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Maturità 2025: programma di storia, ripasso completo

Pillole di Storia, Filosofia e...

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[0:10]Nella seconda metà dell'800, gli sviluppi tecnologici portano alla seconda Rivoluzione Industriale, fondata sulla rapida evoluzione dell'industria chimica, elettrica e siderurgica. Dietro a questa rivoluzione, si registra l'introduzione di tutta una serie di nuovi prodotti che hanno un effetto importante sulla vita quotidiana delle persone, dalla lampadina elettrica al telefono. Vi sono allo stesso tempo sviluppi sul piano igienico-sanitario che sul lungo periodo avranno l'effetto di incrementare in maniera considerevole la vita media della popolazione. In questa fase, il primato industriale inglese viene contestato dalla crescita della Germania e degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, nuovi paesi avviano una prima industrializzazione: sono i cosiddetti ultimi arrivati. Fra questi, vi è l'Italia.

[1:00]Lo sfondo culturale dell'industrializzazione è caratterizzato dall'affermazione del Positivismo, corrente che esalta la scienza e la fiducia nel progresso. L'affermazione del Positivismo è a sua volta conseguenza dell'affermazione della borghesia che si impone come classe sociale dominante. Lo sviluppo economico-industriale ha però anche un altro lato della medaglia, ovvero la questione sociale. Per questione sociale, intendiamo l'ampliarsi del divario fra le classi sociali elevate, che godono dei prodotti e dei vantaggi dell'industrializzazione, e le classi operaie e contadine. A farsi portavoce delle rivendicazioni dei lavoratori che vivono in una condizione di sfruttamento e di mancanza di diritti è in particolare il movimento socialista. Dopo il fallimento della prima internazionale, nel 1889 viene fondata la Seconda Internazionale a ispirazione marxista. Alla fine del secolo, emerge anche un altro movimento politico che pone al centro la questione sociale, il movimento cattolico. La strada è aperta dall'enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, con cui inizia la Dottrina Sociale della Chiesa, fondata sulla collaborazione fra classi sociali come alternativa alla lotta fra classi proposta dal socialismo.

[2:23]La crescita industriale genera a partire dal 1873 una crisi di sovrapproduzione che produce un rallentamento economico fino al 1896, per cui si parla di Grande Depressione. L'impatto è particolarmente profondo nelle campagne, dove molti braccianti perdono il lavoro, il che aumenta da un lato fenomeni migratori, dall'altro una crescita della tensione legata alla questione sociale. Per superare questa fase vengono introdotti importanti cambiamenti sul sistema economico-produttivo. A partire dalla seconda metà degli anni '70, vengono abbandonate le politiche di libero scambio a favore dell'introduzione di dazi doganali, per cui si parla di protezionismo. Allo stesso tempo, si favorisce la crescita di grandi cartelli industriali e oligopoli, oltre che una finanziarizzazione dell'economia, ovvero un'entrata delle banche nelle grandi proprietà industriali. Per tutti questi motivi, si parla di nascita del Capitalismo Finanziario.

[3:24]La crescita economico-produttiva dell'Ottocento innesca un ulteriore processo, ovvero un'accesa competizione fra le nazioni. Un primo campo in cui si gioca questa competizione è quello coloniale. Alla fine del secolo, assistiamo infatti al cosiddetto passaggio fra colonialismo e imperialismo, ovvero al passaggio da una presenza coloniale fondata sulla ricerca di vantaggi commerciali e affidata a compagnie di privati, a un'espansione della presenza coloniale voluta dagli stessi Stati. In questa stagione non crescono solo i principali imperi coloniali, ovvero quello inglese e quello francese, ma si affacciano alla corsa coloniale anche nuove potenze, come quella statunitense. Il risultato più macroscopico dell'imperialismo è l'occupazione quasi integrale del continente africano avviata a partire dal Congresso di Berlino del 1884-1885. Questa crescita della competizione coloniale si accompagna alla crescita dei nazionalismi, per cui fanno la loro comparsa nuovi soggetti politici che sostengono le aspirazioni imperialiste, sono favorevoli a governi autoritari e propongono l'affermazione di nazioni su base etnica. Forte, d'altronde, è la componente razzista di questi movimenti. Tutti questi cambiamenti si registrano anche nell'Italia liberale. Dopo la fine dei governi della destra storica nel 1875, con la sinistra storica guidata prima da Depretis e poi da Crispi, viene avviata l'industrializzazione del paese, vengono introdotte misure protezionistiche e viene avviata una prima politica coloniale con la creazione delle colonie della Somalia e dell'Eritrea. In questi anni cresce anche in Italia la questione sociale. Scoppiano i moti anarchici e nasce il Partito Socialista Italiano. Questi modi sono repressi durante l'età di Crispi, mentre nell'età Giolittiana, nel primo decennio del '900, viene adottata una politica di maggiore neutralità. Proprio durante l'età giolittiana, anche l'Italia vive appieno il suo primo decollo industriale, aumentano le riforme democratiche, come con l'introduzione del suffragio universale maschile, e allo stesso tempo si assiste alla crescita del nazionalismo che spinge Giolitti alla guerra coloniale in Libia fra il 1911 e il 1912.

[5:53]Il primo quindicennio del '900 sarà definita Belle Époque. Con questo termine ci si riferisce al fatto che sono anni di progresso nel contesto di una pace europea. In questi anni, l'Europa registra un primato politico, tecnologico ed economico a livello globale. Questa fase si chiude il 28 giugno 1914 con l'attentato di Sarajevo, che porterà allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

[6:19]La guerra ha però radici più profonde che vanno al di là dell'attentato. In particolare, uno, la crescita della competizione fra le potenze europee negli anni precedenti; due, lo spirito militarista che si diffonde profondamente nelle società europee e che produce un'esaltazione del mito della guerra. Tre, la creazione di due blocchi di alleanze: la Triplice Alleanza da un lato e l'Intesa dall'altro. L'attentato di Sarajevo spinge l'Austria a dichiarare guerra alla Serbia e il meccanismo delle alleanze si mette in moto, con l'eccezione dell'Italia che si sgancia dal legame con Germania e Austria. Nella sua primissima fase, il conflitto è combattuto come una guerra di movimento, ma si trasforma presto in qualcosa di nuovo, la guerra di trincea. La guerra di trincea porta ad un prolungamento a tempo indefinito dello scontro e ad un'estensione degli attori in gioco. Nel conflitto entrano fra gli altri l'Impero Ottomano accanto agli Imperi centrali e l'Italia affianco all'Intesa. L'entrata dell'Italia nel conflitto è preceduta da una divisione fra neutralisti ed interventisti. A portare il paese in guerra è il Patto di Londra, un accordo segreto firmato dal governo Salandra, con cui all'Italia vengono promesse future annessioni, come il Trentino, l'Alto Adige, la Dalmazia e l'Istria, in cambio del suo impegno accanto alle potenze dell'Intesa. L'estensione e il prolungamento del conflitto trasformano lo scontro in una guerra totale, ovvero una guerra in cui vi è una piena mobilitazione della società. Milioni di soldati vengono coinvolti nei combattimenti, i sistemi economici vengono spinti verso una produzione di guerra e gli Stati operano una profonda azione di propaganda e mobilitazione per mantenere il consenso alla guerra.

[8:14]L'anno più significativo del conflitto è il 1917. A febbraio una serie di manifestazioni spingono lo zar russo Nicola II ad abdicare, il che porterà alla nascita di un governo liberale di transizione.

[8:29]Nell'ottobre dello stesso anno, un'insurrezione promossa dai bolscevichi di Lenin porta poi alla creazione del primo governo comunista della storia. Arrivato al potere, Lenin si impegna per portare la Russia fuori dal conflitto, cosa che si concretizza nel marzo del '18 con la pace di Brest-Litovsk. Intanto, nell'aprile del '17, anche gli Stati Uniti entrano in guerra contro gli Imperi centrali. Il presidente Wilson giustificherà l'intervento con il suo documento dei 14 punti, un documento in cui viene spiegato come rifondare il nuovo ordine mondiale dopo la guerra, intorno a tre parole d'ordine: autodeterminazione dei popoli, democrazia e libertà dei commerci.

[9:09]Infine, nell'ottobre del '17, l'esercito italiano subisce la disfatta di Caporetto e solo in emergenza riesce a ricostituire un fronte difensivo sul fiume Piave, da cui poi partirà la riscossa verso la vittoria finale.

[9:25]La guerra viene vinta nel '18 dalle forze dell'Intesa. Ultima ad cedere è la Germania che l'11 novembre 1918 firma l'Armistizio. Dopo la guerra una serie di conferenze ridisegnano i confini europei, smembrando gli Imperi tedesco, austriaco, russo e ottomano. I termini più duri sono quelli stabiliti a Versailles nei confronti dei tedeschi, si parla infatti di pace punitiva. Sempre all'interno dei trattati di pace vanno ricordati, innanzitutto, la spartizione del Medio Oriente fra Inghilterra e Francia, dopo che durante la guerra si era promessa l'indipendenza ai paesi arabi. In secondo luogo, la delusione italiana per il mancato rispetto di alcuni punti del Patto di Londra, per cui si inizia a parlare di vittoria mutilata. In questo clima viene richiesta a gran voce l'annessione della città di Fiume. Di fronte al rifiuto delle altre potenze, la città viene occupata fra il 1919 e il 1920 da combattenti guidati da Gabriele D'Annunzio. Al di là delle modifiche territoriali e della fine degli Imperi, la Grande Guerra ha conseguenze molto profonde in un'ottica più ampia. In primo luogo, avvia il processo di fine dell'eurocentrismo, ovvero del dominio politico-economico dell'Europa sul mondo. In secondo luogo, porta alla definitiva nascita della società di massa, ovvero di una società in cui ormai le masse sono pienamente coinvolte nei processi economici, politici e culturali. In terzo luogo, la guerra produce la nascita dei primi movimenti anticoloniali e, infine, genera però anche una serie di problematiche irrisolte, come la tenuta economica e democratica dei paesi di nuova formazione e un risentimento tedesco, tutti elementi che poi porteranno allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

[11:14]Gli eventi fondamentali fra le due guerre mondiali sono: l'ascesa del Fascismo in Italia, l'affermazione di Stalin in Unione Sovietica, la Grande Depressione negli Stati Uniti e l'ascesa del Nazismo in Germania. Andiamo a vederli con ordine.

[11:31]L'Italia dell'immediato dopoguerra vive in una situazione di crisi sociale ed economica che porta al cosiddetto biennio rosso, ovvero una stagione che sembra precludere all'affermazione di una rivoluzione di stampo socialista. In questo clima emerge il movimento dei Fasci di Combattimento, fondato da Mussolini nel 1919. Grazie alle violenze delle squadre d'azione fascista, il movimento di Mussolini si presenta come un fattore d'ordine agli occhi della borghesia spaventata dal biennio rosso. Sfruttando questo consenso e la debolezza delle istituzioni liberali ormai in piena crisi, nell'ottobre '22 Mussolini organizza la Marcia su Roma che lo porta ad ottenere da Vittorio Emanuele III l'incarico di formare un nuovo governo. La vera e propria svolta dittatoriale del Fascismo arriva dopo il delitto Matteotti del giugno '24. Superata una fase di crisi del consenso provocata dal delitto stesso, Mussolini, fra il '25 e il '26, vara le leggi fascistissime che cambiano la fisionomia delle istituzioni liberali. Gli aspetti che più caratterizzeranno gli anni del Fascismo saranno: il tentativo di trasformare la società italiana in senso totalitario attraverso il controllo del tempo libero, la creazione di organizzazioni di massa, l'utilizzo della propaganda. Due, l'accordo con la Chiesa che porta alla firma dei Patti Lateranensi nel 1929. Tre, a livello economico il passaggio da una prima fase tipicamente liberista, ad un successivo incremento dell'intervento statale, sia attraverso la mobilitazione in vista di determinati obiettivi, come ad esempio con la battaglia di Quota 90 o la battaglia del grano, sia negli anni '30, attraverso la creazione di istituti come l'IMI e l'IRI, che mettono importanti porzioni dell'economia direttamente nelle mani dello Stato. Quattro, l'espansione coloniale che porta nel 1936 alla conquista dell'Etiopia e alla proclamazione dell'Impero.

[13:28]Come abbiamo già visto, nell'ottobre del '17 una rivoluzione porta ad un governo comunista al potere in Russia. Per riuscire ad affermarsi, il nuovo governo di Lenin deve superare prima una guerra civile e poi una guerra contro la Polonia.

[13:43]Al termine dei due scontri, nasce l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Per affrontare i due difficili conflitti, Lenin instaura un regime economico in cui viene abolita l'iniziativa privata, volto a sostenere lo sforzo delle truppe dell'Armata Rossa, è il cosiddetto Comunismo di Guerra. Superate le due guerre, questo indirizzo viene modificato e Lenin vara la Nuova Politica Economica che introduce elementi di economia privata nel piccolo commercio.

[14:09]Nel '22 Lenin si ammala e viene nominato nuovo segretario, Joseph Stalin. Dopo la morte di Lenin, si apre un'aspra lotta interna al gruppo dirigente sovietico che si chiude intorno al 1927-28 con la definitiva affermazione di Stalin e il pieno accentramento dei poteri nelle sue mani. Stalin si propone di avviare una profonda industrializzazione del paese e a questo fine avvia la politica dei piani quinquennali. Per giungere a questo obiettivo viene superata la NEP e viene avviata una collettivizzazione totale delle campagne. Questa collettivizzazione trova l'opposizione dei kulaki, ovvero dei contadini proprietari terrieri, che subiranno una durissima repressione. Anche Stalin, come Mussolini prima e Hitler dopo, avvia una politica totalitaria volta ad un pieno controllo della società. Questa si fonda da un lato sulla creazione del consenso fondata sul culto della personalità di Stalin, dall'altro, dalla creazione di un ampio apparato repressivo fondato su due elementi centrali: le epurazioni su larga scala, le cosiddette Grandi Purghe, e l'organizzazione di un sistema di campi di concentramento, i Gulag.

[15:20]Gli Stati Uniti escono come grandi vincitori della Prima Guerra Mondiale. La grande crescita economica degli anni '20 si accompagna ad una forte espansione dei consumi, per cui si parla di Ruggenti Anni Venti. Allo stesso tempo, però dietro a questa crescita vi sono due fattori di instabilità: da un lato un'eccessiva crescita della produzione rispetto alla domanda, per cui l'economia americana va verso una crisi di sovrapproduzione. Dall'altro, un'eccessiva speculazione finanziaria sul mercato azionario. Nel '29 questi fattori si incrociano. Ad ottobre crolla la borsa di Wall Street e si genera una crisi finanziaria che diventa presto una crisi economica. Gli effetti sono devastanti e si parla di Grande Depressione. La svolta arriva solo a partire dal '33 con l'insediamento del nuovo presidente, il democratico Roosevelt, che avvia il New Deal, ovvero una politica economica fondata sull'espansione della spesa pubblica per sostenere il rilancio economico. Nonostante il New Deal non riesca a rilanciare a pieno l'economia americana, riesce comunque nell'obiettivo di trascinare gradualmente gli Stati Uniti fuori dalla Grande Depressione.

[16:26]La crisi americana del '29 approfondisce ripercussioni su tutte le economie del sistema capitalistico. I suoi effetti sono devastanti in particolare in Germania, che poggia le basi della sua fragile ripresa negli anni '20 sugli investimenti americani. La nuova crisi produce un collasso dell'economia tedesca, che già nel '23 era stata duramente provata dall'iperinflazione provocata dalla crisi della Ruhr. Ad avvantaggiarsi di questa crisi è il Partito Nazional Socialista di Hitler, che propone la ricetta per uscire dalle difficoltà sostenendo da un lato la necessità di stracciare i trattati di Versailles, dall'altro, promuovendo un'ideologia nazionalista fondata su un profondo antisemitismo e anticomunismo. La crescita dei consensi porta Hitler ad essere nominato nel gennaio '33 Cancelliere. In pochi mesi, il leader del Nazismo ottiene i pieni poteri e nell'arco di un anno inaugura il Terzo Reich. La dittatura nazista da un lato punta ad ottenere il consenso delle masse attraverso tre cardini: il rilancio economico sostenuto dalla spesa pubblica, la creazione di organizzazioni giovanili di massa e uno stretto controllo della propaganda. Dall'altro lato, il Nazismo attua una feroce repressione dei dissidenti aprendo i lager, ovvero i campi di concentramento, e promuovendo una politica antisemita. Un elemento centrale di questa politica è il varo delle Leggi di Norimberga del '35, che poi Mussolini replicherà in Italia nel '38.

[17:57]Decisiva, per il destino mondiale, è poi l'aggressiva politica estera promossa da Hitler, fondata sul riarmo e sulla pretesa di una serie di annessioni territoriali. Nel '36 Hitler stringe un patto con Mussolini, l'Asse Roma-Berlino, un'alleanza che viene sperimentata nello stesso anno nella comune partecipazione alla Guerra Civile Spagnola in sostegno alle truppe nazionaliste di Francisco Franco. Nel '38 Hitler avvia una graduale ma inesorabile escalation. A marzo ottiene l'annessione dell'Austria, a settembre quella della regione cecoslovacca dei Sudeti, nel '39 della Boemia e della Moravia. Questa politica estera trova pochi oppositori, anche perché il Regno Unito applica la politica dell'appeasement nei confronti della Germania, ovvero una ricerca di compromessi e pacificazione, come avviene nella Conferenza di Monaco del '38, che porterà all'annessione dei Sudeti. Solo con l'inizio dell'invasione tedesca della Polonia, il 1° settembre '39, viene superata la politica dell'appeasement e Francia e Regno Unito dichiarano guerra alla Germania. È l'inizio della Seconda Guerra Mondiale.

[19:11]La Seconda Guerra Mondiale vede fronteggiarsi due schieramenti: da un lato le forze del Patto tripartito, Germania, Giappone e Italia. Dall'altro, come conseguenza dell'espansione delle forze del tripartito, un vasto fronte di opposizione che prenderà pienamente forma nel '41. I protagonisti saranno Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica, i cosiddetti Alleati, guidati dai cosiddetti tre Grandi, rispettivamente Roosevelt, Churchill e Stalin.

[19:41]Il primo tempo del conflitto vede una netta espansione delle forze del tripartito. In Europa, dopo l'invasione della Polonia nel settembre '39, Hitler dilaga in Scandinavia e occupa la Francia nel giugno del '40. La Germania non riesce a sferrare il colpo decisivo contro il Regno Unito, che resiste nella Battaglia d'Inghilterra, una battaglia aerea che inizia nel luglio '40 e che contrappone le aviazioni delle due potenze, ma rimane comunque in pieno controllo del Continente. Intanto, l'Italia entra in guerra durante l'occupazione della Francia e lancia la sua guerra parallela, il cui andamento è però pessimo, ma vengono raggiunti obiettivi come l'occupazione dei Balcani grazie al sostegno tedesco. Nel giugno del '41 i tedeschi danno avvio all'Operazione Barbarossa per conquistare l'Unione Sovietica e nel giro di pochi mesi penetrano profondamente nel territorio nemico. Alla fine dello stesso anno, viene avviata la Soluzione Finale, ovvero il piano di sterminio integrale della popolazione ebraica attraverso l'organizzazione di campi di sterminio. Sempre alla fine del '41, i giapponesi attaccano a sorpresa gli Stati Uniti, affondando la flotta stanziata a Pearl Harbor, con lo scopo di mettere fuori gioco la forza navale americana e dilagare nelle isole del Pacifico. A cavallo fra '42 e '43 le sorti del conflitto vengono ribaltate, con la vittoria degli Alleati in battaglie decisive sui tre fronti in cui si sta combattendo: la Battaglia di El Alamein in Nord Africa, la Battaglia di Stalingrado in Unione Sovietica, la Battaglia di Guadalcanal nel Pacifico. Nel luglio del '43, le forze alleate sbarcano in Italia e aprono la prima breccia in Europa. Lo sbarco alleato porta alla caduta di Mussolini, alla divisione dell'Italia in due con l'Armistizio dell'8 settembre e alla formazione della Resistenza nel Centro-Nord. Con la Resistenza si avvia da un lato una lotta di liberazione contro gli occupanti nazisti, dall'altro, una guerra civile contro i fascisti che danno vita alla Repubblica Sociale Italiana. A guidare la Resistenza è il Comitato di Liberazione Nazionale, un organismo che riunisce i partiti antifascisti. Nel giugno del '44, lo sbarco in Normandia apre un secondo fronte in Europa e si avvia la lenta ma graduale marcia verso la Germania. La resa tedesca arriva il 7 maggio del '45, alcuni giorni dopo il suicidio di Hitler. Per spingere anche i giapponesi ad arrendersi, il nuovo presidente americano, Truman, decide di sganciare il 6 e il 9 agosto due bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki.

[22:19]Il dopoguerra è caratterizzato da un rapido deteriorarsi delle relazioni fra statunitense e sovietici. Sebbene vengano prese alcune iniziative di collaborazione comune, come la fondazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e i Processi di Norimberga, si arriva presto ad una rottura diplomatica e allo sviluppo della cosiddetta Guerra Fredda.

[22:40]Con questo termine, intendiamo un periodo in cui le relazioni internazionali sono caratterizzate dalla presenza di un sistema mondiale bipolare, in cui Stati Uniti e Unione Sovietica rappresentano due superpotenze che propongono modelli politici, economici e culturali fra di loro antagonisti. Si usa il termine Guerra Fredda perché la rivalità non arriva a produrre un conflitto bellico diretto fra le due superpotenze.

[23:04]La rottura definitiva della collaborazione della Seconda Guerra Mondiale arriva nel '47, quando il presidente americano Truman presenta la Dottrina del Contenimento, ovvero indica come obiettivo prioritario della politica estera statunitense la necessità di contenere un'eventuale espansione del comunismo a livello globale.

[23:25]La prima immediata conseguenza è la divisione dell'Europa in due sfere di influenza: da un lato i paesi filoamericani, che vengono sostenuti economicamente dal Piano Marshall e danno vita al Trattato Nord Atlantico. Dall'altro, le cosiddette democrazie popolari, ovvero i paesi dell'Europa orientale sottomessi all'alleanza con l'URSS. Questa rete è cementata dalla creazione di un sistema di mutua assistenza economica, il COMECON, e a partire dal '55, dalla creazione di un accordo militare, il Patto di Varsavia.

[23:53]Al centro di questa spaccatura vi è la Germania, che dal 1949 viene divisa in due parti: la Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest) e la Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est). Dal 1949 la Guerra Fredda inizia anche ad assumere contorni sempre più globali. In quell'anno, in Cina si completa la Rivoluzione Comunista di Mao Tse-Tung, che porterà il vasto paese ad allearsi con l'URSS di Stalin. E nel '50 scoppia una guerra fra la Corea del Nord comunista e la Corea del Sud filo-occidentale, che attiva le due superpotenze a intervenire per sostenere i propri alleati. Questa primissima fase della Guerra Fredda si chiude nel '53, anno in cui si insedia un nuovo presidente negli Stati Uniti, il repubblicano Eisenhower e, soprattutto, in cui muore Stalin.

[24:37]Il nuovo leader dell'Unione Sovietica dopo Stalin è Nikita Krusciov. In politica interna, Krusciov lancia la parola d'ordine Destalinizzazione. Questa porta a superare gli aspetti più repressivi e il culto della personalità del suo predecessore. La destalinizzazione provoca anche movimenti di protesta in alcune delle democrazie popolari che puntano a rendersi autonome da Mosca, ma in questo caso la reazione di Krusciov è ferma, come dimostra l'invio di carri armati a Budapest per sedare le rivolte ungheresi del '56. Nei confronti degli Stati Uniti, Krusciov lancia invece la cosiddetta Coesistenza Pacifica. L'idea è da un lato quella di accettare la reciproca esistenza delle due superpotenze, dall'altro, quello di dimostrare in maniera pacifica la propria superiorità per attirare nelle proprie sfere di influenza le nuove nazioni che stanno nascendo in seguito al processo di decolonizzazione. La Coesistenza Pacifica non raggiunge in maniera immediata i suoi obiettivi. In particolare, durante la Presidenza americana di Kennedy, dal '61, si registrano due momenti di acuta tensione: la crisi tedesca, che porta nel '61 alla decisione comunista di alzare il Muro di Berlino, e la Crisi dei Missili di Cuba del '62, che spinge per due settimane il mondo sull'orlo di una guerra nucleare. L'età di Kennedy e Krusciov è di breve durata: il primo è ucciso in un attentato nel '63, il secondo deposto con un colpo di stato nel '64. A raccoglierne l'eredità sono rispettivamente Lyndon Johnson e Leonid Breznev. Con Johnson, gli Stati Uniti entrano a pieno nella Guerra del Vietnam, intervenendo nel conflitto che si apre fra il Nord comunista e il Sud nazionalista. L'intervento americano si fa gradualmente sempre più complesso e dà un duro colpo all'immagine internazionale degli Stati Uniti come guida della democrazia. Nel frattempo, a Mosca, l'età di Breznev si caratterizza lungo due direttrici: una forte corsa al riarmo per raggiungere la parità strategica con gli Stati Uniti e uno stretto controllo sul dissenso. In questo caso, il caso più eclatante è la repressione della cosiddetta Primavera di Praga nel '68.

[26:42]Nel 1968, le elezioni presidenziali statunitensi sono vinte dal repubblicano Richard Nixon. Nixon si impegnerà su due fronti: il primo è quello di concludere la guerra del Vietnam, riducendo quanto più possibile i danni.

[26:58]L'obiettivo fallisce però perché al termine del conflitto, nel '75, il Vietnam si riunifica sotto la guida comunista. Il secondo obiettivo è quello di avviare la cosiddetta distensione con l'URSS. Con distensione si intende una stagione di dialogo fra i due protagonisti della Guerra Fredda che ruota intorno alla formulazione di accordi per contenere il riarmo nucleare. Questa stagione favorisce in particolare in Europa un disgelo nei rapporti fra i due blocchi, soprattutto per quanto riguarda i rapporti fra Germania Est e Ovest. Protagonista, in questo caso, è soprattutto il leader social-democratico della Germania Ovest, Willy Brandt, con la sua Ostpolitik, ovvero la politica di apertura verso Est.

[27:38]La stagione della distensione si conclude alla fine degli anni '70, portando all'interruzione delle trattative per ulteriori accordi sugli armamenti nucleari. Nel mondo americano si afferma, infatti, la prospettiva che la distensione giovasse soltanto all'URSS, che negli anni '70 aumenta la sua sfera di influenza, specialmente nel mondo post-coloniale, mentre gli Stati Uniti sono travolti dalla debacle in Vietnam, da un'instabilità monetaria e dallo scandalo che pone fine alla Presidenza Nixon, ovvero il caso Watergate del '74. L'evento che porta definitivamente alla fine della distensione è l'invasione sovietica dell'Afghanistan a partire dal '79, un conflitto che avrà un impatto per molti versi assimilabile a quello del Vietnam per gli Stati Uniti. Deciso protagonista della caduta della distensione è il presidente repubblicano Ronald Reagan, in carica dall'81. Con Reagan, si torna ad uno scontro muscolare con l'URSS. Gli Stati Uniti avviano un poderoso riarmo per mettere in difficoltà il rivale, la cui economia è ormai entrata in una prolungata fase di stagnazione. Nell'85, alla guida dell'URSS, arriva Michail Gorbaciov, considerato un riformatore. In politica estera, Gorbaciov avvia un profondo ripensamento del rapporto con gli Stati Uniti, fondato sulla creazione di relazioni pacifiche. In politica interna, Gorbaciov punta a rivitalizzare l'URSS, attuando riforme incentrate su due parole d'ordine: perestrojka e glasnost. A dispetto delle intenzioni di Gorbaciov, questo approccio ha profondi effetti nei paesi dell'Europa orientale, dove si sviluppano manifestazioni anticomuniste che nell'89 portano all'abbattimento sostanzialmente pacifico delle varie democrazie popolari.

[29:17]Il momento decisivo è l'abbattimento del Muro di Berlino il 9 novembre '89. Nel '91, un gruppo dell'ala conservatrice del Partito Comunista Sovietico tenta un colpo di stato contro Gorbaciov per salvare l'esistenza dell'URSS, ma fallisce. Alla fine dell'anno, Gorbaciov, ormai delegittimato, firma lo scioglimento dell'URSS. Finisce così la storia della Guerra Fredda.

[29:43]Uno degli esiti più significativi della fine della Seconda Guerra Mondiale è l'avvio di un profondo processo di decolonizzazione e di raggiungimento dell'indipendenza di decine e decine di ex colonie.

[29:57]Questo processo ha il suo epicentro in Asia, dove i movimenti indipendentisti maturano in modo rapido fra le due guerre mondiali. Qui abbiamo due modelli differenti di decolonizzazione. Da un lato, processi pacifici, come, ad esempio, la decolonizzazione dell'India dal Regno Unito del '47, legata alla figura di Gandhi, anche se poi in realtà scoppieranno gravi violenze fra le popolazioni indù e quelle musulmane, che si andranno a dividere fra India e Pakistan. Dall'altro, casi di decolonizzazione raggiunta attraverso duri scontri, come, ad esempio, la decolonizzazione dell'Indocina, che giunge solo nel 1954 dopo un duro conflitto con la Francia.

[0:39]Un'altra regione interessata alla decolonizzazione nel dopoguerra è il Medio Oriente. Dentro a questo processo, il tema più critico è quello legato alla nascita dello Stato di Israele nel '48.

[0:54]Nello stesso momento della nascita di Israele, il nuovo Stato è attaccato dai paesi arabi confinanti. Nei decenni successivi, Israele sarà al centro di nuove guerre col mondo arabo, in particolare a causa del conflitto con l'Egitto, in cui si afferma dal '52 un movimento panarabo. Intrecciata a questi conflitti vi è la Questione Palestinese. Privati, infatti, di un proprio Stato autonomo con la guerra del '48-'49, i palestinesi si vengono a trovare in una condizione drammatica. Da un lato, si ammassano come profughi negli Stati arabi vicini, dall'altro vivono nei territori della Cisgiordania e nella striscia di Gaza che gli israeliani occupano dopo la guerra del 1967. Dalla seconda metà degli anni '60, i palestinesi provano ad organizzarsi con forme di lotta armata per avanzare le proprie rivendicazioni e il conflitto con Israele è tuttora irrisolto.

[1:48]In Africa, il movimento di decolonizzazione si sviluppa solo a partire dalla seconda metà degli anni '50. L'anno di svolta è il '60, con 17 indipendenze.

[2:02]Il processo si conclude negli anni '70, con le ultime indipendenze, in particolare per la fine della presenza coloniale portoghese. Anche in Africa non mancano guerre violente, come quella per l'indipendenza algerina dalla Francia. In alcuni casi, sono le élite bianche delle colonie a produrre un processo di decolonizzazione in modo tale da poter mantenere il potere e dare vita a regimi di segregazione razziale, come avviene in Sudafrica o in Rhodesia.

[2:28]All'interno dei paesi decolonizzati, si sviluppa il cosiddetto tema del terzomondismo. Il punto di partenza è la Conferenza di Bandung del '55, in cui sono posti temi come la necessità di una piena indipendenza delle colonie e la necessità di superare le divisioni fra il Nord del mondo, ovvero i paesi sviluppati, e il Sud del mondo, ovvero i paesi economicamente sottosviluppati, producendo un modello di collaborazione e solidarietà. All'interno dei paesi del terzo mondo, nasce nel '61, con la Conferenza di Belgrado, il movimento dei paesi non allineati, ovvero che non si riconoscono integrati né nella sfera statunitense né in quella sovietica. L'obiettivo è appunto quello di rappresentare un modello geopolitico alternativo alla divisione del mondo Est-Ovest. Questo movimento non produrrà mai un'alternativa realmente valida alla divisione Stati Uniti-Unione Sovietica, in quanto, al suo stesso interno, risulta diviso in tanti poli differenti.

[3:33]Gli anni '50 rappresentano anni di grande crescita economica, che è particolarmente rilevante nella sfera occidentale. In questi anni si assiste ad una forte innovazione tecnologica e ad una diffusione del benessere. Questa crescita in Europa è spesso legata: uno, ad un'integrazione fra iniziativa privata e iniziativa pubblica; due, all'adozione di politiche keynesiane, ovvero di forte impegno della spesa pubblica. Queste politiche si accompagnano alla nascita del Welfare State, un modello di stato sociale, in cui lo sviluppo economico è affiancato all'utilizzo di risorse pubbliche per diminuire le disuguaglianze sociali. Mentre l'economia e i consumi continuano ad espandersi, negli anni '60 si assiste al fenomeno della contestazione. Il tema principale è quello dell'emergere di un'ampia fascia giovanile come effetto della forte crescita demografica dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il primo epicentro della contestazione sono gli Stati Uniti, dove si sommano tre temi principali: il movimento per i diritti civili degli afroamericani, la protesta giovanile nel mondo universitario, la contestazione alla guerra del Vietnam. Questo movimento si diffonde rapidamente anche in Europa, dove più si avverte il tema dell'avvento della scolarizzazione di massa, di fronte ad un sistema scolastico ritenuto antiquato nelle strutture e nei valori. In generale, dietro a questi movimenti di contestazione, vi è una critica globale alla società e ai valori espressi dal Capitalismo, così come alle problematiche generate dalla Guerra Fredda. Questa critica spinge ad assumere atteggiamenti libertari, anticonformisti e in alcuni casi promuove tentativi rivoluzionari. Dentro a questo clima, assume un tratto peculiare il movimento femminista, che si propone di ottenere il riconoscimento del ruolo sociale delle donne e delle pari opportunità fra i sessi. Apice di questo movimento è l'anno 1968.

[5:29]Negli anni '70, l'andamento economico subisce una forte inversione di tendenza. Nel '71, Nixon pone fine alla convertibilità aurea del dollaro, provocando un'instabilità del sistema monetario. Nel '73, i paesi produttori di petrolio aumentano in maniera vertiginosa i prezzi, provocando il cosiddetto shock petrolifero. La conseguenza, soprattutto per i paesi europei più privi di risorse e dove più ampio è l'utilizzo della spesa pubblica per sostenere il Welfare State, entra in una fase di stagflazione. Con questo termine, intendiamo una situazione in cui aumenta l'inflazione, ma l'economia rimane stagnante. Nel corso degli anni '70, vengono così gradualmente abbandonate le politiche keynesiane e a cavallo con il nuovo decennio vengono avviate politiche neoliberiste, ovvero fondate su una forte riduzione della spesa pubblica, sulla privatizzazione e sulla deregolamentazione del mercato finanziario. I due principali protagonisti di questa svolta sono il presidente americano Reagan e la premier inglese Margaret Thatcher.

[6:40]Dalla fine del '45, l'Italia è guidata dal leader democristiano Alcide De Gasperi, a capo di governi di unità antifascista, a cui partecipano tutte le forze politiche che avevano dato vita alla Resistenza. Nel giugno del '46, con il referendum istituzionale, gli italiani scelgono di porre fine alla monarchia trasformando il paese in una repubblica. Nelle contemporanee elezioni della Costituente, emergono come principali forze politiche i cosiddetti partiti di massa: Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Partito Socialista. La loro convivenza dura fino al '47, quando De Gasperi pone fine all'alleanza con comunisti e socialisti, troppo legati a Mosca nel quadro della Guerra Fredda. Nonostante la rottura, nel gennaio del '48 entra in vigore la nuova Costituzione Repubblicana, che è il frutto del compromesso fra le diverse culture politiche dell'Italia del dopoguerra: cattolicesimo, socialismo e liberalismo. Nello stesso anno si svolgono le elezioni per eleggere il primo Parlamento repubblicano. La DC si impone in maniera netta su comunisti e socialisti. In continuità con gli anni precedenti, si afferma un governo centrista, ovvero formato dalla Democrazia Cristiana e da altri partiti minori di centro, guidato sempre da De Gasperi fino al '53. In questi anni, l'Italia sceglie la sua collocazione internazionale: entra nella NATO e partecipa alla nascita della Comunità Europea. Nella seconda metà degli anni '50, l'Italia entra nel miracolo economico. In questi anni, non si registra soltanto un forte incremento della crescita economica del paese, ma in generale si va incontro a forti cambiamenti sociali. L'Italia, infatti, entra nel pieno dell'industrializzazione e vede la diffusione di beni di consumo che cambiano lo stile di vita delle masse italiane. Questi cambiamenti provocano anche molte tensioni sociali e per cercare di governare i mutamenti, dall'inizio degli anni '60, prende vita una nuova formula politica, il Centro-Sinistra, fondato sull'alleanza fra DC e Socialisti, che ormai si sono allontanati da Mosca. I nuovi governi di Centro-Sinistra, nonostante il varo di alcune riforme, non riescono a contenere la crescita delle tensioni sociali. Nel '68 prende forma il movimento di protesta degli studenti, nel '69 l'autunno caldo, ovvero una stagione di lotte operaie. Al di là di questi movimenti di protesta sociale, prende anche forma una violenza politica e l'Italia entra nei cosiddetti anni di piombo. Un volto di questa stagione è la strategia della tensione, ovvero atti di terrorismo politico provocati da formazioni neofasciste e volti a destabilizzare il paese per provare a favorire il formarsi di governi autoritari. Un altro volto è la lotta armata di gruppi dell'estrema sinistra, fra cui le Brigate Rosse. L'apice della lotta armata si raggiunge con il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro nel '78. Moro, leader della DC, era stato protagonista di un avvicinamento con il Partito Comunista di Enrico Berlinguer per rendere più solide le istituzioni democratiche di fronte alla deriva terroristica degli anni di piombo. I governi di solidarietà nazionale, ovvero fondati sul sostegno esterno del PCI alla Democrazia Cristiana, durano però solamente dal '76 al '78. Negli anni '80 si entra in una nuova stagione politica, segnata dal Pentapartito, una vasta alleanza che include in particolare DC e Partito Socialista e esclude il Partito Comunista.

[9:57]Nuovo leader dei Socialisti e guida di governi del Pentapartito fra l'83 e l'87 è Bettino Craxi. Craxi incarna un'Italia diversa, in cui è finita la stagione dei grandi movimenti collettivi ed emerge una società post-industrializzata. La fine della Guerra Fredda, infine, pone termine anche al sistema dei partiti che caratterizza l'Italia dal dopoguerra. Si tratta, infatti, di un sistema sempre più corrotto e politicamente immobile che, una volta finite le logiche della Guerra Fredda, non ha più una ragione d'essere. La fine di questo sistema è accompagnata da notevoli tensioni, legate all'inchiesta di Mani Pulite, che nel '92 scopre un vasto sistema di corruzione che lega politica e mondo degli affari, da una forte svalutazione della lira nello stesso anno, e da una drammatica stagione di stragi di mafia fra il '92 e il '93. Dal '94, si comincia a parlare di Seconda Repubblica, con l'affermarsi di partiti nuovi rispetto a quelli della stagione precedente.

[10:59]Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, si pone il tema di un'integrazione europea per porre definitiva fine al conflitto permanente all'interno del Continente. Questa integrazione si svolge in primo luogo sul piano economico-produttivo. Nel '52, viene, infatti, istituita la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, a cui aderiscono Germania Ovest, Francia, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Nel '57, questa comunità evolve. Con i Trattati di Roma viene istituita la Comunità Economica Europea. La comunità si dota anche di un Parlamento europeo. A partire dal '73, con l'adesione alla CEE della Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito, la comunità comincia ad aumentare i suoi membri. Dal '79, il Parlamento viene per la prima volta eletto direttamente dai cittadini degli Stati aderenti. Con la fine della Guerra Fredda, anche la CEE subisce importanti novità. Nel '92, il Trattato di Maastricht trasforma la Comunità Economica Europea in Unione Europea, il che rafforza l'integrazione politica. Il Trattato pone anche le basi della futura unificazione monetaria, che porterà nel '99 alla nascita dell'euro. Nel 2004, entrano 10 nuovi paesi nell'Unione Europea, gran parte dei quali facevano precedentemente parte del blocco sovietico. Con questo passaggio, la comunità europea si trasforma definitivamente da organizzazione occidentale a organizzazione continentale. Nel 2007, i Trattati di Lisbona riformano ulteriormente il funzionamento delle istituzioni europee, dandogli il carattere attualmente ancora in essere. Grazie alle varie integrazioni, nel corso degli anni l'Unione Europea ha raggiunto il numero di 28 membri aderenti. Nel 2020, il numero si è ridotto in seguito all'uscita del Regno Unito.

[12:49]www.pilloledistoriaefilosofia.com

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