[0:00]Ave legionari. Come si andava a scuola nella Roma antica? Com'era il sistema di educazione, la parte più importante di un fanciullo?
[0:10]In questo documentario vedremo qualcosa di molto interessante che spesso ci è stato chiesto e allora facciamo luce sulla scuola e sull'istruzione nel periodo della Roma antica.
[0:55]Visto che l'ultima volta è piaciuto molto e allora ovviamente lo riproponiamo, per tutti gli appassionati della storia romana, sul sito trizioeditore.it c'è un bellissimo cofanetto in carta di lino
[1:09]chiuso con una ceralacca, che una volta aperto contiene delle meravigliose riproduzioni su carta amalfi. È una carta antica, realizzata ancora con un metodo medievale,
[1:26]ha proprio i bordi sfrangiati, si vedono le fibre della carta e ha una resa fantastica su questi imperatori della dinastia Giulia Claudia.
[1:32]Si parte da Augusto, si prosegue con i suoi successori per chi vuole un ricordo di questi primi imperatori della storia romana.
[1:40]E gli imperatori, i primi imperatori della storia romana sono qualcosa che poteva essere insegnato nelle scuole, ovviamente.
[1:49]E allora vediamo come gli antichi romani e i bambini romani imparavano. Dobbiamo partire da un presupposto fondamentale.
[1:57]Nell'antica Roma l'educazione non era un diritto riconosciuto, non c'erano delle leggi che costringevano le famiglie a insegnare ai loro figli a mandarli a scuola.
[2:08]Cioè non era qualcosa di previsto dallo Stato, era un affare tipicamente e prettamente privato all'interno della famiglia.
[2:16]La famiglia si doveva occupare quanto voleva e come voleva di educare i figli. Quindi l'iniziativa era esclusivamente all'interno della famiglia, senza nulla che la regolamentasse in qualche modo.
[2:28]Quindi, in realtà, la prima educazione avviene in casa, il padre e la madre.
[2:33]Il padre, il cosiddetto pater familias, che è la massima autorità della famiglia e ha potere anche legale, ovviamente, sui figli,
[2:42]è quello che dà le prime grandi nozioni ai bambini mentre stanno crescendo.
[2:49]Notoriamente, secondo la tradizione romana, il pater familias innanzitutto spiega il funzionamento dello Stato, il funzionamento della Repubblica,
[2:59]dà delle prime coordinate su come funziona il mondo, su come funziona la società romana.
[3:05]Spiega ai bambini le virtù che devono avere, la forza,
[3:10]la fedeltà allo Stato, il senso di orgoglio di essere romano,
[3:14]le virtù che fanno grande e importante l'uomo romano, il rispetto per gli dei, il rispetto per la famiglia e le tradizioni, il rispetto per la storia romana.
[3:25]Quindi il padre è quello che dà le regole ai bambini e il padre dà anche un'educazione che è prettamente pragmatica, cioè i romani sono estremamente pratici.
[3:38]Non c'è tanto tempo per filosofeggiare, quindi il padre, per esempio, gli insegnava ai bambini, ai ragazzini, insegnava i rudimenti dell'agricoltura.
[3:45]Quindi come arare un campo, come crescevano le piante, come seminare, come raccogliere, tutto quello che serviva al bambino un giorno per poter coltivare un appezzamento di terreno, quindi regole molto semplici.
[3:58]Poi gli insegnava sicuramente l'arte militare e quindi erano i padri che insegnavano i bambini a manovrare uno scudo, un gladio, salire e scendere da cavallo,
[4:10]andare al trotto, andare al galoppo, quindi insegnavano ai loro figli i rudimenti fondamentali di un buon soldato romano, era lì che i bambini imparavano a fare il militare.
[4:20]E poi potevano insegnare un po' di aritmetica.
[4:23]Non tanto, diciamo, la matematica colta, ma l'aritmetica per i commerci, quindi pagare, contare il resto, le principali monete per andare a fare la spesa oppure per gestire una piccola attività di famiglia.
[4:37]Quindi vedete insegnamenti semplici, pratici, razionali.
[4:41]Invece, la madre, tipicamente, era quella che insegnava più le lettere, quindi insegnava a parlare bene,
[4:48]cominciavi a imparare a leggere, a scrivere qualche piccola frase. Quindi serviva anche a imparare un po' i miti, la tradizione romana, le grandi storie relative alla fondazione di Roma, no?
[5:01]Che questo facevano le madri. E le madri, in realtà, erano estremamente importanti.
[5:07]Ci sono due testimonianze di madri che hanno educato i figli in maniera determinante.
[5:12]Una è Cornelia, la madre dei fratelli Gracchi, che notoriamente fu una delle più grandi matrone romane e diede ai figli un'educazione, un senso del dovere che poi diventerà la loro missione politica della vita.
[5:24]E un'altra, famosissima, è Aurelia Cotta, la madre di Giulio Cesare, che sappiamo benissimo che fu la responsabile principale dell'educazione di Cesare, visto che il padre di Cesare morì quando lui era appena adolescente,
[5:37]e la grandissima cultura di Cesare fu proprio opera della madre, fu lei che infuse le nozioni della politica, del diritto e della storia a suo figlio.
[5:47]Quindi l'educazione te la dà il padre e la madre, come nella più grande tradizione romana.
[5:58]Poi l'educazione romana conosce un'evoluzione. Nel terzo secolo avanti Cristo i romani cominciano a entrare in contatto più sovente col mondo greco.
[6:08]E allora i greci portano maggiore istruzione ai romani, cioè l'aristocrazia romana entra in contatto con la cultura greca e decide di raffinare le proprie tecniche di insegnamento, il percorso educativo dei figli.
[6:21]Quindi, in questo senso, sono i greci che fanno da maestri ai romani e sgrezzano i romani sotto questo aspetto.
[6:27]E allora comincia a essere elaborato, anche se non obbligatorio, ma comunque un percorso di studi pubblico.
[6:36]Il primo gradino di percorso di studi era il cosiddetto ludus litterarius. Si partiva dai 6-7 anni e si finiva verso gli 11-12 anni, questo ciclo primario dell'istruzione.
[6:50]E cosa succedeva? Il maestro in questo ciclo primario, questo ludus litterarius era il cosiddetto litterator.
[6:58]Però, in realtà, il litterator non era proprio una bella figura.
[7:03]Innanzitutto era uno schiavo o un liberto, cioè uno schiavo liberato. Quindi socialmente era una persona di pochissimo valore.
[7:11]Era considerato un lavoro degradante fare l'insegnante ai ragazzini, era un lavoretto da poco per arrotondare, era criticato dalla società romana.
[7:18]Quindi innanzitutto socialmente il litterator valeva pochissimo.
[7:25]C'è anche da dire che era pagato malissimo. Sappiamo che era pagato, oggi lo chiameremmo il minimo sindacale,
[7:33]e quindi, in realtà, poi lui arrotondava facendo lo scrivano pubblico, lavoretti di qua, lavoretti di là, quindi era pagato molto male e lavorava quindi in pessime condizioni.
[7:41]Inoltre, c'era anche il fatto che non esistevano proprio delle scuole ufficiali. In realtà, il litterator si poteva organizzare dietro la bottega di un negozio, per la strada, dietro un muro, in un luogo appartato, non c'era una vera e propria scuola.
[7:58]Si spiegava ai bambini, ai ragazzini un po' lì dove capitava, quindi la situazione era abbastanza complessa.
[8:06]E poi c'era un problema proprio, questo ce lo dicono le fonti antiche, soprattutto i poeti, c'era un problema di rispetto, cioè i bambini non rispettavano molto uno schiavo o un liberto.
[8:16]Quindi il lavoro era estremamente difficile, molto spesso era costretto a usare la frusta per farsi obbedire, letteralmente per picchiare i bambini e mantenere l'ordine.
[8:28]È passato alla storia un celebre poeta Orazio che ebbe il terrore del suo litterator del suo tempo, lo chiamava il battitore, cioè quello che picchiava con la frusta e per sempre Orazio ebbe questa memoria tragica di questo insegnante cattivo che lo picchiava quando era bambino, no?
[8:44]Quindi dovete immaginare che effettivamente questo primo ciclo di scuola era abbastanza duro, in un ambiente caotico, confuso, con un maestro che in fondo valeva poco.
[8:57]Però, nonostante questo, i bambini imparavano alcuni rudimenti. Imparavano sicuramente a leggere,
[9:05]imparavano a scrivere e a contare, quindi la base fondamentale della vita.
[9:10]C'è da dire che in questa fase non c'erano dei metodi educativi particolari, erano molto noiosi.
[9:16]Cioè per leggere si ripetevano le parole mille volte, per scrivere il maestro guidava la mano del bambino, gli faceva ripetere per centinaia di volte le lettere.
[9:27]A fare di conto si imparava ripetendo, ripetendo costantemente i numeri, le tabelline, facendo i conti per iscritto o a mente.
[9:35]Quindi era molto noioso, era una basata, l'apprendimento era basato su ripetizioni continue che sarebbero l'incubo dei ragazzini di oggi.
[9:43]Ma comunque attraverso questi compiti noiosissimi, i bambini imparavano le primissime cose. Ed è molto bello vedere gli strumenti che utilizzavano questi ragazzini.
[9:53]Quello che vediamo è la ricostruzione di un antico libro che potevano usare i bambini.
[9:59]Erano praticamente dei fogli di papiro incollati l'uno dopo l'altro a formare una lunga striscia.
[10:05]Che poi veniva creata, veniva raccolta in una sorta di cilindro, una sorta di rotolo che veniva poi chiuso e sopra c'era una targhetta che faceva un po' da etichetta, no?
[10:16]E uno metteva letteratura, latino, matematica.
[10:21]Per scrivere c'erano queste, innanzitutto, c'erano delle tavolette di legno che contenevano della cera.
[10:27]E quindi i bambini prendevano una sorta di pennino, incidevano la cera e facevano delle piccole scritte.
[10:33]E quindi era così un quadernetto che utilizzavano per gli appunti veloci, per fare delle prove di scrittura, per ripetere bene le lettere.
[10:40]E c'era sul fondo di questo, chiamiamolo quadernetto, c'era poi una piccola spatola che ridistribuiva uniformemente la cera,
[10:50]quindi sostanzialmente puliva il foglio, come potremmo dire oggi, per darvi un'idea semplificata e poi si riprendeva a scrivere.
[10:57]Questi quadernetti erano, diciamo, nel cosiddetto zainetto di qualsiasi bambino romano che stesse studiando in questo primo ciclo.
[11:05]Mentre invece, quando dovevano scrivere sul papiro, allora prendevano di nuovo un pennino e lo intingevano in una specie di inchiostro.
[11:13]Al tempo l'inchiostro era formato, in realtà, con la pece, oppure con la feccia del vino che ormai si era annerita o con un misto di fuliggine all'interno di un po' di resina, no?
[11:27]Quindi c'era questa sorta di inchiostro dei romani, si intingeva e si scriveva, ovviamente, in maniera un po' raffazzonata, ma comunque si scriveva sul papiro e quindi così i bambini prendevano dimestichezza e cominciavano a scrivere le loro prime lettere e le loro prime frasi.
[11:43]Quando si trattava invece della matematica, famoso abaco.
[11:46]I romani utilizzavano l'abaco.
[11:50]In realtà, ci sono tanti tipi di abaco con tante varianti.
[11:56]Questo che vediamo è una delle varianti principali, poi ovviamente la spiegazione magari la faremo in un video apposito.
[12:00]L'abaco in realtà aveva due file di scanalature e poi c'erano dei sassolini che rappresentavano a volte le unità, a volte le decine e si combinavano questi sassolini.
[12:11]Che in realtà si chiamavano calcoli, ecco perché noi oggi diciamo faccio i calcoli, deriva esattamente da questo.
[12:18]E quindi, in questo modo, i bambini romani imparavano i rudimenti dell'aritmetica, secondo il sistema matematico romano, che in realtà era molto farraginoso, quindi era una materia noiosa e difficile da imparare.
[12:36]E a questo punto, si arriva al cosiddetto secondo grado di istruzione.
[12:43]In realtà, solamente le famiglie più ricche potevano permettersi questo secondo grado di istruzione e solamente i bambini, anzi, ormai i ragazzini, solo i maschi potevano arrivare a questo secondo livello.
[12:55]Perché tendenzialmente, poi, le ragazzine dovevano andare in casa, fare le donne, le matrone, imparavano a gestire la casa, educare i figli, a filare, a fare da mangiare e quindi avevano una vita tipicamente da matrona romana.
[13:10]Chi poteva permettersi andava a questo secondo livello, andava al cosiddetto Ludus grammaticae.
[13:17]Si partiva dai 12 anni fino ai 15 anni, no? Questi erano gli anni del Ludus grammaticae.
[13:23]In questo caso, l'insegnante era il cosiddetto grammaticus.
[13:28]Stavolta il grammaticus aveva, diciamo, era una professione più riconosciuta e anche un pochino più rispettata.
[13:34]Normalmente il grammaticus era un greco, perché la cultura era tipicamente greca.
[13:42]Poteva essere anche un egizio, perché, come vedremo, anche in Egitto c'era molta eh, molti studi anche filosofici.
[13:52]Poteva essere sicuramente poi, sicuramente un romano, però spesso era un romano che aveva studiato tantissimo, sempre in Grecia e sempre in Egitto, oppure era un greco romanizzato, un egizio romanizzato, no?
[14:05]Quindi il grammaticus era tipicamente più a un orientale rispetto ai romani e insegnava agli studenti.
[14:12]Cosa gli insegnava? Sicuramente insegnava, dava delle lezioni di letteratura, la cosiddetta narrazio.
[14:20]Quindi spiegava la letteratura greco-romana, non solo romana, ma greco-romana agli studenti e quindi imparavano la letteratura, l'Iliade, l'Odissea,
[14:31]quando poi venne scritta l'Eneide di Virgilio, cioè le grandi opere venivano spiegate agli studenti con tutti gli insegnamenti che, ovviamente, portavano con loro.
[14:40]Poi c'era la fase della lettura delle poesie.
[14:45]Prevalentemente le poesie greche, si chiamava lectio. Allora leggevano le poesie.
[14:52]E quindi è chiaro che imparavano a leggere correttamente le poesie, cioè per esempio, se un bambino, anzi, se un ragazzino cominciava a leggere l'incipit dell'Eneide,
[15:03]e diceva, non so, arma virumque cano, qui primus aboris, allora il maestro lo fermava, no?
[15:10]E gli insegnava, no, arma virumque cano, qui primus aboris, cioè gli dava, gli insegnava correttamente a leggere la poesia, la prosa, a leggere la letteratura epica, gli insegnava dove andavano gli accenti, no?
[15:26]Cioè gli dava la capacità di comprendere la poesia e la letteratura greco e latina.
[15:32]E poi c'era l'analisi della poesia, quindi com'era strutturata, le figure retoriche,
[15:38]la scelta degli aggettivi, dei sostantivi, anche i piccoli componimenti, no?
[15:42]Quindi si imparava attraverso la poesia l'utilizzo del greco e del latino in maniera abbastanza appropriata.
[15:49]Si imparava anche la storia, storia greco-romana, si imparava la geografia, quella che, ovviamente, conoscevano, ma che era abbastanza raffinata per i loro tempi, e poi
[15:59]si potevano imparare anche delle scienze, però scienze pratiche, cioè cosa significa?
[16:04]Potevano, per esempio, imparare un po' di astronomia,
[16:08]ma non per chiedersi che cosa ci fosse nell'universo.
[16:11]Studiavano, per esempio, le stelle per orientarsi in mare, oppure per capire, non so, studiavano il sole per capire l'orario del giorno, cioè i romani insegnano sempre scienze che abbiano un'utilità pratica, raramente si danno la speculazione pura e fine a sé stessa.
[16:27]E quindi questo secondo ciclo di studi permetteva ai ragazzini di essere abbastanza istruiti e pronti per il mondo.
[16:40]E siamo arrivati all'ultimo gradino, all'ultima fase dell'istruzione nell'antica Roma.
[16:47]Questa fase era riservata solamente ai più ricchi, quindi i rampolli delle famiglie senatoriali, aristocratiche, quindi è riservato solo a quelli che avevano una famiglia con dei bei soldoni.
[16:58]Era la cosiddetta schola rhetoris.
[17:02]Si andava attorno ai 17 anni, ci si iscriveva alla schola rhetoris e qui il maestro era un cosiddetto retore che insegnava la retorica.
[17:12]Cosa significa retorica? Oggi noi diamo un'accezione negativa al termine retorica, no?
[17:19]Quando diciamo fai retorica, è come dire stai parlando un po' a vuoto, tanto per parlare.
[17:23]In realtà nel mondo romano e greco, la retorica invece era utilissima, era l'arte di parlare per convincere, quindi era estremamente utile e veniva utilizzata per fini pratici, parlare per convincere gli altri.
[17:37]E allora i ragazzi studiavano la retorica in che modo?
[17:42]Innanzitutto c'erano due formule, la prima era il monologo, si chiamava suasoria o suasorie al plurale.
[17:49]Le suasorie erano dei monologhi in cui si faceva, anche in maniera un po' ampollosa, un po' noiosa,
[17:55]ma si faceva sfoggio di eloquenza, conoscenza del diritto, conoscenza delle figure retoriche, dei metodi di parlare, no?
[18:05]Quindi era un modo per esercitare la propria mente a parlare al prossimo anche con enfasi e adattando lo stile e la forma.
[18:11]Un altro metodo erano i cosiddetti dibattiti che si chiamavano, ovviamente, controversie.
[18:19]I dibattiti erano fondamentali, imparare a dibattere con l'altro era la base della retorica e ogni dibattito, in realtà, era diviso in tre parti.
[18:27]Il primo era il cosiddetto proemio, cioè lo studente doveva enunciare un principio giuridico o un principio filosofico o un principio della società romana, no?
[18:40]Quindi prima si enunciava un principio. Poi veniva la fase della cosiddetta narrazio, cioè si spiegava una situazione specifica.
[18:48]Si diceva, non so, uno scenario specifico di vita sociale, cittadina, una causa legale e via dicendo.
[18:55]E poi c'era la cosiddetta argumenzio, cioè dove si applicava quel principio nella specifica fattispecie.
[19:04]E quindi i ragazzi imparavano ad avere un principio, a crearsi una situazione e a provare ad applicare quel principio per risolvere il problema o la, appunto, la controversia.
[19:15]E non solo i ragazzi dibattevano l'uno contro l'altro, ma molto spesso all'interno di una stessa situazione, il ragazzo doveva fare contemporaneamente più ruoli.
[19:26]Cioè, per esempio, prima fingeva di essere l'avvocato dell'accusa e parlava contro qualcuno.
[19:30]Poi fingeva di essere l'avvocato della difesa e quindi parlava per difendere la stessa persona. Poi magari fingeva di essere, non so, un testimone interessato a qualcosa e allora ne parlava da un altro punto di vista ancora.
[19:43]E questo permetteva alla mente di questi ragazzi di imparare a piegare sostanzialmente la realtà secondo il proprio obiettivo.
[19:51]Questa era il grande insegnamento della retorica per i giovani romani, no? 17-18enni romani.
[20:02]E quindi era molto importante perché poi la capacità di parlare per convincere poteva sostanzialmente dividersi in due.
[20:06]Alcuni poi utilizzavano la retorica nell'ambito politico, cioè per convincere a approvare o meno una legge o un provvedimento, quindi serviva per portare avanti dei propri programmi politici.
[20:20]Oppure, questa era la seconda, era più comune e faceva guadagnare anche di più, per diventare avvocato.
[20:26]Quindi convincere il prossimo nell'ambito di una causa che si stava seguendo e patrocinando.
[20:33]E quindi questo era il grande insegnamento.
[20:37]Oltre alla retorica c'erano anche delle altre materie che venivano approfondite, si approfondiva moltissimo la storia di cui quindi si aveva una conoscenza precisa, la geografia veniva portata avanti, si studiava la letteratura greco-romana, si studiava anche la mitologia e quindi tutti i grandi miti greci e romani per avere una cultura globale, per sapere quali erano i valori di riferimento della propria società e si studiava ancora matematica e astronomia, e quindi in maniera, diciamo, ad alto livello.
[21:05]Al che, finito questo terzo ciclo, sostanzialmente il ragazzo era pronto.
[21:11]E quindi un 17-18enne, ovviamente di buona famiglia, con i soldi, che aveva fatto tutto il percorso, poteva essere un magistrato e cominciare il cosiddetto cursus honorum.
[21:22]Molto spesso, sempre chi se lo poteva permettere, concludeva il suo ciclo di studi con quello che oggi noi chiameremmo Erasmus.
[21:30]Cioè, andava a studiare in giro, no?
[21:34]Per la Repubblica e poi l'Impero Romano.
[21:37]C'era proprio, diciamo, l'abitudine da parte delle famiglie ricche di mandare il proprio ragazzo a studiare all'estero, chiamiamolo così, che in realtà erano le province.
[21:47]E i luoghi più gettonati erano tre. Uno era sicuramente la Grecia, cioè prevalentemente Atene, dove studiavi sicuramente la filosofia, la letteratura, affinavi le tue capacità e le tue competenze.
[22:00]Quindi Atene era un grande centro per educare i giovani romani.
[22:04]C'era poi, non lo si direbbe, ma c'era l'isola di Rodi.
[22:09]L'isola di Rodi, siccome era in mezzo un po' alla cultura greca, dell'Asia minore, dell'Egitto, l'isola di Rodi era sede di una grande scuola di eloquenza, di pensiero.
[22:19]Quindi si andava spesso a Rodi per imparare e perfezionare la retorica, per studiare anche l'arte, perché c'era una grande scuola di scultura, quindi all'isola di Rodi si andava, si andava molto spesso.
[22:31]Lo stesso Giulio Cesare, quando fu rapito dai pirati, era nell'ambito di una vacanza studio proprio all'isola di Rodi, per farvi un esempio.
[22:40]E poi l'ultima grande città era Alessandria d'Egitto. Ad Alessandria c'erano un sacco di scuole che permettevano di affinare la filosofia, l'astronomia, la matematica, la fisica, lo studio della natura.
[22:53]Quindi chi voleva competenze un pochino più scientifiche, oltre ad Atene, andava ad Alessandria.
[23:00]E così attraverso tutte queste fasi, un bambino romano cresceva e, se era fortunato, raggiungeva un ottimo livello di cultura che gli permetteva di andare avanti nella vita, nella politica o nell'arte militare, con un roseo e brillante futuro.
[23:17]Speriamo dunque, come sempre, di avervi stuzzicato con queste informazioni che vi invitiamo ad approfondire.
[23:24]È stato bello ricordare un po', insomma, gli studenti in tutte le epoche sono sempre gli stessi, cioè chi ha il maestro cattivo, il maestro buono, va a fare un viaggio, perde un anno, lo recupera, cioè, diciamo, il mondo scolastico nelle varie generazioni è sempre quello.
[23:40]E come sempre, vi invitiamo a iscrivervi, vi invitiamo caldamente a iscrivervi subito a Scripta Manent, al nostro canale, perché, altrimenti,
[23:50]il litterator prenderà un bastone, una frusta.
[23:55]Potrebbe avere l'idea di fracassarvi le mani. Bam, bam, c'è proprio, se non vi, vi fracassa le mani.
[24:03]Poi potrebbe avere delle altre idee in altre parti del corpo che a questo punto è meglio che vi lascio immaginare senza specificarle troppo.
[24:10]Però attenzione, eh, che lui lo fa.



