[0:00]Adesso vivo in una casa in centro a Roma. Ho preso la cameriera. A nero. Sì. Prima avevo mia madre che faceva le pulizie a nero e nessuno diceva niente. Adesso che ho preso la donna straniera, lo stato fa problemi. Vi sembra giusto? Anche lei è una mamma. Non è la mia, ma cosa significa?
[0:23]Io la tratto come mia mamma. Le lascio lo schifo per terra. La sgrido se non lava bene le cose, uguale a mia madre, uguale. E questa per ringraziarmi che cosa ha fatto? Mi ha fatto vertenza. Vuole i contributi. Non ti do niente. Zero, zero. Mia madre che lavorava a casa come una schiava, le dava i contributi? No. Anzi, era lei che mi dava pure i soldi per fare la spesa. E non le portavo mai il resto. Mia madre ha lavorato per anni come una schiava e nessuno diceva niente. E questo vuole i contributi. Col cazzo, non ti do niente. Zero, zero. Eh, ma tua madre faceva la casalinga. Faceva la casalinga. Ma la faceva a casa mia. Invece di farla a casa sua, la faceva da me. Casa sua la lasciava sporca. Veniva a pulire la mia. La sua non le piaceva. Le piaceva pulire la mia, le piaceva. Io sto proteggendo il mestiere di casalinga e mi fanno vertenza. Dovreste dirmi: grazie. Dovreste dirmi. La casalinga è un mestiere che sta scomparendo e nessuno si sta interessando a salvarlo. Io mi stavo interessando. Mia madre l'ha fatto per anni questo mestiere e non ha mai ricevuto un riconoscimento. Mai uno straccio di premio. Solo lo straccio e neppure in premio. Mai una telefonata da parte del presidente della Repubblica. Questo qui le cose importanti non le pensa, pensa alle cazzate, pensa. La mafia, l'evasione fiscale, la democrazia, ma stai zitto, stai.
[1:51]Prova a fare il discorso di fine anno senza una camicia stirata e poi mi dici. Ora le mamme se ne vanno a lavorare perché le hanno sempre screditate le casalinghe. Invece di valorizzarle, le screditavano. Io sono sempre stato orgoglioso di mia madre. Non mi sono mai vergognato. Da piccolo i ragazzini si vantavano delle professioni delle loro madri. Dicevano mia madre è insegnante di lettere, che schifo, pensavo io. Mia madre avvocato civilista, che vergogna. E poi chiedevano a me, tua madre che fa? Mia madre niente. È una casalinga. E per farli rosicare, li portavo sotto casa mia, citofonavo eh e mia madre: chi è? Io, dicevo. Neppure il nome le dicevo. Io e apriva. E loro stupiti mi dicevano: Ma non hai le chiavi? Mai avuto bisogno in vita mia. A casa c'è sempre lei. E se torni la notte? Sempre lei.
[2:44]E se dorme? La sveglio e mi apre subito.
[2:51]E loro erano invidiosi di questa cosa, perché se ne andavano in giro con le tasche gonfie, piene di mazzi di chiavi con il rischio di perderle. Io invece no. Ero sempre leggero, liscio. La mia chiave era mia madre. E la tenevo a casa. Per farli rosicare li portavo sotto casa mia e diceva a uno: Prova tu, prova tu. Lui suonava e mia madre: chi è? Io, diceva lui e lei non apriva. Riconosceva solo la mia voce. L'avevo programmata bene, l'avevo programmata bene.
[3:27]Ed erano invidiosi di questa cosa, perché quelli le madri non le vedevano mai. Erano sempre a lavorare, ste cretine. Le loro madri hanno dovuto studiare, fare i concorsi. Mia madre invece, no. Non ha mai sfogliato dei libri in vita sua. Li ha sempre e solo spolverati.



