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I LIMONI (Montale) Spiegazione rapida, analisi, commento, figure retoriche

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[0:00]Ciao ragazzi, un breve e semplice spiegazione della poesia I limoni di Eugenio Montale.
[0:00]La poesia è contenuta in Ossi di seppia ed è la seconda della raccolta dopo la poesia d'apertura in Limine.
[0:30]Che sono piante molto comuni, che tutti noi conosciamo, ma che non hanno una fama letteraria.
[1:50]Meglio se le guazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall'azzurro, cioè è meglio se questo rumore degli uccelli si allontani, così possiamo assaporare meglio questo silenzio del paesaggio.
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[0:00]Ciao ragazzi, un breve e semplice spiegazione della poesia I limoni di Eugenio Montale. La poesia è contenuta in Ossi di seppia ed è la seconda della raccolta dopo la poesia d'apertura in Limine.

[0:14]Ed è una poesia molto importante, perché qui Montale dichiara apertamente quelli che vogliono essere i tratti caratteristici della sua poesia e c'è una poesia semplice, umile che canti le cose semplici quotidiane, come appunto i limoni.

[0:30]Che sono piante molto comuni, che tutti noi conosciamo, ma che non hanno una fama letteraria. Rifiuta invece quello stile aulico, artificioso, pomposo dei poeti laureati, come ad esempio D'Annunzio, cioè i poeti di grande fama che però hanno falsato la realtà perché parlano di piante che quasi nessuno conosce, come i bossi lustri o gli acanti, cioè cantano di cose lontane dalla realtà e lo fanno con questo stile artificioso, pomposo, aulico, ma solo per ottenere onore e gloria, cioè quasi soltanto a far vedere quanto sono bravi.

[1:07]Montale invece vuole cantare le cose semplici, le cose quotidiane e lo vediamo proprio in apertura, quando dice ascoltami rivolgendosi al lettore, i poeti laureati si muovono soltanto tra piante dai nomi poco usati, i bossi lustri o gli acanti. Io, per me, dal canto mio, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzangere mezzo seccate aggutano i ragazzi qualche sparuta anguilla, cioè ci sta descrivendo cose semplici come quelle stradine in cui i ragazzi agguantano, acchiappano, delle anguille nelle pozzangere mezzo seccate oppure quelle viuzze che seguono i ciglioni e discendono tra gli alberi dei limoni.

[1:50]Questa descrizione del paesaggio ligure continua anche nella seconda strofa. Meglio se le guazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall'azzurro, cioè è meglio se questo rumore degli uccelli si allontani, così possiamo assaporare meglio questo silenzio del paesaggio. Più chiaro si ascolta il sussurro dei rami amici, cioè dei limoni nell'aria che quasi non si muove e i sensi di quest'odore che non sa staccarsi da terra e piove in petto una dolcezza inquieta. Qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l'odore dei limoni.

[2:26]Quindi, in questo paesaggio in cui domina l'aridità, sotto il sole che picchia, ma anche il silenzio, la pace, il nostro premio per noi poveri uomini comuni, quindi vedete anche un riferimento contrario al super uomo di D'Annunzio, per noi poveri uomini, ci accontentiamo di poco, il nostro premio è proprio l'odore dei limoni, che si sparge per il paesaggio.

[2:49]Vedi, in questi silenzi in cui le cose si abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto. Talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di natura, il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, il filo da sbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità.

[3:07]In questa terza strofa, quindi, tra i silenzi del paesaggio, tra questa pace e questo profumo, questa solarità gialla dei limoni, si apre quasi un varco, cioè quasi uno spiraglio in cui possiamo sbirciare oltre alla realtà visibile. Possiamo accedere a delle verità nascoste, quindi sembra quasi che si apra quel famoso varco in Montale, oltre il visibile, tema caro anche ai decadentisti, se ricordate.

[3:36]Tuttavia, questa attesa di una rivelazione, questa illusione in cui potremmo quasi accedere a una verità più profonda, più misteriosa, viene disillusa nella quarta strofa, che si apre proprio con ma l'illusione manca e ci riporta il tempo nelle città rumorose, per cui svanisce ogni illusione, ogni possibilità di trovare questo varco e qui l'immagine passa invece all'inverno, al rumore della città, quindi la pace, il silenzio, l'aridità dell'estate, del paesaggio ligure, fa spazio invece all'inverno, alle città rumorose, dove l'azzurro si mostra soltanto a pezzi. La pioggia stanca la terra, quindi con l'inverno la pioggia si fa più abbondante e si affolta anche il tedio dell'inverno sulle case. La luce si fa avara, amara all'anima.

[4:30]Quindi con l'inverno c'è meno luce e si diventa anche più tristi, più annoiati, però all'improvviso, quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte, ci si mostrano i gialli dei limoni e il gelo del cuore si sfa e in petto ci scrosciano le loro canzoni, le trombe d'oro della solarità.

[4:52]Quindi questa parte conclusiva ha un finale positivo, di speranza, un ritorno dell'illusioni, perché in questo grigiore, in questa tristezza, noia della città, all'improvviso, basta scorgere da un portone semichiuso questi limoni, questo giallo dei limoni e allora il cuore rinasce di gioia.

[5:12]I limoni, quindi, è una delle poesie più importanti di Ossi di seppia. Si compone di quattro strofe per un totale di 49 versi. I versi sono liberi, ma frequenti sono gli endecasillabi e i settenari.

[5:26]Le rime, invece, sono sparse, per esempio, azzurro, sussurro, terra, guerra, disunisce, languisce, ma anche rime di mezzo, per esempio, laureati, usati, avara, amara.

[5:39]Notiamo anche questo ascoltami iniziale che ricorda un po' la pioggia nel pineto di D'Annunzio che apre con taci e questo ascoltami e questo vedi, che sono rivolti direttamente al lettore.

[5:54]Notiamo poi alcune simmetrie tra le strofe. Per esempio, la prima e la terza sono strofe più riflessive, la seconda e la quarta, invece, più descrittive.

[6:04]Poi, la prima e la seconda strofa, vedete che finiscono con la parola limoni, la terza e la quarta, invece, con le parole divinità e solarità che comunque in qualche modo richiamano un po' all'immagine dei limoni, a questo sole, no?

[6:20]Infine, tra le figure retoriche, innanzitutto tantissimi e jombman, cioè quando si continuano nel verso successivo e sono tanti. Per esempio, nel primo verso, i poeti laureati continua qui si muovono soltanto tra le piante continua qui dai nomi poco usati.

[6:35]Abbiamo poi le anafore, cioè la ripetizione delle stesse parole all'inizio del verso, per esempio, qui, qui oppure il, il, e, e, le, le.

[6:46]Abbiamo poi diverse metafore, qui in cui ci si riferisce proprio a questo tentativo di trovare il varco, di accedere a delle verità più profonde, oltre alla realtà visibile, quindi, scoprire uno sbaglio di natura, il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, il filo da sbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità.

[7:07]Una bella sinestesia, per esempio, le trombe d'oro, trombe ha a che fare con il senso dell'udito, d'oro invece con la vista.

[7:16]E infine, questo chiasmo, la luce si fa avara, amara l'anima, quindi questa sorta di incrocio che collega la luce con l'anima, avara con amara.

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