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Rinaldo Rigola. L'onorevole operaio.

Manuele Cecconello

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[0:22]Oggi l'Italia appare tutta federata e confederata, sia pure con altro spirito e altri fini.
[0:22]Oggi la disciplina, la gerarchia, l'accentramento, le magistrature del lavoro sono sulla bocca di tutti.
[0:22]Quegli ordinamenti sindacali che noi ci sforzavamo di ottenere come una creazione autonoma e volontaria della classe operaia, quella collaborazione che non rinnega e non spegne la lotta di classe.
[0:22]Tutto ciò è oggi imposto dall'alto al proletariato, il quale, naturalmente, subisce l'imposizione.
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[0:22]Oggi l'Italia appare tutta federata e confederata, sia pure con altro spirito e altri fini. Oggi la disciplina, la gerarchia, l'accentramento, le magistrature del lavoro sono sulla bocca di tutti. Quegli ordinamenti sindacali che noi ci sforzavamo di ottenere come una creazione autonoma e volontaria della classe operaia, quella collaborazione che non rinnega e non spegne la lotta di classe. Tutto ciò è oggi imposto dall'alto al proletariato, il quale, naturalmente, subisce l'imposizione. Ma chi per prima gettò le basi di questi ordinamenti con l'idea che dovessero poggiare su principi di libertà e democrazia? È stata la Confederazione Generale del Lavoro. Rimasi a fianco della Confederazione anche dopo che ne lasciai la direzione, seguendola in tutte le sue evoluzioni e continuando a dare ad essa quel poco di collaborazione che potevo. Non sarà più così. È infinitamente doloroso prenderne atto: la Confederazione Generale del Lavoro muore in questo ultimo giorno dell'anno 1926.

[2:49]Non è un caso che Rinaldo Rigola abbia messo al termine della sua autobiografia un riferimento alla vicenda conclusiva della Confederazione Generale del Lavoro, costretta a sciogliersi per le persecuzioni del governo fascista alla fine del 1926. Quella organizzazione, Rigola aveva contribuito a fondarla nel 1906 e successivamente l'aveva diretta per 12 anni fino al 1918. Un compito impegnativo e faticoso per chiunque, particolarmente per un uomo che, come era Rinaldo Rigola, era cieco ormai fin dal 1900 a seguito di un incidente sul lavoro. Una menomazione gravissima, ovviamente, che Rigola aveva sormontato facendo riferimento ad una straordinaria forza d'animo, ad una grande intelligenza, ad una grande memoria ed una grande capacità di concentrazione, che sono le stesse qualità che gli permetteranno nel 1926, appunto, quando ormai si avvicina alla sessantina, di scrivere queste belle pagine autobiografiche nei quali si ripercorre anche la vicenda del Biellese agli inizi della sua crescita economica e sociale.

[4:20]Naqui a Biella, il 2 di febbraio del 1868 sotto la parrocchia di Santo Stefano che sarebbe come dire nel cuore della città, la quale è situata a sua volta nel centro del circondario tra il monte e il verdeggiar del piano. Il circondario di cui parla Rinaldo Rigola, in realtà, è uno dei maggiori centri nazionali dell'industria laniera.

[4:58]Allorché l'imprenditori, in parte per far fronte alla crescente concorrenza nazionale e internazionale, in parte preoccupati per il notevole potere sindacale detenuto dai tessitori, decidono di trasformare le lavorazioni che venivano effettuate con i telai a mano con l'introduzione di telai meccanici.

[5:35]In quella lingua di terra incassata tra la riva destra del torrente e i muraglioni del rione Riva è sorta una città nuova. Io vissi la maggior parte dei miei giorni in quei paraggi, ivi giocai da bambino, ivi commisi ogni sorta di birichinate. Intorno al ponte sul Cervo si affaticano da secoli le generazioni a far sorgere officine e stabilimenti industriali. A monte del ponte di Chiavazza fin sopra alla Maddalena, e a valle, fino allo stabilimento Rivetti, non si vedevano che mulini, cartiere e concerie, officine meccaniche e soprattutto, Lanifici. È lì che sorge il Lanificio Sella, la cui facciata guarda verso le alture di San Gerolamo e il retro si specchia nelle glauche onde del torrente. È lì attorno che si svolgeva allora, e si svolge tutt'oggi, la vita produttiva industriale.

[6:37]Balza evidente il carattere cosmopolita di una parte della borghesia imprenditoriale biellese.

[6:48]Una borghesia che è abituata, per quanto possa sembrare strano in regione così ai confini, così collocata fra le montagne, ma è una è una borghesia che è abituata a muoversi, che è abituata a girare a girare per l'Europa, soprattutto a raggiungere i grandi centri culturali, politici e sociali, come ad esempio Londra, come ad esempio Parigi.

[7:12]Non la definirei una borghesia illuminata, ma certamente una borghesia molto attenta ai fenomeni sociali, ma al tempo stesso molto attenta ai bilanci, molto attenta alle alle alle risultanze di cassa. Non dimentichiamoci che per l'economia biellese il lavoro in fabbrica era residuale. La fonte principale di sostentamento era il lavoro dei campi, era la vigna, era l'agricoltura, poi il di più veniva dal veniva dal lavoro dal lavoro di tipo industriale che il più delle volte si faceva in casa propria però. Perché eravamo ancora in presenza di modelli organizzativi che possiamo definire di protoindustria, non si si si affidavano i ai singoli, ai privati, le materie prime, queste le lavoravano. Poi le portavano in fabbrica dove si procedeva alle ultime alle ultime operazioni, tintura, finissaggio, eccetera. E quindi dicevano ma finché li lasciamo a casa loro, ognuno non non parla col vicino, non ha problemi, quindi per carità lasciamo tutto. Era chiaramente una prospettiva perdente, però era anche comprensibile che che avvenisse in questo modo. Quando però si sono accorti che era una prospettiva perdente non hanno impiegato poi molto a cambiare a a a modificare tutto quanto, ritenendo preferibile affrontare e accettare il il, diciamo così, l'inconveniente delle agitazioni operaie, piuttosto che perdere il il contatto, perdere la l'aggancio con la concorrenza europea.

[8:54]Era la rivoluzione industriale che compiva la sua marcia inesorabile, avvolgendo i vecchi rapporti di classe, e la questione sociale che irrompeva sulla scena del mondo coi suoi irrevocabili postulati. Tra il 1870 e il 1880, i conflitti del lavoro crebbero di numero e di importanza. La disfatta degli operai fu completa, il bilancio di quella manifestazione si chiuse con un enorme passivo per la classe operaia.

[9:42]L'ammodernamento tecnologico delle industrie Biellesi ha notevoli conseguenze sulla composizione della maestranza e anche sui rapporti di forza tra industriali e lavoratori. I nuovi telai, infatti, non richiedono più la forza e l'abilità di quelli tradizionali e quindi possono essere affidati a personale femminile di scarsa professionalità, che può essere retribuito con salari inferiori ed è facilmente sostituibile. Quindi, se prima erano i lavoratori tradizionali, i tessitori maschi a dettare le loro regole all'interno delle manifatture, adesso sono i ritmi e la disciplina imposta dai macchinari automatici a dettare e a imporre la loro sui lavoratori dipendenti.

[11:36]La civiltà capitalistica ha per corollario la bettola, il frequentare il caffè e l'osteria diventa per l'operaio e l'artigiano il segno della nobiltà. In 20 anni di vita operaia, in Italia e all'estero, non ho conosciuto un solo astemio, né per metodo né per motivi di salute, mentre ho incontrato i beoni a centinaia.

[12:10]Rigola, nella sua autobiografia scritta nel 1920, riandando gli anni della sua infanzia, sembra accedere un po' al all'aspetto mitico del ricordo, indugiando sugli aspetti pittoreschi degli interni di questa di queste società. Dimenticando di aver elevato le società del del vino in altri suoi scritti allo stesso livello delle cooperative di consumo e di produzione e delle società di mutuo soccorso considerate tutte alleate fondamentali della resistenza, come allora si chiamava l'attività rivendicativa sindacale nell'aspro scontro tra capitale e lavoro. La progressiva estensione della del lavoro in fabbrica faceva emergere problematiche nuove, di carattere collettivo, erano i problemi del lavoro, era il tipo e la qualità delle mansioni, delle retribuzioni e di qui la necessità di trovare degli spazi dove comunicare, dove confrontarsi, dove discutere. E questo fu proprio la ragione della elezione delle bettole e poi delle società vinicole cooperative, a luogo sociale privilegiato. Furono gli antecedenti delle delle sezioni di partito, del Partito Socialista e delle cellule sindacali. Furono loro, cioè proprio questi centri a dettare i tempi e i modi del del sano divertimento, il ballo, la lettura, la musica e il teatro.

[14:42]In questa zona esiste da tempo un tessuto, una rete associativa di solidarietà e di mutua assistenza popolare che fa da base, da sostegno e che si rivitalizza alla luce di questa nuova condizione dei lavoratori e che viene rafforzata, animata anche da una propaganda di tipo politico, di tipo sindacale che comincia ad arrivare dall'esterno e che trova anche qui facile esca nella realtà Biellese. A Parigi, nel 1889, il Congresso Mondiale dell'Organizzazione Operaia, lancia la proposta, a tutto il proletariato mondiale, di celebrare il Primo Maggio di ogni anno una giornata di ricordo e di rivendicazione per i diritti del proletariato e in particolare attorno alla richiesta della riduzione dell'orario giornaliero a 8 ore. Questo invito viene raccolto immediatamente in alcune località italiane e in particolare a Biella, dove per la prima volta, il Primo Maggio 1890, i lavoratori Biellesi celebrano il loro Primo Maggio. C'è nella piattaforma della CGIL con cui abbiamo fatto e stiamo facendo lo sciopero oggi la miglior tradizione della nostra storia sindacale di questo paese, e cioè la capacità di dire, guardo all'oggi e voglio le risposte immediate di fronte alla crisi, ma intanto costruisco anche il futuro e noi sappiamo che un futuro di benessere si costruisce insieme, senza la CGIL, la sua storia, il suo coraggio, la sua cultura di innovazione, non si affronta la crisi. Lo diciamo al Governo, lo diciamo a Confindustria, ma lo diciamo anche ai tanti che hanno provato a isolare la CGIL, noi non siamo isolati, il paese ci guarda e comincia a rompersi quel muro di indifferenza. Sapete perché? Perché guardano le ragioni e i nostri contenuti. Grazie e buon lavoro.

[16:47]La classe operaia si preparava a combattere le sue prime battaglie politiche. La politica cominciava ad essere portata in piazza e il popolo vi si interessava. Il programma, assegnato alla manifestazione del Primo Maggio, aveva risvegliato la coscienza delle masse operaie, ma evidentemente non era con l'azione di un giorno che quegli obiettivi si sarebbero potuti raggiungere. Mancava il mezzo e il metodo per arrivare al proletariato e farne un esercito combattente, mancava l'organizzazione.

[17:26]Fare l'organizzazione, questa è la parola d'ordine dei dirigenti politici e sindacali più maturi, all'inizio degli anni 90. È un programma e un progetto che convince anche Rinaldo Rigola, il quale è reduce da una giovanile adesione all'anarchismo, dal quale si è di recente staccato dopo averne constatato e verificato quasi di persona, l'avventurismo e la sostanziale sterilità. Alla fine del 1894, Rigola aderisce alla Sezione Biellese del Partito Socialista, la formazione che si è costituita due anni prima con il Congresso Nazionale di Genova. Pochi mesi dopo la sua adesione al Partito Socialista, Rinaldo Rigola viene candidato ed eletto nel corso delle elezioni amministrative che si svolgono a Biella nel luglio del 1895. È una vittoria importante e significativa, perché Rigola è il primo esponente dichiaratamente socialista a fare ingresso nel Consiglio, nell'aula consigliare del comune. Il centro del Partito Socialista è naturalmente nel capoluogo, ma è nelle vallate, nelle zone di più densa presenza operaia, dove per tradizione si è consolidata una presenza anche organizzativa delle antiche società che bisogna diffondere e radicare la presenza del partito.

[18:57]Ecco, in Valle, fin dal 1871 operavano tre società operaie di mutuo soccorso a indirizzo edile, al quale praticamente tutta la popolazione maschile, purtroppo c'era il divieto alle donne di iscriversi, partecipava alla vita associativa.

[19:17]Quindi c'era un terreno fertile e abituato, diciamo, alla solidarietà e e all'operare comune.

[19:30]Un gruppo di iscritti alle società operaie di Campiglia Cervo invitarono Rinaldo Rigola a salire a Campiglia e alla presenza di 11 operai costituirono la Sezione Socialista, la prima dell'Alta Valle del Cervo. Erano già presenti le sezioni nella bassa valle ad Andorno a Sagliano, però aveva più iscritti la sezione dell'Alta Valle rispetto a quella di Vercelli, ad esempio. Una particolarità della sezione di quest'alta valle è data dal fatto che quasi tutti gli iscritti, la maggior parte, anzi di loro, erano emigranti, in alcuni casi stagionali, quelli che operavano in Italia o in Francia, in Svizzera, ma la gran parte di loro era emigrante permanente o temporaneo.

[20:23]Infatti, nel libro dei verbali che inizia con la costituzione della sezione nel marzo del 1901, troviamo un particolare inedito che è costituito dal fatto della richiesta di soci a loro operanti e negli Stati Uniti che chiedono l'autorizzazione di indire l'assemblea anziché nella sede dell'Alta Valle, come previsto dallo Statuto, nella cittadina di Falls Mills nel West Virginia.

[20:55]Pertanto, in quel periodo in una in uno stato degli Stati Uniti in un piccolo centro di circa 4.500 abitanti, troviamo addirittura 20 iscritti alla sezione socialista. Qui siamo davanti, credo, a uno dei più bei documenti visivi di quella che è stata l'emigrazione biellese nella fine dell'800.

[21:22]L'emigrazione da queste valli era stata una tradizione.

[21:28]Ci sono documenti già del 600 che dicono d'estate non ci sono uomini nella Valle d'Andorno perché sono tutti fuori per lavorare. Andavano a fare i muratori e e i tagliapietre. È interessante vedere il percorso che fanno, partono dalla Manica e vanno nella America del Sud, nel Venezuela, in California, a San Francisco, a Boston. Perché fanno quel viaggio lì? Perché è il più corto. Da Genova è più lungo, costa di più.

[22:01]E quindi eh fanno il più corto possibile, risparmiano su tutto perché devono mandare o portare i risparmi a casa. Attraversavano la Francia, in Francia andavano spesso a lavorare, ci dice Rinaldo Rigola nelle sue memorie, che lì hanno imparato i primi rudimenti del socialismo della prima Internazionale. C'è nell'emigrazione questa capacità di persone di condizione modesta dal punto di vista sociale di acquisire una cultura anche politica. Vorrei citare una frase di Giuseppe Mazzini, dice Londra è piena di operai italiani, troppo colti per la loro condizione. Rigola appartiene a questo giro, quando è costretto a fuggire per le repressioni dei governi Crispini, nel 1895, 96, si rifugia nella Valle del Rodano e ricostruisce una forma di solidarietà dei lavoratori.

[23:42]Presi quindi la prima occasione che mi si presentò di parlare agli elettori e nel discorso pronunciato il 7 ottobre in Occhieppo Inferiore, posi loro il dilemma: o voi farete la Camera del Lavoro o io non farò il deputato. Tornavo in Italia più che mai convinto che bisognasse mettersi di buzzo buono a fare l'organizzazione. Fino a quel momento eravamo stati sorbiti quasi interamente dalla lotta politica. Il Partito era diventato pletorico, era evidente la sproporzione fra i 30 seggi conquistati alla Camera e la miseria del movimento economico. L'azione politica non sorretta da una forte organizzazione sindacale ci verrebbe certamente preparato delle delusioni. Grazie anche alle insistenze, al tenace lavoro di convincimento di Rigola, nel giugno del 1901 a Biella veniva finalmente inaugurata la sede della Camera del Lavoro locale. La Camera del Lavoro fu veramente per il proletariato ciò che il comune fu per la borghesia. Come nelle Repubbliche Comunali del Basso Medioevo, intorno al comune si raggrupparono le corporazioni delle arti e dei mestieri, espressione degli interessi e della volontà della classe operaia.

[25:17]Le Camere del Lavoro sono i primi organismi che a partire dagli ultimi anni del XIX secolo cominciano a riunire e organizzare i lavoratori che operavano in un determinato territorio. Nel 1906, nascerà, a coordinare e organizzare queste diverse strutture del movimento operaio italiano, la Confederazione Generale del Lavoro, di cui primo segretario e tale resterà fino al 1918 sarà, appunto, Rinaldo Rigola. Un arco di tempo, quindi, straordinariamente lungo e movimentato quello della vita di Rinaldo Rigola, scandito da cambiamenti profondi, sia sulla nella sfera economica, in quella politica e in quella sociale, scanditi spesso da una violenza estrema e spesso anche a danno di quelle classi, di quegli strati sociali al fianco dei quali Rigola si è sempre consapevolmente e convintamente schierato. Malgrado ciò Rigola non ha mai considerato i cambiamenti, anche quando questi sembravano essere contrari alla parte che gli si era scelto, come un elemento negativo. Ha sempre considerato, cioè, il cambiamento, l'evoluzione, come un fatto di progresso con i quali bisognava fare i conti talvolta con difficoltà, certo, mai con facilità, ma sempre con estrema franchezza e sincerità, convinti che da questi, se ben interpretati, se ben seguiti si sarebbe generato un progresso e un elemento di cambiamento positivo.

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