[0:01]Come si calcola l'epicentro di un terremoto e come facciamo a saperlo in maniera così rapida? Con tutti i terremoti che ci sono in giro in Italia ultimamente, so che in molti ve lo siete chiesto, quindi oggi mi faccio capire in maniera semplice, pop, il concetto madre, e per farlo vi propongo un esempio. Entriamo subito nel vivo. Io e voi abbiamo tre stazioni sismiche. Immaginiamo di avere tre stazioni sismiche. In tre posti diversi in Italia, tra Arezzo e Perugia, eccole qua. Immaginiamo che arriva un terremoto. I nostri sismografi registreranno l'arrivo delle onde sismiche. In base a queste onde, noi possiamo calcolare la distanza tra il singolo sismogramma e l'origine del terremoto. E come facciamo? Perché questa è la domanda, come facciamo? Eh, questa è bellissima, guardate. Parentesi, a proposito di terremoti, qualche settimana fa sono stato ai Campi Flegrei dove c'è il bradisismo, come sapete, per girare Vulk, il nostro documentario sui vulcani italiani. Infatti siamo stati anche alle pendici del Vesuvio, Stromboli e Etna. È per noi il più grande lavoro mai realizzato. Questo di Vulk ed è stato possibile grazie a tutte le persone che hanno preso parte alla membership Geopop, che hanno finanziato la nostra divulgazione e supportato il nostro progetto Missione Cultura. Giusto per farvi capire cosa significa diventare membri di Geopop, insieme noi più i membri di Geopop, abbiamo realizzato un documentario Vulk che sarà gratuito su YouTube senza pubblicità, e faremo, spoiler in anteprima, tre proiezioni in tre cinema a Catania, a Napoli e a Milano. Ovviamente vi informeremo di tutto verso inizio aprile. I biglietti per il cinema saranno gratuiti per tutti, e i membri di Geopop, i mecenati, avranno una priorità di prenotazione e di accesso alla sala. Sul nostro sito comunque trovate tutti i nostri obiettivi, non solo quello del documentario, ce ne sono tanti altri. Il prossimo da sbloccare è a 10.000 membri, oggi siamo a 5.300 circa. Come vedete è tutto visibile e trasparente sul nostro sito, cioè il counter dei membri è aperto a tutti. E il prossimo obiettivo da realizzare è una vera e propria serie, su cosa? Sul futuro del nostro paese, l'abbiamo chiamata Italia 2100. Diciamocelo, spendiamo tanti soldi per 1.000 abbonamenti, almeno io ho un sacco di roba che neanche mi guardo. Una volta tanto che c'è un progetto con uno spirito, direi, inclusivo e culturale, supportiamolo. Vi lascio il link in descrizione e torniamo a noi. Allora la prima cosa che bisogna sapere per capire il calcolo di un ipocentro è che le onde sismiche che arrivano al nostro sismografo sono di due tipi. Lo si percepisce, lo si capisce già nella traccia del sismogramma, guardate. Queste sono le prime ondine, quindi le onde prime, ecco perché si chiamano onde P, e queste altre che arrivano un po' più tardi, queste altre sono il secondo treno di onde che che arrivano per seconde, vedete? Queste sono le onde S, le seconde, quelle che arrivano dopo e che sono anche le più pesanti, cioè quelle che ci fanno ballare. Quando sentiamo la scossa vera, sono le onde S. Quindi le onde P e le onde S sono due onde che nel sottosuolo, proprio nelle rocce, viaggiano sempre a due velocità diverse. Le onde P sono più veloci, le onde S sono meno veloci. Tendenzialmente, per vostra conoscenza, le onde S, quindi quelle più lente, vanno al 60% circa della velocità delle onde P. Questo cosa significa? Che se, esempio, le onde P vanno a 10 km/s, le onde S andranno a 6 km/s. Tornando al nostro esempio, il primo sismogramma ci mostra un ritardo tra le onde P e le onde S di 5 secondi e 5, 5 secondi e mezzo. Questo che significa? Significa che le onde P arrivano, tac, le registro, 1, 2, 3, 4, 5 e mezzo, pam, arrivano le S. Questo significa. Quindi questo segmento, tra l'arrivo delle onde P e l'arrivo delle onde S, questo segmento equivale a 5,5 secondi. E come vedete, a 5,5 secondi corrisponde una distanza. Quindi, grazie a questo grafico, basato ovviamente su tutta una serie di cose, possiamo fare la conversione da ritardo in secondi a distanza dall'epicentro, da dove si è verificato il terremoto. In questo caso i nostri 5,5 secondi corrispondono a 38 km. Questo significa che rispetto alla nostra prima stazione sismica, il terremoto si è generato a 38 km di distanza.
[5:17]Ovviamente vi starete chiedendo, ma 38 km dove? In quale direzione? Da là, da là, da là? Eh, ovviamente no? Può essere da tutte le direzioni. Ok? Quindi 38 km in qualsiasi direzione. Ecco perché nella nostra mappa andiamo a disegnare un cerchio attorno alla prima stazione sismica con raggio 38 km. Giustamente Andy, che sta dietro la camera, che si interessa anche di quello che io dico, giustamente mi dice: "Andrea, però questo passaggio da secondi a a distanza, a spazio, in base a cosa?" È ovviamente un calcolo fatto sulla base della variazione di velocità nei terreni. Non voglio farla troppo complessa, voglio fare un esempio semplice. Immaginiamo di avere due automobili, una con 400 cavalli, veloce, e una con 150, meno veloce. Benissimo, partono, partono tutte e due a razzo, ok? Nel momento in cui la prima arriva a 100 metri, quanto vantaggio avrà rispetto alla seconda? Un x vantaggio. A 200 metri avrà un vantaggio che probabilmente sarà molto di più di quel vantaggio, perché andrà ancora più veloce, ok? Benissimo. Quindi che vuol dire che su 100 metri la differenza di tempo sarà piccola. E quindi io so che sono partiti da poco. Ma se invece la l'auto veloce ha un margine enorme, vuol dire che avranno dovuto percorrere tanta strada per prendere quel vantaggio. La stessa cosa è per le onde P e le onde S. Se nel momento in cui c'è il terremoto, le due partono e io c'ho un sismografo vicino a da dove partono, mi arrivano quasi insieme. Quindi quel periodo di tempo, quei secondi, che in quel caso è 5-5, eccetera eccetera, se fosse stato 0,3, vuol dire che, cacchio, il terremoto è stato lì vicino perché le onde P non hanno avuto il tempo materiale per prendere vantaggio rispetto alle onde S. Hai capito? Ora passiamo alle altre due stazioni e facciamo esattamente lo stesso esercizio. Quindi, seconda stazione, qui abbiamo 8,5 secondi di differenza tra le onde P e le onde S, che corrispondono, andiamo a vedere nel grafico, a 59,5 km. Quindi disegniamo un altro cerchio, ovviamente il cui centro è la seconda stazione sismica. Come vedete, i due cerchi si intersecano e si intersecano in due punti. Ciò significa che il nostro epicentro del nostro terremoto potrebbe essere in uno di questi due punti. Se noi non avessimo una terza stazione, l'epicentro non potremmo identificarlo. Ecco perché questo metodo qui è il metodo della triangolazione. Fortunatamente, la terza stazione ce l'abbiamo. Facciamo lo stesso esercizio, la differenza di tempo tra le onde P e le onde S, in questo caso è di 11 secondi e 8, che corrispondono a 83 km. Disegniamo il cerchio con raggio 83 km attorno alla stazione numero 3. E guardate un po', avremo l'intersezione di tre circonferenze che è un punto. Ecco il nostro epicentro. Quindi, in questo caso, il nostro terremoto è a qualche chilometro a nord-est di Arezzo. Questo è il concetto che c'è alla base. Questo è il metodo di triangolazione, come vi dicevo. Quindi il numero minimo di stazioni sismiche per calcolare una prima primissima stima di un terremoto è tre. Questo è il concetto base che sta dietro il calcolo di un epicentro. Come potete immaginare, più stazioni ci sono, più precisa sarà la localizzazione. Immaginate se avessimo avuto 10 stazioni, 10 circonferenze, saremmo andati molto più nel dettaglio. Oggi, ovviamente, questo principio e questi calcoli manuali che abbiamo fatto tra di noi, giusto per capire, in realtà sono automatizzati. Ci sono delle tecnologie avanzate, ma il succo è tutto qui. Detto ciò, ora la domanda può essere, ma in Italia, chi registra i terremoti? E quanto ci si mette? E perché a volte la magnitudo stimata inizialmente nei primi minuti poi cambia dopo qualche minuto o dopo qualche ora? INGV. L'INGV registra i nostri terremoti. INGV sta per Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Vi spiego brevemente qual è proprio il processo che oggi si utilizza e i tempi che si utilizzano. Allora, dopo circa 2 minuti dalla registrazione del sisma, se la magnitudo è almeno 3, il sistema automatico dell'INGV fa una prima stima dell'epicentro. Ma non solo, fa anche una prima stima della profondità, quindi dell'ipocentro. A proposito, se volete un video sull'ipocentro, scrivetemi nei commenti ipocentro e io capirò. E anche una stima della magnitudo, basandosi sui dati delle stazioni sismiche ovviamente più vicine. Questa è una valutazione veloce, utile per avere un'idea iniziale. Dopo circa 5 minuti, se la magnitudo è almeno di 2.5, i sismogrammi di tutte le stazioni sismiche interessate vengono raccolti e analizzati dal sistema. Questo permette, ovviamente, come potete immaginare, di affinare il calcolo, quindi rendendo la stima già molto più precisa. Dopo circa 10-15 minuti, massimo, generalmente 30 minuti, i sismologi della sala di sorveglianza sismica, quindi persone, professionisti, scienziati, controllano i dati manualmente e calcolano con precisione la posizione e la magnitudo del terremoto. Questo, quindi, dopo circa mezz'ora, massimo, questo è il valore definitivo, quello che viene comunicato al Dipartimento della Protezione Civile. E posso dirvi che in alcuni casi, ad esempio, per terremoti in mare o in zone complesse, a volte può volerci anche qualche minuto in più, ma generalmente mai oltre la mezz'ora. Ci tengo a dirvi un'altra cosa, proprio a livello di comunicazione, di essere aggiornati, perché noi siamo in un paese a forte rischio sismico. E lo sappiamo, ok? Ma forse ultimamente ce ne stiamo accorgendo un po' di più con un sacco di terremoti qui e lì. Per rimanere aggiornati sui terremoti, il mio consiglio è: Uno, tenere d'occhio l'INGV terremoti, ok? Anche su X, per esempio, su X gli INGV terremoti pubblica una stima preliminare automatica. Automatica per i terremoti di magnitudo superiore a 3, quindi se c'è un terremoto pari o superiore a 3, la comunicazione tramite X è automatica, la troverete là. Ma essendo un calcolo automatico, c'è sempre, ovviamente, margine di incertezza. Dopo qualche minuto, infatti, il questa prima stima viene rivista e confermata, come vi dicevo, dai sismologi, con una precisione maggiore. Per questo motivo, a volte, vedremo due post, due tweet per lo stesso terremoto, ma con dati leggermente diversi, perché ovviamente più dati raccolgo, più la mia stima è precisa. In aggiunta, ovviamente, faccio un po' di pubblicità a Geopop.it, perché c'è un lavoro veramente enorme. Se volete degli approfondimenti nostri, dei video, ma anche degli articoli di approfondimento, non vi dimenticate di consultare Geopop.it, che è anche in forma app. Se diventate mecenati, membri di Geopop, sappiate che tutte le pubblicità che ci sono, che comunque ci consentono di sopravvivere e vivere, non ci sono pubblicità. Quindi, se prendete parte alla membership, io sono un membro, guardate quanto è bellina. C'è il mio simboletto. Guarda. Zumma, zumma, zumma, eh? Oggi, per esempio, c'è questo articolo che è uscito, tanti terremoti nel Sud Italia, quali sono le zone in Italia dove avvengono più sismi, la mappa INGV. E se io scorro, non ci sono pubblicità, è bello, bellissimo, veramente leggi con piacere. Quindi, se prendete parte alla membership, zero pubblicità. Detto ciò, spero che questo video sia stato interessante. Avevo anche un'altra idea. Questa la sto improvvisando. Vorrei fare un video su un sismografo. Ah, un sismografo. Ovviamente quelli vecchi, perché oggi abbiamo sismografi anche digitali con accelerometri dentro, ma io vorrei fare proprio un un video su sul concetto di base di come funziona un sismografo. Quindi, se siete interessati, mi scrivete nei commenti anche sismografo. Rock and roll. Vi ringrazio per averci seguito fino alla fine e vi do appuntamento alla prossima sempre qui su Geopop e Scienze nella vita di tutti i giorni. Ciao.



