[0:11]Bentornati a tutti nella playlist di anatomia e fisiologia in cui andiamo a vedere il corpo umano. Abbiamo già introdotto i sensi e gli organi di senso e oggi iniziamo con il primo che andremo ad esaminare e cioè la vista e di conseguenza anche l'occhio. Proprio per iniziare, dobbiamo chiederci a cosa serve la vista e come funziona? Allora, la vista è la modalità sensoriale che ci permette di reagire agli stimoli luminosi. E l'ultima volta abbiamo visto come vari tipi di recettori che abbiamo nel nostro corpo possono recepire stimoli diversi. E con l'organo di senso della vista, recepisce gli stimoli luminosi e di conseguenza può vedere forme e colori di tutto ciò che ci circonda. L'organo di senso deputato appunto alla vista, abbiamo appena detto che è l'occhio. E qui che sono presenti i fotorecettori, capaci di reagire alla luce e dunque di raccogliere le informazioni provenienti dall'ambiente esterno. Dobbiamo ricordare che effettivamente la vista è uno degli organi di senso più sviluppati nell'essere umano. E forse, mi spingerei a dire che è quello ritenuto più importante nella vita quotidiana. Però come funziona? Ovviamente il nostro cervello recepisce degli stimoli elettrici, cioè tutto il nostro sistema cerebrale e nervoso, funziona con degli stimoli elettrici, cioè con dei segnali elettrici, con degli impulsi elettrici. A questo punto cosa succede? Che la luce non è un impulso elettrico. E allora ci vuole qualcuno, o meglio un sistema che traduca al nostro cervello questi segnali luminosi che arrivano dall'ambiente. Quindi noi dobbiamo avere uno strumento, o meglio un organo che prenda la luce, recepisca la luce e la traduca in elettricità, così che il nostro cervello la può capire, la può interpretare e la può anche memorizzare o rispondere a qualche evento che avviene nell'ambiente circostante. Quindi, come funziona tutto il sistema? Prima di tutto c'è la luce. Se non c'è luce non c'è vista. Ecco che la luce viene recepita dall'organo chiamato occhio, che la trasformerà in un impulso elettrico. A questo punto, questo segnale è pronto per andare verso il cervello, il quale può elaborarlo e quello che ne esce fuori noi lo chiamiamo appunto vista. Quindi quello che deve essere anche ben chiaro in questa lezione è che noi oggi andremo a vedere l'organo di senso che è l'occhio, ma daremo anche uno sguardo molto veloce, però lo daremo a quello che avviene dentro il cervello. E cioè ci dobbiamo ricordare che anche il cervello che ci permette di vedere. Noi potremmo avere un danno all'occhio che non ci permette di vedere, ma potremmo anche avere un danno in alcune zone del cervello che non ci consentono di interpretare i segnali provenienti dall'occhio. Quindi questo è un sistema integrato: organo di senso, l'occhio, e cervello, varie aree del cervello che si traducono poi in quella che per noi è la visione. Ecco, secondo me, era molto importante fare un focus su questo e cioè rendere esplicito che anche il cervello fa parte di questo sistema. Cioè il cervello lo deve interpretare questo segnale che gli arriva. Bene, però, adesso noi andiamo a concentrare sull'organo di senso, appunto, della vista che, come abbiamo detto, si chiama occhio. La struttura dell'occhio è paragonabile a quella di una fotocamera, perché raccoglie la luce proveniente dall'esterno, ne regola l'intensità grazie ad un sistema di apertura variabile, che è la pupilla. Infatti la pupilla funziona proprio come un diaframma, si può dilatare o si può restringere. L'occhio inoltre mette a fuoco l'immagine grazie ad un sistema di lenti, chiamato cristallino e proietta questa immagine capovolta su quella che poi è il nostro sensore e cioè la retina.
[4:11]Ecco chi ha dimestichezza con fotocamere o cellulari, saprà che è molto importante la grandezza del sensore sul quale viene impressa l'immagine. Nel nostro caso, questo sensore si chiama retina. Ecco che possiamo vedere qua a destra, come è fatto un occhio in maniera molto schematica e possiamo partire andando a parlare della tonaca esterna o fibrosa. La vediamo qua, vedete, colorata di bianco. Questa tonaca esterna, cioè questo strato più esterno, viene chiamato cornea nella parte anteriore, quindi dove abbiamo appunto la pupilla, mentre invece viene chiamato sclera nella parte posteriore, superiore e inferiore dell'occhio, cioè la zona bianca dell'occhio. Ovviamente, questa tonaca, cioè questo strato esterno, fornisce supporto alle strutture più profonde. La cornea e la sclera sono separate da una zona di transizione, detta limbo, che fornisce un pool di cellule staminali, cioè, possiamo dire, le cellule di ricambio, per chi non sa perfettamente che cosa è una cellula staminale e queste cellule staminali si differenziano poi nelle cellule della cornea. Questa zona, chiamata limbo, sarà molto importante se andrete a approfondire i trapianti di cornea, però io in questo caso non ne parlo. Vi accenno solamente che esiste questa zona di confine tra cornea e sclera che si chiama limbo e che contiene delle cellule staminali. Adesso addentriamoci e approfondiamo la parte anteriore dell'occhio. Possiamo vedere come c'è una camera anteriore, la vediamo qua, vedete, in azzurrino. Questa camera anteriore è lo spazio compreso tra la cornea e l'iride, che è la zona colorata dell'occhio. Questa camera contiene un liquido trasparente, chiamato umor acqueo. Questo liquido fornisce nutrimento alla cornea e anche al cristallino, che lo vedremo dopo, e cosa molto importante, mantiene la pressione intraoculare, cioè dentro l'occhio, costante. Andiamo poi a vedere l'iride. Lo abbiamo nominato pochi secondi fa, è la parte appunto colorata dell'occhio. Ma che cos'è l'iride? Sostanzialmente sono dei muscoli, cioè l'iride contiene dei muscoli che regolano la dimensione della pupilla, quindi molto bello che siano colorati, però la sua funzione è principalmente quello di dilatare o restringere la pupilla. Questo lo fa ovviamente per controllare la quantità di luce che entra nell'occhio. Funziona, quindi, lo dicevamo anche prima, come un diaframma di una macchina fotografica. Tra l'altro l'iride, cosa molto molto interessante, intanto è colorato perché contiene della melanina, cioè lo stesso pigmento, la stessa proteina che colora anche la pelle e i capelli e in questo caso, quindi anche gli occhi. Se abbiamo tanta melanina l'occhio sarà scuro, se ne abbiamo poca sarà un po' più verde o addirittura azzurro. E si può vedere negli individui albini che non hanno la melanina nell'iride, che l'occhio addirittura è trasparente, quindi si intravedono i vasi sanguigni sottostanti. Però la cosa molto interessante è che l'iride non è uguale in ciascuno di noi, anzi è sempre diverso. Quindi può funzionare come un'impronta digitale perché la sua trama e il suo pattern sono unici per ogni individuo e non cambiano mai nel corso della vita. Per questo motivo, l'iride viene utilizzata nei sistemi di riconoscimento biometrico. E parlando di iride, abbiamo anche parlato, quindi, di pupilla, che è l'apertura centrale dell'iride, cioè il buco che troviamo, noi lo vediamo nero, però quello effettivamente è un buco, attraverso cui la luce entra nell'occhio e la pupilla può dilatarsi o restringersi proprio in risposta alla quantità di luce presente nell'ambiente e proprio grazie al movimento, alla contrazione dell'iride. E cosa troviamo, però, dietro l'iride e la pupilla? Possiamo passare a una parte molto importante dell'occhio, che è il cristallino, che è proprio una lente biconvessa, cioè una lente trasparente, situata dietro iride e pupilla, e ha la funzione, proprio come fanno le lenti, di mettere a fuoco la luce sulla retina, che vedremo tra poco. In questo modo, può permettere una visione chiara sia da lontano o che da vicino, perché la sua elasticità gli consente di modificare la curvatura di questa lente per adattare la visione alle diverse distanze. Ecco questa modifica si chiama accomodazione e la vediamo qua a destra. Vedete che il cristallino a riposo ha questa forma, ma se dobbiamo guardare un oggetto lontano, quindi dobbiamo mettere a fuoco qualcosa di lontano, ecco che i muscoli ciliari, che tra poco vedremo, vanno ad appiattire il cristallino, mentre se dobbiamo mettere a fuoco un oggetto vicino, i muscoli ciliari lo vanno a far contrarre, lo rendono un po' più spesso. Così che possa cambiare la curvatura della lente e permetterci di mettere a fuoco un oggetto vicino. Ecco, ma che cos'è che va a ampliare o restringere il cristallino? Cos'è che lo va a tirare o a contrarre? Sono appunto i muscoli ciliari che fanno parte, appunto, del corpo ciliare, cioè una struttura situata tra iride e coroide che contiene questi muscoli che regolano proprio la forma del cristallino durante l'accomodazione e produce l'umor acqueo. Il corpo ciliare, tra l'altro, cioè le cellule che ne fanno parte, producono anche l'umor acqueo, che è quello che abbiamo visto prima, quello che c'era nella camera anteriore, che si differenzia, però, da quello che possiamo chiamare umor vitreo, e cioè una sostanza gelatinosa e trasparente che occupa lo spazio dietro il cristallino e la retina, cioè tutta questa zona dell'occhio, tutto l'interno dell'occhio è occupato dall'umor vitreo, il quale aiuta a mantenere la forma sferica dell'occhio e fornisce supporto alla retina, permettendo al tempo stesso il passaggio della luce.
[9:41]E quindi, ora, possiamo spostarci nella zona più posteriore dell'occhio, in cui, innanzitutto, incontriamo la retina, questo sensore in cui si imprimono le immagini. E quindi, la membrana sensibile alla luce, che riveste la parte interna dell'occhio, ok, quindi è questa parte giallina, lo vedete qua, tutto questo contorno più interno giallina, questa parte, cioè la retina, contiene i fotorecettori, cioè quelli che fanno effettivamente il lavoro di recepire la luce, che si chiamano coni e bastoncelli, e più avanti li andiamo ad approfondire. Questi recettori trasformano la luce in segnali elettrici e li inviano al cervello tramite il nervo ottico, che è quest'ultima parte che esce dall'occhio e va, appunto, al cervello. E infatti, il nervo ottico è proprio il nervo, cioè quel fascio di assoni che trasmette i segnali elettrici provenienti dalla retina al cervello, dove, come abbiamo visto prima, devono venire interpretati come immagini. Ed ecco che ci manca solo una parte qua in centro all'occhio che stiamo vedendo, che chiamiamo macula, e che cos'è? È una piccola zona della retina, situata vicino al centro, possiamo dire, della della retina dell'occhio, che permette la visione nitida e dettagliata. La sua area centrale, chiamata fovea, è ricca di coni ed è responsabile della visione dei dettagli fini e dei colori.
[11:06]Più avanti, appunto, approfondiremo questa parte. Però subito possiamo approfondire un pochino come è fatta la retina e soprattutto quest'ultima parte che abbiamo visto, e cioè la retina, che vediamo sempre qua colorata di giallo, vedete questo strato più interno, è costituita principalmente dai fotorecettori, ma oltre a loro ci sono anche i neuroni che dovranno recepire il segnale dei fotorecettori e trasmetterlo al cervello, e poi ci sono delle cellule di supporto. I fotorecettori, abbiamo detto che si chiamano coni e bastoncelli e li approfondiremo tra poco. La macula l'abbiamo già visto, è una piccola area centrale della retina responsabile della visione centrale nitida e contiene la fovea che ha la più alta concentrazione di coni e permette la visione dei dettagli più fini. Lo vediamo qua, guardate, qua in basso a destra si vede un'immagine che esprime molto bene quello che succede, e cioè abbiamo nella retina temporale, vuol dire quella verso il lobo temporale, nasale vuol dire un po' più verso il naso, sostanzialmente abbiamo la zona periferica della retina che contiene tanti bastoncelli e un po' di coni, non tantissimi, ma un po' sì.
[12:23]Ecco che però nella zona chiamata fovea, i coni aumentano in modo considerevole il loro numero, mentre i bastoncelli calano a zero e di conseguenza abbiamo una visione più nitida e migliore dei colori. Vediamo poi sempre qua sulla retina che, ad un certo punto, la retina si interrompe, o meglio, c'è una zona in cui non ci possono essere fotorecettori perché di qua devono uscire e entrare, ovviamente, sia i vasi retinici, ma anche i nervi che portano poi al cervello, quindi il nervo ottico. Effettivamente, questa zona si chiama disco ottico, che è un punto cieco, cioè il punto dove il nervo ottico lascia l'occhio e quindi qui non ci possono essere fotorecettori, quindi la luce che colpisce questa area non viene percepita, molto semplicemente. E voi direte, ma quindi c'è una zona cieca dell'occhio? Ebbene sì, cioè, il disco ottico è proprio un'area cieca in cui non ci sono fotorecettori, quindi non è in grado di percepire la luce. Tuttavia, non notiamo il punto cieco nella vita quotidiana grazie a diversi meccanismi.
[13:29]Prima di tutto, ogni occhio ha un punto cieco in una posizione diversa rispetto al campo visivo. Quindi, possiamo dire che il punto cieco dell'occhio destro non corrisponde a quello dell'occhio sinistro e un occhio va a sopperire un pochino alla mancanza dell'altro occhio. Quindi l'occhio destro potrà vedere la zona non vista dal sinistro e quello sinistro vedrà la zona non vista dal destro. E ovviamente, poi, il cervello interpreta il tutto, ma poi il cervello fa una roba molto interessante, un po' come se fosse un'intelligenza artificiale, ma lui ovviamente è un'intelligenza vera, e cioè utilizza un processo chiamato completamento percettivo. Analizza i colori, le texture, cioè i pattern, i dettagli circostanti e riempie automaticamente il punto cieco con informazioni plausibili, cioè credibili, anche quando usiamo un solo occhio. E cioè, noi il punto cieco, ora vi dirò come, potremmo percepirlo se ci chiudiamo un occhio solo, quindi annulliamo la compensazione che fa l'altro occhio, ma a questo punto cieco il nostro cervello non ce lo fa percepire come una zona nera, diciamo così. Perché effettivamente prova a riempirlo con quello che si trova intorno, alla zona che lui vede. E ora vi do una curiosità. Provate a fare questo esperimento, cioè, potete scoprire il vostro punto cieco di un occhio chiudendovi prima di tutto un occhio. E dovete fissare un punto davanti a voi, ad esempio, se siete in casa, fissate l'interruttore della luce, ad esempio, se avete davanti a voi la televisione, fissatela, ovviamente spegnete la televisione e cercate qualcosa che sia molto statico. Se no, ovviamente, diventerà molto difficile intravedere il punto cieco, questo perché gli occhi fanno anche dei minimi movimenti proprio per sopperire a queste mancanze, quindi dovete trovare un punto fisso che sia statico, fissatelo, e poi prendete in mano, ad esempio, un oggetto che può essere una matita, una penna, e provate a farlo passare molto lentamente nel vostro campo visivo. Andate da sinistra a destra e poi ritornate indietro molto lentamente e vi accorgerete che c'è un punto della vista del vostro occhio in cui l'oggetto scompare. Ma non è che scompare, non lo vedete più, vedete, magari, immaginiamo che abbiate preso una matita, vedete magari il gambo della matita, ma non vedete più la punta. E la punta, l'occhio non vede nero, vede semplicemente una zona in cui la punta non la vede più bene, e molto spesso viene riempita con quello che c'è di contorno. Io, ad esempio, vedevo la parete, cioè se io provo a fare questo esperimento, io ad un certo punto non vedo più la punta della matita, ma vedo un'area molto sfocata con i colori della parete, e questo effettivamente è il vostro punto cieco, cioè la zona dell'occhio in cui l'occhio non vede, è una zona molto piccola, ovviamente, che però viene eh riempita, diciamo così, a livello artificiale dal cervello. Cioè, il cervello prende quello che c'è intorno e lo mette lì e dice, va bene, dai, ci può andar bene questa approssimazione, diciamo che se ci troviamo comunque in situazioni normali, abbiamo due occhi che si muovono, quindi in in ogni caso il punto cieco non si vede quasi mai, però ecco, questo vi fa capire che il cervello effettivamente fa un grosso lavoro. Bene, detto questo, ripercorriamo la strada che fa la luce. Allora, noi prendiamo il nostro occhio e vediamo che il raggio di luce oltrepassa la pupilla, oltrepassa il cristallino che mette, ovviamente, a fuoco la luce, e si dirige all'interno dell'occhio su quella zona, quello strato che abbiamo chiamato retina, che contiene, appunto, i fotorecettori, i quali catturano i fotoni di luce e trasformano l'energia luminosa in segnali elettrochimici, e questa la chiamiamo trasduzione visiva. Lo vediamo molto bene qua. Tutti questi grigini, di questo strato, sono fotorecettori. Come vedete, alcuni hanno una forma di un rettangolino, altri hanno la forma di un cono e, in effetti, indovinate un po' come si chiamano, si chiamano bastoncelli, quelli rettangolari, e coni, ovviamente, quelli conici. I coni sono responsabili della visione a colori e del dettaglio e funzionano meglio con tanta luce. I bastoncelli, invece, possiamo dire che vedono in bianco e nero, ma funzionano anche con scarsa illuminazione. Vediamo poi negli altri strati, però, che ci sono altre cellule, e questi sono proprio i neuroni che servono a trasdurre questo segnale, e cioè loro ricevono i segnali dei fotorecettori e li trasmettono poi al cervello. Li trasmettono al cervello tramite il nervo ottico. Infatti, la retina, come vedete, è costituita da più strati, ma la cosa molto interessante è che la luce deve oltrepassare prima gli assoni di questi neuroni. Poi lo strato di corpi cellulari dei neuroni, poi lo strato di corpi cellulari dei recettori e solo nell'ultima parte arriva alla zona recettoriale, e cioè la zona dei recettori che percepisce proprio questa luce.
[18:14]Quindi la luce deve attraversare alcuni strati, tra l'altro, qua, oltre allo strato in cui ci sono i nervi, i fasci di nervi, cioè i fasci di assoni, c'è anche uno strato in cui ci sono i vasi sanguigni. Quindi, noi immaginiamo sempre che la luce colpisce direttamente i recettori, ma non è così. La luce oltrepassa vari strati, compresi, appunto, i neuroni che si collegano con questi recettori, solo in ultima parte arriva a toccare la zona recettoriale. Ecco, ma finalmente possiamo approfondire queste cellule recettoriali e cioè i coni e bastoncelli. Partiamo da questi ultimi. I bastoncelli sono fotorecettori specializzati nella visione in condizioni di scarsa luce, e si chiama visione scotopica. Quindi, non percepiscono i colori, sono 1.000 volte, però, più sensibili alla luce rispetto ai coni, ovviamente, perché devono percepire anche condizioni di luce molto scarsa. Ciò li rende, quindi, fondamentali per vedere in ambienti poco illuminati, come, ad esempio, di notte. La retina umana contiene circa 120 milioni di bastoncelli, e sono molto più numerosi dei coni. Come abbiamo già detto, non si trovano nella fovea, ma sono molto numerosi nella periferia della retina. E poiché si trovano principalmente nella retina periferica, i bastoncelli aiutano a percepire il movimento che avviene ai lati del campo visivo. I coni, invece, sono i fotorecettori responsabili della visione dettagliata e della percezione dei colori. Funzionano meglio in condizioni di luce intensa, cioè visione fotopica. Loro funzionano meglio se c'è tanta luce e sono quindi poco efficaci quando è buio. Abbiamo già visto che sono principalmente concentrati nella fovea, cioè la zona centrale della macula, e proprio per questo in questa zona la visione è più nitida e la loro densità diminuisce man mano che ci si allontana dalla fovea. La cosa molto particolare è che esistono tre tipi di coni, e ciascuno di questi è sensibile a una diversa lunghezza d'onda, cioè a un diverso colore. Ci sono i coni sensibili nel blu, quelli sensibili nel verde e quelli sensibili nel rosso. E i tre tipi di coni lavorano poi insieme per creare la visione a colori tramite il processo chiamato tricromia, che è un po' quello, tra l'altro, che avviene anche negli schermi e nei cellulari. Voi sapete che in molti schermi vengono utilizzati questi colori primari e poi vengono abbinati, vengono percepiti insieme per dare tutto il resto della gamma cromatica. E qua nella zona nel segmento chiamato segmento esterno, nella zona apicale di questi recettori, troviamo delle sostanze chimiche che si modificano quando sono esposte alla luce, cioè proprio questa zona che è quella recettoriale. E queste molecole si chiamano rodopsina nei bastoncelli e fotopsina nei coni. Io questa parte non la vado a approfondire perché è una parte un po' complessa, soprattutto riguardante la biochimica e la chimica organica. Però voi sapete che non lo approfondite, quindi a chi dovesse servire la può approfondire tramite un libro di testo o tramite un altro video. Ecco che dopo che questi recettori recepiscono il segnale luminoso e lo trasformano in segnale elettrico, lo passano ai neuroni chiamati neuroni bipolari, che trasmetteranno questo segnale al cervello. Infatti, qua vediamo una bella immagine. Il nervo ottico, quindi, che raccoglie tutti gli assoni di questi neuroni che devono trasmettere al cervello, porta appunto il segnale nelle zone occipitali, e cioè nella corteccia che noi chiamiamo corteccia visiva. La corteccia visiva la possiamo suddividere in corteccia visiva primaria, che è la prima area che riceve i segnali visivi e analizza aspetti di base come contorni, contrasti e orientamenti. Successivamente, il segnale poi viene elaborato dalla corteccia visiva secondaria, che si può suddividere in varie zone, da V2 a V5, ecco, io qua ve lo elencate, e fa varie cose. Ad esempio, integra la percezione delle forme, analizza le forme e i movimenti, si occupa dei colori e delle forme più complesse, oppure elabora il movimento. E quando queste informazioni vengono elaborate, poi vengono inviate, trasmesse alla via dorsale nel lobo parietale, lo vediamo qua in alto, così da capire dove si trovano gli oggetti. E in contemporanea, vengono anche trasmesse alla via ventrale, cioè nel lobo temporale per riconoscere cosa effettivamente vediamo. E dopo aver ripercorso la via visiva, cioè la via che fa la luce e poi, di conseguenza, il segnale luminoso, andiamo a vedere un pochino quali possono essere alcuni dei difetti visivi. Come ad esempio, la miopia. Che cosa vuol dire essere miopi? Tra l'altro, siamo in tanti miopi, io compreso. Ecco, quando l'occhio è un po' più lungo del normale. In questi casi, gli oggetti lontani vengono messi a fuoco davanti alla retina, lo vedete qua, vengono messi a fuoco prima di raggiungere la retina e quindi il soggetto miope ha difficoltà a vedere gli oggetti lontani, li vede sfocati, mentre mette abbastanza bene a fuoco gli oggetti vicini. Come correggiamo il difetto? Eh, beh, utilizziamo delle lenti. Queste lenti si chiamano biconcave e fanno sì che l'oggetto venga messo a fuoco alla distanza giusta, cioè esattamente sulla retina. Poi esiste anche il problema opposto, e cioè ci sono persone che possono avere il bulbo oculare leggermente più corto del normale. In questo caso, ovviamente, l'immagine viene messa a fuoco oltre la retina, e quindi si parla di occhio ipermetrope. E l'individuo ipermetrope vede abbastanza bene da lontano, ma meno bene da vicino. E in questo caso dovremmo utilizzare delle lenti biconvesse per far sì che venga messo a fuoco l'oggetto alla distanza ottimale, cioè esattamente sulla retina. Ma poi possiamo avere anche altri difetti visivi, come il daltonismo. In questo caso, è un difetto ereditario che comporta l'incapacità di distinguere certi colori, perché c'è l'assenza congenita, cioè già dalla nascita, di uno dei tre tipi di coni. E tra l'altro, chi lo scoprì? Lo scoprì Dalton, che diede il nome, appunto, a questo a questa problematica, a questo disturbo, ma la cosa interessante è che diede il nome, lo scoprì proprio perché lui ne era portatore, e cioè lui scoprì di essere affetto da una di queste forme di cecità per i colori. Lui, ad esempio, non distingueva il rosso dal verde, e quindi diede il nome a questo difetto visivo. E qua, ad esempio, vediamo uno dei test che si possono effettuare per vedere se si è daltonici o meno. E cioè, se possediamo una vista normale, non faticheremo a distinguere il 42, il 37, il 58, mentre, invece, se possediamo una delle forme di daltonismo, quindi ce ne è varie forme, eh, questa cosa è importante specificarla, nel più comune caso, potremmo far confusione tra il rosso e il verde e quindi, ad esempio, potremmo leggere solamente il 2 e il 7, perché sono in blu, ma fa molta difficoltà a distinguere il 4 e il 3. Ovviamente, invece, il 58 lo vedremo bene, perché c'è un blu che contorna, e quindi, per forza di cose, vedremo il contrasto tra il numero e lo sfondo. Bene, io mi fermo qua, perché questo video è già un po' lunghetto. Spero di essere stato abbastanza chiaro. Vi invito a sostenere il canale e se volete ad abbonarvi, perché potete trovare, sia se vi abbonate su YouTube, sia su Patreon, vari contenuti, come, ad esempio, le slide che io utilizzo, oppure dei quiz corretti per prepararvi ai test di ammissione all'università. 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