della portantina e si riposa. Durante il viaggio di ritorno, Don Abbondio è in preda a numerosi timori. Innanzitutto è terrorizzato dall'andatura troppo veloce delle mule, in quanto Don Abbondio non è avvezzo a cavalcare. Inoltre, come se non bastasse, la comitiva sta percorrendo un sentiero lungo il ciglio di un precipizio e Don Abbondio continuamente tira il morso della mula per farla restare all'interno del sentiero. Don Abbondio, inoltre, teme la reazione dei bravi nel momento in cui questi sapranno della conversione del loro padrone. Usciti dalla valle, Don Abbondio inizia a temere per il proprio futuro. Nello specifico, è preoccupato dalle vendette che Don Rodrigo potrà fare nei suoi confronti, sapendo che il curato è stato coinvolto nella liberazione di Lucia e magari ritenendolo addirittura responsabile. Don Abbondio, infatti, sa che il Cardinale sarà troppo preso dai suoi impegni per preoccuparsi di assicurargli protezione. E così Don Abbondio osserva amaramente che i santi fanno il bene superficialmente, mentre i malvagi fanno il male scrupolosamente. Tuttavia, Don Abbondio pensa che potrebbe evitare la vendetta di Don Rodrigo grazie a Perpetua, in quanto, una volta raccontata la storia a quest'ultima, la serva farà sapere questa storia a tutto il paese e forse a Don Rodrigo giungerà all'orecchio che Don Abbondio non ha avuto alcun ruolo attivo nella liberazione di Lucia. Poi comincia a preoccuparsi per la questione del matrimonio, in quanto teme che il Cardinale possa sapere qualcosa del fatto che Don Abbondio non abbia voluto fare il proprio dovere e celebrare le nozze tra Renzo e Lucia. Inoltre, ha paura che il Cardinale abbia fatto troppa pubblicità alla conversione dell'innominato e che dunque lui non possa ritornare di nascosto tranquillamente al suo paese. E magari durante il viaggio verrà intercettato da qualche bravo di Don Rodrigo. Tuttavia si tranquillizza perché pensa che Don Rodrigo, finché il Cardinale sarà nei dintorni, non farà niente. Arrivati al paese, la portantina si dirige alla casa del sarto, mentre l'innominato e Don Abbondio si dirigono alla casa parrocchiale, dove aspetteranno il Cardinale che in quel momento sta celebrando messa. Giunti alla casa parrocchiale, però, Don Abbondio si congeda dall'innominato e torna al proprio paese, mentre l'innominato resta nella casa parrocchiale ad attendere il Cardinale. Nel frattempo, Lucia è giunta alla casa del sarto. La moglie del sarto riattizza il fuoco su cui sta cuocendo un cappone e ringrazia la Provvidenza perché anche in tempi di carestia la sua famiglia non muore di fame, in quanto grazie alla professione del marito e ad alcuni appezzamenti di terreni non manca mai il cibo. Così invita Lucia a mangiare senza fare complimenti, mentre la moglie del sarto si occupa della cucina, Lucia si riaggiusta la propria veste, in quanto vuole immediatamente riassumere un aspetto ordinato. Ma, nel fare ciò, tocca con le proprie mani la corona del rosario che si era posta al collo la notte precedente. Immediatamente si ricorda del voto e nel ricordarsi prova un certo rammarico per averlo pronunciato, ma immediatamente si ravvede, in quanto ricorda il terrore che ha provato e il pericolo che ha vissuto. Inoltre, pensa che venir meno all'impegno preso sia un sacrilegio. Così si toglie il rosario dal collo e rinnova il proprio voto e supplica la Madonna di darle la forza per adempiere questo voto e si rallegra che Renzo sia lontano. E gli pare che il fatto che Renzo sia ricercato dalla legge sia dovuto ad un intervento della Provvidenza, che in questo modo la mette nella condizione di adempiere il proprio voto. Tuttavia, il solo pensiero di Renzo, di cui è ancora molto innamorata, la tormenta e così lo scaccia e cerca di pensare ad altro. In quel momento, il sarto con i suoi tre figli è ritornato dalla chiesa, dove ha assistito alla messa celebrata dal Cardinale. Non appena vede Lucia, le dà un caloroso benvenuto e si rallegra con lei della conversione dell'innominato, di cui la ragazza è stata indirettamente all'origine. Infatti, il sarto ha appreso durante la messa della conversione dell'innominato. Dopodiché, invita Lucia a non fare complimenti e tutta la famiglia si siede a tavola. Il sarto racconta di come il Cardinale abbia tenuto in maniera umile e appassionata la messa, coinvolgendo tutti gli ascoltatori e facendosi comprendere anche dai più umili. Poi elogia il Cardinale che, al contrario degli altri signori, è disposto a togliersi il pane di bocca pur di aiutare il prossimo e dice che la carestia si può superare attraverso la carità, come appunto dimostra l'eccezionale esempio del Cardinale. A quel punto il sarto smette di mangiare, prende un piatto con del cibo, del pane e li avvolge in un fazzoletto. E insieme a un fiaschetto di vino, dà il tutto alla figlia maggiore, dicendole di consegnarlo a Maria la vedova, una loro vicina di casa, affinché possa mangiare insieme ai suoi figli. Il sarto però sottolinea a sua figlia che il gesto non deve apparire come un'elemosina. E poi le raccomanda di non rompere nulla. A vedere la scena, Lucia si commuove e pensa che aver pronunciato il voto sia stata una cosa giusta. Il narratore ci dice che il sarto ha la fama di uomo dotto, in quanto sa leggere e possiede alcuni libri popolari e alcuni libri di genere agiografico e avventuroso.

[10:07]Il sarto, inoltre, ha un carattere aperto e gioviale. Poco dopo, il curato del paese giunge alla casa del sarto per informarsi, su richiesta del Cardinale, sullo stato di Lucia. Dopo aver ringraziato la famiglia per l'ospitalità dimostrata nei confronti di Lucia, dice che la madre Agnese sta venendo al paese. Lucia, a sentire che la propria madre sta arrivando, scoppia a piangere e si pente di essersi rammaricata per aver pronunciato il voto, in quanto, mentre pronunciava il voto, aveva chiesto esplicitamente di potergli abbracciare la propria madre. Agnese è in viaggio su un baroccio, diretta al paese in cui si trova Lucia. E durante questo viaggio incrocia Don Abbondio, che sta tornando a piedi al suo paese. Così il baroccio si ferma e Agnese parla velocemente col curato. Don Abbondio gli racconta per sommi capi quanto è accaduto a Lucia e poi cerca di dare indicazioni alla donna sul modo in cui questa dovrà comportarsi col Cardinale, in modo tale che Agnese non tiri mai fuori la questione del matrimonio che Don Abbondio non ha celebrato. Ma Agnese va di fretta, in quanto è ansiosa di riabbracciare la figlia e riparte. Poco dopo, Agnese giunge alla casa del sarto. La moglie del sarto immediatamente sale al piano superiore per preparare un letto, in quanto vuole che Lucia e la madre passino la notte a casa sua. Agnese riabbraccia la figlia ed apprende da Lucia quanto le è accaduto. E così Agnese maledice Don Rodrigo, ma Lucia la blocca e le dice che deve provare compassione per Don Rodrigo e pregare affinché quest'uomo si ravveda e possa convertirti come accaduto con l'innominato. Durante il loro dialogo, Lucia singhiozzava continuamente e non ha mai raccontato alla madre la storia del voto. Questo perché Lucia teme che la madre possa accusarla di essere stata troppo precipitosa e inizia a cercare un modo per non rispettare il voto. Inoltre, Lucia ha una naturale ritrosia a parlare delle sue cose personali agli altri. Così ripromette a se stessa di parlarne a fra Cristoforo in confessione. Tuttavia, poco dopo prova un grandissimo stupore quando apprende da Agnese che fra Cristoforo è stato trasferito in una città lontana. Il discorso poi cade su Renzo, che si è messo in salvo nel Bergamasco, ma Lucia cerca di cambiare argomento, in quanto il solo sentire parlare di Renzo la fa soffrire, in quanto vede in Renzo un ostacolo all'adempimento del voto che ha pronunciato alla Madonna. Nel frattempo, l'innominato ha incontrato il Cardinale e lo ha informato della venuta liberazione di Lucia. L'innominato, dopo aver pranzato insieme al Cardinale e ad un piccolo gruppo di preti è ritornato al suo castello. Il Cardinale, invece, esprime al curato il desiderio di voler dirigersi a casa del sarto per visitare Lucia, ma il curato cerca di fargli cambiare idea, dicendo che sarebbe meglio chiamare la ragazza alla casa parrocchiale. Tuttavia il Cardinale insiste e così il Cardinale e il curato si dirigono alla casa del sarto. Per strada, una piccola folla li circonda e accompagna il Cardinale, il curato fino alla casa del sarto. Qui il Cardinale arriva mentre Lucia e Agnese stanno parlando fra loro. E le due donne provano un grande stupore a trovarsi alla presenza del Cardinale Federigo Borromeo. Quest'ultimo usa nei loro confronti parole amorevoli e compassionevoli e si rallegra con Lucia per la conversione dell'innominato. Inoltre, dice di essere triste per quanto ha dovuto patire la ragazza. Nel frattempo, la moglie del sarto, che aveva visto arrivare il Cardinale dalla finestra, scende al pianterreno. Mentre il marito, che si trovava in strada e ha visto il Cardinale dirigersi a casa sua, rientra anche lui a casa. Marito e moglie, però, stanno zitti, in quanto il colloquio tra il Cardinale, Lucia e Agnese è già incominciato. Agnese si complimenta con il Cardinale per lo zelo dimostrato nell'assolvere il proprio dovere e dice che non tutti i preti sono così. Il Cardinale così la invita ad essere più chiara e Agnese racconta di come Don Abbondio non abbia voluto celebrare il matrimonio di Renzo e Lucia. Il Cardinale così dice che chiederà conto di questa mancanza a Don Abbondio. Ma Agnese lo prega di non essere troppo severo con Don Abbondio, in quanto è una brava persona ed ha agito così solo per paura. Agnese non ha parlato della storia del matrimonio a sorpresa che noi abbiamo visto nel capitolo 8. Ma Lucia si sente in colpa e così racconta al Cardinale di aver tentato il matrimonio a sorpresa. Il Cardinale, però, la tranquillizza e le dice di non sentirsi in colpa, in quanto questo matrimonio a sorpresa è una colpa lieve, soprattutto se confrontata a quanto ha dovuto patire la ragazza. Poi il Cardinale chiede informazioni su Renzo ed apprende che è stato coinvolto nei tumulti di San Martino. Tumulti che il narratore ci ha raccontato nei capitoli 11, 12 e 13. A questo punto, il Cardinale tira fuori un libricino e vi annota il nome di Renzo, dicendo che si informerà sulla sorte del ragazzo. Poi promette a Lucia e Agnese di dirigersi presto in visita pastorale al loro paese e li assicura che troverà per loro un rifugio sicuro. A questo punto, il Cardinale e il curato si congedano e mentre sono in strada, il Cardinale chiede al curato come si potrebbe ripagare il sarto del disturbo che gli hanno procurato. Ma il curato spiega che il sarto non accetterebbe mai una ricompensa ed inoltre non patisce la fame. Anzi, vanta addirittura dei crediti con alcune persone. Il Cardinale allora si propone di ripagare questi crediti al sarto. Ma il curato dice che si tratta di una cifra ragguardevole. Il Cardinale, tuttavia, dice che non importa. Anche se si rammarica, in quanto pensa che in tempo di carestia, ogni elemosina dovrebbe essere spesa per il pane.

[17:42]A questo punto, la narrazione si sposta sull'innominato. La notizia della sua conversione si è diffusa in tutta la valle e i bravi, quando lo vedono arrivare, lo guardano con stupore e incertezza. L'innominato, rientrato al castello, con un potente grido richiama in adunata tutti i suoi bravi, che sono circa una trentina. E tutti i bravi si radunano in una sala. Qui li raggiunge l'innominato e c'è un grande silenzio. Poi l'innominato solleva una mano per richiamare l'attenzione e comincia il suo discorso. Dice che la via che hanno percorso fino ad allora è quella che li condurrà all'inferno e che lui è stato fortunatamente toccato dalla grazia divina e che dunque ha deciso di cambiare vita. Dunque, chiunque vorrà continuare a restare nel castello dovrà cambiar vita e se farà così, potrà contare sul suo affetto e su un aiuto concreto da parte sua. Invece, chi non intende cambiare vita, dovrà lasciare il castello, riceverà il suo stipendio e anche qualche regalo, ma non dovrà mai più farsi vedere. A meno che non cambi vita, a quel punto potrà tornare e sarà accolto a braccia aperte. Poi l'innominato annulla tutti gli ordini impartiti e tutte le imprese scellerate già cominciate. E infine, dice che nessuno, da quel momento, potrà più commettere azioni delittuose e contare sulla sua protezione. A sentire questo discorso, tutti i bravi restano in silenzio e sono pieni di dubbi. Riconoscono comunque che l'innominato, nonostante la conversione, è lo stesso uomo energico e deciso di un tempo. Dunque a nessuno viene in mente l'idea di provare a prendere il sopravvento sull'innominato.

[19:59]Anzi, provano una sorta di attaccamento e rispettosa soggezione nei confronti del loro padrone, il cui discorso è per le loro orecchie vero, in quanto anche i bravi nel corso della loro vita hanno sentito il timore del giudizio divino. E adesso vedono quello stesso timore di Dio nel loro padrone e proprio per questo lo rispettano di più. Anzi, dopo la conversione, l'innominato è diventato un oggetto di venerazione per la popolazione del luogo. E così, agli occhi dei bravi, la reputazione e il prestigio dell'innominato risultano accresciuti. Alla fine del discorso, molti bravi pensano il da farsi. Alcuni progettano di cambiar vita, altri sono commossi dal discorso dell'innominato, altri ancora pensano di restare al castello e prender tempo, ma nessuno osa dire niente. Così, dopo che l'innominato li ha congedati, se ne vanno tutti in silenzio. Separatosi dai bravi, l'innominato fa il consueto giro di controllo in alcuni posti strategici del castello. Dopodiché, si chiude nella sua stanza. L'innominato ha sonno, nonostante le urgenti questioni che lo assillano, nonostante gli affari in tralciati, nonostante i rimorsi della notte precedente e nonostante abbia messo in discussione la fedeltà dei suoi bravi. L'innominato ha sonno perché finalmente ha trovato nel suo animo serenità. Così si inginocchia ai piedi del letto e recita quelle preghiere apprese da bambino. E le recita con un fervore e una commozione del tutto nuovi. Pensa al male compiuto ed è preso da una grande volontà di espiazione. Così inizia a pensare a tutte le opere di misericordia che potrà fare nei giorni futuri. A questo pensiero è preso da una grande serenità. Si stende così sul letto e si addormenta immediatamente. L'autore osserva che i particolari della conversione dell'innominato li conosciamo grazie all'anonimo autore del manoscritto. In quanto nelle fonti storiche, ossia nel lavoro di Giuseppe Ripamonti e di Francesco Rivola, si accenna brevemente alla conversione dell'innominato. L'autore dice che forse di questa storia così prodigiosa si è conservata qualche tradizione nella valle in cui ha vissuto l'innominato. Ma tale tradizione andrebbe ricercata con cura. Per la spiegazione di questo capitolo ho fatto un video specifico. Iscriviti al canale e noi ci vediamo al capitolo 25. In bocca al lupo.

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