[0:00]Sono felice di poter partecipare sia pure da lontano a questa manifestazione che celebra l'anniversario di Vittone. E Vittone è stato una delle mie passioni giovanili. Ma poi io rappresento oggi l'Accademia di San Luca per delega da parte del presidente Cellini. E l'Accademia di San Luca è stata la scuola in cui Vittone ha maturato la sua vocazione artistica e direi gli anni romani sono stati determinanti per la sua formazione. anche se poi diciamo, la qualità della sua architettura è strettamente legata ai luoghi in cui ha potuto realizzare le sue opere. Cioè la regione Piemonte, in cui, che allora era un regno, in cui lui ha portato una ventata di novità. E il Barocco in Piemonte si era già sviluppato, era stato anche diciamo, la città in cui Guarini aveva potuto sperimentate le sue nuove idee. Ma certamente è stato per merito di Vittone che il Barocco è diventato fino in fondo Barocco piemontese, cioè un Barocco che appartiene allo spirito di una regione, un'architettura originale, un'architettura che porta avanti lo studio dello spazio, ma nello stesso tempo introduce degli elementi di novità che sono legati anche alla cultura del suo tempo. Non va dimenticato che Vittone che è vissuto proprio negli anni centrali del '700, ha assistito durante la sua vita a una trasformazione profonda che è quella dell'Illuminismo. Cioè la cultura dell'Illuminismo è subentrata a una cultura Barocca, senza per altro in principio minarne le basi. Anzi c'è stata una coesistenza pacifica tra rococò e Illuminismo, per esempio in Francia. Ma certamente l'architettura di Vittone risente di questa situazione nuova e diciamo, sviluppa la vocazione del Barocco in una direzione affascinante e originale che si deve soprattutto al fatto che lui ha lavorato non tanto a Torino, una città capitale che aveva già avuto un'impronta forte da parte di Castellamonte e poi di Guarini, ma ha lavorato nei piccoli paesi che circondano Torino, quindi diciamo, nella provincia piemontese. In cui è molto importante il paesaggio e diciamo, si tratta di una regione che aveva un'attività prevalentemente di coltivazione della terra. Quindi potremmo dire che l'architettura di Vittone è un'architettura che fa i conti con la civiltà contadina.
[4:54]Una civiltà purtroppo che oggi è sparita, ma di cui ancora si vedevano le tracce quando io negli anni '50 ho fatto un giro delle architetture di Vittone per scrivere un libro, che poi, diciamo, è stato uno dei libri più importanti che io sono riuscito a realizzare. E ricordo di aver esplorato sistematicamente i paesi in cui lui aveva lavorato e di aver trovato un'atmosfera comune. C'erano ancora, per esempio, molte fiere in cui si vedevano i contadini vestiti ancora con i mantelli neri partecipare a questo spettacolo del mercato.
[6:11]che diciamo nella civiltà agricola è un elemento fondamentale. Questo per dire che quando osserviamo Vittone e giriamo per la campagna piemontese, noi non abbiamo soltanto diciamo la soddisfazione di vedere delle architetture di altissima qualità, ma anche la soddisfazione di vedere che questa altissima qualità è studiata per essere fruita da un pubblico popolare, da un pubblico che non ha particolari entratore nella cultura ufficiale, quindi diciamo pure che Vittone è stato un esempio straordinario di un'attività culturale rivolta alle classi anche più umili, in modo particolare a questa civiltà contadina. che diciamo, aveva i suoi ritmi, i suoi valori e ovviamente dava molta importanza alla presenza del paesaggio. Quindi le opere di Vittone sono opere fatte per i luoghi in cui sono stati costruiti e tengono conto delle particolari condizioni di visibilità e si inseriscono nella struttura urbana e come dei protagonisti che appunto vogliono caratterizzare la struttura urbana e metterla in colloquio con il paesaggio. Ecco, una delle chiese più importanti, costruite da Vittone, è sicuramente la chiesa di Bra, una chiesa diciamo, che costituisce una delle perle, in un certo senso dell'architettura barocca italiana, di una straordinaria intensità, perché in questa chiesa che era una chiesa conventuale, si realizza una stretta alleanza tra la pittura figurativa e l'architettura. Diciamo, le due cose fanno a gara, in un certo senso, per realizzare un'alleanza stabile, un'alleanza che dà all'osservatore la la felicità, diciamo, di godere dello spazio e nello stesso tempo dell'allusività delle immagini. Quindi, di avere un'esperienza religiosa veramente, diciamo, straordinariamente ricca in cui ci sono ricordi precisi, diciamo, della della storia religiosa e nello stesso tempo c'è questa ricchezza di elementi che portano una gradevolezza dell'insieme, quindi anche a una capacità didattica. Ecco, io ho usato molto per spiegare l'atteggiamento di Vittone un celebre libro, diciamo, che in qualche modo illustra l'estetica di quel periodo e che ci fa capire come appunto l'architetto avesse come obiettivo quella che viene definita la persuasion popolare, cioè a realizzare delle architetture che avevano un forte contenuto, diciamo, composiivo, di carattere astratto, quindi, diciamo, richiedevano anche una comprensione di carattere strumentale legata alla geometria, ma che avevano anche questa capacità di comunicazione nel senso più ampio della parola. Quindi, direi che Vittone ha avuto nel mondo barocco una sua originalità e una sua funzione particolarmente interessante. Direi anche profondamente attuale e quello che io ho cercato di fare scrivendo un libro, un libro scritto nel '64, quindi tanti tanti anni fa, ma che ho sempre avuto come ho sempre conservato come una dei momenti più felici della mia esperienza di storico, perché è un libro veramente originale, cioè, una monografia che parla dell'architettura utilizzando tutti i mezzi che la tecnologia di allora ci offriva.
[13:25]Anche quelli, diciamo, poco usati fino allora, per esempio, diciamo l'obiettivo a occhio di pesce che, diciamo, riesce a captare una visione, diciamo, di 180 gradi che è molto adatto per mettere in rilievo il gusto della centralità. Perché quasi tutti gli edifici di Vittone sono degli edifici a pianta centrale, quindi questa tecnica di rappresentazione mette in rilievo le analogie e le differenze tra le varie soluzioni che Vittone dà di questo di questo tema. E quindi è un libro che cerca di mettere in rilievo il pensiero dell'architetto. E quindi, da una parte illustra sistematicamente le sue opere e dall'altra, invece, riflette sulla sua teoria che poi non è una teoria puramente verbale perché, diciamo, Vittone l'ha espressa in due libri molto importanti. Anzi in tre libri molto importanti. Il primo è la riedizione del trattato di Guarini, quindi è, diciamo, un contributo di carattere storico. Gli altri due invece sono le istruzioni elementari e le istruzioni pratiche, cioè due volumi dedicati agli architetti e che seguono da una parte la loro formazione e dall'altra offrono degli esempi in modo tale da poter, come dire, creare una competitività tra gli architetti nel realizzare delle idee e nello stesso tempo tener conto degli esempi che lui era riuscito a realizzare.
[16:13]Naturalmente, dopo il mio libro degli anni '60, c'è stata una rinascita degli studi vittoniani e quindi, diciamo, posso dire che sono felice che il mio lavoro è stato continuato. Ho pensato più volte a stampare una seconda edizione, ma poi ho rinunciato proprio perché c'è stata una ricchezza di contributi, di opere diverse, ci sono state delle mostre, ci sono state, insomma, direi, almeno per quanto riguarda il Piemonte, c'è stata un un vero e proprio revival di interesse per Vittone e quindi, diciamo, questo conferma il fatto che ciò che io ho fatto era utile. D'altra parte io mi ricordo che ho frequentato in quel periodo molti grandi personaggi della cultura architettonica piemontese, a cominciare da da da Mollino, da Gabbetti e Carboneri, che era e diciamo, quando io dissi che avevo voglia di scrivere un libro, molti di questi studiosi, mi dissero, ma sì, è bene che questo libro sia scritto da uno che viene da fuori. C'era già stato una monografia scritta da Oliviero, c'erano stati diversi studi. era forse importante, però, che venisse, come dire, legata levata dalla architettura di Vittone un'etichetta di provincialismo, che è assolutamente sbagliata, perché si tratta sì di un'architettura che si è diffusa proprio nelle province piemontesi, ma di un'architettura di altissimo livello, un'architettura, diciamo, da fare invidia a quella delle grandi capitali europee. Ed in effetti, diciamo, l'architettura di Vittone rappresenta uno dei capitoli più felici di questa diffusione del Barocco, che parte da Roma. Ha l'Accademia di San Luca come centro di partenza, ma poi si estende in tutta Europa e raggiunge forse i risultati più interessanti, non tanto in Italia, nel mondo meridionale, ma proprio nella parte centrale dell'Europa, in modo particolare in Germania, dove c'è una fioritura di edifici religiosi di qualità impressionante che utilizza la decorazione rococò, ma è profondamente inserito nella ricerca italiana, per cui, diciamo, l'influenza di Juvarra e di Vittone sono percepibili e dimostrabili attraverso, diciamo, la presenza in moltissime biblioteche dell'Italia del dell'Europa settentrionale dei libri di Vittone. è molto utile per rendersi conto dell'ampiezza di vedute, della ricchezza della cultura di Bernardo Vittone. sfogliare, per esempio, le istruzioni diverse, cioè hanno delle tavole veramente meravigliose. Ecco, una delle cose che sorprende di più è vedere un progetto in stile gotico.
[22:15]Questo progetto per il Duomo di Milano, in effetti, non si limita, come dire, a un esercizio di calligrafia o a un compromesso, come poi avverrà in
[22:42]successivamente, ma veramente adotta lo stile gotico con grande libertà, ricordandosi anche del Barocco, direi, perché i campanili che finiscono con una spirale come la spirale di Sant'Ivo, fanno capire che quello che cerca Vittone qui è anche un'allergia tra la sensibilità Barocca di cui lui partecipa e questo mondo antico del gotico che pure sicuramente ha avuto un peso nel formazione degli architetti più interessanti di quel periodo, di Borromini, in modo particolare, che veniva spesso rimproverato di aver lavorato nel Duomo di Milano, come, diciamo, all'interno di una scuola del gotico di valore internazionale. Ecco, poi sfogliando, naturalmente, il libro di Vittone, si vedono i suoi capolavori, per esempio, questa sua interpretazione del dello schema esagonale delle piante, questa introduzione originalissima del triangolo, che è una forma molto raramente utilizzata. Poi si vede questa meravigliosa chiesa di di Santa Chiara a Bra, di cui ho già parlato, che è un edificio in cui, appunto, c'è questo colloquio pardente tra pittura e architettura. Poi un'altra delle delle cose bellissime di Vittone è questo Santuario del Vallinotto che è stato recentemente restaurato in modo molto positivo, restituendogli quel connessione, appunto, tra immagine figurativa e struttura architettonica che dimostra, come dire, la ricchezza e l'originalità della visione di Vittone. È un edificio questo del Vallinotto che sfrutta come strumento fondamentale dal punto di vista poetico la luce. Ed effettivamente la luce filtra all'interno, creata creando un'immagine che ha qualcosa di magico in cui, diciamo, i diversi livelli di fruizione della chiesa, dalla cupola finale alla seconda cupola, all'intreccio degli archi, sono, come dire, finzioni teatrali, finzioni teatrali che amplificano lo spazio e creano questa parentela stretta tra tra teatro e architettura, che è uno dei punti di arrivo della cultura Barocca. Quindi dei libri, quelli di Vittone che invito tutti a osservare e sfogliare con interesse perché sono appunto, esempi di come, in un certo senso, il Barocco sia morto non per estinzione naturale, ma, direi, proprio per il cambiamento della situazione culturale. E come il Barocco possa aver dato ancora negli anni '60, '70 del del del '700 degli esempi di di grande vitalità poetica. Quindi, diciamo, in un certo senso, Vittone rappresenta l'ultima fase del Barocco, ma non una fase, come dire, di estinzione, di di appassimento, ma, invece, una stagione ancora molto vitale.



