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Belmiele e Belsole

A. Virgilio Savona - Topic

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[0:25]Erano tanto belli e biondi che il maschio si chiamava Belmiele e la femmina Belsole.
[0:25]E un giorno, mentre stava mettendo in ordine alcune scartoffie che il re aveva lasciato in giro, Maestro di casa.
[0:25]Sto domandando che cosa vi passa per la testa perché vi vedo triste, vi vedo pensieroso.
[0:25]Eh, maestà, per lavorare alla vostra corte mi tocca stare lontano dal mio paese e così non vedo mai i miei due figli che sono tanto belli.
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[0:25]C'era una volta un padre di due figli, un maschio e una femmina. Erano tanto belli e biondi che il maschio si chiamava Belmiele e la femmina Belsole. Di mestiere quest'uomo era maestro di casa alla corte del re. E un giorno, mentre stava mettendo in ordine alcune scartoffie che il re aveva lasciato in giro, Maestro di casa. Si può sapere che cosa vi passa per la testa? Ma sta stavo riponendo queste carte, credevo che Ma no, non dico questo. Sto domandando che cosa vi passa per la testa perché vi vedo triste, vi vedo pensieroso. Eh, maestà, per lavorare alla vostra corte mi tocca stare lontano dal mio paese e così non vedo mai i miei due figli che sono tanto belli. Eh, per questo, maestà, che mi vedete pensieroso e triste. Ah, capisco. Capisco, e sentiamo un po'. Come si chiamano questi vostri due figli? Maestà, hanno due nomi meravigliosi. Il primo è tanto bello, pianta de rose ramo de fior. Il primo è tanto bello che belmiele si chiamò. Seconda è tanto bella, pianta de rose e ramo de fior. Seconda è tanto bella che bel sole si chiamò. Bravo, bravo, maestro di casa. Oh, lo sapete che avete dato ai vostri figli due nomi veramente azzeccati, Belmiele e Belsole, bravo, bravissimo. Venite un po' qui, venite qui vicino al trono. Sì, sì, maestà. Voglio aiutarvi. Dunque, vediamo un po' cosa posso fare per voi. Beh, non posso certo dirvi di portare qui tutte e due i vostri figli, però almeno uno, forse. Oh, grazie, maestà, grazie. Ma no, non mi ringraziate. Facciamo così: se è proprio vero che avete un figlio maschio tanto bello, beh, fatelo venire a corte e io vi prometto che lo farò paggio. E il maestro di casa, felice e contento, partì subito per il suo paese. Prese il figlio maschio e lo portò con sé alla corte del re. La figlia, invece, dovette lasciarla a casa con la balia. Belmiele, giunto alla reggia, diventò paggio ed entrò subito nelle simpatie del re. Passarono giorni, passarono mesi e anche quando il maestro di casa, poveretto, venne a morire, il re continuò a tenere Belmiele come paggio nel palazzo, anzi, gli affidò un incarico molto, molto di fiducia: doveva spolverare i quadri nella sua quadreria. E spolverando i quadri, Belmiele, che era un tipo allegro, canticchiava sempre. Uno, questo quadro non piace a nessuno, e chissà che lo spolvero a fatto. Mira la dondella, mira la dondà. Due, questa è un'opera di Cima d'Aue, spolveriamo la con serietà. Mira la dondella, mira la dondà. Tre, questo quadro non vale granché, spolveriamolo solo a metà. Mira la dondella, mira la dondà. Quattro, questo quadro chissà chi l'ha fatto, spolveriamolo per carità. Mira la dondella, mira la dondà. Cinque, questo quadro non mi convince, mi dispiace per sua maestà. Mira la dondella, mira la dondà. Sei, questo qui me lo ruberei. Lo spolvererei per l'eternità. Mira la dondondella. Mira la dondonda. Proprio così. Spolverando quel sesto quadro che raffigurava una donna bellissima, Belmiele restava sempre come incantato a guardarlo e a riguardarlo. Finché un giorno. Paggio Belmiele. Eccomi maestà. Di un po', si può sapere perché ti fermi sempre imbambolato a guardare quel ritratto. Maestà, non so se posso permettermi. Parla, parla pure, non aver paura. Perdonatemi, maestà, ma il fatto è che quel ritratto è identico, tale e quale, all'immagine di mia sorella Belsole. Ma non raccontarmi frottole, Belmiele. Non ti credo. Ho fatto cercare in tutto il mondo una donna che somigli a quel ritratto e non l'ho mai trovata. Eppure, maestà, vi assicuro che è tale e quale. Mmm, tu dici tale e quale, eh? E va bene. Ti voglio credere. Se tu la farai venire qui in questa reggia, ti assicuro che sarà mia sposa. E così Belmiele scrisse una lettera a casa, pregando la balia che gli conducesse subito Belsole perché il re la voleva sposare. Questa balia, se non lo sapete ancora, aveva una figlia più brutta della fame. E a vedere la bellezza di Belsole, sapete come succede in questi casi, schiattava d'invidia. Comunque, avendo ricevuto un ordine da Belmiele, si mise in viaggio, portando però con sé, oltre a Belsole, anche la figlia brutta. Era un viaggio per mare e perciò montarono tutte e tre su una barca e iniziarono una lunga navigazione.

[6:50]Voga la barca, voga in mezzo al mare. E lentamente passano le ore. E lentamente passano le ore. Ci vuole sette giorni ad arrivare. È bella la marina, è bello il sole. E sono belle le onde del mare. E sono belle le onde del mare. Ma son più belli gli occhi di Belsole. Cullata dolcemente dalle onde del mare, Belsole a un certo momento si addormentò. Subito la balia prese da parte la figlia brutta e le disse: Guarda un po' cosa si deve vedere. Adesso questa qui se ne va a sposare il re. Proprio a lei doveva capitare questa fortuna. Non sarebbe meglio che si sposasse a te, il re? Magari! Eh! Lascia fare a me, che a questa smorfiosa ci penso io. Zitta, si sta svegliando. Scusate, balia mia, m'ero proprio addormentata. Anzi, dormendo dormendo, m'è venuto anche un certo languore nello stomaco. Che mi dareste un po' da mangiare? Da mangiare? Io c'ho soltanto pane e salacche, ma non bastano neanche per me. Siate buona, balia mia, datemene almeno un pezzetto. Tò, prendi questo. Ma questo, balia mia, è tutto salacche, niente pane. Mi dispiace, ma non ho di meglio. Beh, pazienza, se non c'è di meglio. Tò, bevi questo bel bicchiere d'acqua salata. Ma è cattiva! Adesso c'ho più sete di prima. Hai più sete di prima, eh? E allora bevi! E così dicendo, l'infame balia agguantò Belsole per la vita e la buttò nel mare.

[9:47]In quel momento, per combinazione, in mezzo al mare c'era una balena. In mezzo al mare c'era una balena. Che di Belsole fece un sol boccone. E mentre la povera Belsole finiva nella pancia della balena, il re e Belmiele stavano sul molo, ansiosi ad aspettare. Abbiate pazienza, maestà, dovrebbero arrivare da un momento all'altro. Sono proprio curioso di vedere se è vero che Belsole è bella come la donna del ritratto. Identica, maestà, identica, sono come due gocce d'acqua. Speriamo. Eccole, maestà, arrivano. Oh, finalmente, a proposito Belmiele, ti sei ricordato di predisporre tutto per le nozze. Tutto fatto, maestà, tutto pronto, il pranzo, gli invitati, i suonatori. Ho pensato a tutto, maestà. Eccole, stanno sbarcando, da questa parte, maestà. Fratello! Fratello! Fratello mio! Ma che fratello e fratello, che storia è questa? Tu non sei mia sorella. Tu non hai gli occhi come le stelle. Tu non hai la bocca come un fiore. Tu sei Figlia mia, sapessi. Sapessi la gran malatia che ha passato. È bella bellissima e in pochi giorni è diventata così. Ah, è questa, dunque, la bellezza che mi vantavi, caro paggio dei miei stivali. È questa la donna bella come il sole. Ma guardatela lì, sembra un uccellaccio cacagido. Sono stato un bel bue a crederti, a darti parola di sposarla. Perdonatemi, maestà, ma io non potevo immaginare che si sarebbe ammalata. Basta così. Purtroppo parola di re non si può smentire e mi tocca prenderla in moglie. Ma tu, caro il mio paggetto, da quest'oggi cambierai mestiere e te ne andrai a guardare le papere.

[12:35]E così avvenne. Il re sposò la figlia della balia, trattandola in un modo che, invece di una sposa, pareva avesse uno straccio da cucina. E Belmiele intanto portava a pascolare le papere in riva al mare. Si sedeva sulla spiaggia, guardava le papere nuotare e pensava alle sue disgrazie. A Belsole, come se la ricordava e come non era riuscito più a ritrovarla. Ma un giorno, all'improvviso, sentì una voce che veniva dal fondo del mare. Balena, balena, balena, allunga la tua catena fin sulla riva del mar. C'è mio fratello che aspetta e che mi vuole parlar. E Belmiele, udendo quelle parole, corse dal re e gli riferì tutto quello che aveva udito. Il re, che la sua sposa non la poteva più soffrire, e che non ne poteva più di quella sguattera che aveva per moglie, ordinò subito a Belmiele di andare il giorno dopo sulla spiaggia, quando le papere andavano a pascolare, e di nascondersi tra le canne per sentire quello che diceva la balena. E Belmiele fece proprio così. Balena, balena, balena, allunga la tua catena fin sulla riva del mar. C'è mio fratello che aspetta e che mi vuole parlar. E Belsole comparve sulle onde, nuotando fino a riva con il piede incatenato. A vederla così bella, il re uscì dalle canne e la chiamò. Mia sposa, mia sposa, mia sposa, amore, boccuccia di rosa qui sulla riva del mar. Con tuo fratello Belmiele, ora ti vengo a salvar. Belmiele, Belmiele, corri! Dobbiamo studiare il modo di liberare Belsole dalla balena che la tiene incatenata. Maestà, io un piano ce l'avrei. Avanti, parla presto. Ecco, dovremmo prendere uno scoglio che pesi più o meno quanto Belsole. Segare la catena, togliere Belsole e mettere lo scoglio al suo posto. La balena sente lo stesso peso, crede che sia Belsole e se ne va. Bravo! È un piano perfetto! Mettiamoci subito al lavoro.

[15:43]E in quattro e quattr'otto Belsole fu liberata. Il re la prese sottobraccio e la portò verso la reggia. Dietro veniva Belmiele col corteo delle papere tutte infiocchettate che continuavano a schiamazzare. Nel sentire questi schiamazzi e nel vedere il corteo che si avvicinava, la balia crudele e la figlia brutta presero un tale spavento che fuggirono a rotta di collo dal palazzo. E da quel giorno nessuno mai le ha più viste. Alla fine di questa storia, nel palazzo si fa baldoria insieme corretto, il sole c'è. Il sole c'è, ma questo già si sa, e tra un mese una bella festa per le nozze ci sarà. Ci saranno i suonatori, tutti i principi e i gran signori insieme con lebel. Il sole c'è. Il sole c'è, ma questo già si sa, c'è Belmiele che è in quadreria e tornato a spolverar. Il sole c'è, ma questo già si sa, c'è Belmiele che è in quadreria e tornato a spolverar.

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