[0:12]Facciamo un salto indietro nel tempo. Vi invito a chiudere gli occhi e immaginarvi studenti. Ci siete? Immaginatevi quella volta che avete copiato. Perché dai, sì, è capitato a tutti, lo dobbiamo ammettere, almeno una volta nella nostra carriera scolastica. Potremmo aver copiato perché magari di fronte avevamo un compito in classe veramente tanto difficile, veramente complesso. E quindi abbiamo chiesto l'aiutino al compagno. Potremmo aver copiato perché magari ieri pomeriggio ci siamo dimenticati di fare i compiti. Arriviamo trafelati a scuola e che facciamo? Chiediamo le soluzioni all'amico o all'amica. Oppure potremmo aver copiato perché quella materia proprio non ci piace, ci annoia. Perché, insomma, le equazioni trigonometriche non è che siano una botta di vita, anche questo va detto. Insomma, potrei andare avanti ad elencare questi motivi fino all'infinito. Però, possiamo dire che l'azione del copiare è un qualcosa che un po' accomuna gli studenti, perché appunto può capitare. Se però avete aperto i social negli ultimi tempi o comunque anche qualche giornale di carta stampata, vi sarà capitato di leggere questa associazione: studenti che copiano intelligenza artificiale. Proprio l'hanno, insomma, creata a puntino, perché? Perché ovviamente Chat GPT è un qualcosa di veramente sbalorditivo. E cioè, uno strumento di intelligenza artificiale generativa, quindi permette di generare testo sulla base di nostre richieste, di nostre necessità, di nostre domande. E mi sono divertito, quindi, a fare una ricerca su Google per vedere cosa Google mi suggeriva dopo aver scritto due parole: Chat GPT studenti, e la prima, il primo suggerimento è stato: copiano. Ho fatto la stessa cosa in inglese, ho detto: dai, in inglese sarà un po' diverso.
[2:13]E questa volta, il secondo suggerimento, dopo Chat GPT Students: cheating. Che vuol dire copiare in inglese. Quindi anche Google si è accorto di questo trend, insomma. Evidentemente, ne parlano davvero tanto i media, i social, le persone. Eh, però effettivamente, non so se vi è capitato mai di utilizzare Chat GPT, se l'avete visto, la sua interfaccia. Eh, io ho fatto un test, mi sono detto: ok, metto dentro un'equazione di secondo grado, esempio antipatico, lo so, e gli ho chiesto: risolvi questa equazione. E nel rettangolo viola, vedete la soluzione, questa è la prima parte. Quindi, lo strumento, questo chatbot, inizia a creare tutti i passaggi, fino ad arrivare lì in fondo a quelle che sono, effettivamente, le soluzioni. E sono le soluzioni giuste, ve lo assicuro, di quell'equazione di prima. Quindi, avrete intuito quanto è diventato facile copiare, lo possiamo dire. Perché io ho messo un esercizio di matematica, avrei potuto chiedere, non so, una tesina sulla fotosintesi clorofilliana, oppure un testo argomentativo sulla sostenibilità ambientale. Chat GPT me l'avrebbe creato. Però, effettivamente, questa non è la prima volta che la tecnologia in qualche modo entra in questo processo, cioè quello dei compiti per per i nostri studenti. Qualche giorno fa leggevo di uno studio del 2020, pubblicato su una rivista Educational Psychology, si chiama. Pensate, in questo studio sono stati coinvolti 2.500 studenti americani. E lo studio è partito nel 2008 ed è finito nel 2017, quindi insomma, anche piuttosto lungo. In pratica, i ricercatori volevano studiare la relazione tra il fare i compiti a casa e migliorare le proprie performance, i voti, insomma, a scuola. Si sono accorti che nel 2008, l'86% di coloro che faceva i compiti a casa, otteneva un miglioramento dei voti. Nel 2017 solo il 45%. Secondo voi, perché? I ricercatori hanno intervistato questi studenti e la risposta che hanno ottenuto è stata: Internet. Perché noi i compiti li facciamo usando Internet nel 2017, di conseguenza cerchiamo le soluzioni, cerchiamo le tesine già pronte, cerchiamo tutto quello che serve per andare a scuola e ad avere i compiti fatti. Quindi, insomma, c'è stato questo calo drastico di questa percentuale, quindi nell'avere successo poi a scuola, con voti più alti, proprio a causa di Internet. Insomma, è diventato facile copiare usando l'intelligenza artificiale. Sicuramente sì. È la prima volta che la tecnologia e in particolare Internet ha un impatto in questo? No, ve l'ho appena dimostrato. Ma vi faccio anche un'altra domanda provocatoria. Secondo voi, per quanto riguarda il fenomeno studenti che copiano, possiamo andare a cercare le cause solo nella tecnologia? Internet, l'intelligenza artificiale. Oppure magari ci sono anche delle cause connesse a come noi adulti stiamo portando avanti il sistema scuola. Cioè, un sistema che è interamente basato sulla motivazione intrinseca. Studia tanto perché avrai buoni voti, oppure fai i compiti, così non ti metto la nota sul diario. Invece di magari andare a stimolare gli studenti rispetto agli interessi che possono avere, alle loro passioni, o alla consapevolezza dell'importanza delle azioni che compiamo oggi per il nostro futuro. Insomma, siamo dentro una rivoluzione, però, perché l'intelligenza artificiale c'è, la stiamo toccando con mano, abbiamo tanti strumenti, e quindi dobbiamo gestire questo cambiamento, soprattutto a scuola, io mi occupo di questo, quindi è un po' il mio cruccio. Cosa potremmo fare a scuola per cercare in qualche modo di gestire questi nuovi strumenti che stanno arrivando? Potremmo vietare l'intelligenza artificiale, facile, no? Sì, ma poi a casa, tanto la usano. Allora potremmo, non so, far fare i compiti solo di mattina. Quindi, i ragazzi, la mattina a scuola fanno i compiti, e poi il pomeriggio non li devono fare. Eh, ma poi il programma, come facciamo a completarlo? Ci sono una marea di cose da fare già a scuola la mattina. Potremmo fare terrorismo a scuola, gli diciamo: se usate l'intelligenza artificiale, prendete un brutto voto. Non so, non è che mi convince come approccio educativo, questo. E se invece cambiassimo le azioni educative? Se andassimo a proporre esperienze diverse, progetti didattici differenti. Noi, come Talent, l'azienda che ho co-fondato, siamo partiti nel 2015 a proporre proprio laboratori didattici, esperienze formative. Abbiamo lavorato con centinaia di scuole.
[7:38]Abbiamo, quindi, utilizzato la tecnologia perché siamo convinti che la tecnologia possa essere, possa espandere le possibilità creative dell'essere umano. E in questi progetti, abbiamo tentato di mettere in pratica la visione di Seymour Papert, un matematico e pedagogista americano. Per Papert, l'apprendimento è costruzione di conoscenza che avviene nella nostra mente. Questa costruzione però è maggiormente facilitata quando costruiamo qualcosa con le mani. Un qualcosa che potrebbe essere tangibile, un castello di sabbia, una torta, ma anche digitale, quindi potremmo costruire un programma al computer, una simulazione e così via. E guardate che questa visione di Papert è molto vicina alla nostra quotidianità. Da piccolo io avevo un kit tipo questo, un kit di mattoncini. E con questo kit potevo costruire torri, castelli, avevo principesse, avevo draghi, cavalieri. Smontavo, rimontavo, smontavo, rimontavo, ma io non è, non stavo solo costruendo con le costruzioni, stavo inventando storie. Poi vabbè, ho fatto ingegneria, ma quella è un'altra storia, ho un po' cambiato percorso. Ecco, voi magari non avrete utilizzato questi mattoncini, avrete avuto altri giochi, però forse avrete anche voi vissuto questo tipo di esperienza utilizzando questi artefatti, diciamo. E per farvi visualizzare meglio come questa modalità di lavorare possa essere poi effettivamente portata a scuola, vi faccio vedere delle foto, perché poi abbiamo appunto coinvolto gli studenti in attività di progettazione di, non so, robot innovativi, oppure invenzioni elettroniche, podcast, blog, siti web, e l'elenco potrebbe essere lunghissimo. Ma che significa costruire dei robot a scuola? Qui vedete questa foto, in cui ci sono, c'è intanto uno scenario, la savana. Perché proprio la savana? Perché prima di costruire tutta questa roba che vedete qua, gli studenti hanno inventato storie. Queste storie erano ambientate nella savana, quindi poi hanno costruito la savana utilizzando materiale di recupero, e hanno dato vita, hanno drammatizzato queste storie programmando, prima costruendo e poi programmando, dei piccoli robot animali.
[10:59]Oppure, altri studenti che hanno riprogettato, ricostruito un gioco famosissimo, l'allegro chirurgo, utilizzando una schedina elettronica, un computer e tutti i fili necessari per far funzionare il gioco, o altri studenti ancora che hanno progettato un giardino intelligente utilizzando motori, sensori, appunto, per rendere alcuni passaggi automatici, come dare l'acqua alle piante o accendere la luce. A un certo punto, però, ci siamo chiesti: ma questo modo nostro modo di lavorare, come si integra con l'intelligenza artificiale? O, comunque, possiamo potenziare ancora di più il processo creativo, la progettazione degli studenti? Chat GPT non ci convinceva. Per questo motivo, abbiamo deciso di progettare la nostra piattaforma, potenziata da intelligenza artificiale. Una piattaforma che non dia scorciatoie, le abbiamo viste prima, quelle che vengono fornite da Chat GPT. Una piattaforma che non dia risposte pronte, soluzioni preconfezionate. Abbiamo, quindi, progettato Asklea. Asklea propone domande, spunti di riflessione. Ovviamente, lo studente deve mettere il suo, le sue idee sul piatto. Abbiamo sperimentato durante questo anno scolastico con due classi di quinta primaria, quindi studenti di 11 anni. Questo progetto di ricerca è stato svolto insieme all'Università Europea di Roma, e il fulcro di questo progetto era il testo narrativo. Cioè, gli studenti dovevano inventare storie con il supporto della nostra piattaforma. E vedete qua, ho preso un uno stralcio della conversazione. E la piattaforma propone domande tipo: cosa ti viene in mente quando immagini il mare, perché il centro delle storie era proprio il mare. E lo studente risponde: il rumore del mare è rilassante e l'acqua è limpida e si può vedere il riflesso del cielo. E così via, quindi le idee sono nostre, dell'essere umano, in questo caso dello studente. E sì, perché noi vogliamo che lo studente stia sempre al centro del processo di apprendimento. Non c'è intelligenza artificiale che tenga, quindi non possiamo mai pensare di andare a sostituire né l'insegnante, né tantomeno le idee dello studente. Però, tutto questo che vi ho raccontato, non eravamo sicuri fosse solo all'interno della nostra testa o oppure se effettivamente fosse stato percepito anche dagli studenti. E quindi, abbiamo raccolto dei feedback. Abbiamo chiesto loro di raccontarci un po' anche come avevano vissuto queste esperienze e come avevano percepito questo modo di lavorare con la nostra piattaforma. Ci sono un po' di errori grammaticali, un po' di errori di battitura, perché sono realmente feedback dei bambini. Però, vi leggo qualche passaggio, tipo: la piattaforma è molto utile per imparare un po' di tutto, a differenza di Chat GPT che dà direttamente la risposta, mentre Asklea, in questo caso, mi ha dato consigli per arrivare al punto, oppure il tutor Lea mi ha aiutato a interagire con il gruppo, mi ha insegnato a creare storie partendo da una descrizione. Sono riuscita a creare anche mettendo insieme le idee dei miei compagni, o ancora, a differenza di Chat GPT, non dà le risposte direttamente. Al posto delle risposte dà consigli per quello che devi fare, per esempio, i testi. Ultimo spunto, molto bello secondo me, questa applicazione utile per la scuola, mi ha aiutato a ragionare in modo creativo e innovativo. Il fatto che non fa le cose al posto tuo, ma ti fa domande su come arrivarci, stimola il tuo cervello. Secondo noi, insomma, la strada potrebbe essere quella giusta, e quindi anche in questo anno scolastico continueremo a fare sperimentazioni. Insomma, avete percepito, no, l'importanza del ruolo dello studente e del suo essere attivo, non un fruitore passivo di contenuti, come potrebbe avvenire, ad esempio, con strumenti Chat GPT.
[16:59]Che sensazione ho per il futuro, in particolare per il futuro nel mondo dell'educazione?
[17:11]Ho sensazioni molto positive. Penso ci siano sicuramente grandi opportunità. Però, noi adulti, secondo me, dobbiamo fare un grande sforzo. Cioè non possiamo scaricare la responsabilità sugli studenti, vietando dispositivi, vietando piattaforme, vietando strumenti tecnologici. Non penso sia quella la strada giusta. Dobbiamo noi assumerci la responsabilità di progettare strumenti pensati per l'educazione, pensati per la scuola, che siano, quindi, stati validati da un punto di vista pedagogico. Dobbiamo ideare percorsi educativi, formativi, che possano ampliare le strade. Questo lo dobbiamo, secondo me, ai nostri studenti e alle nostre studentesse. Grazie.



