[0:00]Ciò che ti irrita negli altri parla di te. Ciò non significa che l'altro non commette errori, non faccia cose sbagliate e che tu debba giustificare tutto. Significa però che dentro alla tua reazione c'è un'informazione. Per esempio, perché quella persona ti fa arrabbiare così tanto? Perché quel comportamento ti accende in un secondo? Perché quella frase ti resta addosso per ore? Molte volte la risposta è questa, perché tocca un punto che hai dentro, ma che non hai ancora integrato. Lo specchio funziona in due direzioni, ti mostra ciò che rifiuti, ma anche ciò che desideri, ma che non ti concedi. E il lavoro da fare non è colpevolizzarti, ma semmai diventare curioso e domandarti perché. Allora, quando qualcosa ti irrita nell'altro, fatti tre domande. La prima, che cos'è che esattamente mi dà fastidio? La seconda, qual è la parte di me che si sente minacciata? E infine, questa reazione mi parla di una ferita o di un desiderio? Perché quando fai questo smetti di vivere le relazioni come una guerra, inizi a viverle come un percorso di consapevolezza e non perché appunto l'altro abbia ragione o torto, ma perché tu scegli di crescere, di usare questa esperienza per crescere. Lo specchio non è un'accusa, è una possibilità e ogni volta che lo usi bene succede qualcosa di potente, ovvero non sei più in balia delle reazioni, le trasformi in comprensione. E da lì lentamente guarisci, perché ciò che riconosci lo puoi integrare, ciò che integri non ti comanda più.

Gli altri sono il nostro specchio migliore. Capirlo aiuta molto #psicologia
Enrico Gamba
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[0:00]Ciò non significa che l'altro non commette errori, non faccia cose sbagliate e che tu debba giustificare tutto.
[0:00]Molte volte la risposta è questa, perché tocca un punto che hai dentro, ma che non hai ancora integrato.
[0:00]Lo specchio funziona in due direzioni, ti mostra ciò che rifiuti, ma anche ciò che desideri, ma che non ti concedi.
[0:00]E il lavoro da fare non è colpevolizzarti, ma semmai diventare curioso e domandarti perché.
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