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poesie di Saba: LA CAPRA, TRIESTE, GOAL, A MIA MOGLIE - spiegazione e commento facile e veloce

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[0:00]La capra è una delle sue poesie più famose e c'è questa capra legata in un prato ed è tutta bagnata dalla pioggia.
[0:00]Il poeta allora si avvicina, inizia a farle il verso prima per scherzo, però poi si accorge che quel belare della capra, quel dolore, è uguale al suo dolore.
[0:00]Ed è un dolore, quindi, fraterno, ma anche eterno, perché comune a tutte le creature della natura.
[0:00]Semita sono gli ebrei, quindi molti l'hanno interpretato come la sofferenza espressa dal popolo ebraico.
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[0:00]Ciao a tutti. In questo video vediamo quattro poesie di Umberto Saba. Cominciamo dalla capra, Trieste, gol e a mia moglie. La capra è una delle sue poesie più famose e c'è questa capra legata in un prato ed è tutta bagnata dalla pioggia. Per tutti questi motivi la capra belava dal dolore. Il poeta allora si avvicina, inizia a farle il verso prima per scherzo, però poi si accorge che quel belare della capra, quel dolore, è uguale al suo dolore. Ed è un dolore, quindi, fraterno, ma anche eterno, perché comune a tutte le creature della natura. Nell'ultima strofa notiamo che la capra ha questo viso semita. Semita sono gli ebrei, quindi molti l'hanno interpretato come la sofferenza espressa dal popolo ebraico. Vi ricordo, infatti, che Saba era ebreo. Ma è da notare anche che al dolore della capra, Saba risponde con sentimenti empatici di solidarietà fraterna, al contrario, invece, di Montale, per il quale l'unico rimedio al dolore era l'indifferenza, vista quasi come un dono divino. La poesia si compone di tre strofe per un totale di 13 versi di varia lunghezza. Abbiamo in decalab, sette e versi di cinque sillabe. Le rime e le assonanze sono libere. Ad esempio, legata, bagnata, fraterno, eterno, varia, solitaria. Il linguaggio è semplice, quotidiano, tipico di Saba, alternato, però, anche a termini rari e ricercati. Per esempio, qui, per celia, cioè, per scherzo. Figure retoriche, ci sono diversi Jammen, ad esempio, 34, quindi bagnata dalla pioggia. Infatti, l'man è quando il verso continua in quello successivo, ma anche qui, fraterno al mio dolore. Vedete che continua nel verso successivo. Abbiamo poi l'iperbole, dolore eterno, quindi infinito e una similitudine, fraterno dolore. Trieste. Trieste è la città natale del poeta a cui era molto legato. E in questa poesia il poeta risale una delle colline che circondano Trieste, si siede su un muricciolo e qui, solitario, in questo cantuccio, in questo angolino, osserva e contempla la città da lontano. È sicuramente una celebrazione della sua città natale, ma descritta anche in tutta la sua ambiguità. Ha una scontrosa grazia, un'aria strana e tormentosa, ma è anche una città viva, gioiosa, che però offre dei cantucci, degli angolini che ben si adattano alla sua vita pensosa e schiva, solitaria. Anche qui i versi sono liberi di varia lunghezza con rime sparse. Per esempio, erta, deserta, cosa tormentosa, viva, schiva. Anche qui il linguaggio è semplice e quotidiano, tipico di Saba. Ci sono diversi Jaman, ad esempio, in cui solo siedo, come un amore con gelosia, intorno, circola ad ogni cosa, similitudine. Trieste è come un ragazzaccio aspro e vorace, oppure come un amore con gelosia. Personificazione, quindi Trieste appare quasi come una figura umana e inoltre un ossimoro, scontrosa grazia. Quindi due parole che sono contrapposte. Gol. Per un certo periodo, infatti, Saba è stato anche tifoso di calcio, in particolare della Triestina. E negli anni 30 scrisse proprio cinque poesie dedicate al gioco del calcio. Ci sono tre strofe, ognuna con delle immagini e dei sentimenti diversi. Nella prima c'è il portiere che ha subito il gol, quindi è disteso a terra con gli occhi pieni di lacrime per la delusione di aver subito questo gol. E un compagno che si avvicina per consolarlo. Nella seconda strofa, invece, vediamo la folla, i tifosi che esultano per il gol appena segnato. E anche tutti gli altri giocatori che esultano con chi ha segnato la rete, abbracciandolo. Dice Saba, sono pochi momenti belli come questi per gli uomini oppressi dall'odio e dall'amore, a cui è possibile trarne godimento nella vita terrena. Nell'ultima strofa, invece, c'è l'immagine del portiere della squadra che sta vincendo e che ha appena segnato. Lui è da solo, è rimasto solo nella porta, non ha partecipato al gol, non può lasciare la porta per andare a festeggiare, però partecipa comunque alla gioia dei compagni facendo una capriola e mandando baci da lontano. A questa festa, a questa gioia, partecipa anche il poeta, ancora una volta in una sorta di cantuccio da lontano che osserva. Figure retoriche, la sua gioia si fa una capriola, quindi la capriola è espressione della gioia. Anche qui, diversi Jumpman e due anastrofe, cioè, quando si inverte l'ordine corretto delle parole. Ad esempio, presso la rete inviolata, il portiere, l'altro è rimasto. Quindi, invece di dire l'altro portiere è rimasto nella sua porta, si cambia l'ordine. Stessa cosa anche qui, intorno al vincitore stanno, al suo collo si gettano i fratelli. Infine, una sinestesia, amara luce. La sinestesia, vi ricordo, è quando ci si riferisce con due parole a due sensi diversi. Per esempio, amara ha a che fare con il gusto, la luce, invece, con la vista. E infine, velocemente, a mia moglie, la moglie è Lina, compagna di una vita intera. La poesia è lunghissima, però qui ci interessa segnalare l'immagine della donna che è descritta in modo originale, non come una donna angelo, alla maniera di Dante, per intenderci, e nemmeno come una donna seducente e furba, alla boccaccio, oppure alla Goldoni, ma addirittura è paragonata a degli animali da cortile. Per esempio, dice, bianca pollastra, gravida giovenca, lunga cagna, pavida coniglia, rondine che torna in primavera e provvida formica.

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