[0:00]scrivo pezzi di giornale, articoli, perfino qualche verso ogni tanto. Può darsi che un giorno io trovi fra qualcosa che invento un nuovo libro? Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896, in una famiglia del ceto medio ed era ultimo di sei figli. Conseguito il diploma di ragioniere, si dedicò alle sue due più grandi passioni: la musica e la poesia. Partecipò anche alla Prima Guerra Mondiale, dopodiché iniziò a lavorare presso alcune riviste letterarie e nel 1925 pubblica la sua prima raccolta di poesie, Osi di seppia, dell'editore Gobetti. Noto per le sue idee antifasciste e lo stesso Montale era di idee antifasciste, infatti firmò il manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce, in risposta al manifesto degli intellettuali fascisti, a cui avevano aderito poeti come Pirandello, Ungaretti e D'Annunzio. Ricordiamo anche che Montale è stato importante per Italo Svevo, infatti scrisse ottime recensioni su di lui, aiutandolo a farlo conoscere e affermare anche in Italia. Nel 27 si trasferisce a Firenze e diventa direttore della prestigiosa biblioteca Vieussò, ma nel 38 perde questo lavoro per non essersi iscritto al partito fascista. In questi anni, infatti, la dittatura si inasprisce. Nel 1939, invece, pubblica la sua seconda raccolta poetica, Le occasioni, con la protagonista femminile che è Clizia, pseudonimo di Irma Brandeis. Irma Brandeis era una donna americana, studiosa di letteratura italiana che si recò a Firenze proprio per conoscere il poeta. Ne nacque una storia d'amore e una fitta corrispondenza letteraria. Dopo la Seconda Guerra Mondiale abbiamo un forte impegno politico da parte di Montale, ma per delusione se ne allontana. Si trasferisce a Milano, dove diventa caporedattore per il Corriere della Sera e critico musicale. Nel 1956 pubblica la sua terza raccolta, La bufera e altro e qui la protagonista femminile è Volpe. Nel 62 sposa Drusilla Tanzi, chiamata Mosca, per i suoi occhiali molto spessi. La donna, però, muore l'anno seguente ed è da ricordare perché la ritroviamo anche nella sua opera Satura del 1971, come protagonista femminile. Montale non si era mai laureato in letteratura, ma nel 1967 riceverà ben due lauree honoris causa all'Università di Cambridge e Milano. Lo stesso anno diventa senatore a vita per meriti letterari e nel 1975, addirittura, riceve il Premio Nobel. Infatti, insieme a Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Quasimodo e Dario Fò, è uno dei sei italiani vincitori del Premio Nobel per la letteratura. Passiamo alle raccolte poetiche, iniziando, forse, dall'opera più importante, Ossi di seppia. Già il titolo richiama un'immagine arida, secca. Infatti, gli ossi di seppia sono la carcassa, lo scheletro di questi molluschi morti che vengono trasportati dal mare sulla riva. E questa immagine di aridità richiama proprio la poesia, lo stile di Montale, che è una poesia scarna, ridotta all'essenziale, al contrario, invece, di quella di D'Annunzio, piena di musicalità, ma anche di artifici. Altro protagonista della raccolta poetica, inoltre, è il paesaggio della Liguria. In Ossi di seppia, troviamo diverse poesie famose, tra cui, Spesso il male di vivere ho incontrato, Meriggiare pallido e assorto, e Non chiederci parola. Il male di vivere è un'espressione di Montale molto, molto famosa, quindi questa, sicuramente, ve la chiederanno e indica proprio la concezione stessa della vita per Montale. Cioè, è sofferenza, dolore che si prova nel fatto stesso di vivere. Il male di vivere è una sofferenza comune, presente in tutte le creature, e lui diverse volte la incontra in oggetti materiali, familiari, come il fiume strozzato, la foglia accartocciata, il cavallo stramazzato. E la cosa incredibile è che questi oggetti comunicano sofferenza non solo nella forma, nell'immagine, ma anche nel suono: il rivo strozzato che gorgoglia, l'accartocciarsi della foglia riarsa, il cavallo stramazzato, tutto comunica sofferenza. Questa associazione tra oggetti e emozioni, concetti astratti, si chiama correlativo oggettivo, che è appunto una tecnica letteraria sperimentata anche da altri autori, come Eliot. In cui gli oggetti materiali quotidiani sono proprio simboli di emozioni e stati d'animo, più astratti. Nella seconda quartina, invece, Montale ci dice che l'unica soluzione a questo dolore è l'indifferenza, descritta quasi come un dono divino, perché solo gli Dei sono immuni al dolore. Per quanto riguarda la metrica, invece, abbiamo due quartine in versi endecasillabi, quindi 11 sillabe, ad eccezione dell'ultimo verso, fatto di 14 sillabe, e quasi a voler prendere le distanze dall'ermetismo, abbiamo anche le rime: ABBA, CDDA. In Non chiederci la parola, invece, il poeta dichiara che nemmeno più la poesia, i poeti, sono capaci di svelare il senso della vita, in che modo si possa vivere, neanche loro hanno una soluzione al male di vivere. In Meriggiare pallido e assorto, invece, si descrive il primo pomeriggio estivo di un paesaggio ligure, con il mare sullo sfondo, il sole che splende alto nel cielo, e sembra quasi un'immagine positiva. In realtà, tutto appare fermo, morto, tutto comunica inquietudine: schiocchi di merli, fruscii di serpi, scaglie di mare, tremoli scricchi di cicale, il sole che abbaglia. Tutto questo comunica travaglio, sofferenza, ancora una volta, quindi, troviamo il male di vivere, infatti, ci dice che così è tutta la vita e significativa è proprio il muro, questa muraglia con in cima cocci aguzzi di bottiglia. La vita stessa, infatti, è come questo muretto, camminando in mezzo a questi vetri rotti non possiamo che ferirci. Quindi, ricapitolando, il pensiero di Montale è sicuramente pessimista, un pessimismo tragico, possiamo dire: la vita è piena di dolore e sofferenze, il male di vivere, come lui stesso lo chiama. A tutto ciò non c'è rimedio, nemmeno i poeti hanno soluzione, come abbiamo visto in Non chiederci la parola. L'unico rimedio, forse, è l'indifferenza, descritta come un dono divino, perché ci permette di ignorare il dolore. Tra i temi principali, ripetiamo, il male di vivere, cioè il dramma dell'esistenza, il dolore, la solitudine, ma anche l'assenza di certezze, di verità assolute. La poetica di Montale, poi, è stata definita anche poetica degli oggetti comuni, perché lui utilizza nelle sue poesie molti oggetti familiari, come questi che abbiamo visto prima. Gli oggetti sono materiali, sono fisici, concreti, ma assumono anche un significato simbolico che richiama emozioni, pensieri, sensazioni, concetti astratti. Come abbiamo visto, questa tecnica si chiama correlativo oggettivo. Altra cosa ricorrente e frequente è la descrizione di paesaggi, soprattutto quello ligure. E, infine, per quanto riguarda il linguaggio, sicuramente, a volte non è semplicissimo, infatti, utilizza termini anche rari, accanto, però, a parole di uso quotidiano, però sempre dal suono aspro, come cocci aguzzi di bottiglia. E tutto questo serve, lo ripetiamo, a esprimere quel senso di dolore, di travaglio, di solitudine, che è la concezione stessa di Montale, ovvero il male di vivere.

📙 EUGENIO MONTALE: Riassunto vita, opere, pensiero, correlativo oggettivo + ossi di seppia
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[0:00]Conseguito il diploma di ragioniere, si dedicò alle sue due più grandi passioni: la musica e la poesia.
[0:00]Partecipò anche alla Prima Guerra Mondiale, dopodiché iniziò a lavorare presso alcune riviste letterarie e nel 1925 pubblica la sua prima raccolta di poesie, Osi di seppia, dell'editore Gobetti.
[0:00]Ricordiamo anche che Montale è stato importante per Italo Svevo, infatti scrisse ottime recensioni su di lui, aiutandolo a farlo conoscere e affermare anche in Italia.
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