[0:00]Ciao, benvenuti. È tardanotte, è l'ora giusta per far filosofia e noi ne approfittiamo per parlare di un filosofo
[0:13]di cui non abbiamo ancora parlato, che però vale la pena cercare di presentare almeno a grandi linee questo filosofo, si chiama Martin Heidegger.
[0:24]Lo vedete anche qui di fianco nel libro che si chiama Essere e Tempo, di cui parleremo.
[0:30]Andiamo a iniziare.
[0:38]Ok, allora, prima di tutto, Heidegger è uno dei filosofi più importanti del '900.
[0:44]Non solo più importanti, ma anche più discussi, più studiati, più criticati e e più intensamente analizzati, perché è un filosofo che ha avuto un peso rilevante,
[0:54]un filosofo che ha influenzato molti altri pensatori nel corso del secolo, ma è anche un filosofo piuttosto ostico, difficile da comprendere, difficilissimo da leggere.
[1:07]e quindi che lascia anche campo aperto, diciamo, a una serie di possibili interpretazioni.
[1:13]Ehm diciamo che intanto bisogna inquadrare due diverse fasi nella filosofia di Heidegger.
[1:21]Una prima fase che va circa fino al 1936 e una seconda fase che invece è legata più agli esiti successivi, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.
[1:36]A dividere queste due fasi, c'è tradizionalmente una svolta, lo stesso Heidegger la chiamò, la svolta.
[1:44]Eh un cambiamento non tanto di stile filosofico, non direi tanto quello, quanto piuttosto di interessi.
[1:52]Perché nella prima fase che culmina, appunto, nella pubblicazione di Essere e Tempo del 1927,
[2:00]la filosofia di Heidegger è focalizzata a studiare soprattutto l'uomo.
[2:05]Nella seconda fase, invece, al centro del suo interesse compare l'essere.
[2:12]che già nella prima fase aveva in qualche modo indagato, ma che a cui si dedica completamente nella seconda fase.
[2:20]Noi oggi parleremo soprattutto della prima fase, del primo Heidegger, che è quello
[2:27]che forse ha avuto più influenza sulla filosofia attorno alla metà del '900.
[2:35]Il secondo Heidegger è stato scoperto dopo, ha avuto influssi più nella filosofia più recente.
[2:41]Partiamo però appunto dal primo Heidegger, anzi partiamo un attimo dalla vita di questo pensatore,
[2:49]una vita che è stata anche legata in qualche modo alla storia e agli eventi che hanno attraversato la Germania.
[2:59]Martin Heidegger nasce nel 1889 nel sud della Germania, da una famiglia cattolica.
[3:06]Cattolicesimo a cui verrà cresciuto, a cui verrà avviato e che abbandonerà in maniera anche abbastanza brusca attorno agli anni '20 del '900.
[3:18]Studia a Marburgo prima e poi a Friburgo e proprio a Friburgo
[3:25]entra in contatto con quello che è il suo maestro, che è il filosofo tedesco Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia.
[3:36]una scuola filosofica che in quella fase storica aveva un certo peso in Germania, una certa un certa influenza.
[3:40]Heidegger diventa allievo di Husserl, diventa in una certa fase anche il suo allievo prediletto,
[3:48]fa carriera, ottiene finalmente, dopo vari anni, una cattedra e inizia ad avere a sua volta degli allievi.
[4:00]Allievi che poi in certi casi avranno anche un un seguito nella storia della filosofia, perché tra i suoi allievi ci sono Gadamer, Jonas, Hannah Arendt, insomma, personaggi di un certo spessore.
[4:09]Hannah Arendt, tra l'altro, avrà con lui una relazione sentimentale che verrà poi interrotta bruscamente,
[4:16]anche a causa del fatto che Hannah Arendt è ebrea e nella Germania degli anni '30 essere
[4:22]ebrei, e ci arriveremo a breve, non era chiaramente una cosa semplice.
[4:28]Comunque, insegna a qualche allievo e fa rapidamente carriera.
[4:34]Nel 1933 diventa rettore all'Università di Friburgo.
[4:40]Tra l'altro Friburgo, l'università in cui aveva insegnato il suo maestro Husserl, lui gli era succeduto nella cattedra di filosofia.
[4:49]e viene eletto rettore, ma il 1933 è un anno fondamentale per la storia della Germania,
[4:56]perché, come ricorderete, è l'anno in cui a gennaio Adolf Hitler diventa cancelliere della Repubblica di Weimar e rapidamente mette fine alla Repubblica di Weimar,
[5:05]assumendo i pieni poteri, arrestando tutti gli oppositori politici e instaurando una dittatura totalitaria che sfocia poi nel Terzo Reich.
[5:20]Nel '33 siamo ancora agli inizi, ma già abbastanza chiaro qual è abbastanza chiare quali sono le intenzioni di Hitler.
[5:30]E il nostro caro Heidegger pronuncia un discorso in qualità di rettore dell'Università di Friburgo,
[5:38]un discorso intitolato L'Autoaffermazione dell'Università Tedesca.
[5:43]Questo discorso diventa rapidamente celebre, perché è un discorso apertamente filonazista.
[5:48]Ora, gli gli storici, gli studiosi, biografi anche di Heidegger si sono interrogati a lungo su questo discorso,
[5:54]o quantomeno sulle reali motivazioni che stavano dietro a questo discorso, se c'era una forte e sentita adesione alla politica nazista oppure se, in qualche modo, c'erano anche elementi di interesse personale dovuti alla contingenza del momento storico.
[6:13]In ogni caso, il discorso è chiaramente insomma, favorevole al nuovo regime che si sta instaurando in Germania.
[6:24]C'è da dire, a onor del vero, che dopo pochi mesi, Heidegger lascia l'incarico di rettore,
[6:30]si dimette proprio e alcuni hanno letto in queste dimissioni, che sono, in realtà, abbastanza misteriose, anche una sorta di critica verso il regime,
[6:40]quasi che Heidegger avesse compreso la vera portata delle misure hitleriane e per contrasti con alcuni dirigenti del Partito nazista abbia deciso di abbandonare questo incarico di rilevanza e di responsabilità.
[6:58]Infatti, c'è da dire che nel resto degli anni '30 e negli anni '40, Heidegger sceglie un profilo molto basso.
[7:05]Continua chiaramente a fare ricerca e a insegnare all'università, ma da posizione molto defilata.
[7:13]Chiaramente, però, quando la guerra finisce, cioè nel 1945, il regime nazista crolla,
[7:22]i gerarchi nazisti scappano, o si suicidano, o vengono processati, ma anche all'interno dell'Università tedesca scatta un processo di repulisti, di epurazione, come veniva chiamato all'epoca.
[7:36]Cioè, in pratica, tutti quegli intellettuali, quei professori che si erano schierati apertamente a favore del regime, subiscono sostanzialmente un processo.
[7:45]Ci sono delle commissioni apposite, formate spesso da altri professori, che esaminano incartamenti, interrogano, chiedono e hanno il compito poi di valutare se l'intellettuale in questione è adatto ancora a insegnare, oppure, è meglio che non insegni più alle giovani generazioni.
[8:04]Heidegger subisce un'inchiesta di questo tipo e la subisce in maniera molto negativa, perché, effettivamente,
[8:12]nonostante questa sua posizione ambigua, diciamo, nei confronti del regime, viene sospeso dall'insegnamento.
[8:20]A pesare su di lui, in particolare, c'è il parere di un collega filosofo, Karl Jaspers,
[8:29]che era stato suo amico negli anni '20, poi i due avevano, diciamo, rotto, interrotto i rapporti e Jaspers, diciamo, dà parere contrario riguardo alla possibile permanenza di Heidegger all'università.
[8:44]Quindi, per qualche anno, Heidegger non insegna più.
[8:47]Viene reintegrato solo a partire dal 1949, quindi dopo qualche anno, tra l'altro, grazie anche al parere dello stesso Jaspers che cambia idea nel corso degli anni, al parere in parte anche di Hannah Arendt, insomma, un po' alla volta tra il '49 e il '50 e il '51 viene reintegrato e può ricominciare a tenere i suoi corsi all'università.
[9:07]Nel frattempo, però, dicevamo, è avvenuta la celebre svolta.
[9:11]Questa svolta è una svolta che viene datata dai critici, appunto, dicevo prima, col 1936, perché in quell'anno Heidegger pubblica un articolo, un saggio intitolato Höldelrin e l'Essenza della Poesia.
[9:27]che è un saggio che segna questo cambio, questo slittamento di interessi.
[9:33]Prima si era occupato dell'uomo, anche se dell'uomo in senso, direi, quasi ontologico, e vedremo cosa significa.
[9:41]Poi inizia a occuparsi direttamente dell'essere.
[9:45]L'opera cardinale del primo periodo è Essere e Tempo, 1927.
[9:50]Ed è quest'opera qua, che, come vedete, è un'opera anche bella voluminosa, insomma, corposa e di certo non facile.
[10:00]L'opera, invece, principale della seconda fase è probabilmente Sentieri Interrotti, datata 1950.
[10:09]Noi, però, oggi ci occupiamo essenzialmente della prima fase, cioè di Essere e Tempo.
[10:14]Essere e Tempo, già un'opera che dal titolo fa capire che il discorso di Heidegger è un discorso un po' particolare, un po' complicato, in cui centrale è l'essere.
[10:28]Ehm, in filosofia, se ci pensate, se vi ricordate Parmenide, se vi ricordate Platone, se pensate anche ai Greci, la parola Essere è una parola carica di significati e soprattutto una parola difficile da definire, da comprendere, da spiegare, anche.
[10:50]Perché normalmente siamo portati a pensare che l'essere sia sostanzialmente la somma degli enti, cioè di ciò che esiste, di ciò che è.
[10:59]Ma è semplicemente la somma degli enti l'essere, o non è forse qualcosa di più, qualcosa di diverso?
[11:09]Qualcosa di difficile da definire. Se ci pensate all'essere Parmenideo, per per fare un esempio.
[11:15]L'essere Parmenideo è qualcosa di completamente avulso dalla realtà a cui siamo abituati.
[11:23]L'essere Parmenideo è immobile, è immutabile, è unico, è circolare, sferico.
[11:30]Insomma, qualcosa di completamente diverso dalla molteplicità a cui siamo abituati.
[11:36]Quindi c'è nella storia della filosofia una visione dell'essere spesso che trascende, potremmo dire, la realtà effimera delle cose.
[11:46]Questo era anche per Platone, in fondo. L'ontologia è quella disciplina, quella parte della filosofia che proprio si pone le domande sull'essere.
[11:54]Domande che, però, la storia della filosofia non è riuscita a risolvere in maniera chiara.
[11:59]E lo stesso Heidegger, agli inizi di Essere e Tempo, mette ben chiaro questo problema dell'essere.
[12:08]Un problema di definizione, potremmo anche dire.
[12:13]L'essere sembra indefinibile. E d'altronde, come si può definire l'essere? Se l'essere lo consideriamo come
[12:20]diciamo, la il genere sommo, cioè la la categoria più ampia che racchiude tutto.
[12:29]E pensiamo a quello che diceva Aristotele, cioè che per definire qualcosa dobbiamo predicare il genere prossimo e la differenza specifica, è chiaro che l'essere non ha un genere prossimo, non ha un genere, un concetto più ampio a cui fare riferimento.
[12:46]L'essere è il concetto ampio per eccellenza e, quindi, per sua natura, sembrerebbe indefinibile.
[12:53]Ora, queste sono domande aperte che Heidegger intende affrontare e a cui vorrebbe provare a dare una risposta.
[13:03]Ovviamente, per dare una risposta, però, sul sull'essere, bisogna porre la domanda sull'essere,
[13:10]quella che dobbiamo affrontare una domanda, cioè qual è non solo cos'è l'essere, ma qual è il senso dell'essere, che è una domanda ancora più pesante, ancora più pressante.
[13:21]Ora, una domanda del genere bisogna, prima di tutto, pensare a chi porla.
[13:27]E Heidegger, a questo punto di vista, ha le idee abbastanza chiare.
[13:30]L'unico Essere, l'unico ente, meglio ancora, a cui possiamo porre la domanda su senso dell'essere è l'uomo,
[13:39]o meglio ancora, è, come lo chiama lui, l'esserci, in tedesco Dasein.
[13:48]Esercizi è una parola già particolare, che vi fa capire che entriamo in un ambiente in cui le parole hanno un peso molto specifico.
[13:59]E cercherò anch'io di essere preciso nell'usarle per quanto possibile.
[14:05]Ehm, l'uomo è un ente particolare, non è un ente come gli altri.
[14:09]Non è come una penna, come un martello, come una casa o come un animale.
[14:17]È un ente che ha degli specifici modi di essere e un di questi è sicuramente l'interrogarsi.
[14:23]Non solo l'interrogarsi, ma anche il comprendere.
[14:28]È un ente che vive nella realtà, che vive in un certo mondo, contornato da cose che cerca di comprendere.
[14:36]Per questo usa l'espressione Esserci, Heidegger.
[14:40]Non è un ente a sé stante, separato dalle cose, è un ente dentro alle cose, in qualche modo, dentro al mondo, c'è.
[14:49]Non è e basta, ma c'è, e quindi esserci.
[14:52]Ora, l'esserci, benissimo, si pone il problema sull'essere e quindi partiamo da lì, per capire qual è il senso dell'essere, dobbiamo prima di tutto affrontare il problema dell'esserci, cioè dell'uomo.
[15:06]Ora, che caratteristiche ha l'uomo? Che cos'è l'uomo, quindi?
[15:10]Infatti, Heidegger, appena posto questo tipo di problema, si rende conto che c'è bisogno di affrontare quella che lui chiama un'analitica esistenziale.
[15:21]Possiamo dire che quasi mette da parte l'atteggiamento fenomenologico che era stato proprio del suo maestro Husserl e inaugura un un atteggiamento nuovo.
[15:32]che lui in realtà ritiene figlio della fenomenologia, ma che Husserl, in realtà, ritiene qualcosa di diverso e, effettivamente, è qualcosa di diverso.
[15:42]Ora, un'analitica esistenziale vuol dire, cosa significa? Che bisogna analizzare l'esistenza dell'uomo.
[15:49]E anche per questo motivo che Heidegger è stato, almeno questo primo Heidegger, è stato a lungo considerato come una sorta di filosofo esistenzialista, o quantomeno, un precursore dell'esistenzialismo.
[16:02]Non a caso, quando faremo gli esistenzialisti, Sartre, poi vedremo chi altro, noteremo che su di loro l'influenza di questo primo Heidegger è fortissima.
[16:13]Heidegger stesso, però, rifiutò sempre l'etichetta di esistenzialista e vedremo che, effettivamente, qualche elemento di vicinanza c'è, ma c'è anche qualche elemento che lo allontana da quella corrente.
[16:30]E d'altra parte, bisogna anche ammettere che in Heidegger questa analitica esistenziale è essenzialmente uno strumento per arrivare a parlare dell'Essere.
[16:40]Ad Heidegger interessa molto relativamente l'uomo.
[16:44]O meglio, interessa all'uomo nella misura in cui ci permette di affrontare il discorso sull'Essere.
[16:50]Gli esistenzialisti, invece, avranno l'uomo al centro, avranno la sua esistenza come cardine della ricerca filosofica.
[16:59]Quindi, insomma, esistenzialista sì e no, fino a un certo punto.
[17:03]Ora, applichiamo questa analitica esistenziale, cerchiamo di capire cos'è l'esserci.
[17:10]Bevo.
[17:16]Allora, l'esserci ha, secondo Heidegger, essenzialmente due caratteristiche fondamentali.
[17:24]In primo luogo, comprende, e questo l'abbiamo già detto, è un ente in grado di porsi delle domande e di cercare di dare delle risposte a queste domande.
[17:35]Può, può, non è detto che ci riesca, ma può comprendere l'essere.
[17:40]L'essere inteso sia nel senso dell'Essere in generale, sia il proprio Essere, cioè se stesso.
[17:46]E questa è già la prima caratteristica che ci permette di interrogarci sull'uomo.
[17:51]C'è però anche una seconda caratteristica che vedremo diventa fondamentale, adesso, man mano che andiamo avanti.
[17:58]Questa seconda caratteristica è il fatto che l'esserci è identificato da Heidegger come essenzialmente possibilità.
[18:07]Cioè, l'esserci non vive un'esistenza determinata, o meglio predeterminata, fissa, immutabile.
[18:15]L'esserci, quando viene calato nel mondo, potremmo dire, quando vive, ha davanti a sé una serie amplissima di possibilità, all'interno delle quali deve operare delle scelte.
[18:30]Qui c'è, ovviamente, l'avrete notato, un forte legame con l'esistenzialismo di Kierkegaard, per dire.
[18:38]Quindi, l'uomo vive avendo davanti a sé una serie di percorsi, di strade, da cui deve scegliere la sua vita è scelta.
[18:47]La sua vita è ciò che lui sceglie di essere, ciò che lui, meglio ancora, progetta di essere, perché queste scelte, queste possibilità, delineano un progetto di vita.
[19:02]L'uomo, quando sceglie una strada piuttosto di un'altra, intraprende una via piuttosto di un'altra, lo fa per realizzare un progetto che, magari, ha in testa in maniera vaga, che, magari, ha in testa, magari anche sbagliando, certe volte, però, ha un progetto in mente.
[19:20]Quindi, l'uomo è possibilità, è scelta.
[19:25]D'altro canto, nota questo Heidegger, l'uomo esiste, ma esiste anche in senso etimologico, nel senso che ex-siste.
[19:34]Cioè, vive al di fuori, sta fuori.
[19:40]Sta fuori perché non sta fermo, immobile e immutabile nella sua dimensione, nel suo essere, ma vive al di là di se stesso, vive proiettato.
[19:47]Vive in una progettualità continua che lo spinge avanti.
[19:54]Quindi, l'uomo è anche, in un certo senso, responsabile delle scelte che fa, dei progetti che mette in piedi.
[20:04]Sceglie cosa essere, sceglie anche, potremmo dirla così,
[20:10]che tipo di vita vivere e quindi se conquistarsi o perdersi.
[20:16]E vedremo che queste sono due alternative su cui Heidegger insiste parecchio.
[20:23]Però, siamo ancora alle dimensioni dell'esserci, quindi, da un lato, comprende, dall'altro progetta, può.
[20:30]Ora, comprende, però, anche comprendere, ci sono varie dimensioni del comprendere.
[20:36]E, infatti, Heidegger le indaga.
[20:39]Intanto, dice, esistono due diverse, due diversi modi, due modalità di comprensione del mondo, della realtà che ci circonda.
[20:50]Modalità che lui chiama con termini un po' particolari, ancora una volta: da un lato esistensiva oppure ontica, se vogliamo usare l'altro termine, è quel comprendere
[20:57]o, oppure, ontologica, dall'altro esistenziale.
[21:11]Quell'o, o quel comprendere, che si mette in campo quando noi scegliamo le cose in maniera concreta, personale,
[21:28]utilizzando la dimensione empirica del nostro essere, in maniera anche immediata, cioè quando, nell'esperienza concreta, anche di tutti i giorni,
[21:40]conosciamo, comprendiamo le cose che abbiamo attorno, cerchiamo di farle nostre, affrontiamo i problemi della nostra quotidianità, è una dimensione pratica, concreta,
[21:50]istintiva, immediata, che si basa molto sui sensi e sull'aspetto empirico, immediato.
[21:57]L'altra dimensione, quella esistenziale, invece, consiste nell'indagine, che potremmo dire, teoretica.
[22:04]Cioè, quell'indagine che non è interessata più di tanto alla dimensione pratica, concreta, del vivere quotidiano, ma che indaga le strutture dell'esistenza, cioè, che cerca di comprendere
[22:20]qualcosa che va oltre la sfera pratica, il quotidiano, semplice ed empirica, ma cerca di indagare, potremmo dire, anche l'essere, l'esistenza in generale.
[22:31]L'uomo ha queste due dimensioni diverse: da un lato vive, comprende, si muove in un ambiente in maniera molto
[22:42]quotidiana, banale, potremmo anche dire, dall'altro, però, ha anche un'attenzione a qualcosa che va oltre, che trascende tutto questo.
[22:52]Ovviamente, è una distinzione che lo stesso Heidegger sottolinea essere un po' forzata, nel senso che anche la dimensione esistenziale,
[23:02]quella che indaga le alte strutture, parte, comunque, da un aspetto esistenziaale, cioè, l'uomo vive calato nel mondo.
[23:09]E quindi si radica nel mondo, anche quando riflette in maniera teoretica, non può spogliarsi completamente della sua dimensione concreta.
[23:18]Quindi, questa distinzione è meno netta di quanto possa apparire, però, insomma, sono due, comunque, modi diversi di comprendere.
[23:28]Ora, visto che, però, l'uomo comprende, vive, calato nel mondo, progetta, abbiamo visto che anche questa dimensione concreta, dobbiamo cercare di capire qual è il suo rapporto con queste cose.
[23:42]E per capirlo, Heidegger ritiene di mettere in campo uno sguardo che lui chiama fenomenologico, ispirandosi, appunto, al suo maestro Husserl.
[23:52]Cioè, uno sguardo che lui vorrebbe attingere direttamente alla coscienza, o, quantomeno, al modo in cui le cose che ci circondano si fanno presenti alla nostra coscienza.
[24:38]Vediamo come procede.
[24:42]Abbiamo detto che l'uomo vive una dimensione che è, almeno nel vivere quotidiano, esistensiva, ontica, cioè calata tra le cose, fatta di esperienze, molto spesso, di carattere empirico, di problemi da risolvere, di vivere concreto, quotidiano.
[25:01]Questo vuol dire che l'uomo, o meglio ancora l'esserci, non è solo esserci, che è già al termine, ci fa capire questa dimensione, ma è, addirittura, dice Heidegger, un essere-nel-mondo.
[25:15]E lo dice usando una, la parola proprio con le linee tra le varie eh, tra i vari termini.
[25:21]Un essere-nel-mondo, l'uomo è un ente che non può vivere se non nel mondo.
[25:30]Cioè, è circondato da cose e da persone.
[25:38]Non vive altero, staccato, fuori dalla realtà, come, a volte, i filosofi vorrebbero che studiano l'uomo come se fosse un ente angelicato, indipendente dalla realtà.
[25:47]L'uomo vive nella realtà e vive la sua dimensione esistenziale in un rapporto concreto con le cose e con le persone che lo circondano.
[26:00]Ora, rispetto a queste cose, ci sono diverse dimensioni del rapporto che l'uomo può mettere in atto con queste cose.
[26:09]Una l'abbiamo già presentata, è la comprensione.
[26:12]Cioè l'uomo, guardando le cose, tenta di comprenderle, e nel momento in cui le comprende, le rende strumenti.
[26:21]Perché il mondo non è solo un insieme di cose fredde, è un insieme di cose che l'uomo può utilizzare.
[26:30]D'altronde, con questi strumenti si richiamano, richiamano nell'uomo stesso dei legami.
[26:38]Quando vede un chiodo, e questo è un esempio di Heidegger, il chiodo rimanda al martello, e il martello e il chiodo insieme rimandano al legno.
[26:47]Gli strumenti, le cose, per come le comprendiamo, sono tra loro legate, ma questa è solo una dimensione del rapporto che abbiamo con le cose.
[26:57]L'altra dimensione, ancora più interessante, è quella, e qui arriviamo al termine chiave per comprendere l'analisi di Essere e Tempo, è quella della cura.
[27:07]Cioè, l'uomo si prende cura della realtà che lo circonda.
[27:14]E se ne prende cura, anche qui, sotto diversi punti di vista.
[27:20]Da un lato, quando parla di cura, Heidegger intende che l'uomo è vero che ha davanti degli oggetti,
[27:29]degli oggetti che, a prima vista, hanno una loro utilità, una loro dimensione, un loro motivo d'essere.
[27:38]Ma l'uomo è in grado di andare oltre questa apparenza, questa realtà, l'uomo è trascendenza.
[27:51]Cioè, riesce a, potremmo dire, quasi modificare la realtà, a seconda dei suoi interessi, oltrepassando i limiti che la realtà sembra imporli, che la realtà strumentale, che le cose sembrano imporli.
[28:07]Difatti, da un lato, la cura è trascendenza, è andare oltre, ma dall'altro, la cura è anche progetto.
[28:18]Nel senso che l'uomo ha davanti una realtà, ma è lui che dà significato alla realtà, perché è lui che dà, che, meglio ancora, cala sulle cose i suoi significati progettuali.
[28:34]Ho una penna, una penna può essere mille cose, ma sono io che decido cosa fare di quella penna, sono io che decido che quella penna la userò per scrivere un certo tipo di testo.
[28:46]Sono io che decido cosa fare di quel libro.
[28:53]E non è detto che il libro lo userò solo per fare ciò che il libro sembra dover fare.
[28:59]Facciamo proprio questo esempio, che non è Heideggeriano, è nostro, ma per capirci.
[29:04]Io posso avere un libro, un libro è stato pubblicato perché io lo leggessi, o perché un certo pubblico lo leggesse, ma io, nel momento in cui ho il libro, posso usarlo per mille altri motivi.
[29:13]Posso certo leggerlo, posso trovare quello che lo scrittore voleva che trovassi, ma posso trovare altre cose che lo scrittore non pensava che io ci avrei trovato.
[29:25]Il libro può diventarmi utile per altri motivi, ma il libro lo posso anche regalare, posso farlo diventare un oggetto d'amore, posso farlo diventare un oggetto di stima, un simbolo di riconoscenza.
[29:39]Posso usarlo per metterlo sotto un tavolo che traballa, per farlo stare in ordine, posso metterlo in una libreria come oggetto d'arredamento e non aprirlo mai.
[29:48]È chiaro che in questo modo io, nel rapporto che ho con questo libro, un esempio banale, ma già utile per capirci,
[29:54]trascendo quello che è la natura del libro, vado oltre e proietto delle cose con questo libro.
[30:00]Se io penso di regalarlo è perché ho un progetto, perché voglio comunicare qualcosa alla persona a cui lo regalo.
[30:11]Questo vuol dire che l'uomo non vive le cose come qualcosa di neutrale, ma come qualcosa da assoggettare.
[30:20]L'uomo subordina le cose ai propri scopi, o, meglio ancora, l'uomo trasforma le cose in oggetti utilizzabili.
[30:27]Questa è la cura nei confronti delle cose.
[30:31]L'uomo fa sue le cose, sue, non nel senso di possesso, ma sue nel senso progettuale.
[30:40]Ora, questo è molto importante, e soprattutto dal punto di vista dei significati, perché questo ci fa capire
[30:48]che il mondo in cui l'uomo si trova a vivere è un mondo che l'uomo stesso contribuisce a plasmare.
[30:56]È un mondo a cui lui attribuisce i significati.
[31:02]È un mondo in cui l'uomo, dice così Heidegger, a un certo punto, è, in un certo senso, un preveggente,
[31:09]perché è lui che decide in anticipo a cosa serve ogni singola cosa.
[31:16]È lui che decide il progetto, è lui che decide il fine delle cose.
[31:23]La penna serve per scrivere, ma sono io che decido, il libro serve per per il regalo, ma sono io che decido.
[31:33]Ora, è l'uomo, quindi, che dà significato al mondo in cui vive.
[31:38]Non è, però, solo l'uomo, perché, a guardar meglio la questione, ci rendiamo conto che, sì, noi caliamo i nostri significati sulle cose, le facciamo scendere su di esse, ma non partiamo da zero, potremmo dire.
[31:50]Riprendiamo il nostro esempio del libro. Io ho un libro, un romanzo, mettiamo, un romanzo d'amore, che dovrebbe farmi commuovere.
[32:01]Io lo leggo, magari mi commuovo, quindi lo scrittore ha raggiunto il suo scopo, ma potrei benissimo leggere un romanzo d'amore e trovarlo irresistibilmente comico.
[32:15]Per me sarebbe, comunque, una lettura di gusto.
[32:20]Il lo scrittore, probabilmente, se sapesse che io rido delle sue pagine, ne sarebbe disgustato, ma questo non importa, perché sono io che do significato alle cose e do il il mio progetto, il mio significato.
[32:35]Però, attenzione, un libro, quando io ho in mano un libro, non è qualcosa che, nel momento in cui lo prendo in mano, non ha ancora alcun valore, a cui io do un certo valore, un certo significato.
[32:51]Io stesso, nel momento in cui prendo in mano un libro, parto da una sorta di precomprensione di che cos'è un libro.
[32:57]Ovviamente il libro romantico che ho che ho comprato e che ho letto di gusto, sapevo essere un libro e non è il primo libro che leggo.
[33:09]So bene che in un libro, in un romanzo, c'è una trama, c'è una storia.
[33:14]Guardo la copertina di questo romanzo, vedo un uomo e una donna abbracciati, intuisco che si tratta di un romanzo d'amore, perché già ne ho letti di romanzi d'amore, perché fin da quando sono nato, la mia cultura, la mia, la storia culturale del mio popolo mi ha, in un certo senso, preparato a un certo tipo di storie.
[33:34]So che certi codici mi preparano a un certo tipo di messaggio.
[33:40]Quindi noi non siamo neutrali, davanti al nostro rapporto con le cose, ci sono delle precomprensioni, dice Heidegger.
[33:48]Non solo delle precomprensioni, ma anche dei pregiudizi e delle prenozioni, cioè non siamo tabula rasa.
[33:56]Nella nostra mente, nel nostro modo, meglio ancora, di relazionarci con le cose, c'è qualcosa di già presente in noi, una sorta di eredità della civiltà in cui viviamo.
[34:11]Che ci ha abituati a vedere le cose in un certo modo.
[34:16]Quando io prendo un libro, lo inserisco, direbbe così Heidegger, in un certo orizzonte culturale in cui io sono cresciuto, perché è chiaro che io, a questo, aggiungo molto altro.
[34:25]Ricreo, ridisegno il significato di questo orizzonte culturale.
[34:30]Quindi l'orizzonte culturale non è qualcosa di statico, fisso e immutabile, però non parto, ripeto, dal nulla, parto da questo orizzonte e li sommo, cambio, aggiungo.
[34:40]Quindi, questa è una cosa molto importante, che poi Heidegger, un po' anticipa qui, approfondirà meglio dopo la sua svolta, ed è stato uno degli elementi che ha dato origine a anche a un ramo della filosofia che negli ultimi decenni ha avuto un grande sviluppo, che è quello dell'ermeneutica.
[35:00]Questo concetto, magari, più avanti, lo riprenderemo.
[35:05]Ora, detto questo, ritorniamo, però, a parlare della cura, che è un concetto importante, interessante.
[35:10]Abbiamo detto cos'è la cura nei confronti delle cose e questo mettere a, riversare i significati, utilizzare, progettare.
[35:20]Ma noi non viviamo solo circondati dalle cose, viviamo anche circondati dalle persone.
[35:26]E, nel rapporto con le persone, qualcosa cambia.
[35:32]Nel senso che noi, finora abbiamo parlato del prendersi cura delle cose.
[35:43]Ma nei confronti degli altri, Heidegger dice che noi, più che altro, dobbiamo aver cura degli altri, e c'è una differenza.
[35:53]Non è più prendersi cura, ma aver cura.
[35:57]Ora, qual è la differenza? Che gli altri non sono cose, anche se noi, a volte, possiamo trattarli come delle cose.
[36:06]Gli altri sono persone come noi, sono altri Esseri-nel-mondo, sono altri Esserci.
[36:13]Quindi la cura si complica quando noi entriamo in relazione con gli altri.
[36:20]E, difatti, per Heidegger, le forme della cura degli altri, dell'aver cura degli altri, sono due, tanto per cambiare.
[36:33]Da un lato, possiamo, dice così Heidegger, possiamo sottrarre agli altri le loro cure, ovvero, curarci noi delle cose da procurare loro.
[36:44]Ora, cura, abbiamo capito che è un termine che Heidegger usa in in senso molto ampio.
[36:51]Potremmo dire che assomiglia un po' anche al cura latino, no? Preoccupazioni, nel senso di progetto, di predisposizione, apertura, farsi carico di.
[37:05]Ora, sottrarre agli altri le loro cure significa che noi, in questo caso, in questo tipo di atteggiamento,
[37:15]non aiutiamo gli altri a diventare uomini a pieno titolo, potremmo dirla così.
[37:25]Non aiutiamo gli altri a fare, creare delle strade, dei progetti e seguire questi progetti.
[37:37]Questo non lo facciamo, ma facciamo noi per loro le scelte, ci assumiamo noi per loro le responsabilità.
[37:45]Per questo dice, sottrarre agli altri le loro cure.
[37:50]Non sono più loro a occuparsi delle loro cure, dei loro progetti, delle loro scelte, siamo noi per loro.
[37:56]E questa, dice Heidegger, è una forma di vita inautentica.
[38:00]Non è una vera forma di cura degli altri, è un è uno stare assieme, un essere assieme, una coesistenza, ma non è una forma autentica di rapporto con gli altri.
[38:12]Molto meglio, è l'altra dimensione, l'aver cura autentica, potremmo dire, la forma autentica di cura, in cui noi aiutiamo gli altri ad assumersi le loro cure.
[38:26]Cioè, detto in altri termini, li aiutiamo a trovare loro stessi.
[38:30]Ora, approfondiamo queste due dimensioni, che sono due dimensioni fondamentali per questa prima fase del pensiero di Heidegger.
[38:45]Una forma inautentica di cura, ma potremmo dire anche di vita, è una forma autentica di cura e di vita.
[38:48]Partiamo dalla forma inautentica, quella in cui noi sottraiamo agli altri le loro cure.
[38:52]Ora, questa forma inautentica porta a una vita che è anonima e banale.
[38:58]È l'esistenza, dice Heidegger, di tutti e di nessuno.
[39:02]È quel tipo di vita in cui tutto è insignificante, tutto è livellato, tutti gli uomini sono uguali.
[39:13]Tutto è convenzionale, in cui non c'è personalità, perché nessuno si assume le proprie responsabilità, nessuno fa delle scelte vere e consapevoli.
[39:21]Tutti lasciano scegliere agli altri, potremmo dire, è l'esistenza, dice così Heidegger, del sì impersonale.
[39:31]Cioè, l'uomo non sceglie, non fa le cose, non dice voglio questo perché ho deciso che questa è la mia strada, ma dice voglio questo perché così si dice che è meglio fare, perché così si fa, perché così si vive.
[39:50]Quel sì, si vive, si fa, si dice, è un sì impersonale, di tutti e di nessuno.
[39:56]È quel sì in cui non c'è una persona che sceglie, ma quello che fanno tutti faccio anch'io.
[40:04]È chiaro che l'uomo che vive una dimensione di questo tipo, è un uomo che si appiattisce sugli altri.
[40:11]Non solo si appiattisce appiattisce sugli altri, ma si appiattisce anche a livello delle cose in qualche modo.
[40:20]Cioè, non è più un essere che domina le cose, che riversa sulle cose i suoi significati, i suoi progetti, ma si abbassa.
[40:27]Vive in una dimensione banale, piatta, a livello proprio delle cose.
[40:39]Difatti, Heidegger dice che una delle caratteristiche di questa vita è la deiezione, che proprio intende questo, questa caduta, questo abbassamento al livello delle cose.
[40:50]Tra l'altro, questa esistenza anonima ha, poi, delle caratteristiche.
[40:57]Da cosa si vede? Dov'è che si vede? Si vede in, ad esempio, nella curiosità, che è uno dei caratteri dominanti di questo tipo di vita.
[41:03]L'uomo che vive un'esistenza anonima è curioso, ma non è mai curioso per l'essere, per la vera realtà delle cose, per le strutture, quella comprensione teoretica di cui parlavamo prima.
[41:17]È curioso per l'apparenza, è curioso per le piccole cose, è curioso per le banalità.
[41:22]E non a caso il suo linguaggio non è mai un linguaggio vero, il suo linguaggio tipico è la chiacchiera, cioè è un linguaggio che diventa banale, che diventa un dire nulla, in pratica, di sensato, di vero e profondo.
[41:39]E quando cerco cerca di comunicare con gli altri, se anche gli altri vivono questa esistenza anonima, anche loro parlano e non dicono nulla, ed è un continuo scambio che non porta da nessuna parte.
[42:14]Chiaramente, l'uomo che si scopre calato nelle cose, ridotto questa vita anonima, scopre di essere un essere-gettato.
[42:25]Cioè, si trova in mezzo alle cose, non più sopra le cose, e reagisce con una situazione emotiva tipica di questo tipo di vita, che è la paura.
[42:40]La paura è, ovviamente, paura di qualcosa di determinato.
[42:46]L'uomo che vive questa vita, vive nella paura.
[42:51]Tra l'altro, vive nella paura perché vive una cura in cui non riesce a essere dominante,
[43:00]non riesce a prendersi cura delle cose, né ad aver cura degli altri, e si sente anche, in un certo senso, all'interno, potremmo dire, di un vortice, di una struttura circolare da cui non riesce a uscire.
[43:14]Perché tenta di proiettarsi in avanti, il progetto è andare avanti, in fondo, no?
[43:19]Abbiamo detto existere, cioè vivere fuori, oltre, tende ad andare avanti, di progettare nel futuro, ma finisce per cadere all'indietro, in un certo senso.
[43:31]Cioè, cadere in ciò che è già.
[43:36]Perché la sua progettualità non riesce mai ad andare oltre il suo essere gettato nel mondo.
[43:42]Quindi la struttura della cura, in questa esistenza inautentica, è una struttura circolare.
[43:48]Si spinge avanti, ma cade indietro.
[43:53]E qui capite già che il titolo dell'opera Essere e Tempo, la dimensione del tempo inizia ad avere un ruolo, che adesso lo vedremo meglio.
[44:02]Adesso, che vedremo, invece, la forma autentica.
[44:05]Devo dirvi, però, prima di passare alla forma autentica di vita, un'ultima cosa.
[44:10]Sembrerebbe, da come l'ho presentata, che questa forma inautentica di vita, questa esistenza anonima, chiamiamola così,
[44:20]sia una, quasi, richiami Nietzsche per certi versi, no?
[44:25]L'uomo normale, il cammello, che vive soffocato dal peso della storia e non riesce ad andare oltre, a farsi superuomo.
[44:35]In realtà, Heidegger sottolinea che tutti viviamo una vita inautentica.
[44:40]Non c'è una distinzione netta tra chi vive una vita inautentica e chi vive una vita autentica.
[44:48]Tutti noi, per gran parte della nostra vita, viviamo un'esperienza di vita inautentica.
[44:56]Questa dimensione dell'essere-gettati nel mondo, questa dimensione della chiacchiera, della curiosità, della banalità, è una dimensione ineliminabile del nostro essere.
[45:04]Occupa una parte della nostra vita.
[45:07]Non è detto che l'occupi tutta, però, c'è chi la vive completamente, e c'è chi adesso vediamo, cerca di andare oltre.
[45:15]L'andare oltre è l'esistenza, invece, autentica.
[45:20]Ora,
[45:26]la caratteristica fondamentale che Heidegger individua è la morte.
[45:34]So che detta così può spaventare, ma in fondo proviamo a pensarci.
[45:41]L'esserci, abbiamo detto che vive nella progettualità, cioè vive proiettato in avanti, nelle varie possibilità.
[45:47]L'Esserci è possibilità, l'Esserci è scelta.
[45:51]E ogni esserci ha davanti a sé, abbiamo detto, moltissime possibilità.
[46:00]Chiaramente, diverse, tra esserci, esserci, ognuno di noi ha davanti a sé possibilità diversificate.
[46:06]C'è, però, un'unica possibilità che tutti gli esserci, tutti gli uomini, hanno sempre davanti a loro.
[46:16]Un'unica possibilità che è veramente ineliminabile, e questa è la morte.
[46:20]L'unica possibilità che tutti dovremmo, prima o poi, affrontare, e l'unica possibilità che sicuramente si realizzerà.
[46:28]Potremmo, potrebbe darsi che non troveremo mai l'amore, potrebbe darsi che non troveremo mai il lavoro, la felicità, i figli, quello che volete, delle mille possibilità della nostra vita, ma la morte, sicuramente, la troveremo.
[46:42]La morte è l'unica possibilità propria, incondizionata e insormontabile dell'essere, o, meglio, dell'esserci, scusate.
[46:53]Quindi, ha un ruolo la morte.
[46:56]Infatti, Heidegger ritiene che l'uomo, solo davanti alla morte, possa comprendere pienamente se stesso.
[47:04]Possa cogliere il vero e profondo e autentico aspetto dell'esistenza.
[47:13]Quindi, prima di tutto, ciò che distingue l'esistenza autentica da quella inautentica è il rapporto con la morte.
[47:20]Infatti, l'uomo che vive un'esistenza anonima non vuole rapportarsi con la morte, scappa dalla morte, fa di tutto continuamente, dice Heidegger, per non pensare alla morte.
[47:31]L'uomo che, invece, vive una vita autentica, la morte la affronta, quantomeno come possibilità.
[47:39]E davanti alla morte, prova anche egli un sentimento, una condizione esistenziale, che non è, però, la paura.
[47:46]Abbiamo detto, se vi ricordate, che l'uomo anonimo, l'esistenza anonima, si contraddistingue per la paura.
[47:53]L'esistenza, invece, autentica si contraddistingue per l'angoscia, che è un sentimento diverso.
[47:59]E qui, anche qui, c'è un collegamento, se vi ricordate, con il nostro amico Kierkegaard.
[48:04]Perché la paura è paura di qualcosa di determinato, ma l'angoscia, invece, è paura di qualcosa di indeterminato.
[48:10]E, infatti, la morte cos'è, se non è indeterminata?
[48:16]Quindi, è l'angoscia è ciò che si prova quando ci si trova davanti al nulla, perché la morte è nulla, è nullificazione.
[48:25]Nullificazione della vita, ma anche nullificazione di tutte le possibilità, perché è l'ultima delle possibilità.
[48:32]Quando si realizza la morte, si annullano tutte le altre possibilità.
[48:37]E, però, è la caratteristica più propria dell'Esserci, quindi l'uomo che vive una vita autentica vive, dice Heidegger, per la morte, è un essere-per-la-morte.
[48:54]Attenzione, però, non nel senso che voglia morire, non nel senso che voglia suicidarsi, non nel senso che voglia continuamente aspettare la morte, la voglia attendere, perché anche aspettare continuamente la morte, svilisce la morte stessa, dice Heidegger.
[49:10]Svilisce la possibilità, perché è quasi un tentativo di aspettare la realizzazione.
[49:21]Invece, la morte ha senso solamente come possibilità.
[49:24]L'uomo che accetta la morte come possibilità, riconosce se stesso, trova se stesso, trova il significato della sua esistenza.
[49:36]Si libera, dice così Heidegger, riesce a staccarsi da quel sì impersonale, inautentico, che contraddistingue gran parte della propria vita.
[49:45]Tra l'altro, dice Heidegger, questo richiamo verso la morte viene anche dalla voce della coscienza.
[49:52]Heidegger rispolvera questo vecchio termine, questa vecchia figura che abbiamo visto criticata da da Nietzsche, da da Freud.
[50:05]Invece Heidegger la recupera, però attenzione, la voce della coscienza non è la voce della morale, come tradizionalmente si intende,
[50:12]ma, secondo Heidegger, è la voce dell'esistenza, in un certo senso, è la voce dell'Essere, che richiama l'uomo ad essere se stesso, a realizzare se stesso, ad essere ciò che è realmente, sottraendosi a questa catena circolare della cura e, quindi, sottraendosi all'esistenza inautentica.
[50:37]Quindi, l'esserci, se vuole trovare se stesso, deve fare i conti con la morte, ma deve fare i conti, soprattutto, con la nullità, perché alla fine la morte è nullità, è nullificazione.
[50:49]Nullità perché è la scelta più definitiva.
[50:52]È la possibilità che annulla tutte le altre possibilità.
[50:58]D'altronde, ogni scelta è annullamento, perché scegliere A vuol dire annullare B, C, D e F, tutte le altre possibilità, ma la morte è la scelta definitiva.
[51:09]Quindi, l'uomo, l'esserci, si relaziona sempre col nulla, con la nullificazione.
[51:14]E questo lo rende anche colpevole. Perché, dice Heidegger, si relaziona sempre con la negatività.
[51:20]La negatività è la base della sua vita.
[51:26]È ciò a cui la voce della coscienza lo chiama.
[51:30]E, quindi, l'uomo è, in un certo senso, colpevole, colpevole della necessità di anticipare la morte.
[51:37]Anticiparla, ripeto, non nel senso di suicidarsi, desiderare di morire o cose del genere, ma anticiparla nel senso di farci i conti continuamente.
[51:49]L'uomo deve capire di essere fondato sul nulla.
[51:52]Una volta che capisce questo e che accetta questo, scopre il suo destino.
[51:57]Ora, ci rimane un ultimissimo discorso da fare.
[52:00]Abbiamo fatto una panoramica veloce, perché Heidegger, in realtà, è molto più complesso di così, e ci si potrebbe stare per mesi.
[52:12]Ma a me interessava in questo in questa breve lezione di circa un'ora dare qualche coordinata per riuscire a orientarsi nel nel, nella filosofia di questo pensatore.
[52:24]Ci rimane un ultimo discorso che riguarda, in particolare, il tempo, che abbiamo già iniziato a vedere, ma che è una dimensione fondamentale del della vita dell'uomo, secondo l'esserci, secondo Heidegger.
[52:37]Ora, il rapporto tra l'Esserci e il mondo, e la cura, che è la sua dimensione più propria, si realizza proprio nel tempo.
[52:48]Abbiamo abbiamo già in parte detto, no? Il tempo ci manda avanti nel futuro, che è una dimensione fondamentale del nostro Esserci.
[52:55]Ci richiama, però, anche al passato, perché ci fa scoprire, essere-gettati in un mondo che già esiste, che ha una precomprensione, che ha un orizzonte culturale.
[53:08]E la deiezione stessa, in cui ci troviamo a vivere per gran parte della nostra vita, ci ancora al presente.
[53:13]Siamo proiettati in avanti, siamo rigettati indietro, siamo legati al presente.
[53:20]Una dimensione temporale costante che contrassegna la nostra vita.
[53:23]E d'altronde, anche l'anticipare la morte, questo atteggiamento che dovremmo assumere per vivere una vita veramente autentica, è, comunque, una dimensione temporale, una dimensione di anticipazione di un futuro, ancora angoscioso, angosciante.
[53:42]Ora, Heidegger dice, sì, certo, c'è la dimensione del futuro, ma attenzione, c'è anche la dimensione del passato.
[53:50]Una vita autentica, l'uomo che vuole vivere in maniera non banale, ma autentica la vita, deve anche recuperare il passato.
[53:57]Il passato, addirittura, del suo popolo, ma questo recupero del passato non deve essere un recupero fine a se stesso, non deve essere un'adorazione semplice del passato, della storia.
[54:10]Deve essere una, potremmo dire, una riscoperta della storia, perché bisogna recuperare il passato per farlo proprio, dimenticandosi delle piccole cose quotidiane,
[54:33]delle novità immediate, e riscoprendo l'antico.
[55:37]A questo punto, in realtà, Heidegger aveva promesso un'analisi molto più approfondita sul tempo, i rapporti con l'Esserci e poi con l'Essere,
[55:47]e il tempo, ma Essere e Tempo è un'opera che rimane incompiuta.
[55:50]All'inizio del del volume lui aveva presentato un progetto molto, vistoso per questo libro.
[55:59]Tanto è vero che il tomo, il volume, che, come vedete, è bello corposo, in questa edizione della Mondadori sono 600 pagine, era accompagnato dal sottotitolo Prima parte, perché Heidegger si proponeva di concludere il discorso in una seconda parte, successiva.
[56:21]Quella seconda parte non venne mai compiuta, realizzata, e, quindi, il pensiero di Heidegger, su questi temi, rimane non concluso, non chiuso, non finito.
[56:31]Perché? Perché Heidegger, poi, appunto, nel '36 ha dato origine a questa svolta che dicevamo, e ha iniziato a occuparsi di altre cose, ha iniziato a occuparsi dell'Essere, della poesia,
[56:45]del senso dell'Essere, che era il problema di partenza, ma che aveva momentaneamente accantonato.
[56:54]Il discorso sul tempo e il discorso sull'Esserci, in maniera più approfondita, rimane, ripeto, in parte incompiuto, ma questo, già basta, è già avanza, ed ebbe già negli anni '20 e '30 del '900, poi '40, un'eco formidabile sulla filosofia europea.
[57:11]E avremo modo di vederlo nelle prossime lezioni.
[57:15]Per il primo Heidegger, questo è tutto.
[57:18]Siamo stati insieme circa un'ora, ma abbiamo detto molte cose.
[57:21]Vi consiglio di di riascoltare il video, ritornare sulle parole chiave, ce ne sono varie, la cura, la comprensione, l'esserci, l'essere-nel-mondo, l'essere-per-la-morte, così via.
[57:33]cercare di comprenderle, e farle proprie, e almeno mantenere, se non tutto, perché tutto, fatto magari così in fretta, è difficile, ma almeno le cose più fondamentali,
[57:56]Corso di Filosofia, il primo Heidegger, lezione di Ermanno Ferretti, musica di sottofondo, Benjamin Tissot, da Bensound.com.



