Thumbnail for Firenze Secondo Me - Biblioteca Medicea Laurenziana by Matteo Renzi

Firenze Secondo Me - Biblioteca Medicea Laurenziana

Matteo Renzi

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[0:00]10 anni. Questo è il periodo che vedrà Michelangelo lavorare a Firenze sulla Biblioteca Medicea Laurenziana dal 1524 al 1534. Ma non finisce qui, perché in realtà, quando il Buonarroti va a Roma, il progetto in qualche modo lo seguirà. Continuerà infatti Michelangelo a occuparsi di quello che era il sogno di Clemente VII, di dedicare a Firenze un tempio del sapere. Le discussioni su come realizzare la biblioteca in realtà sono state molto numerose e anche accese. E questo è uno dei capolavori, è la scala, la scala voluta, ideata e pensata da Michelangelo. Ma il Buonarroti aveva un'idea diversa, la voleva realizzare in legno e sarà Cosimo, il Granduca Cosimo I a scegliere invece un materiale diverso, la pietra serena, con la quale l'Ammanati terminerà i lavori. E se salire i gradini della scala significa calpestare un pezzo della storia dell'arte, facciamolo ponendo attenzione a ciò che dice la targa all'ingresso della sala di lettura. Questo luogo è finalizzato all'ornamento della patria e all'utilità dei suoi cittadini. Ricordate qualcosa? È molto simile al legato di famiglia dell'elettrice Palatina, al testamento della famiglia Medici, di cui abbiamo parlato agli Uffizi. Ornamento della patria per l'elettrice Palatina è l'ornamento dello Stato, l'utilità dei suoi cittadini nell'elettrice Palatina è la pubblica utilità. E Anna Luisa De Medici aggiunge per attrarre la curiosità dei forestieri. È il momento di entrare nella sala di lettura.

[2:19]Un gran bel messaggio, quasi rivoluzionario, quello della pubblica utilità. Ed è in nome della pubblica utilità che nel 1571 finalmente si aprono le porte della biblioteca Laurenziana. È Cosimo I, il Granduca in quel momento ed è bello immaginare la reazione degli studiosi, dei cittadini che si avvicinano agli 88 plutei in legno, i banchi. E pensare agli 11.000 manoscritti che questa biblioteca ancora oggi contiene. Pensare all'emozione di chi si trova tu per tu con l'autografo di Petrarca o di Boccaccio. Pensare all'emozione di chi prende tra le mani il libro delle ore di Lorenzo il Magnifico e della sua famiglia. O pensare ancora a quel manoscritto che Cosimo il Vecchio consegna a Marsilio Ficino perché possa tradurre le opere di Platone. È una grandissima storia fatta di secoli e secoli di letteratura. Ma è soltanto questo? Io penso di no. Io penso che la biblioteca oggi sia anche e soprattutto l'idea di un monito per il futuro, cioè la biblioteca oggi serve più del passato. Oggi la pubblica utilità delle biblioteche è da sottolineare con ancora più forza proprio oggi, nel tempo in cui il sapere non può essere compattato nei 140 caratteri o 280 di Twitter. Il sapere non può essere limitato a un'immagine, ancorché suggestiva su Instagram. Abbiamo bisogno di biblioteche. Una grande scrittrice francese, la Yourcenar in Memorie di Adriano dice una frase che trovo quanto mai attuale oggi: fondare biblioteche è come costruire granai in cui ammassare riserve per l'inverno dello spirito. Le biblioteche servono oggi più di ieri. Le biblioteche sono il luogo che aiuta le giovani generazioni a non essere semplicemente dei consumatori, ma essere dei cittadini. Ed ecco perché in un tempo come quello che stiamo vivendo in cui qualcuno immagina di dare le pistole ai professori, noi abbiamo bisogno di dire che i libri sono le vere armi. Che i libri sono lo strumento educativo più importante. Ecco perché nell'esperienza amministrativa di sindaco a Firenze, abbiamo voluto raddoppiare i metri quadri dedicati e destinati alle biblioteche. Oggi a Firenze sono 13. Intendiamoci, nessuna è bella come la Biblioteca Laurenziana e non potrebbe essere altrimenti, ma 13 biblioteche comunali che aiutino a dare lo stesso messaggio di allora, il messaggio della famiglia Medici. L'investimento sulla cultura e sull'educazione, l'investimento che rende la storia dei Medici immortale, come come immaginavano già allora. Non a caso troviamo sul pavimento il riferimento all'espressione "semper, sempre", il messaggio di Cosimo il Vecchio, il messaggio del pilastro della famiglia Medici.

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