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Enzo Biagi intervista Luciano Leggio

Marco Lilli

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[0:03]Il 16 maggio 1974 a Milano viene arrestato Luciano Liggio da quasi 20 anni ai vertici della mafia.
[0:03]Divenuto padrino dei corleonesi dopo aver eliminato il vecchio boss Michele Navarra.
[0:03]Luciano Leggio, diventato Liggio per l'errore di trascrizione di un brigadiere, nasce a Corleone nel 1925 in una famiglia povera che lavora la terra.
[0:03]Ha già nove fratelli, ma è un bimbettto svelto e impara presto ad arrangiarsi per sopravvivere.
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[0:03]Il 16 maggio 1974 a Milano viene arrestato Luciano Liggio da quasi 20 anni ai vertici della mafia. Divenuto padrino dei corleonesi dopo aver eliminato il vecchio boss Michele Navarra. Luciano Leggio, diventato Liggio per l'errore di trascrizione di un brigadiere, nasce a Corleone nel 1925 in una famiglia povera che lavora la terra. Ha già nove fratelli, ma è un bimbettto svelto e impara presto ad arrangiarsi per sopravvivere. Come delinquente esordisce con un colpo modesto, è un giovanottino e si arrangia rubando nelle stoppie covoni di grano. Tre guardie campestri lo vedono, uno lo denuncia. Primo arresto e all'uscita dalla camera di sicurezza, primo morto. La gente deve imparare a tacere. Quando nelle aule giudiziarie entra Luciano Liggio, i testimoni non ricordano o si smentiscono.

[1:17]Signor Leggio o signor Liggio, come preferisce? Io il cognome fa Leggio, però per tutti sono signor Liggio. Quindi intanto che io lo sto usando questo Liggio come nome in arte, i miei quadri li firmo Liggio. Senta, signor Liggio, lei una volta ha detto, ho un ergastolo. Leggo, una condanna a 22 anni, un'altra a 6, ma nei miei confronti non c'è una prova. Non ho mai parlato, non ho mai tradito. A Socrate fecero bere la cicuta, a me è toccata la galera. Sono stato condannato per ritorsione. Ne è sempre convinto? Sì, in pieno, ma sono stato più fortunato di Socrate. Non ero all'altezza di Socrate, ma nello stesso tempo più fortunato. Ecco, da che cosa Però hanno cercato di farmela bere così a piccoli sorsi la amarezza della vita, perché continuando la galera è una piccola dose di cicuta al giorno, insomma. Senta, da che cosa nasce questa questa ostilità, questa persecuzione? Ma questo dovrebbe chiederlo a chi di questo ne ha tratto profitto e vantaggi. Comunque, quello che intuisco io è che alle mie spalle si sono fatte delle carriere a sbanditore senza scrupoli. Hanno approfittato di questo di questo mito che hanno creato nello stesso tempo, perché il mito serve. E non vogliono mollarlo, perché si sono fatte carriere, sono fatte molto denaro. Io allo stato ho costato miliardi. Che cosa non ha funzionato nella sua vita? Da quando mi si guarda ha funzionato tutto. Non ho niente da rimproverare. A che cosa si riferisce lei? Beh, insomma, mi riferisco al fatto che sta qui dentro. Niente, non ha funzionato l'onestà e il zelo da parte di chi è stato chiamato a giudicarmi. Perché fin da ragazzo la chiamavano cotto del fuoco, chicco che brucia. Ma è semplicemente io ero un magrolino così. Ma sono stato sempre di una forza eccessiva e energico. Quindi questa sto spirito, questo ragazzo irrequieto che si muoveva sempre, insomma, è stato, vabbè, è considerato qualcosa, ma poi la verità fu un'altra. È nato, si è accresciuto questo discorso, che siccome essendo orfano, mi si restò a me la devozione dell'anima di mia madre. Quando si gioca tra bambini, lo sa come si finisce, sempre per offendere i familiari. E chi ti dovrebbe buttare la tua massa, e chi ti dovrebbe tua suocera, e chi ti, come mi veniva detta questa parola a carico di mia madre, io non ragionavo più. Mi veniva dentro il bollore, questo eh nostalgia, non lo so, e cominciavo a menarle a sti bambini sproporzionatamente per quello che poteva essere l'offesa vista dagli altri bambini. Ma in effetti né io sapevo spiegare che cos'era, ma era questo che a me mi si toccava il vivo, l'ansia di questo desiderio della madre che mi ha portato sempre, mi restò una devozione immensa della povera madre. Qualcuno l'ha definito il volto nuovo della mafia. Lei che cosa sa di Cosa Nostra? Niente.

[4:50]E di questo gliene ha dato conferma anche il famoso pentito Buscetta, dicendo che non mi conosce come come amico nostro, non è come uomo nostro. Mi dice però che vi siete trovati una volta per discutere se era il caso o no di organizzare una piccola insurrezione in Sicilia. non è che lui è venuto con altri, non è che è stato lui a venirmi a cercare. Lui era in compagnia di altri, perché io con questo tizio non ho avuto mai, non ho avuto mai stima, non ho avuto mai fiducia, perché so chi è. Secondo la polizia il potere mafioso è passato da lei a Salvatore Reina. Questo Reina lo conosce? Che tipo è? Innanzitutto, io non avevo potere mafioso da potere lasciare in eredità a nessuno, non sono stato mai stato. E poi stona, lo conosco, è stato nella mia cella in compagnia per quasi 8 mesi. Lei dice che ragazzo è, per me è un bravo ragazzo, una persona educatissima. Ma lei crede che esista Cosa Nostra? Ma di quello che io credo, non credo serva a niente. Se io mi devo basare sulla mia esperienza, io sono stato considerato capomafia, capo delle di questo e capo di quello e non è vero niente, io non sono niente. Quindi se mi devo basare sulla mia esperienza, non esiste niente. Niente. Se mi devo basare sull'esperienza, sono fantoni. Se poi esista, non lo so, io sono innato. Ma lei si è fatto un'idea, che cos'è la mafia secondo lei? È una cosa riprovevole. Senta, io l'idea mia è stata sempre quella che parlo sulla mia esperienza.

[6:40]Lei parla anche di Dio senza averlo mai incontrato. Certo, ma della mia esperienza dandomi del mafioso sempre continuamente. Non credo che ho niente da rimproverarmi o da avere fatto male a chi che sia nella mia vita. O di aver approfittato di una qualsiasi sfida o chiunque a trovarmi diversamente da quello che dico. Leggendo vari autori che hanno parlato su sta parola mafia, un mafia, rifacendomi al Petre, che è uno dei grandi cultori della lingua antica siciliana. Mafia doveva essere una parola di bellezza, come bellezza non solo fisica, ma anche bellezza come spiritualità, nel senso, se una bella donna dice, è mafiosa sta femmina. È una bellezza. Un bel cavallo, è mafioso sto cavallo. Un bel cappotto, è mafioso il cappotto, insomma, il cappotto mafioso, cioè, era la parola, il significato, sì, signore, era un complimento e un fenomeno di bellezza.

[8:09]A suo parere non esiste la mafia di cui parlano i giornali e i giudici. Allora perché muore tanta gente? E questo deve chiederlo, scusi, a quelli che lo uccidono, a me che manco della Lei avrà un'idea, perché non ne muore altrettanta in Toscana, che non è Io, come io dicevo, non ho la mentalità delinquente, quindi non vado a sindacare chi, chi, chi, insomma, che cosa dirsi, cosa si posso dire. Siamo gente sanguigna, questo sì, la gente che magari in altri posti, una cosa si chiude con una scazzottata e lì si chiude con il corpo del revolver, ma più di questo cosa vuole che gli dica? C'è stata una guerra tra la mafia di Corleone, considerata la più dura e quella di Palermo di Stefano Borelli, considerata moderata. Lei ne sa niente? Ma quando questo discorso? Da quando questo? Beh, credo da qualche anno fa, 7, 8, 9, 10 anni fa. No, Biagi, Biagi, 15 anni che sono in carcere in continua, 50 anni ne ho fatto prima e sono 20 anni, ho fatto 20 anni di carcere. Che cosa vuole che sappia io di ste cose che succedono fuori, che succedono fuori? Non, non so completamente niente. Ma lei di qualche peccatuzzo si riconosce colpevole, c'è Io non ho mai detto, ma io non ho mai detto di essere un santo. E sarebbe assurdo pensare che sia un santo. Non sono un santo, e se un altro tenta di pestarmi i piedi, non mi piace. E quando se ne ha male, che cosa fa? Niente, non mi piace, gli dico di di smetterla che non non la accetto questo discorso. E se non smette? E se non smette, gli pisto il suo, è normale.

[9:59]O che dice facciamo fatto, che fate? quello che dice Gesù Cristo, se uno gli dà uno schiaffo ci mette l'altra guancia così, e a guance dovrei, quante guance dovrei avere per tutti questi molluuschi che credono di diventare uomini accanendosi su di me? Perché la maggioranza di questi che si accanisce su di me sono l'ultimo anello fangoso della società, molluschi, chi è pederasta, chi è licenziato della moglie, chi è. Allora di credono di diventare dure, di diventare uomini scagliandosi sul Leggio, ma è possibile? Come riempie i giorni e le notti? Ma prima leggevo moltissimo, tutto quello che mi capitava sottomano. Ora mi sono dato un po' ai colori, alla grafica.

[10:50]E sinceramente mi sento più appagato nel senso, lavorando, insomma. Lei ha nostalgia del suo paese? Nostalgia non solo del mio paese, ma di tutta quella povera gente che conosco, che ho conosciuto, con il quale ho dormito nelle varie stalle delle fattorie del territorio, quando io lavoravo e facevo l'agricoltura. Ma se lei tornasse lì non correrebbe qualche rischio?

[11:15]Ma no, ma nessun rischio, poi, come dicevo, io la morte non la considero un rischio, perché è questo che si riferisce lei, il rischio di danno. Il rischio lo corre chi fa del male, non quello che lo riceve, che sta è una teoria sbagliata, che se molte persone capissero che il male resta a chi vive, non a chi muore.

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