[0:01]Autunno 2008, crisi economica mondiale. Le borse di tutto il mondo crollano e le banche sono sull'orlo del baratro. Le case perdono di valore, così come i risparmi della gente. Milioni di persone scoprono in un istante quanto fragile possa essere l'economia globale. Per un ragazzo giovane o un bambino in quegli anni, la crisi non è un concetto di cui possa avere una reale comprensione. È più un concetto astratto, già dire "mancano i soldi", ad esempio, per comprare un giocattolo te lo rende molto più concreto. Però, come spieghi a un bambino che non può avere quel giocattolo perché vive in una società capitalista votata al consumo e al debito, che si è autofagocitata dall'interno arrivando all'inevitabile collasso? Ed è proprio qui che inizia la nostra storia. La storia di un prodotto nato sfortunato, uscito nel momento sbagliato. Una storia che parte dalla fine, una storia che difficilmente avrete già visto raccontata qui su YouTube. Anzi, per buona parte della lavorazione di questo video, abbiamo creduto di essere pazzi. Perché nessuno, noi compresi, aveva idea che il protagonista di questa storia fosse mai esistito. E ci siamo fatti una domanda: "perché nessuno si ricorda di Pleo?"
[1:36]Sei un imprenditore o lavori in un team dove regna il caos? Ecco, fermati un attimo a guardare quante tab e quanti programmi sono aperti nel tuo browser. Contabilità, CRM, e-commerce, Excel, non ti viene voglia di mollare tutto e aprire un chiringuito? Odoo è la soluzione definitiva per evitare di perdere la testa al lavoro. Perché lui centralizza tutto in un unico ecosistema. Si tratta di più di 45 applicazioni per gestire ogni aspetto della tua attività. Il segreto è l'integrazione nativa. Le applicazioni comunicano tra loro, evitando gli errori dovuti all'uso di programmi separati. Immagina questo scenario: un cliente accetta un preventivo firmando online. In automatico, si aggiorna il magazzino e scatta l'ordine al fornitore. Viene generato l'ordine di produzione e la fattura è già pronta per l'invio. Tutto fluisce senza errori e senza perdite di tempo, perché Odoo lavora per te. E, a differenza di certi colleghi, non devi neanche farci amicizia. Ed è una piattaforma scalabile: inizi con quello che ti serve e aggiungi nuove app, man mano che il tuo business cresce. E la prima app è gratis per sempre. Il pacchetto completo, invece, parte da 11,90€, con hosting e supporto inclusi. E, ovviamente, trovate il link in descrizione per iniziare la vostra prova. Di Odoo, non del chiringuito, Carol, non sbagliare, eh, mi raccomando!
[3:16]Siamo in California, ad Emeryville, cittadina di appena 13.000 abitanti, conosciuta principalmente per ospitare la sede della Pixar e della Ugobe. Ugobe è un'azienda fondata nel 2003, il cui nome completo è Ugobe Life Forms, forme di vita. Nata dall'ambizione di creare vere e proprie forme di vita, appunto, artificiali, che potessero in qualche modo assottigliare o eliminare il confine tra animale e macchina. Se ve ne parlo, è perché, purtroppo, rientra tra le compagnie che non sono sopravvissute alla crisi economica. Il tutto, con un solo prodotto all'attivo: Pleo, appunto. È spento? È spento, va bene. Presentato per la prima volta nel 2004 ed uscito ufficialmente sul mercato nel 2007, Pleo incarnava alla perfezione il motto dell'azienda. Un piccolo dinosauro verde, pensato per essere un vero e proprio animale da compagnia. Potrebbe sembrare solo un altro dei tanti giocattoli interattivi dei primi anni 2000, sulla scia di quelli che erano stati i primi esperimenti, come il Furby o Aibo di Sony. Ma Pleo era qualcosa di più. Ogni esemplare di Pleo era un piccolo miracolo tecnologico per l'epoca, che puntava veramente ad introdurre qualcosa di mai visto prima. Ed è ironico, perché anche nel 2026 resta tutt'ora qualcosa di mai visto. Perché sfortunatamente per Pleo, il mercato si è mosso in un'altra direzione. Se ci pensate, nel 2007 il mondo ha visto emergere nello stesso momento almeno due novità in campo tecnologico: Pleo e l'iPhone.
[5:03]Ed è come se avesse dovuto fare una scelta, una scelta a mente fredda, neanche poi così tanto complicata. L'iPhone portava con sé la fiducia e la fidelizzazione dei clienti Apple di lunga data, ed era un oggetto intuitivo, tascabile e con utilità ben precise. Tutte cose che Pleo non era. Ma quando mi trovo davanti a questi scenari, non posso fare a meno di pensare alla quantità pazzesca di sliding doors che si potevano aprire. Se la gente avesse creduto di più negli animali artificiali, dove saremmo oggi? Immaginate se l'iPhone fosse stato un flop, BlackBerry e Nokia avessero continuato a dominare il mercato, e oggi, anziché avere uno smartphone in tasca, avessimo tutti quanti in casa un dinosauro o un cagnolino robot. Quel che è certo è che Pleo è stato protagonista della finestra di lancio più sfortunata della storia. È la storia più vecchia del mondo: lavori anni ad un prodotto ipoteticamente rivoluzionario e tecnologicamente avanzatissimo, ma sbagli all'ultimo qualcosa di determinante, tipo il prezzo, il target o il momento. Un momento in cui il mondo non è ancora pronto o, magari, sta solo guardando da un'altra parte. E arrivare troppo presto può ucciderti tanto quanto arrivare tardi. E così, nel 2009, ad appena due anni dal lancio di Pleo in America e 9 mesi dall'uscita in Italia, Ugobe chiude i battenti. E quello che doveva essere il primo passo verso una nuova specie si trasforma in un inevitabile, quanto prematura, estinzione. Fai vedere questo. Ah, è magnetico. Madonna, anche la scatola era incredibile. Questo è il manuale d'uso per un robot intelligente.
[7:08]Il mio microonde ha quei libri da 4000 pagine. C'è scritto che bisogna accarezzarlo. E infatti ha fatto Uh! Ciao! Si muove tutto contemporaneamente! Ma sì! Ciao, sì, ciao! Guarda tutta la pelle è sensibile. Guarda, guardalo, guardalo.
[7:32]Vuoi la foglia? Mi ha sentito! Vuoi la foglia Pleo? Sta mangiando!
[7:44]Non ci credo, non ci posso credere. E adesso che ne abbiamo la possibilità, conosciamolo. Facciamo un passo indietro, all'inizio di questa storia, per capire cosa ci siamo persi, perché non ne avete idea.
[8:06]La storia inizia nel 1998, con il Furby, l'abbiamo citato prima, ve lo ricordate? Quel giocattolo parlante vagamente ispirato ai Mogwai di Gremlins. Il Furby è stato un giocattolo di enorme successo. Nel campo degli animaletti elettronici occupa ancora oggi il secondo posto nelle vendite, subito dopo il Tamagochi. Ma se questo virava su un aspetto più da mini console o accessorio portatile, il Furby riusciva ad integrare perfettamente l'esperienza di un normale pupazzo, con una vera interazione diretta con il bambino. Questo grazie ai sei sensori che gli permettevano di muovere occhi, bocca e orecchie e a un linguaggio sviluppato appositamente per lui: il Furbish. Nel corso della sua vita, Furby ha venduto oltre 40 milioni di esemplari nel mondo ed è stato un successo praticamente da subito. Esistono ancora reperti televisivi dell'epoca di quando il Furby venne lanciato in pompa magna nello store FAO Schwarz di New York. Una folla incredibile, in puro stile americano, che sgomita per accaparrarsi l'ultima novità. Compresa una signora intervistata che dice candidamente di non sapere che cosa fosse questo Furby, ma nel dubbio ne stava comprando due. Era l'inizio della Furbymania.
[9:35]Ma questo successo a qualcuno non bastava: Caleb Chung, il co-creatore di Furby, riusciva a vedere un potenziale inespresso e voleva spingersi oltre.
[9:48]Ma chi è Caleb Chung? Lui si descrive così: ingegnere meccanico, comico professionista, mimo e stuntman. Da sempre appassionato di meccanica e di giocattoli, possiamo definirlo un po' un moderno inventore. Prima di lavorare alla Hasbro, e nello specifico alla Tiger Electronics, che era la divisione che si occupava dei giocattoli elettronici, nel 1993 aveva curato lo sviluppo di giocattoli promozionali, come l'Hamburger Snack Maker di McDonald's.
[10:21]e di tanto in tanto, altri piccoli robot ispirati, guarda caso, ai dinosauri, un pallino, questo dei dinosauri, che mi sa che gli rimarrà per qualche altro anno. Ma, terminata l'esperienza con il Furby, all'inizio del nuovo millennio decide di mettersi in proprio e iniziare a lavorare su qualcos'altro. Una semplice manciata di sensori e movimenti limitati non gli bastava più. Da anni ormai sentiva il bisogno di creare qualcosa che andasse oltre, che fondesse arte e scienza, magia e tecnologia, qualcosa che potesse davvero fare la differenza ed essere, possibilmente, anche un successo commerciale. Il suo nuovo obiettivo era creare una forma di vita. Madonna, ma è incredibile del 2007! Stabilito ciò, per tre anni si dedica anima e corpo alla ricerca e allo sviluppo, e, coadiuvato dal collega Bob Christopher, nel 2003 fondano finalmente la loro azienda: Ugobe Life Forms. Anche l'acronimo stesso, Ugobe, è un gioco di parole che voleva un po' suonare come "You Go Become", cioè "vai e disisti". Che suona anche parzialmente come "YouTobi", che vuol dire, l'imperativo era quello di creare una forma di vita artificiale che potesse provare e trasmettere emozioni, essere consapevole di sé e dello spazio circostante, imparare e crescere nel tempo. Seguendo queste tre nuove regole della robotica, che rielaborano un po' quelle originali di Asimov, il team si mette all'opera. Così, i primi anni della Ugobe sono all'insegna di due cose: lo sviluppo della tecnologia e la ricerca degli investitori. Per quanto riguarda lo sviluppo, entra nel team anche John Sosoka, esperto tecnologico e appassionato di robotica. Nelle note e nei bozzetti preliminari, vengono analizzate tutte le particolarità nello sviluppo, dalla forma della testa e del corpo, le pupille, la posizione dei motori, roba che ancora oggi sembra futuristica ed è incredibile. Mentre, dal lato economico, i primi round di investimento sono un inaspettato successo. Il progetto suscita l'interesse di società come Band of Angels, First Round Capital e Hiyield Venture Capital, arrivando a generare più di 20 milioni di dollari in totale. L'interesse per la missione e il curriculum eccellente dei membri fondatori avevano sortito l'effetto sperato. E forse anche il fatto che fosse proprio un dinosauro un po' poteva aver aiutato. Come spiegato perfettamente da Poldo nel suo video, tutti amano i dinosauri.
[13:09]Ossia, la fantasia. Il fascino per le creature gigantesche vissute prima di noi, la poesia nel far rivivere una seconda volta una specie estinta è poeticamente per essere un'altra volta i primi esemplari di una nuova specie sulla terra.
[13:29]Tutti quanti più o meno abbiamo o abbiamo avuto un dinosauro preferito, e quello di Caleb Chung era probabilmente il Camarasauro, perché è sulle sue fattezze che si decide di basare il design e l'anatomia di Pleo. Un cucciolo di Camarasauro, nello specifico, di due settimane di vita, perfetto per essere grande, praticamente come un gatto. Passano altri 3 anni tra prototipi e test sul campo e a febbraio 2006, alla Demo Conference di Scottsdale, in Arizona, Pleo viene finalmente presentato per la prima volta al pubblico. La Demo Conference era un evento particolare, consisteva in una specie di Royal Rumble di 70 startup, che avevano appena 6 minuti di tempo ciascuna per presentare il proprio prodotto. Sul palco sale Caleb, che illustra brevemente le principali caratteristiche di Pleo, che si rivela essere il prodotto che più incuriosisce il pubblico. Ma per averlo, bisognava pazientare ancora un po'. L'anno seguente è tempo di Entertainment Gathering Conference, a Los Angeles, dal 2 al 4 dicembre 2007. Caleb presenzia anche qui, insieme ad altri esponenti del panorama tech e ha occasione di parlare più approfonditamente di Pleo. Spiega che, a differenza del suo predecessore spirituale, il Furby, Pleo non aveva un singolo processore, ma poteva vantare ben 8 processori, 14 motori e 38 sensori sparsi lungo il corpo.
[15:03]Il tutto sotto uno strato di pelle artificiale sensibile al tocco umano. Per non parlare dell'intelligenza artificiale al suo interno, che gli permetteva di imparare e di aggiornare il proprio codice in autonomia. Basato su una versione custom di Linux, Pleo aveva un linguaggio di programmazione open source, tale da poter rendere ogni unità un esemplare unico e con una propria personalità specifica.
[15:38]Un vero e proprio gioiello tecnologico per l'epoca. Ovviamente, tutta questa tecnologia aveva un prezzo ed era arrivato il momento di svelarlo: 349 dollari. Ci torneremo tra poco. Ciò che conta, a questo punto, è la voglia della gente di mettere le mani su quel nuovo prodotto futuristico. E l'attesa aveva finalmente una data di scadenza. 5 dicembre 2007, il giorno dopo. Praticamente, Pleo "shadow droppato" stava finalmente per uscire sul mercato.
[16:21]E il lancio è un successo. Ospitate nei principali telegiornali e show statunitensi, eventi dal vivo, e nonostante il prezzo non trascurabile, un buon volume di affari. Ma d'altronde, essendo a ridosso del Natale, si puntava molto anche sui regali, sugli acquisti un pochettino più generosi, tipici delle feste. E infatti, sono molti i bambini e i nonni a trovarsi un Pleo sotto l'albero di Natale.
[16:52]Tipo la metà dei video che si trovano ancora oggi su Pleo sono proprio con lui che indossa un cappellino da Babbo Natale o tutto il vestitino completo. Ma dico io, ma come cazzo ti viene in mente di vestire un robot per Natale?
[17:07]E pochi mesi dopo, nell'estate del 2008, tocca finalmente anche a Giappone, Australia e parte dell'Europa, Italia compresa. Pleo arriva nel nostro Paese tramite E-Motion e viene venduto principalmente in catene specializzate, come Media World. Il prezzo di 349 dollari si traduce in Italia in 299€. Sì, all'epoca il cambio era pesantemente favorevole. Ma se chiedete a me, il prezzo è un punto cruciale, contemporaneamente, troppo alto, ma anche troppo basso. Troppo alto per collocarlo tra i giocattoli e tra i prodotti per bambini, e troppo basso per ciò che realmente portava con sé e per venderlo a un target più consapevole. Pensate a un qualsiasi genitore italiano preso dallo shopping natalizio al centro commerciale, che si trova a poter scegliere tra un Furby a 49 euro e Pleo a 299 euro. Ma con solo 100€ in più a poter comprare una PlayStation 3. Era un posizionamento di mercato un po' strano, non particolarmente a fuoco, non si capisce ancora oggi a chi, di preciso, lo volessero vendere. È vero che se lo volessimo prendere come un effettivo animale domestico, allora il target sarebbe chiunque, perché chiunque può affezionarsi a un animale.
[18:31]Ma, in compenso, la campagna di marketing che viene pensata in Italia per Pleo è di un altro livello, Dio mio. Immagina di essere a Milano, la sera del 23 ottobre 2008, dalle parti di via Tortona. Sei lì perché c'è una festa, non una festa di compleanno qualunque: cartelloni pubblicitari, si entra solo su invito, è qualcosa di esclusivo. E tu, l'invito ce l'hai, entri e come ti giri trovi molti dei VIP più in vista dell'epoca. Bobo Vieri e Melissa Satta, Daniele Bossari e Filippa Lagerback, Nicola Savino e persino Antonio Ricci e Capitan Ventosa. C'è mezza televisione italiana, praticamente, e, soprattutto, sono tutti lì per lo stesso motivo. Vi presento l'evento di lancio italiano: il Pleo Pride.
[19:32]Aperto solamente ai primissimi acquirenti del dinosauro robotico, l'invito ufficiale era valido per due persone e un Camarasauro. Carino, molto carino, devo dire, e, ovviamente, per tutti i VIP che erano stati chiamati a fare da testimonial. Ed è proprio quando ci siamo imbattuti nelle foto di questo evento che abbiamo cominciato ad avere i primi dubbi. Ma è possibile che nessuno di noi si ricordi di questa cazzo di cosa? Cioè un evento documentato nel dettaglio, con fotografie ancora oggi disponibili, servizi del telegiornale, un lancio dietro cui c'è stato un investimento importante, tutto sparito nel nulla. Certo, è da sottolineare quanto, a livello di timeline, l'uscita italiana sia stata in esatta concomitanza proprio con la crisi economica. Quindi immagino che le notizie e l'attenzione generale fossero un pochino rivolte verso altro. Però è strano. Ma nonostante questo, Pleo era finalmente nelle case di chi lo aveva voluto adottare. Hai visto mai? E dall'inizio di questo viaggio che la storia di Pleo è legata a doppio filo alla parola tempo. Per la sua uscita sul mercato sfortunata, per la sua strana breve vita e, perché no, per la durata della batteria. Ma chi ha voluto dare tempo a Pleo, ha finito per affezionarcisi. Chi gli ha dato una chance nel 2007-2008, forse aveva visto, o aveva voluto vedere, un po' oltre il proprio tempo. Con ottimismo e fiducia verso un futuro ancora non scritto. E questa nostra avventura ha quasi 20 anni da quegli eventi, con un prodotto fallito e scomparso nel nulla, ma che è riuscito ad arrivare a noi per raccontare la sua storia ci ha insegnato una cosa: c'è sempre tempo.
[21:38]Pleo! Ciao! Ciao! Sì, sì! Esagerato, mamma mia!



