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KANT (Lezione completa) - #Filosofia 17

Mortebianca

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[0:07]Kant rappresenta una profonda mediazione tra le due scuole di pensiero dominanti dell'epoca: gli empiristi che davano fiducia a solo ciò che si vede e i razionalisti che davano fiducia solo a ciò che fila nella mente. Per comprendere Kant dobbiamo menzionare le sue origini nell'epoca precritica. Venne educato in un collegio pietista e questo lo si vede dalla sua persona, dalla sua impostazione etica, un forte rigore, un controllo dei propri desideri, la ricerca del sapere e dello studio, latino, greco, ebraico. Kant scrive: si dica del pietismo ciò che si vuole, le persone che lo vivevano veramente possedevano ciò che più di alto può possedere l'uomo, quella quieta serenità e pace interiore che nessuna passione potrebbe turbare. Nessuna privazione, nessuna persecuzione lo addolorava, nessun contrasto le induceva all'ira o all'inimicizia. I miei genitori, modello di onestà, di probità e di ordine, senza lasciarmi un patrimonio, ma nemmeno debiti, mi hanno dato un'educazione che non potrebbe essere migliore dal punto di vista morale e per la quale nutro sentimenti di vivissima gratitudine ogni volta che penso a loro. Era una persona dai ritmi estremamente regolari, tanto che gli abitanti di Königsberg regolavano i loro orologi sulla base delle passeggiate di Kant, sempre puntualissime. Voi pensate se un giorno Kant avesse avuto la diarrea, tutta la Germania nel panico, rivoluzioni in Europa, decapitazioni, gente che urla per le strade. Studiò moltissimo, in particolare scrisse di fisica. Kant era un appassionato di Newton. Difese la sua teoria che lo spazio-tempo esistesse a priori delle cose, contro quella di Leibniz che invece pensava che derivassero dalla relazione tra le cose. E scrisse un trattato sull'origine del cosmo, l'ipotesi cosmogonica Kant-Laplace, secondo cui il mondo si è formato da una nebulosa che si è aggregata tramite le leggi di Newton, formando le stelle, i pianeti e tutto il resto. Kant, senza saperlo, anticipa l'idea di buco nero, postulando l'idea di un oggetto dalla gravità così grande da concentrare la massa in un punto. In effetti, l'intera filosofia di Kant non è altro che una legittimazione critica di Newton. Per comprendere Kant dobbiamo dividere la sua filosofia nelle quattro componenti principali: la Critica della ragion pura, che si occupa della conoscenza, la Critica della ragion pratica, che si occupa dell'etica, la Critica del giudizio, che si occupa dell'estetica, e gli scritti politici. Partiamo dalla Critica della ragion pura. L'Illuminismo aveva utilizzato la ragione per esaminare ogni aspetto della realtà. Tutto quanto veniva posto nel tribunale della ragione. Adesso, però, Kant capisce che è la ragione stessa a dover venire portata nel tribunale. Kant è un illuminista che va al di là dell'Illuminismo, che con l'Enciclopedia aveva conosciuto ogni cosa, ma in modo disordinato: è tempo di mettere tutto in ordine. Per l'esattezza, lui si chiede se sia possibile e come la conoscenza, sia di tipo scientifico, sia di tipo metafisico. Infatti, lui si chiede come possiamo conoscere e cosa, e come la ragione legata ai dati sensibili e anche la ragione slegata, assoluta possano funzionare. Ora, quindi, capite il titolo dell'opera: la Critica, ossia esame del fondamento per valutare la possibilità, la validità e i limiti della conoscenza, della ragione, posta nel tribunale della ragione stessa, pura, ossia slegata dalle esperienze. Kant guarda la ragione in sé e per sé. Ora, Kant divide la sua opera in due parti: la Dottrina degli elementi, che spiega la suddivisione delle strutture mentali, e la Dottrina del metodo, come Cartesio, doveva spiegare questo, come queste funzionano, però questa parte è piccola, per via del fatto che nella prima parte lui spiega anche come funzionano. La Dottrina degli elementi è divisa in due parti: l'Estetica trascendentale, che si occupa dei sensi, e la Logica trascendentale, che analizza i modi di pensare. A sua volta divisa in Analitica trascendentale, che si occupa dell'intelletto, e Dialettica trascendentale, che si occupa della ragione. Partiamo, quindi, con l'Estetica. Kant ci spiega che esistono diversi tipi di giudizi, ossia funzioni della mente che aggiungono un predicato al soggetto. I giudizi analitici a priori, sintetici a priori e giudizi sintetici a posteriori. Gli analitici a priori sono giudizi che non aggiungono alcuna informazione, perché il predicato è già contenuto nel soggetto. Si basano sul principio di identità e di non contraddizione, sulla deduzione e sono infecondi, cioè non ci insegnano nulla. Per esempio, gli scapoli non sono sposati, è un giudizio analitico. A = A è un giudizio analitico. Sono cose ovvie, ma non abbiamo imparato nulla. Questi giudizi sono a priori, sono sempre veri, non serve l'esperienza e rappresentano i razionalisti, le verità di ragione di Leibniz. Poi ci sono i giudizi sintetici a posteriori. Questi sono giudizi che sono veri perché li verifichiamo con i sensi. Il gatto è nero perché lo vedo io. Sono giudizi sintetici, io non lo sapevo che il gatto era nero, imparo qualcosa di nuovo, ma a posteriori, quindi sono validi solo se visti attivamente, e non sono oggettivi e universali, quindi questo gatto è nero, ma la prossima volta potrei vederne uno bianco. Rappresentano gli empiristi, le verità di fatto di Leibniz e sono basati sull'induzione. Ma per Kant esiste un altro giudizio: i sintetici a priori. Sono giudizi a priori, quindi sono oggettivi, sempre veri, non hanno bisogno dell'esperienza, ma sono sintetici, ci insegnano qualcosa di nuovo. Un esempio è la matematica: 2+2=4. Ma io non ho il 4 nel 2+2. Devo fare un lavoro, un'operazione per trovare il risultato, scopro qualcosa di nuovo. Ma la matematica è uguale per tutti i popoli, sempre vera, non devo sperimentare per scoprirla, anche chiuso nella mia stanza posso scoprirla da solo. I giudizi sintetici a priori sono anche alla base della scienza fisica. Mentre questo gatto è nero è un giudizio sintetico a posteriori, i gatti si sono evoluti è un giudizio sintetico a priori, perché noi non vediamo l'evoluzione. L'evoluzione non è una cosa, è un processo che noi elaboriamo unendo tanti singoli fatti. Quindi Kant ci dice che alcune cose le prendiamo dall'esterno, i dati, ma alcune cose sono già dentro di noi, sono innate e ci forniscono, quindi, conoscenza anche senza l'esperienza. E dato che non dipendono dall'esperienza, sono oggettive, sono sempre vere, sono intersoggettivamente valide, ossia sono vere perché sono vere nella nostra mente, e quindi, in ogni singolo pensiero e giudizio, noi siamo impostati a vedere il mondo così, e siccome tutte le menti sono uguali, non dipendono dall'esperienza, ma questa le presuppone, ogni esperienza sarà da queste contaminata. Per questo si fa l'esempio degli occhiali. Un uomo con degli occhiali rosa vede tutto come rosa, quindi, potrebbe pensare che il mondo è rosa e invece no. È un suo modo di vedere il mondo che è così. Sono le forme pure a priori a garantire questi giudizi, sono il sistema operativo del nostro cervello, di tutti i cervelli che per questo sono sempre veri. Kant ringrazia Hume per averlo risvegliato dal sonno dogmatico, ossia aver demolito con lo scetticismo tutte le credenze, ma al tempo stesso supera Hume, dicendo che esiste qualcosa al di là delle semplici percezioni momentanee. Esistono le nostre forme pure a priori, esistono i nostri modi di incasellare i dati, i quali sono, per definizione, sempre veri. Quindi Kant ci dice che alcune cose le prendiamo dall'esterno, i dati, ma alcune cose sono già dentro di noi, sono innate e ci forniscono quindi conoscenza anche senza l'esperienza. E dato che non dipendono dall'esperienza, sono oggettive, sono sempre vere, sono intersoggettivamente valide. Ossia, sono vere perché sono vere nella nostra mente, e quindi, in ogni singolo pensiero e giudizio, noi siamo impostati a vedere il mondo così, e siccome tutte le menti sono uguali, non dipendono dall'esperienza, ma questa le presuppone, ogni esperienza sarà da queste contaminata. Per questo si fa l'esempio degli occhiali. Un uomo con degli occhiali rosa vede tutto come rosa, quindi, potrebbe pensare che il mondo è rosa, e invece no, è un suo modo di vedere il mondo che è così. Sono le forme pure a priori a garantire questi giudizi, sono il sistema operativo del nostro cervello, di tutti i cervelli, che per questo sono sempre veri. Kant ringrazia Hume per averlo risvegliato dal sonno dogmatico, ossia aver demolito con lo scetticismo tutte le credenze, ma al tempo stesso supera Hume, dicendo che esiste qualcosa al di là delle semplici percezioni momentanee. Esistono le nostre forme pure a priori, esistono i nostri modi di incasellare i dati, i quali sono, per definizione, sempre veri. Quindi Kant ci dice che alcune cose le prendiamo dall'esterno, i dati, ma alcune cose sono già dentro di noi, sono innate e ci forniscono quindi conoscenza anche senza l'esperienza. E dato che non dipendono dall'esperienza, sono oggettive, sono sempre vere, sono intersoggettivamente valide. Ossia, sono vere perché sono vere nella nostra mente, e quindi, in ogni singolo pensiero e giudizio, noi siamo impostati a vedere il mondo così, e siccome tutte le menti sono uguali, non dipendono dall'esperienza, ma questa le presuppone, ogni esperienza sarà da queste contaminata. Per questo si fa l'esempio degli occhiali. Un uomo con degli occhiali rosa vede tutto come rosa, quindi, potrebbe pensare che il mondo è rosa, e invece no, è un suo modo di vedere il mondo che è così. Sono le forme pure a priori a garantire questi giudizi, sono il sistema operativo del nostro cervello, di tutti i cervelli, che per questo sono sempre veri. Kant ringrazia Hume per averlo risvegliato dal sonno dogmatico, ossia aver demolito con lo scetticismo tutte le credenze, ma al tempo stesso supera Hume, dicendo che esiste qualcosa al di là delle semplici percezioni momentanee. Esistono le nostre forme pure a priori, esistono i nostri modi di incasellare i dati, i quali sono, per definizione, sempre veri. 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