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Piccola storia del teatro a palchi detto all'italiana Philippe Daverio

Officina Daverio

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[0:45]Questa volta il passpartout della puntata ve lo faccio vedere, ma non ve lo spiego.
[0:53]Tutti leggono teatro, tutti pensano al teatro antico, greco e latino e non esistono teatri.
[0:53]Ci vorranno cent'anni prima che nasca la prima volta l'idea di un teatro fisico vero e proprio.
[0:53]I greci avevano dei teatri, i romani avevano dei teatri, gli uomini del Medioevo facevano teatro davanti alla chiesa.
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[0:45]Questa volta il passpartout della puntata ve lo faccio vedere, ma non ve lo spiego.

[0:53]La porchetta. Cosa c'entra la porchetta col teatro? Lo capirete. Questione molto curiosa dell'Umanesimo fra 400 e 500. Tutti leggono teatro, tutti pensano al teatro antico, greco e latino e non esistono teatri. Ci vorranno cent'anni prima che nasca la prima volta l'idea di un teatro fisico vero e proprio. I greci avevano dei teatri, i romani avevano dei teatri, gli uomini del Medioevo facevano teatro davanti alla chiesa. Gli uomini del Rinascimento si incontravano nell'estetica perfetta dei giardini medicei e basta, oppure recitavano a casa fra gli amici. La nostra storia inizia ai portici, sotto i portici, ad un passo dalla Chiesa del Santo a Padova.

[1:49]Dietro un portone dall'aspetto misterioso.

[2:02]Il complesso architettonico da esterno detto l'Odeo Cornaro. Costruito nel 1524 per Alvise Cornaro. Si tratta del primo complesso per lo spettacolo nato in Italia come complesso integrato. Il teatro da un lato, la musica dietro a me e la parola, la poesia. Ecco come nasce il primo progetto Falconetto 1524. È solo una loggia che riprende la tradizione romana da Pre Varone, di ciò che dovrebbe essere lo spazio per la recita teatrale. Varone è quello scrittore del primo secolo prima di Cristo, che racconta molto sulla vita architettonica romana e viene riscoperto negli anni dell'Umanesimo come Pondon al Vitruvio. Secondo la miglior tradizione della cultura antiquariale che a Padova ha avuto uno dei suoi fulcri colpa i padovani e l'università. Poi successivamente viene aggiunta la loggia sopra.

[3:26]Per la prima volta nasce un proscenio qui davanti, uno spazio dietro la scena e le cinque aperture che lentamente diventeranno le quinte. Per la prima volta l'attore che recita Plauto lascia lo spazio al Ruzzante. Esaltazione del classicismo in ogni sua declinazione possibile. 10 anni dopo si vuole lo spazio per ascoltare la musica.

[4:12]Seduti sui bordi di questa stanza piccolissima si ascoltava nell'acustica perfetta la musica e il canto. Tutto decorato secondo lo stile delle grottesche e replicando qua alcuni degli elementi archeologici più straordinari appena scavati nella città eterna.

[4:47]Vicenza è quel pezzo di campagna veneta dove Palladio lascia i suoi più bei capolavori, edifici straordinari, innovativi e neoantichi e in alcuni casi interventi anche su edifici preesistenti.

[5:22]Questo è l'ultimo lavoro di Andrea Palladio. Un teatro inserito all'interno di un edificio preesistente, ma dove si riprende a fondo l'idea della cava che formava l'emiciclo del teatro antico dell'Odeon. Ecco l'idea di architettura totale di Palladio, e poi l'arco di trionfo viene sfondato.

[5:58]1585, lo Scamozzi aggiunge a questa scena un primo decoro da vera scena teatrale con il suo cannocchiale, distribuito in un modo particolarmente interessante. Perché si articola sulle tre porte d'uscita, ma all'interno delle tre porte d'uscita forma un'architettura che contiene già in sé i semi di tutta l'evoluzione successiva del teatro. La salita scenica che dall'impressione prospettica di finire all'infinito e la sua distribuzione ottica su tre punti di fuga diversi. Una fuga, un'altra fuga, una terza fuga più una quarta e la quinta fuga.

[7:01]Le quinte teatrali furono inventate qui e dietro le quinte da quel momento in poi è successo di tutto. Attenzione, è qui l'Italia si differenzia realmente dalle altre culture europee, dal mondo di Shakespeare e dal mondo di Racine. In Francia si chiamano coulisse, cioè fondali, quelli mobili di fondoscena e in Inghilterra si chiama backstage, cioè retroscena, ciò che succede dietro la scena. Tutto sotto lo sguardo dei pensatori, degli scrittori, dei grandi generali, ivi compreso il Fabio Trissino che per la città fu fondamentale.

[7:53]Sabbioneta, il sogno urbanistico di Vespasiano Gonzaga.

[8:00]L'idea di costruire da piccolo principe una città intera ex novo, per uno stato piccolo, ma nato ex novo, per la prima volta lui, il Gonzaga, decide una cosa fondamentale di costruire un edificio che sarà tutto teatro e solo teatro. È questo il primo teatro della storia d'Occidente dopo quelli greco latini. Con le lettere di bronzo. Roma quanta Fuit Ipsa Ruina docet. È la stessa sua rovina che spiega quanto fu Roma. Ed è affidato a Scamozzi che concettualmente è il vero competitore di Palladio, e il suo successore in un'area di classicismo. L'operazione è intellettualmente manierista, perché ricostruisce sostanzialmente l'idea di un teatro romano proprio per via della grande rovina di Roma. Lo fa con tutta la sua parte centrale e le sedute intorno, ma lo inserisce con tutta la sua dimensione, così come se fosse l'aria aperta, all'interno di un edificio.

[9:11]Tra l'altro, con una decorazione affresco sulla parete di chiusura che ha come scopo di dare l'impressione che questa struttura sia inserita all'interno di una città antica.

[9:47]Per la prima volta nei disegni, gli Scamozzi appare la parola proscenio, il quale era più o meno dove sono io adesso e sicuramente leggermente più basso. La scenografia non è originale, è stata messa di recente su disegni che riprendono il pensiero dello Scamozzi. Evoca la città di Sabbioneta. È incredibile l'intuizione di Scamozzi, perché pone già sul proscenio un palco da proscenio, un cliente che potrebbe essere il di oggi, cioè un medico chirurgo. Ma la cosa straordinaria è che la finestra aperta anticipava già lo sviluppo di un secolo e mezzo dopo, quello delle logge e dei palchi. E sopra immagina al di là dell'articolazione architettonica i loggioni moderni.

[10:54]E qui si ripete il cannocchiale, esasperazione del concetto prospettico. Qui si dando in contraddizione con la tradizione del teatro greco latino. Eppure l'opera non c'è ancora. Qui si tratta solo di teatro e nel 1600 che nascerà una roba nuova che si chiamerà lentamente opera, partendo dal recitar cantando inventato nella camerata dei Bardi a Firenze. 6 ottobre 1600, l'Eurice di Jacopo Peri. Presentata per il matrimonio di Maria de Medici con Enrico IV di Francia. Dico presentata perché non ancora messa in scena e vi spiego perché.

[11:53]Mantova, fine 500, è questa la corte più elegante e più ricca dell'Italia. Quella che sa come si vive.

[12:10]Fine 500, siamo al punto evolutivo di un manierismo che fra poco diventerà barocco. La sala delle metamorfosi, anzi le sale dipinte da Viani.

[12:30]1607, probabilmente in questa stanza, in questo spazio contenuto Claudio Monteverdi fa eseguire per la prima volta l'Orfeo. È curioso perché noi ci immaginiamo l'opera come una cosa che deve necessariamente avvenire in un ambito vastissimo in un'architettura adatta. Invece nacque il spazi di questo genere, contenuti e per poche persone.

[13:18]Non ha ancora diritto a un suo edificio apposito. E divertimento di corte, al pari di una cena o di un'altra serata di feste. La musica come parte dell'allegria della vita quotidiana, la musica come lusso.

[13:40]Il gioco dei rimandi, il gioco delle specularità è esattamente quello che apparirà fra poco nel mondo musicale.

[14:06]Esiste il teatro, esiste l'opera, non esiste il teatro d'opera. Nella Francia di Luigi XIV si recitava in uno stanzone con il re seduto e la corte intorno più o meno in piedi. Il teatro si trasforma lentamente in quella macchina tecnica di palchi e di scena, spesso anche in modo molto autonomo. E con curiose contaminazioni, ecco che torna la porchetta.

[14:41]La porchetta.

[14:44]Grande festa di tradizione cittadina, ben dal 1281 che però prende vigore nuovo nel 500 e nel 600. Ogni anno si pubblica in realtà una sorta di relazione sul caso, 1667 relazione della festa popolare fatta in Bologna in occasione della solita porchetta all'Illustrissimi signori con Falonieri e Anziani dei quattro bimestri dell'anno 1667. L'origine della festa come gesto non è più espiatorio, ma alternativo nella vita. Deriva da un dato molto banale, la Roma Papale decide un accordo politico con i territori occupati. Con il Viterbese, come con le Marche, come con Bologna, con l'Emilia. E l'accordo è molto semplice, a voi niente politica, ma il diritto di godere. Se rinunciate all'autonomia avrete diritto alla festa. Un po' come se il papato, ritrovando le sue antiche origini latine e romane, scoprisse di nuovo il potere assoluto di panem et circenses.

[16:01]È la festa barocca che distinguerà in realtà i due pezzi d'Europa sostanzialmente opposti. I severi protestanti da un lato e gli allegri papalini dall'altro.

[16:16]La documentazione è straordinaria, piazza principale della città allestita appositamente per l'evento. Dove nel centro della piazza avvengono i giochi e attorno si delineano gli spalti. Siamo nel 1669, la piazza venne conclusa esattamente come se si trattasse di un edificio vero e proprio. Con un ordine inferiore e un secondo ordine, il pubblico lì sopra, senza saperlo è già all'opera. È già nel teatro l'opera.

[16:54]E poi sempre in pieno 600 l'invenzione tecnologica della macchina, come strumento necessario a far festa. Le meccaniche a pantografo che ritroveremo nel teatro di Bologna, i ponti uguali a quelli delle scene, la struttura esterna di quella che si chiama la torre scenica oggi. Un 1688 che nel suo neoclassicismo perfetto, mi sembra più che la celebrazione di una festa, già l'innalberamento di una bella ghigliottina nella Parigi della fine del 700. 1692 e poi si va verso l'Arcadico, come tutta la moda di quegli anni a cavallo fra 6 e 700. Con un fantastico albero di cuccagna al quale sono appesi centinaia di polli e di anatre. Alcuni folli fra 600 e 700 che la dicono lunga.

[17:55]Di questo percorso spesso autogenerato diventano protagonisti i Bibiena, una famiglia che attraverso tre generazioni seguirà l'evoluzione del teatro e dello spettacolo. Iniziano il loro percorso partendo dall'insegnamento dei quadraturisti, quei bizzarri artisti che decorano integralmente le stanze a partire dal 600 e di cui sono sostanzialmente i fondatori Vitelli e Colonna nella reggia di Sassuolo. Un mondo emiliano che trova l'apice della sua teoria nel lavoro di un bolognese Giulio Traili, detto il paradosso, il quale inventa l'idea della doppia prospettiva. Una potente doppia fuga prospettica che cambia la visuale della scena. Un po' come se Scamozzi dopo cent'anni avesse lasciato un segno indelebile.

[18:59]Il primo Tannhauser eseguito in Italia con scritto molto grande il direttore d'orchestra, Cavaliere Angelo Mariani, e piccolino piccolino parole e musiche del maestro Riccardo Wagner. Un primo Tristano e Isotta, ma questo è fantastico. In Bologna, nel nuovo pubblico teatro, la primavera dell'anno 1763 si rappresenta il dramma intitolato il Trionfo di Clelia. Pietro Metastasio, poeta cesareo. La musica sarà del signor Cavalier Cristofano Gluk al servizio delle maestà reali. La cosa straordinaria è la grafica protofuturista di questa locandina che è la prima locandina del Teatro pubblico di Bologna. 1763 fu inaugurato.

[19:59]1756 inizia il progetto, 1763 verrà inaugurato il teatro di Bologna.

[20:17]Fenomenale questo teatro che tiene ancora tutte le indicazioni dei palchettisti settecenteschi e ottocenteschi, quando ognuno faceva decorare il proprio palco secondo il proprio gusto. E fenomenale la vecchia presenza dei miti di allora, Goldoni, Metastasio da un lato e gli antichi, Aristofane, Sofocle.

[27:03]Il plenipotenziario d'Austria, il famoso Conte Firmian che ha scoperto a Mantova quanto è utile il teatro per la funzione pubblica, deciderà a Milano di operare nella stessa direzione. Anni 70 brucia il vecchio teatro ducale, invece di ricostruirlo là dov'è si abbatte una vecchia chiesa che non si ama perché banalmente romanica e al posto suo si costruisce il teatro alla Scala.

[29:21]Da questo momento in poi l'Italia diventa il paese del melodramma. In tutti i sensi, se ne parla ancora e forse ne parleremo anche noi in futuro.

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