[1:14]La Macedonia, paese situato a cavallo del fiume Axios, odierno Vardar, era una terra costituita principalmente da montagne e che si estendeva a nord della Tessaglia, confinando a Occidente con l'Illiria ed Epiro, a Oriente con la Tracia e a sud con il Mar Tracico, nelle cui acque si affacciavano le tre tipiche propaggini della penisola Calcidica. Rispetto alla Grecia centrale, la Macedonia era abitata sostanzialmente da contadini e pastori, nonostante l'etnia rimandasse alla stessa stirpe dei greci. Tale è la tesi sostenuta da alcuni storici moderni fino a qualche tempo fa, ritenendo appunto che i macedoni fossero di stirpe greca, laddove altri cercavano di avvicinarli maggiormente agli illiri, discussione che ha dato origine ad una questione di non semplice soluzione, a causa dello scarso materiale a nostra disposizione, soprattutto linguistico su cui poter basare una teoria precisa. Tuttavia, in conseguenza della specifica morfologia del territorio, per lungo tempo la Macedonia era rimasta isolata dal resto del mondo greco. In termini di organizzazione politico-sociale, poi, la Macedonia aveva di fatti mantenuto le istituzioni politiche e sociali dell'epoca patriarcale, e per questo motivo, i greci consideravano le genti macedoni alla stregua di barbari. Nonostante l'etnia fosse greca, dunque, i macedoni, in quanto estranei alla civiltà greca, dagli stessi greci venivano considerati genericamente mondo barbarico. Soltanto negli ultimi tempi, i macedoni, in conseguenza dell'influenza civile ed economica di molte colonie greche, fondate lungo la costa della penisola Calcidica e della Tracia, tra cui Potidea, Olinto, Stagira e Anfipoli, avevano cominciato a prendere contatti con i loro parenti della Grecia centrale. Aspetto che ha indotto alcuni studiosi moderni a paragonare, sulla base di tali affinità tra stirpe macedone e greca, la successiva conquista della Grecia da parte della Macedonia, come un'operazione di unificazione politico-territoriale che presenterebbe aspetti comuni e similari alla moderna unificazione del Regno d'Italia da parte del Piemonte, oppure della Germania da parte di Bismark e della Prussia. I principali monarchi macedoni prima di Filippo e di suo figlio Alessandro, furono Perdicca primo, noto fondatore della dinastia degli Argeadi, vissuto, stando almeno alla testimonianza di Erodoto, intorno al 700 a.C. e Archelao, che scelse come capitale della Macedonia la città di Pella, favorendo l'incivilimento del paese e accogliendo presso la corte il poeta tragico Euripide e il pittore Zeusi. Durante le guerre persiane, la Macedonia era stata costretta a riconoscere la sovranità della Persia, e nel corso della lunghissima guerra del Peloponneso, preoccupata per l'espansione della potenza ateniese nella Calcidica e nella Tracia, la Macedonia aveva parteggiato quasi sempre per Sparta. Laddove ai tempi dell'egemonia tebana, i macedoni si erano invece prontamente schierati con Tebe contro il tiranno Alessandro di Fere.
[5:27]Nel 359 a.C. divenne re di Macedonia Filippo II, un giovane intelligente e ambizioso, che nel periodo caratterizzante l'effimera egemonia di Tebe era stato tenuto in ostaggio proprio in questa città. Filippo, durante il suo soggiorno tebano, si era perfettamente reso conto dei vari difetti della vita politica greca, tra i quali lo spiccato particolarismo, che avrebbe perciò reso facile a una grande potenza militare la conquista del paese. Ostaggio dei tebani, Filippo aveva tra l'altro avuto modo di apprezzare gli ordinamenti militari della Beozia, che secondo Filippo erano in assoluto i migliori del mondo greco. Ritornato in patria e divenuto re di un vasto regno, Filippo sembrava essere mosso quasi da una sola ambizione, ovvero conquistare la Grecia usando ogni mezzo lecito o illecito, ma soprattutto utilizzando la forza. Filippo, assistito da valenti generali, tra i quali Parmenione, cominciò dalla riorganizzazione dell'esercito macedone. Il re introdusse il servizio militare obbligatorio, diede poi alla fanteria nuove armi, tra cui uno scudo piccolo e leggero, la ben nota pelta e una lancia lunga 6 m, la famosa sarissa macedone, divenuta poi l'arma nazionale. Inoltre, Filippo fece della cavalleria, che in passato aveva avuto scarsa importanza, un vero e proprio corpo d'assalto di primo ordine, e per finire, creò come unità di combattimento, ispirato dal modello tebano, la cosiddetta falange macedone, composta da 9000 uomini disposti su cinque file, i quali, puntando in prima linea tutte le loro sarisse verso il nemico, formavano una selva impenetrabile di punte minacciose e aguzze. Per completare tale riforma, Filippo adottò come metodo di battaglia l'ordine obliquo di Epaminonda, ma senza pregiudizi schematici, per cui l'assalto, secondo la particolare configurazione del terreno, veniva condotto sulla destra o sulla sinistra, indipendentemente, e veniva affidato non più alla fanteria, ma alla cavalleria. Secondo gli schemi di Filippo, mentre la fanteria, favorita dalle sue lunghe lance, attaccava frontalmente con lo scopo di sfondare, ma anche di tenere impegnato il grosso della fanteria nemica, la cavalleria, con una mossa potente e impetuosa, cercava di sfondare l'ala più debole del fronte nemico e di aggirarne il centro. La riforma dell'esercito di Filippo diede prova che l'intuizione avuta dal sovrano fosse giusta, giacché le prime conquiste del Re macedone diedero pienamente ragione al modo in cui Filippo riorganizzò l'esercito e il servizio militare. Filippo mirò dapprima a consolidare i confini del suo regno, sottomettendo da una parte i popoli vicini più deboli, Peoni, Illiri e Sciti, e dall'altra occupando le ricche colonie greche della costa, come Anfipoli, Pidna e Potidea. Nel 358 a.C., Filippo si impossessò anche in maniera molto scaltra delle miniere d'oro del monte Pangeo nella Tracia, che gli assicurarono un'ottima rendita con la quale poté iniziare le varie operazioni di costruzione di una forte flotta macedone. Atene, nonostante le conquiste di Filippo danneggiassero i suoi interessi nei mari della Tracia, non poté intervenire perché implicata nella guerra sociale che si svolse dal 357 al 354 a.C., conflitto che vide opporre la polis attica contro parecchi stati della sua lega marittima. Atene, tornata al suo antico metodo di gravare gli alleati con tributi e cleruchie, suscitò odio e ribellione in parecchie polis, sostenute e aizzate contro Atene da Mausolo, satrapo della Caria. Atene, comunque, riuscì a riportare qualche successo, ma alla fine, anche a causa dell'intervento della Persia, la polis attica dovette riconoscere l'indipendenza delle città.



