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La Sala della Tempesta al Galata Museo del Mare di Genova

Focus

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[0:04]Per piacere, sedetevi, sedetevi i panno, seduti! Allora, seduti e guardate in basso, guardate questa barca qua. Non so, non avete mai preso un remo in vita vostra. Però adesso bisogna remare, capito? Remare! è stata realizzata tramite un intreccio di tecnologie, quindi un cinema 4D esasperato per cercare di portare al visitatore più realismo possibile. in quanto siamo in un museo. Quindi, diciamo, è stata realizzata questa struttura, quindi una barca con una struttura in ferro rivestita in legno. Questa struttura è stata movimentata tramite tecnologia pneumatica per dare rollio e beccheggio, quindi due assi di movimento. Tutto questo comandato tramite un PLC, quindi una struttura elettromeccanica che va ad alimentare un compressore e quindi delle delle valvole delle elettrovalvole, diciamo, che permettono di comandare l'aria che arriva ai martinetti. Il compressore può comandare, inoltre, diversi effetti. Quindi lo spettatore si aspetta acqua, vento, luci stroboscopiche per simulare l'ampi, fumo, vento, quindi tutto quello che può essere spettacolarizzante per dare un'idea di tempesta. In questo momento siamo a bordo della scialuppa, diciamo, quella virtuale, non quella reale, perché quella reale si trova qua sul soffitto della sala. Eh quella dove poi salgono a bordo le persone e vivono l'esperienza. Noi abbiamo realizzato questo filmato che si tratta sostanzialmente di un unico piano sequenza di circa 3 minuti, realizzato completamente in computer grafica. In più questo piano sequenza è sviluppato su tre monitor contemporaneamente che sono coerenti fra loro, cioè i movimenti di un monitor, cioè quello che percepiamo come movimenti di un monitor si ripercuote sui monitor laterali proprio come se fossimo a bordo di un'imbarcazione vera. Nel corso di questa navigazione virtuale, intercettiamo una serie di eventi tipo l'affondamento di una nave, come vediamo in questo fotogramma in questo momento, oppure il passaggio di orche, di una balena, degli albatros, la nave di salvataggio, insomma, succede una serie di cose, tutte con degli eventi tutti condensati in poco tempo che richiedono chiaramente la necessità di ricorrere a un sistema virtuale che ti permette di creare esattamente quello che vuoi. Quindi noi abbiamo generato file sorgente, cioè quei file che poi dai quali ricavo l'immagine reale per 1 tera, 1 tera di dati, quindi un hard disk pieno di particelle di dati. E la cosa interessante è che nella simulazione dei liquidi si usano diversi strumenti per realizzare diversi tipi di liquidi. Quindi la superficie marina è generata con una tecnica, mentre invece tutti quelli che sono gli spruzzi che loro in gergo chiamano sistemi particellari, sono generati da altri software. Il tutto viene poi messo insieme con la tecnica del compositing e tutti gli oggetti che interagiscono vengono simulati a parte, generano i loro spruzzi e poi vengono tutti compositati, cioè uniti in un filmato finale. Quindi, questo è un percorso non soltanto esperienziale, ma è anche uno percorso cognitivo, che intende, diciamo così, eh introdurre la la persona all'interno della cultura più generale del mondo del mare. Eh siamo di fronte alla zattera di salvataggio che negli anni '70 utilizzò Ambrogio Fogar in compagnia di Mauro Mancini per salvarsi a un naufragio che avvenne eh nel sud dell'Atlantico, in prossimità delle coste dell'Argentina. Vennero recuperati da una petroliera in viaggio da Rio a Città del Capo che, mentre si approssimava la sera, sull'orizzonte notò questo puntolino piccolissimo, perché la zattera è 1,5 m di diametro, dove c'erano queste due persone all'estremo. Tanto all'estremo che due giorni dopo essere stati recuperati, Mauro Mancini morì a bordo della nave che lo aveva soccorso.

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