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La via del guerriero 5. Fraser Clansman - Barbero (La bussola e la clessidra, 13 gennaio 2023)

B.S.

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[0:01]Il mio primo desiderio è vedere questa piaga dell'umanità, la guerra, bandita dalla terra.
[0:01]Sono le parole di George Washington, leader delle forze rivoluzionarie nella guerra di indipendenza americana e successivamente primo presidente degli Stati Uniti.
[0:01]Per quanto orribile sia la guerra, e sebbene Washington e altri grandi leader la detestassero, riconoscevano anche che ai loro tempi, essa poteva essere l'unica via per ottenere cambiamenti.
[0:01]E che in mezzo alla distruzione e alla carneficina, atti di coraggio e nobiltà d'animo potevano ergersi al di sopra della mischia.
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[0:01]Il mio primo desiderio è vedere questa piaga dell'umanità, la guerra, bandita dalla terra. Sono le parole di George Washington, leader delle forze rivoluzionarie nella guerra di indipendenza americana e successivamente primo presidente degli Stati Uniti. Per quanto orribile sia la guerra, e sebbene Washington e altri grandi leader la detestassero, riconoscevano anche che ai loro tempi, essa poteva essere l'unica via per ottenere cambiamenti. E che in mezzo alla distruzione e alla carneficina, atti di coraggio e nobiltà d'animo potevano ergersi al di sopra della mischia. In questa serie, raccontiamo di quei guerrieri le cui nobili gesta attraversano i secoli.

[0:52]Che combattessero una guerra giusta o che difendessero una causa persa, essi seguivano la via del guerriero. Benvenuti. Oggi vi presentiamo la quinta puntata della nostra serie La Via del Guerriero. Dove, come sapete, in ogni puntata il protagonista è un personaggio del passato, appartenente a un'epoca e a una cultura militare particolarmente importante, importante storicamente e anche nel nostro immaginario di oggi. E questo è particolarmente vero per il protagonista di cui ci occupiamo in questa puntata, che è un Highlander, un guerriero scozzese, nel caso specifico del Medioevo, di quell'epoca in cui gli scozzesi combattevano contro gli inglesi per la loro indipendenza, quelle vicende, cioè, che sono state rese famose e impresse nel nostro immaginario dal film Braveheart.

[2:24]Fraser Don Hay, nato nel 1287, è il rampollo di uno dei più antichi clan delle Highlands scozzesi, un giovane uomo che ha eroi da ammirare e una reputazione da difendere. Per Fraser e per i membri di tutti i clan scozzesi, la via del guerriero è un impegno che dura per tutta la vita. I guerrieri delle Highlands sono un elemento classico di molte rappresentazioni militari scozzesi. Potremmo definirli uomini allevati per la guerra, addestrati alla guerra fin dalla più tenera età. Uomini che appartengono a una società abbastanza militarista, una società che tende a dedicarsi all'agricoltura per parte dell'anno e alla guerra in un'altra parte dell'anno. A volte si tratta di conflitti locali in territorio scozzese, dispute tra clan, ma in alcuni casi erano veri e propri conflitti internazionali. Pare che discendiamo tutti dai clan scozzesi, vero? Ognuno di noi ha qualche goccia del loro sangue nelle vene. Un anno prima della nascita di Fraser, nel 1286, era stato emesso un decreto che obbligava tutti i liberi cittadini scozzesi a prestare 40 giorni di quello che oggi definiremmo servizio di leva.

[3:40]L'obbligo riguardava quasi tutte le classi sociali, compresi i baroni e i Thane, i capi clan scozzesi.

[3:59]Il re poteva far appello ai suoi mezzadri e ai capi clan affinché fornissero una certa quantità di soldati ogni anno. Il cosiddetto esercito comune poteva essere mobilitato a livello nazionale, nelle Highlands e nelle Lowlands. A volte era schierato in un'area specifica della Scozia per risolvere un problema. L'esercito comune poteva occuparsi di difendere il regno per conto del re oppure di difendere la pace all'interno del regno. L'esercito scozzese rappresenta l'intero regno, ma si tratta di un gruppo selezionato, comprendente un numero di uomini scelti. Il guerriero scozzese va in guerra per la sua indipendenza e combatte come un proverbiale poeta guerriero, anche nelle circostanze più avverse. Attraverso le nebbie del tempo, scorgiamo i suoi occhi selvaggi e i suoi capelli rossi come il fuoco e il suono stridulo delle cornamuse si mescola al suo grido di battaglia. Combatte contro i suoi tirannici oppressori, contro gli infidi e calcolatori re inglesi e contro le loro corti. In inferiorità numerica, ma animato da un coraggio impareggiabile, brandisce la sua spada con entrambe le mani, lanciandosi verso il nemico. È un'immagine irresistibilmente affascinante, ma si basa sulla realtà dei fatti.

[5:27]C'è un fondo di verità nella raffigurazione di questi uomini come guerrieri, come individui che sono abituati a combattere, esperti di guerra, che sono stati allevati a considerare la guerra un elemento integrante delle loro vite. Non è l'unica cosa che fanno, ma ne costituisce una buona parte e sono sempre pronti a combattere quando è necessario.

[6:03]La storia di Fraser Don Haig ruota attorno alle guerre di indipendenza scozzesi tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV. Il nemico era naturalmente l'Inghilterra. Gli inglesi volevano imporre al popolo scozzese non solo il loro re Edoardo I, ma anche il loro sistema feudale, ma finiranno per scoprire che i loro vicini del nord tengono molto alla loro libertà e che sono disposti a combattere fino all'ultimo uomo per conservarla, proprio come avevano scoperto i romani prima di loro. Se ne avete occasione, andate a visitare una delle strutture più sbalorditive del mondo, il Vallo di Adriano.

[6:47]Ancora in piedi, 2000 anni dopo la sua costruzione, era una struttura impressionante, eretta per isolare tutta la Scozia, una barriera lunga 120 km e visitata da molte persone ogni giorno. Si possono vedere le fortezze di cui era punteggiato, era un'opera colossale.

[7:09]Ma perché fu costruito un muro? A deciderne la costruzione furono i romani. I romani erano guerrieri temibilissimi, ma i Pitti erano abili razziatori, come del resto tutte le tribù scozzesi nel corso della storia. Attraversavano un confine rapidamente, rubavano tutto e poi scappavano via.

[7:32]Le fonti romane descrivono i Pitti come avversari ostici. Essi adottavano alcune delle tattiche di guerriglia che gli storici associano tipicamente alle guerre di indipendenza o a tutte le dispute di confine con gli inglesi. Ed erano abili nello sfruttare il territorio. Emergevano all'improvviso dalla nebbia e per questo suscitavano un timore quasi leggendario. Si avvicinavano come fantasmi, sfruttando la copertura della nebbia per attaccare il nemico quando questo era vulnerabile e loro non facevano prigionieri. I romani giunsero nel nord, ma non vi restarono a lungo, non appena lasciarono quelle terre i Pitti poterono compiere scorrerie a sud nel territorio della Britannia romana. Il Vallo di Adriano fu costruito proprio come misura difensiva per frenare le scorrerie dei Pitti e di altri gruppi ostili. Ma a quanto pare i Pitti erano anche ben attrezzati sul fronte navale e riuscirono così a bypassare lo sbarramento per attaccare l'Inghilterra nord orientale dal mare. Il Vallo di Adriano certamente non impedisce ai Pitti di razziare gli insediamenti romani.

[8:52]Anzi, a un certo punto, nel II secolo, i Pitti assumono il controllo totale dell'intero Vallo di Adriano, da est a ovest.

[9:09]Successivamente anche i Vichinghi si avvicineranno alla Scozia con una certa cautela, ma alla fine riusciranno a insediarvisi, mescolando il loro fiero sangue guerriero con quello dei Pitti. Alla nascita di Fraser Don Haig, la feroce reputazione degli scozzesi è ormai consolidata. C'era un cronista del XII secolo, Aelred di Rievaulx, era un abate cistercense, scriveva dall'abbazia di Rievaulx nello Yorkshire. Nelle sue cronache narra le incredibili battaglie tra gli inglesi e gli scozzesi e descrive il comportamento degli scozzesi con tinte molto vivide, usando le parole tipicamente associate ai guerrieri scozzesi.

[9:57]Selvaggi, barbari, brutali, irrefrenabili.

[10:04]Sono parole che usa spesso nelle sue narrazioni, ma si spinge anche oltre, in particolare descrive i Gallwegians, gli uomini di Galloway. Ed è una scelta decisamente interessante. Li definisce uccisori di bambini e anche altri cronisti dell'epoca descrivono quei guerrieri con parole terribili, affermando che schiacciavano i bambini sotto gli zoccoli dei loro cavalli, che strappavano i feti dalle pance delle donne incinte e che li uccidevano all'istante. Si parlava di omicidi, stupri e incendi. Come successivamente faranno i produttori di Hollywood, i cronisti medievali talvolta preferivano a una asettica descrizione dei fatti, una vivida narrazione da far accapponare la pelle. Ma certamente gli scozzesi dell'epoca erano guerrieri temibili. La loro reputazione era fondata. Tuttavia, prima delle guerre di indipendenza, gran parte delle guerre da loro combattute erano conflitti tra clan.

[11:17]Nei cosiddetti gatherings, raduni speciali, i rappresentanti dei clan principali si riunivano in un luogo designato. Si suonavano le cornamuse, si danzava l'Highlands Fling e si celebravano con passione i cosiddetti Highlands Games. Si disputavano gare come il lancio del camber, nel corso del quale i partecipanti tentavano di lanciare un palo lungo 6 m il più lontano possibile, o il lancio del martello, per puro divertimento. Ma attenzione, far parte di un clan era una questione di sangue, terra e orgoglio guerriero. Ancora oggi per molti scozzesi, l'appartenenza a un clan è una faccenda seria.

[12:08]Per Fraser Don Haig, tra il XII e il XIII secolo, l'appartenenza al clan era tutto. Nato in uno dei primi clan storici della Scozia, la sua fedeltà a esso veniva prima di quella al paese e certamente prima della fedeltà a qualsiasi corona.

[12:29]Potrebbe sembrare una semplice questione di identità, ma i clan scozzesi passavano molto del loro tempo a combattere tra loro.

[12:43]Vivevano dei frutti della terra e del bestiame che vi pascolava, perciò molte delle loro dispute riguardavano il territorio e le mandrie. Gli scontri potevano essere feroci e sanguinosi e alcune faide potevano trascinarsi per secoli.

[13:06]Due clan importanti erano i Campbell e i MacDonald. Non sappiamo perché si combattessero, esistono molte versioni diverse dei fatti che vanno dal furto di una mucca, a uno stupro, fino a un omicidio. Un po' come succede in ogni faida che ha inizio e poi continua perché nessuno la ferma e questa in particolare è andata avanti per secoli. È un ottimo esempio e una delle faide più durature. Ancora oggi c'è un detto che recita: mai fidarsi di un Campbell. Fu Giacomo VI a tentare di risolvere quello che definiva il suo problema nelle Highlands. Così, nel XVIII secolo, si ebbe il massacro di Glencoe, uno dei più infami. I MacDonald accolsero degli emissari dei Campbell, diedero loro ospitalità e questi ultimi ne approfittarono di notte per assassinarli nei loro letti. È stata l'amara conclusione di una faida tra clan iniziata nel XIII secolo e protrattasi per almeno 500 anni. È alquanto deprimente che una delle caratteristiche salienti della cultura di questi clan sia l'incapacità di smettere di serbare rancore. E sono molti gli esempi di famiglie che hanno odiato altre famiglie per diversi secoli. In poche parole, la disputa tra i Campbell e i MacDonald riguardava il potere e la vicinanza. Erano clan vicini sulla costa occidentale. Chi ha visto il film Braveheart, a cui faceva riferimento prima, sarà convinto che gli scozzesi, anche nel Medioevo, si dipingessero la faccia di blu quando andavano in battaglia. E infatti la cosa ha colpito Ludovico, il quale dice: vorrei sapere perché scozzesi e celti si dipingevano entrambi la faccia di blu? Allora, proviamo a mettere ordine. Beh, gli scozzesi sono celti, effettivamente, eh, almeno quelli delle Highlands hanno parlato a lungo e in parte ancora conoscono il gaelico, cioè una lingua celtica. Quindi, gli scozzesi sono uno dei popoli che ancora oggi si richiamano a una tradizione celtica. Che si dipingessero la faccia di blu nel Medioevo, devo dire che di prove non ce ne sono e io personalmente, se dovessi dire, non ci credo. Si dipingevano la faccia di blu i loro antenati molti secoli prima, cioè i Britanni incontrati da Giulio Cesare, quando avendo, come dire, un po' di tempo libero, decise che dopo aver invaso la Gallia, ci provava anche con le isole britanniche. Ecco, sbarcando nelle isole britanniche, Giulio Cesare, che ci racconta, come al solito le sue imprese, ci dà anche questa informazione, che questi guerrieri, quando lui si ritrova di fronte in battaglia, hanno, hanno le facce colorate di blu, le facce, anche i corpi, colorati di blu. Altre fonti antiche ci danno qualche dettaglio in più, sempre con riferimento specifico ai Britanni, agli abitanti delle isole britanniche. Plinio dice che anche le donne loro si colorano di blu l'intero corpo in occasione di certi riti religiosi. Ci sono anche indicazioni sulle, sui colori vegetali che usavano, il guado, che poi per tutto il Medioevo continuerà a essere usato come principale colorante blu. E c'è una cosa che è interessante, cioè che i verbi che gli storici antichi usano per descrivere questo, che io ho detto, appunto colorarsi, non usano mai il verbo dipingere. Usano piuttosto espressioni che fanno pensare non a una pittura, ma a una specie di tatuaggi. Quindi in sostanza, quello di cui noi siamo abbastanza sicuri era che i celti delle isole britanniche non solo in guerra, ma anche per ragioni religiose, non solo gli uomini, ma anche le donne, usavano tingersi, specialmente tatuarsi in blu il viso e il corpo. Naturalmente, questo non significa affatto che lo facessero gli altri celti e non significa affatto che abbiano continuato a farlo una volta diventati cristiani e normalissimi abitanti del Medioevo, com'erano, con buona pace, come dire, delle leggende, anche gli abitanti della Scozia, ecco. Ma su questo poi magari, se qualcuno invece ne sa di più e vuole smentirmi che ci scriva, che sarà, sarò contento di impararlo. L'altra domanda a cui volevo rispondere adesso è quella di Pasquale, il quale parla del termine clan, che effettivamente è un termine gaelico, celtico, quindi. Ci mette insieme anche faida, dice, sia clan, sia faida, sono termini di origine nordica. E allora, come mai sono sempre utilizzate queste parole per parlare dell'arretratezza sociale del nostro sud Italia.

[18:00]È interessante pensare che appunto, noi abbiamo in Italia un po' questo complesso di inferiorità, di avere una società con delle arretratezze, per cui si usano parole che sono nate altrove e che però ormai si sono un po' specializzate. In realtà non è così, eh, Pasquale. Il termine clan viene indicato perché, così, sembra che le organizzazioni mafiose funzionino un po' come potevano funzionare queste grandi famiglie, appunto, delle Highlands o dell'Irlanda in cui tutti i discendenti ubbidivano a uno stesso capofamiglia. Certo, certo, ma mica solo in Italia. Per esempio, in un'altra parte del mondo dove le mafie sono diffusissime, cioè l'ex impero sovietico, lì i giornalisti, gli studiosi, antropologi usano regolarmente il termine clan per indicare appunto, queste famiglie mafiose. Non è, non è soltanto un primato italiano e e dell'Italia meridionale. Quanto la faida è una parola longobarda, effettivamente. I romani che, come dire, avevano tanti problemi, però la vendetta per l'omicidio e la vendetta a catena che legava due famiglie per generazioni in questo patto di sangue, beh, i romani non ce l'avevano. E quindi quando vengono a contatto con i barbari che invece a queste cose ci tengono moltissimo, le parole che usano i barbari sono le uniche possibili e vengono tramandate anche alle nostre lingue. Però, appunto, anche lì non credo che sia una cosa di cui soltanto l'Italia debba portare portare il marchio.

[19:44]Quando i clan scozzesi combattevano tra loro o contro i cosiddetti forestieri o Saxons, quali armi usavano in battaglia i guerrieri come Fraser?

[19:58]La cultura scozzese, soprattutto nella regione delle Highlands, attribuiva molta importanza alla velocità e alla tattica, piuttosto che alla forza bruta e alla superiorità degli armamenti. Tendiamo a immaginare il tipico guerriero scozzese come un uomo armato fino ai denti, un coltello nascosto in un calzino o altre armi da portare in battaglia. E certamente molti soldati, molti guerrieri portavano con sé più di un'arma.

[20:38]Usavano probabilmente le spade, ma certamente le lance erano armi assolutamente classiche in epoca medievale, anche nelle Highlands occidentali. E poi altre armi, come le asce. In particolare erano molto usate nelle Highlands occidentali, talvolta con un manico lungo che faceva sì che fossero impugnate con due mani, quasi come una lancia. L'ascia di Lohaber era una di queste armi e con una portata maggiore di un'ascia a manico corto poteva infliggere più danni ai nemici.

[21:42]Fraser dedicava molto tempo a imparare come usare queste armi per una questione di sopravvivenza, ma anche di orgoglio. È facile immaginare che una picca potesse infliggere ferite mortali e gli scozzesi usavano vari tipi di picca. C'erano la flail, la glaive e l'alabarda delle Highlands, detta anche ascia di Lohaber, essenzialmente un'ascia dotata di una lunga asta. Erano armi capaci di disarcionare un cavaliere in armatura con un solo colpo. Le picche erano un elemento centrale di una tattica scozzese nota come schiltron. I soldati di frontiera armati di picche si disponevano a quadrilatero oppure in formazione ovale, con le armi rivolte verso l'esterno, costituendo una barriera irta di punte acuminate davanti al nemico in avanzata. Lo schiltron era una tattica estremamente interessante, nonché molto efficace. Richiedeva grande precisione e un duro addestramento.

[22:40]Bisognava conoscerne ogni dettaglio affinché fosse efficace. Era un po' come il muro di scudi degli anglosassoni o la falange dei romani. Richiedeva una grande coesione tra i membri del gruppo ed era molto difficile da superare a distanza ravvicinata. Un guerriero scozzese, di norma armato fino ai denti, probabilmente provvedeva personalmente alle proprie armi. Nel 1318, Robert Bruce, ovvero Re Roberto I di Scozia, aveva decretato che ogni uomo in possesso di beni equivalenti al prezzo di una mucca, dovesse dotarsi di una lancia, una spada o un arco con 24 frecce. Gli scozzesi hanno dovuto far ricorso a tutta la loro tenacia nei 50 anni di guerre combattute tra il 1296 e il 1346. Le morti accidentali di Re Alessandro III e della sua erede designata Margherita di Scozia, avevano lasciato la Scozia senza un monarca, ma con molti pretendenti al trono. Gli scozzesi avevano così rivolto lo sguardo a sud, interpellando l'Inghilterra e chiedendo al Re Edoardo I di intervenire. Con il senno di poi, si trattò di un errore terribile, perché Edoardo sì, era intervenuto, ma piazzando un re fantoccio sul trono di Scozia e iniziando a regnare per interposta persona, esigendo tasse sempre più alte e l'invio di truppe per la sua guerra contro la Francia. C'era un solo rimedio possibile: la guerra. Ma sfidando gli inglesi, gli scozzesi se la sarebbero vista con quello che era probabilmente l'esercito più potente d'Europa. Come avrebbe potuto un'armata improvvisata di ladri di pecore sconfiggere i cavalieri corazzati di Inghilterra? Le guerre di indipendenza sono un tema assolutamente affascinante, perché c'è questo senso di purezza della causa. La lotta per l'indipendenza, per la libertà, è un valore universale nel quale tutti possiamo immedesimarci. All'inizio delle guerre, le cose non promettevano molto bene per gli scozzesi. L'Inghilterra era un paese molto più grande, era un regno molto più ricco e il risultato di tale ricchezza era che gli inglesi potevano schierare più soldati. Potevano disporre di molti più cavalieri, avevano, insomma, molti più uomini ben corazzati e a cavallo. L'Inghilterra poteva schierare un paio di migliaia di cavalieri, mentre la Scozia, nella migliore delle ipotesi, poteva mobilitarne un paio di centinaia. L'Inghilterra poteva attingere a risorse da vari territori appartenenti alla sua sfera di influenza, dunque dall'Irlanda e dal Galles, che avevano le loro specialità militari. Insomma, la macchina militare inglese era piuttosto avanzata, molto potente e gli inglesi erano in grado di mobilitare eserciti enormi. Una buona storia sulla libertà ha bisogno di un cattivo e gli inglesi sono riusciti a fornirne uno. Re Edoardo I ha avuto due soprannomi nella sua vita: Gambe lunghe, per via dei suoi quasi 190 cm di altezza, una statura straordinaria a quell'epoca. Il secondo soprannome: il martello degli scozzesi.

[53:49]Dopo alcuni iniziali successi, l'esercito di ribelli giacobiti di Carlo Stuart affronta gli inglesi nella battaglia di Culloden, nel 1745. Sarà l'ultima battaglia campale combattuta sul suolo dell'arcipelago britannico. Pur bersagliati dall'artiglieria nemica e in inferiorità numerica, i giacobiti reagiscono con una carica alla spada degna di una nazione di poeti guerrieri. Ma questa volta la linea degli inglesi non cede. L'esercito giacobita viene sbaragliato e il giovane pretendente Stuart deve rifugiarsi sul continente. Dopo la battaglia gli Highlanders feriti vengono finiti sul posto con la baionetta e tutti quelli in fuga rincorsi e uccisi. Seguirà un periodo di dura repressione nelle Highlands. Verrà vietato suonare le cornamuse o indossare il kilt. Gli inglesi tentano così di distruggere definitivamente l'antico sistema dei clan, ma per quanto cerchino di sopprimere le loro tradizioni, non riusciranno mai a piegare del tutto lo spirito guerriero degli scozzesi.

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