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IL NEOREALISMO - Storia del cinema italiano in 5 minuti

I classici del cinema italiano

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[0:03]Oggi vi presento un nuovo progetto dedicato alla storia del cinema italiano in 5 minuti, ovvero dei brevi riassunti dedicati a studenti, insegnanti o semplici appassionati che si focalizzano su movimenti e poetiche del nostro cinema italiano.

[0:28]Il neorealismo è stato uno dei movimenti culturali e cinematografici più importanti dell'immediato dopoguerra. Il termine viene utilizzato per la prima volta dal montatore Mario Serandrei sulle pagine della rivista Cinema nel 1942 a commento del film che stava realizzando, del titolo Ossessione di Luchino Visconti che apre la strada alla nuova poetica neorealista. Neorealista perché c'era già stato una corrente realista nel cinema muto italiano, con film come Assunta Spina di Francesca Bertini e Gustavo Serena e il film Sperduti nel buio di Nino Martoglio. Tornando alla storia, dopo l'8 settembre 1943, l'Italia è allo sbaraglio. I teatri di posa di Cine Città sono un riparo per gli sfollati e le attrezzature tecniche sono state sequestrate dai tedeschi in ritirata per essere portate al cinema villaggio di Venezia. In questo clima drammatico si fa avanti una poetica comune e silenziosa, non scritta a tavolino tra i registi per la creazione di un nuovo cinema dedicato agli italiani, alla collettività, che possa essere uno strumento di unione e fratellanza. Inizia così la stagione neorealista che si può dividere in due fasi. La prima in cui i soggetti dei film si concentrano sui fatti degli ultimi mesi di guerra, come avviene nel manifesto del cinema neorealista Roma città aperta di Roberto Rossellini. Seguito da una seconda fase in cui si racconta la lenta e difficoltosa ripresa dell'Italia. I nomi dei registi legati al neorealismo sono quelli di Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Giuseppe De Santis e Carlo Lizzani. Le caratteristiche principali di questa nuova poetica sono l'ambientazione e nelle principali città italiane sconvolte dalla guerra. I teatri di posa sono inaccessibili, per cui si gira all'aperto e tra le macerie. Da notare che la maggior parte dei registi rifiuta la rappresentazione della piazza, luogo simbolo e per eccellenza del fascismo. L'ambientazione può essere anche rurale, come ben rappresentato da Luchino Visconti nella Terra trema e Giuseppe De Santis in Caccia tragica. I personaggi diventano comuni e popolari diventano anche i nomi dei personaggi, infatti troviamo la Sopinana, Don Pietro, Edmond. Molti attori sono presi dalla strada, non sono attori professionisti, come amava fare Vittorio De Sica, con i suoi protagonisti dei film di ladri di biciclette e Umberto D. I bambini hanno un ruolo fondamentale nel racconto, la storia viene vista attraverso i loro occhi innocenti e sono, come dice Anna Magnani in Roma città aperta, il futuro. Molte volte sono più forti e più coraggiosi dei genitori, come avviene nel finale del bellissimo ladri di biciclette. Il linguaggio diventa comune, al cinema, dopo l'italianizzazione voluta dal fascismo, ritornano i dialetti regionali, oltre a lingue straniere come l'inglese e il tedesco. Emblematico dal punto di vista linguistico è il film Paisà di Rossellini. Tra le varie tematiche affrontate troviamo l'analisi della situazione economica e morale degli italiani. Forti sentimenti di speranza per avere un riscatto, per poter avere un posto nella società e avere un lavoro, come accade il protagonista di ladri di biciclette, è fondamentale per raggiungere questo scopo. Si parla poi di reduci che tornano dal fronte o che sono stati nei campi di prigionia. Si parla di banditi e di collaborazionismo. Non essendoci la censura si infrangono i tabù, viene rappresentata l'omosessualità, la pedofilia, la prostituzione. Questa corrente, apprezzata in tutto il mondo, è stata poco considerata nel nostro paese, del resto gli italiani dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale preferivano andare al cinema a vedere i spettacolari film hollywoodiani, piuttosto che ritrovare sullo schermo le miserie che vivevano ogni giorno. La poetica neorealista si esaurisce nei primi anni 50 e gli storici del cinema considerano Umberto D, il film che chiude questa fortunata stagione. Un film assolutamente da vedere Roma città aperta del 1945 di Roberto Rossellini. Un film da scoprire Caccia tragica di Giuseppe De Santis del 1947. Un film da riscoprire Germania anno zero del 1948 di Roberto Rossellini.

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