[0:00]Intorno alla metà dell'800, soprattutto in Francia, un sempre maggior numero di artisti decide di abbandonare le tematiche della pittura romantica per dedicarsi alla creazione di opere che presentino una maggiore adesione alla realtà del proprio tempo. Senza fuga indietro nella storia o nella sfera del sentimento e della religione. Le motivazioni di questo nuovo atteggiamento sono molteplici. Sul piano culturale, il positivismo introduce elementi di pensiero totalmente nuovi che si fondano su una grande fiducia nella scienza, nella tecnologia, nel progresso e nella razionalità umana. E questa è una novità che dà un duro colpo alla concezione dell'esistenza umana tipicamente romantica, che attribuisce un ruolo fondamentale alle emozioni, al sentimento, anche quello religioso e, in alcuni casi, all'irrazionalità. Gli effetti della rivoluzione industriale, anche quelli negativi, iniziano a farsi sentire in misura sempre maggiore sul piano sociale ed economico. L'abbandono dell'artigianato e dell'agricoltura porta a un eccessivo inurbamento delle città e al peggioramento delle condizioni di vita del proletariato urbano, creando le forti tensioni sociali che contribuiranno alla nascita e allo sviluppo delle teorie socialiste. Nel 1848, in Francia, a seguito di nuovi moti rivoluzionari, viene deposta la monarchia e proclamata la Seconda Repubblica. L'attenzione per le classi piccolo borghesi e per il proletariato, è comune a più campi del sapere. In campo in campo filosofico, ad esempio, il positivismo di Auguste Comte porta alla nascita della sociologia. In campo politico ed economico, come abbiamo già accennato, le analisi e gli scritti di Marx ed Engels, portano alla nascita del socialismo. In campo letterario, poi, si sviluppa il naturalismo letterario di Baudelaire, Flaubert e Zola, che alla gesta dei grandi eroi preferiscono i drammi e le passioni delle persone comuni, descrivendo la realtà del proprio tempo in maniera cruda e impietosa. Nel campo delle arti figurative nasce il realismo, i cui maggiori esponenti sono Gustave Courbet, Jean-François Millet e Honoré Daumier. Al centro in questa slide un'immagine di Gustave Courbet. Ecco, facciamo una precisazione molto importante. Allora, il termine realismo è molto generico e indica ogni movimento artistico che sceglie di rappresentare fedelmente la realtà. Nel caso del realismo francese della seconda metà dell'800, questa rappresentazione della realtà assume, ed è qui il punto molto importante, quindi assume un preciso significato culturale e ideologico. Quello di rendere note le condizioni di vita delle classi lavoratrici, senza mascherarne in alcun modo i reali problemi sociali. Protagonista principale del realismo pittorico francese è il il già menzionato Gustave Courbet, le cui opere hanno un forte impatto sul panorama artistico francese, che ancora considerava l'arte come un mezzo per celebrare eventi epici e grandiosi. Courbet, invece, sceglie come protagonisti delle sue opere persone povere e semplici. Con l'obiettivo di mostrare al pubblico delle esposizioni d'arte, fatto soprattutto di esponenti dell'alta borghesia, le sofferenze delle classi inferiori, causate proprio dagli interessi della borghesia stessa. Ecco in questa immagine di Courbet, gli spaccapietre del 1849. Le opere di Courbet, così come le litografie caricaturali di critica sociale e politica realizzate da Daumier, e ne vediamo un esempio in questa slide a destra, vengono duramente attaccate e creano notevoli problemi ai loro autori. Maggior accettazione riceve invece il realismo di Millet, e ne vediamo un esempio qui a sinistra nella slide. La cui rappresentazione di un mondo rurale, da dai caratteri ancora idilliaci e romantici, non infastidisce più di tanto la ricca borghesia del tempo. Appunto, se vediamo in questa visione d'insieme, destra versus sinistra, possiamo comprendere certamente la differenza tra i due stili e perché, appunto, uno possa infastidire la borghesia e l'altro no. Da questo momento storico in avanti, qualsiasi forma d'arte di forte contenuto ideologico e di denuncia sociale, sceglie il realismo come stile per rappresentare le condizioni delle classi povere ed emarginate. Il realismo, infatti, avrà un ruolo significativo nella nascita del realismo socialista, sviluppatosi nel XX secolo presso quegli stati come la Russia e la Cina, che scelgono il socialismo reale come forma di governo. Nel fenomeno del realismo pittorico va certamente considerata l'esperienza della scuola di Barbison, formata da un gruppo di pittori che a partire dal 1830 fino al 1870 circa si riuniscono a Barbison, un paesino nei pressi di Fontainbleau. Questi artisti, tra cui ricordiamo Théodore Rousseau e Camille Corot, producono soprattutto paesaggi che che scaturiscono dall'osservazione fin nei minimi dettagli di campi, foreste, paludi, greggi, eccetera, arrivando all'analisi delle articolazioni di rami e foglie, delle variazioni cromatiche e di luce del sottobosco, eccetera. Con la loro metodologia, questi artisti contribuiscono a superare il vedutismo settecentesco in nome di una maggiore sincerità di rappresentazione. Ricordiamo che il vedutismo è un genere pittorico italiano del '700 diffusosi soprattutto a Venezia e ne vediamo in questa slide una un esempio,
[6:54]appunto, genere pittorico basato sulla rappresentazione di vedute in cui elementi paesistici reali vengono accostati a elementi inventati con apparente esattezza topografica. Camille Corot, in particolare, è considerato uno dei più sensibili paesaggisti di tutti i tempi. Vediamo in questa slide una sua opera e, appunto, i suoi lavori sono erano già molto conosciuti anche in Italia per via dei suoi numerosi viaggi nella nostra penisola e hanno influenzato la maggior parte dei pittori italiani dell'800 e questo è importante da tenere a mente. Venendo, appunto, all'Italia, in Italia non è esistito un vero e proprio movimento realista. Ma dopo il 1850, con la diffusione del positivismo, iniziano a nascere anche in Italia fenomeni artistici che che prestano una maggiore attenzione alla descrizione oggettiva della realtà. Tra queste tendenze, la più omogenea è quella dei macchiaioli, un gruppo di artisti che tra il 1855 e il 1867 tende a superare il romanticismo per mezzo di una riscoperta della realtà quotidiana. Rappresentata senza eccessivi sentimentalismi. Il nome macchiaioli gli viene attribuito in senso dispregiativo per via della particolarità stilistica che li accomunava, cioè quella di dipingere con macchie di colore nette, senza, quindi, velature o effetti chiaroscurali. Il movimento viene creato da un gruppo di artisti che si riuniva nel Caffè Michelangelo di Firenze e vediamo qui in questa slide un dipinto che rappresenta, appunto, il Caffè Michelangelo di Firenze con i suoi avventori, molti dei quali macchiaioli, eh, appunto, accomunati dalla militanza nelle campagne militari risorgimentali del 1848 e del 1859. Il tema militaristico, infatti, compare spesso nei macchiaioli e soprattutto nella pittura di Giovanni Fattori. Altri importanti esponenti dei macchiaioli sono Adriano Cecioni, Telemaco Signorini e Silvestro Lega. Importante caratteristica tecnica dei macchiaioli è che, rispetto agli impressionisti, i macchiaioli, appunto, non perdono mai di vista la forma tracciata dal disegno. Quello che aboliscono del tutto, invece, come già accennato, è il chiaroscuro. Alla ricerca di una pittura che distingue le varie forme, in base al contrasto di luce o di colore. In questo modo ottengono una pittura dall'aspetto realistico, che unendosi ai temi, che sono quelli, appunto, della vita quotidiana, ci permettono di considerarli come un movimento fondamentalmente realista. Bene, questo video termina qui. Spero lo abbiate trovato interessante. Ciao a tutti e alla prossima.



