[0:00]Tacito è uno dei più grandi storici della letteratura latina, sicuramente una delle nostre fonti principali per accedere ancora oggi alla conoscenza del mondo romano, dei suoi grandi personaggi, dei suoi grandi eventi. Tacito nasce probabilmente nel 55 d.C. e si istruì presso i maggiori insegnanti del tempo, probabilmente fu addirittura allievo di Quintiliano. Oltre che uno scrittore, uno storico, fu anche un politico, infatti fece tutto il cursus honorum, quindi l'insieme di cariche politiche dell'antica Roma. e visse sotto diversi imperatori romani, visse quindi l'età dei Flavi, Vespasiano di Dodomiziano, visse poi sotto l'imperatore Nerva e proprio in questo periodo divenne addirittura console e poi addirittura arrivò fino a Traiano. Le opere che possediamo di Tacito sono diverse, sono cinque in particolar modo. Se volessimo andare a livello cronologico, possiamo partire dall'Agricola del 98 d.C. Quest'opera che ci è arrivata per intero parla di suo suocero. Suo suocero era Giulio Agricola, che era un comandante militare che si era fatto valere nella conquista della Britannia e appunto Tacito aveva sposato sua figlia. L'Agricola che in realtà come titolo ha De vita et moribus Iulii Agricolae, divisa in 46 capitoli con l'obiettivo di esaltare la figura del suocero, mettendone in risalto le sue grandi capacità sicuramente militari, ma anche come funzionario pubblico. Il fare questo, quindi per estensione Tacito sta lodando la sua intera famiglia, la famiglia di cui fa parte. Chiaramente quando nella letteratura latina si deve esaltare un personaggio storico, questo personaggio acquisisce improvvisamente tutti i caratteri della Virtus romana. è aderente in tutto e per tutto a quel complesso sistema di valori che è il Mos Maiorum, presenta dignità e autorevolezza anche nei momenti di crisi, nei momenti di difficoltà, ha un grande coraggio, una grande moderazione, una grande morigeratezza nei costumi. Questa era un'operazione anche volta a riabilitare in qualche modo il nome di Giulio Agricola, in quanto sotto Domiziano era stato visto con particolare sospetto dall'imperatore, tant'è che Giulio Agricola aveva poi passato gli ultimi anni della sua vita ritirato dalla vita pubblica e politica. Non sappiamo se effettivamente fu questo grande personaggio storico, come è stato detto, probabilmente è stato un buon militare con un ottimo biografo Tacito. All'interno dell'Agricola c'è tutto un lungo excursus sulle abitudini, sui costumi e anche sulla geografia della Britannia. Questo interesse per i luoghi all'estremo confine dell'impero romano e questo interesse per le abitudini di popolazioni locali è al centro anche di un'altra opera di Tacito, che è la Germania. Viene scritta sempre nel 98, divisa in due parti. La prima sezione, appunto, parla degli usi, dei costumi, della religione di queste popolazioni, la seconda invece è più politica, geopolitica. Tacito vuole descrivere questo mondo che sicuramente è un mondo lontano da quello di Roma, un mondo nel quale Tacito vede il futuro distruttore della grandezza romana, in questo è quasi profetico. È un mondo che tra l'altro Tacito conosce molto bene, che era stato appunto in servizio sul Reno e quindi aveva avuto conoscenza diretta di questo mondo. Oltre alla sua conoscenza diretta, però, sicuramente Tacito utilizza anche delle fonti letterarie, Plinio il Vecchio, che aveva appunto scritto un'opera sulle guerre germaniche. il De Bello Gallico di Cesare, infatti questo trattato effettivamente assomiglia molto ai commentari di Giulio Cesare. Questo è un vero e proprio trattato etnografico, cioè è un trattato che parla di tutto ciò che riguarda questi popoli nordici, ai quali Tacito riconosce tra l'altro anche un grande valore. Perché si chiede proprio come sia possibile che l'Impero Romano non sia mai riuscito poi di fatto a conquistare del tutto questi popoli. Le popolazioni germaniche, ferme sul Reno e sul Danubio, hanno sempre resistito, tra una cosa e un'altra, all'Impero Romano e in questo Tacito vede una grande minaccia per l'impero stesso. I barbari poi vengono presentati anche quasi come un modello, perché effettivamente rappresentano quell'integrità morale, quella purezza che la società romana aveva alle origini, ma aveva perso da tanto tempo. In questo c'è un profondo rispetto da parte di Tacito nei confronti di queste popolazioni che custodiscono ancora quella severità che aveva una volta anche Roma. Non per questo quindi i germani sono invidiabili, eh, sicuramente Tacito e loro vede una grande brutalità, una grande arretratezza, vengono descritti come minacciosi, tuttavia hanno delle virtù anche loro. Anche con Cesare questo era successo, nel De Bello Gallico Cesare vedeva i Galli come una popolazione sicuramente arretrata, rozza, però allo stesso tempo vicina ad un ideale di purezza originaria, quasi facente parte di un'età dell'oro. Una terza opera di cui possiamo parlare poi è il Dialogus de oratoribus, che è stato scritto probabilmente nel 102 d.C. e che si inserisce in tutta una tradizione di trattati sull'oratoria. Sicuramente Cicerone, ma poi anche Quintiliano, l'inizio del Satyricon di Petronio. Quindi Tacito va a riprendere un argomento ben noto nella tradizione letteraria latina. È strutturato sotto forma di dialogo, un dialogo tra Materno, che è un poeta, nel quale probabilmente si può rivedere lo stesso Tacito, poi Apro, un avvocato e Messalla, che è un retore dilettante. La successiva opera di Tacito di cui parliamo, invece, è le storie. Le storie, che è un'opera storiografica. Questa opera viene scritta nel periodo finale della vita di Tacito, attorno al 110 e ci è pervenuta purtroppo incompleta. Dovevano essere 14 libri, purtroppo noi possediamo soltanto i primi quattro e i primi 26 capitoli del quinto libro. Cosa racconta Tacito nelle storie? Racconta la storia di Roma dal 69, quindi dalla fine della dinastia Giulio Claudia, Nerone era morto nel 68 e quindi era arrivato poi Galba, fino al 96, quando finisce la dinastia Flavia con la morte, l'assassinio di Domiziano.
[6:00]Tipico di tutta la storiografia romana, quest'opera è strutturata secondo un impianto annalistico. Se volessimo fare un rapido confronto con altri due grandi storici della letteratura latina, Tito Livio e Sallustio, potremmo dire sicuramente che Tacito è molto più vicino a Sallustio. Tito Livio infatti aveva narrato la storia di Roma a partire dalle origini della città, raccontando eventi molto lontani da lui, non rifacendosi direttamente a delle fonti dirette. Al contrario Tacito racconta degli eventi a lui contemporanei, proprio come aveva fatto Sallustio. Questo gli permetteva di avere una conoscenza diretta dei fatti trattati. Tacito, per esempio, utilizza molti documenti storici, poteva accedere ai resoconti del Senato, a lettere, a documenti privati. Quindi, dietro c'è un grandissimo lavoro di ricerca delle fonti che vengono combinate a volte anche con fonti popolari, cioè le dicerie, no? Quello che si diceva convenzionalmente di un fatto. Sicuramente da Sallustio però prende anche questa attenzione particolare ai grandi personaggi storici. Sono quindi messi al centro del racconto con tutta la loro psicologia, la loro storia personale. Sicuramente questa abitudine a trattare il fatto storico in chiave moralistica, ma questo è tipico un po' di tutta la letteratura latina, ma anche la concezione estremamente pessimistica dell'uomo. Dalla sua opera vengono fuori dei personaggi estremamente crudeli, negativi, ma anche in qualche modo tutta quella visione gloriosa encomiastica che era presente in Tito Livio. Non è la giustizia, non sono i migliori a vincere poi nel corso della storia, ci dice Tacito. Ma anzi spesso i buoni, come potremmo definirli, sono vittima dei cattivi. Sono vittima cioè di un meccanismo storico, di eventi che si incastrano e che distruggono la virtù degli uomini. E tutti sono soggetti a questo meccanismo, una riflessione più grande proprio sul concetto del potere, sul fatto che comunque anche l'uomo onesto, di fronte a questo potere incontrollato, cede ai vizi peggiori. Ma l'opera più grande, la più importante, il capolavoro di Tacito è gli Annales, un'opera sempre storiografica, in 16 libri. Anche questa non ci è arrivata completa, per esempio, non abbiamo alcuni libri o abbiamo soltanto alcune parti di alcuni libri, tipo il libro V, il libro XI o anche il XVI. Quest'opera è tutta incentrata sulla dinastia Giulio Claudia e infatti parte con la morte di Augusto e arriva fino alla morte di Nerone. I primi quattro libri si occupano, per esempio, di Tiberio, il successore di Augusto, che viene ricordato, insomma, come un personaggio piuttosto cupo, immorale, che a un certo punto si lascia proprio andare ad ogni forma di corruzione, di delitto. In questo viene inserito chiaramente anche il racconto del personaggio di Germanico, che al contrario viene considerato più degno di Tiberio di avere il potere imperiale. Germanico ci viene presentato proprio come un eroe, fedele agli antichi valori, ai costumi dell'antica Roma. Vengono raccontate poi le guerre contro i Germani, dei Germani si era già occupato nell'opera di cui abbiamo parlato e questo scontro di Roma con i Germani viene raccontato in modo epico. Insomma, si stanno scontrando, secondo Tacito, due grandi popolazioni, nemici che combattono con una grande abilità e con grande coraggio. I libri terzo e quarto introducono un altro personaggio altrettanto importante, che è il prefetto del Pretorio Seiano. Ricordiamo, insomma, che Tiberio, che nel frattempo si era ritirato a Capri, poi aveva deciso di far uccidere Seiano, che stava prendendo troppo potere su di lui. Tuttavia non possediamo il passaggio della morte di Seiano. Possediamo però il libro sesto che ci racconta la morte di Tiberio, che è uno tra l'altro degli episodi più famosi degli Annales. Tiberio viene ucciso da Macrone nel 37, soffocato sotto un cumulo di panni. Non abbiamo purtroppo tutta la parte che riguarda Caligola, uno degli imperatori più interessanti della storia romana, ma abbiamo poi il libro XI su Claudio. Claudio lo ricordiamo per la conquista della Britannia, perché, tutto sommato, insomma, attuò delle misure anche sagge. Purtroppo però, non era particolarmente amato da Tacito, che quindi lo giudica in modo molto severo, incapace a governare, pieno di difetti fisici, si fa tra l'altro anche circuire da la moglie Messalina, che complottava contro di lui. E poi, soprattutto, da Agrippina, la mamma di Nerone, che riuscì a farglielo adottare. Nerone riuscirà così a diventare imperatore. Agrippina poi alla fine uccide Claudio. E i racconti di Agrippina, che è un personaggio terrificante per come ci viene descritto, occupano tutto il libro XII. Abbiamo poi i libri che vanno dal XIII al XVI su Nerone. Nerone, insomma, sul quale non serve dire molto, è un personaggio molto famoso. Attorno a lui ci sono Afranio Burro, Seneca, è un paranoico, un esibizionista, un sovrano di stampo orientale. Tacito ce lo descrive veramente in modo negativo, ancora oggi il personaggio di Nerone subisce questa condanna dalla storia anche a causa delle parole che ha usato Tacito. Nerone, insomma, aveva fatto uccidere poi anche la madre Agrippina. Seneca si era suicidato, come lui tanti altri, insomma, non fu un personaggio facile. Ci fu anche sotto Nerone il grande incendio, no, del 64, per il quale poi lui incolpò i cristiani. L'opera però si interrompe al XVI libro quando mancano ancora due anni alla morte di Nerone, quindi non sappiamo se poi non sia stato in grado Tacito di finirla quest'opera o se dovesse finire proprio così. Sicuramente Tacito vuole essere uno storico imparziale, vuole trattare cioè gli eventi senza odio e senza prendere parte. Tuttavia, questo è un grande dibattito da sempre, essere imparziali è sempre molto difficile. Tacito effettivamente a sua volta descrive tutta la dinastia Giulio Claudia in modo estremamente negativo, dando una lettura moralistica dei fatti che sta raccontando. Il giudizio sugli imperatori è chiaro, insomma, Nerone è un pazzo, Claudio è un incapace, Tiberio è un tiranno. E non sempre vengono messi in evidenza gli aspetti positivi, invece, di questi personaggi che comunque hanno portato Roma a degli altissimi livelli. Gli imperatori che ci vengono descritti all'interno degli Annales sono effettivamente dei grandi personaggi tragici. Tacito lavora molto sulla loro psicologia per restituirci comunque dei personaggi anche affascinanti che rimangano nella nostra memoria. Per fare questo, cioè per far entrare il lettore ancora di più nella psicologia del personaggio e nella drammaticità magari dei fatti, a volte inventa anche deliberatamente. Molto presenti sono i discorsi diretti, ma questo è tipico della storiografia latina. E molto utilizzate sono anche le sentenze, cioè queste massime che in poche parole racchiudevano tutto il senso di un evento.
[13:39]Sempre da Sallustio Tacito prende tanto anche a livello stilistico, c'è quel concetto di brevitas, cioè il periodo deve essere breve, sintetico. C'è l'inconcinitas o variatio, cioè ogni periodo deve avere una struttura, una lunghezza diversa dall'altro. E c'è un grande ricorso a delle parole arcaiche, del latino arcaico, ma mai il ricorso a delle parole della lingua parlata, quella comune.



