Thumbnail for Servire per unire: la via del Risorto per diventare Chiesa - Don Luigi Maria Epicoco by Luigi Maria Epicoco

Servire per unire: la via del Risorto per diventare Chiesa - Don Luigi Maria Epicoco

Luigi Maria Epicoco

47m 20s6,206 words~32 min read
Auto-Generated

[0:00]Mi date l'onore di poter condividere con voi qualche riflessione che spero possa inserirsi nel cammino di un popolo che il Signore certamente ha preso per mano.

[0:13]Ma che, come tutte le cose che riguardano questo mondo, ha sempre bisogno di ricordarsi le cose che contano.

[0:22]Nella vita, molto spesso quando alcune cose sono chiare viviamo per quella chiarezza, ma poi subentra una sorta di abitudine.

[0:30]E cominciamo a diventare ciechi a quelle cose importanti e quando perdiamo di vista le cose importanti ci perdiamo.

[0:37]È come se smettessimo di avere gusto per quelle cose e per il nostro modo anche di vivere e di stare insieme.

[0:46]Ma questo tempo, che è il tempo della Pasqua, è un tempo che per noi cristiani ha delle conseguenze molto concrete.

[0:54]Ho immaginato così di darvi qualche, qualche traccia, ecco, di una riflessione che spero non abbia niente di troppo alto.

[1:04]Ma che sia invece molto vivibile, cioè che tocchi la nostra esistenza nelle, nelle questioni più decisive.

[1:11]E soprattutto che tocchi l'esistenza di questa città, di questo paese, di questa comunità, di ciascuno di voi.

[1:19]Allora nella scelta, perché potevamo dire tante cose, potevamo approfondire tanti aspetti, ho cercato di scegliere qualcosa che ritengo essere urgente per noi in questo momento.

[1:33]Non solo per ciascuno di voi, ma per quello che stiamo vivendo guardandoci intorno, la triste cronaca di guerra che abbiamo intorno a noi, certamente non ci aiuta a nutrire grandi speranze nel nostro cuore.

[1:46]Eppure il cristianesimo è portatore di speranze e soprattutto non di una speranza ingenua, non di una speranza come una sorta di sentimentalismo.

[1:55]Ma di una speranza che poggia su qualcosa di decisivo, su un cambiamento, su una sorta di rivoluzione e vorrei partire proprio da questo.

[2:06]Quando noi leggiamo il Vangelo, potremmo vivere dividere il Vangelo almeno in due tempi.

[2:12]C'è un primo tempo in cui Gesù si fa conoscere, comincia a creare intorno a sé un circuito di persone, di amici, ciò che fa da collante sono le sue parole, i suoi insegnamenti, i miracoli che compie.

[2:29]È questa, diciamo così, la parte che fa da protagonista nella prima parte del Vangelo.

[2:33]Poi c'è una seconda parte del Vangelo che apparentemente sembra più breve, ma è molto intensa, cioè quello che succede dopo che Gesù muore e risorge.

[2:44]Dalla risurrezione in poi, che cosa cambia? Ecco, i Vangeli non hanno moltissime pagine subito dopo la morte di Cristo.

[2:53]Noi conosciamo questa seconda parte come i racconti della risurrezione e tutti e quattro i Vangeli chi più chi meno approfondisce, secondo la propria modalità, quello che succede dopo la risurrezione di Cristo.

[3:07]Ma se volete imparare qualcosa di questo secondo tempo, in realtà dovete dire grazie a Luca.

[3:15]Perché Luca? Perché Luca non si limita semplicemente a scrivere le pagine del Vangelo di Luca, appunto, ma è anche quell'autore che noi riconosciamo come l'autore degli atti degli apostoli.

[3:28]Le pagine degli atti degli apostoli sono quello che è successo alla comunità cristiana dopo la risurrezione di Cristo.

[3:36]Quindi ciascuno di noi per poter capire come si fa a vivere un cristianesimo che non contempli soltanto gli insegnamenti e i miracoli, che non si fermi soltanto al Venerdì Santo, un cristianesimo che arrivi alla Pasqua e lo metta in pratica, che cosa possiamo leggere? Chi possiamo guardare?

[3:55]Ecco, il racconto degli atti degli apostoli. Motivo per cui in tutti questi giorni del tempo pasquale, che vi ricordo sono 50 giorni che ci separano dalla festa della Pentecoste,

[4:07]Sovente nella liturgia noi leggiamo le pagine degli atti degli apostoli.

[4:12]È una cosa interessante perché la liturgia ci fa prendere qui e lì dei pezzi interessanti, però credetemi, che è un'esperienza bellissima, che tutti noi possiamo fare, senza bisogno di avere chissà quale preparazione.

[4:26]Prendere la Bibbia, prendere gli atti degli apostoli e leggerli dall'inizio alla fine.

[4:34]Sono sicuro che rimarrete colpiti, soprattutto perché troverete lì storie di santi, ma non di santi come noi li immaginiamo, cioè persone idealizzate, ma persone che tutti i giorni tentavano di mettere in pratica il Vangelo, a volte sbagliando, a volte uscendo fuori strada.

[4:51]Vediamo crescere delle personalità che fino a un istante prima della morte di Cristo erano imprigionate nella paura, ma poi cominciano a prendere coraggio, a venir fuori con il loro carattere, con il loro carisma.

[5:03]Pensate a Pietro che è semplicemente un pescatore, che non ha fatto particolari studi, eppure dopo la risurrezione di Cristo e soprattutto dopo il dono dello Spirito Santo, comincia ad avere una sua personalità, una sua tenerezza, una sua libertà.

[5:21]E durante quei racconti ci accorgiamo che Pietro continua a convertirsi, continua ad allargare lo sguardo, continua a vedere la vita, lasciandosi guidare da questo maestro che non è più presente come prima, ma che interiormente, attraverso lo Spirito Santo, lo conduce pezzo dopo pezzo per il resto della sua vita, cioè i 30 anni successivi, fino a quel dono di sé per lui immaginabile a Roma, sul Colle Vaticano, dove morirà martire.

[5:54]Ecco, questa è più o meno la questione fondamentale, cioè che cosa accade a noi dopo che abbiamo vissuto la risurrezione?

[6:04]Bene, la prima cosa che vorrei consegnarvi è questa. Tutti noi nella nostra vita di ogni giorno abbiamo gli occhi pieni di quella che noi chiamiamo la cronaca.

[6:15]Che cos'è la cronaca? Non pensate semplicemente alla cronaca che leggiamo nei telegiornali.

[6:20]La cronaca è la descrizione delle nostre esperienze.

[6:24]Oggi il lavoro, oggi devo affrontare questo problema, mi è capitata questa gioia, vivo una fatica, vivo delle situazioni.

[6:33]Molto spesso il nostro sguardo si limita semplicemente a tirare le conclusioni delle esperienze che viviamo.

[6:41]Ora, se noi viviamo delle esperienze positive, allora siamo nella gioia.

[6:46]Se cominciamo a vivere delle esperienze negative, molto spesso sentiamo tristezza, angoscia, mancanza di senso.

[6:55]Ma è sempre così, cioè noi possiamo sempre sperare che la nostra vita vada bene, che tutte le cose non abbiano mai problemi?

[7:03]Vi faccio un esempio pratico, è come se tu mandassi un figlio a scuola dicendo, guarda, non devi mai sbagliare, non devi mai sbagliare l'ortografia, non devi mai sbagliare un calcolo, devi sempre prendere 10.

[7:15]Beh, questo è impossibile, perché se una persona sta andando a scuola, va a scuola per imparare.

[7:21]Per imparare significa che quella cosa non la sa fare.

[7:24]Allora come fai a imparare a fare qualcosa per tentativi?

[7:28]Quindi se tu dici che devi imparare per tentativi, devi accettare che ci siano anche degli errori.

[7:34]Gli errori non sono una cosa brutta, perché gli errori magari dicono un percorso di crescita di ciascuno di noi.

[7:43]Ora, se noi non abbiamo gli occhi per poter leggere la nostra vita, tenendo insieme la luce e il buio, le cose belle e i fallimenti, quello che ci capita di positivo e quello che ci capita di negativo, e soprattutto se non riusciamo a saperla leggere così come ci insegna il risorto, questo è un problema.

[8:04]Allora la comunità cristiana, che cosa dovrebbe portare? Dovrebbe portare fortuna?

[8:08]Beh, saremmo pagani se pensassimo una cosa del genere.

[8:11]La comunità cristiana non esiste per portare fortuna.

[8:15]La comunità cristiana esiste anche quando le cose non vanno bene.

[8:20]Pensate alla storia di questo paese, pensate alla vostra comunità, ha avuto i suoi alti, i suoi bassi, le sue pagine più buie, quelle più luminose, questo fa parte della vita.

[8:32]La domanda è con che occhi noi guardiamo la nostra esperienza? Con che occhi noi guardiamo la nostra storia?

[8:38]Con che occhi voi guardate la storia di questa comunità? C'è una pagina del Vangelo di Luca che ci insegna esattamente questa conversione.

[8:50]È una pagina famosissima, che non c'è bisogno che io la rilegga, perché la conosciamo a memoria.

[8:56]E vi accorgerete che dietro questo racconto c'è il primo dono del risorto ed è forse la prima pretesa che noi dovremmo pretendere, appunto, da noi stessi.

[9:07]Ci sono due giovani che stanno tornando a casa, delusi da quello che hanno vissuto, sono i discepoli di Emmaus, per intenderci.

[9:16]La questione fondamentale, lo sapete qual è? È che questi due discepoli tornano a casa e si stanno raccontando la cronaca.

[9:24]E parlavano tra di loro della delusione che stavano vivendo dentro la loro vita.

[9:30]Molto probabilmente, vedete, avevano lasciato la loro famiglia, avevano cominciato a seguire Gesù, si erano entusiasmati per questo messaggio, per il carisma di questo rabuni particolarissimo, forse anche per i suoi miracoli, ma poi davanti alla scena di vederlo morto ammazzato su una croce, rimangono completamente scandalizzati.

[9:52]E se ne tornano a casa, delusi, con la coda fra le gambe.

[9:57]Immaginate che la stessa storia noi la possiamo pensare delle nostre famiglie.

[10:02]Le nostre famiglie sono sempre rose e fiori?

[10:05]No, quante volte una persona può vivere una delusione nel matrimonio, una delusione nel lavoro, una delusione nel rapporto con i figli, una delusione in un'amicizia?

[10:17]Tutti noi facciamo l'esperienza di accumulare questioni che non avremmo mai voluto vivere e che poi a un certo punto succedono nella vita.

[10:27]Che cosa fa Gesù risorto? Si presenta a loro, ma loro non lo riconoscono, lo scambiano per una sorta di straniero sprovveduto, perché questo straniero, così loro lo percepiscono, si avvicina a loro e gli domanda, ma di che cosa state parlando?

[10:44]E questi un po' stizziti dicono, ma come, non leggi i giornali? Non sai che cosa è successo a Gerusalemme?

[10:50]Tutto questo trambusto di questo Gesù, noi pensavamo che fosse.

[10:55]Gesù fa una cosa bellissima, gli fa sfogare, gli fa tirar fuori tutto quello che portano dentro, gli tira fuori la storia, che è una cosa bellissima.

[11:06]E poi cosa fa? Perde tempo con loro nel spiegargli, dice il Vangelo, il senso delle scritture.

[11:14]Ecco, questa è una prima questione importante.

[11:18]Vedete, la nostra vita la possiamo leggere dal nostro punto di vista oppure possiamo lasciare che sia il Signore a raccontarci il vero senso delle cose che stiamo vivendo.

[11:30]E sapete qual è l'affare? Che quando è Gesù a spiegargli le cose, loro cominciano a rimettere insieme i pezzi e si rendono conto che anche quel dolore, quegli strappi e quelle ferite non sono senza senso, non sono semplicemente degli sgambetti, non sono degli inciampi che gli stanno rovinando la vita.

[11:50]Gesù ha la capacità di rimettere insieme le cose e di dire, guarda, questo è il senso di tutto e ti fa bene anche quel dolore, quella fatica, cioè li porta a guardare la vita e la loro esperienza dal suo punto di vista.

[12:06]Ora, se noi siamo cristiani e continuiamo a raccontarci le storie solo dal nostro punto di vista, noi potremmo fare questo anche come chiesa, eh?

[12:15]Per carità, non succederà qui, ma in tante altre parti potrebbe succedere che ci riuniamo, che parliamo della nostra parrocchia, parliamo della nostra diocesi, parliamo dei nostri movimenti, della nostra confraternita.

[12:28]Parliamo di tutto quello che fa parte del nostro tessuto ecclesiale e lo raccontiamo come lo racconta il mondo.

[12:34]Volete un esempio? Eh, ormai i ragazzi non vengono più, soltanto siamo quattro persone, non c'abbiamo più energie, non abbiamo più i preti di una volta, qui.

[12:45]Questa è una narrazione della realtà, come la farebbe chiunque, esattamente come fanno i discepoli di Emmaus, che sono degli sfigati che raccontano la loro vita come una sfiga.

[13:00]Gesù risorto dice, ma guarda che quella roba che tu pensi essere sfortuna, non è una sfortuna, ha senso.

[13:08]Ora, soltanto la capacità di lasciarci raccontare le cose dal risorto può cambiare lo sguardo sulle cose.

[13:16]Ora, come sarebbe interessante se noi ci facessimo questa domanda.

[13:21]Quando io guardo la mia famiglia, la guardo dal mio punto di vista o la guardo con uno sguardo pasquale?

[13:28]Quando io guardo il mio lavoro, lo guardo soltanto dalla parte della mia stanchezza o lo guardo con uno sguardo pasquale?

[13:35]Quando io guardo la mia comunità, la guardo semplicemente con il mio carattere, la mia sensibilità o la guardo con uno sguardo pasquale? Perché questo fa la differenza.

[13:45]Noi siamo autorizzati a dire che stiamo seguendo davvero Gesù risorto, se cominciamo a raccontare la nostra storia come la vede Gesù risorto, non come la vedo io.

[13:57]E qui dovrebbe scattare una domanda che mi faccio da solo.

[14:00]Come si fa? Cioè bellissimo, diamo il microfono a Gesù risorto e facciamoci spiegare la vita da lui.

[14:08]Ecco, questa è una cosa molto semplice che però noi abbiamo smarrito completamente, perché abbiamo trasformato le nostre comunità in tante iniziative, in tante cose da fare.

[14:20]Ma questa comunità esiste perché deve annunciare innanzitutto il Vangelo, perché il Vangelo è il modo attraverso cui il risorto ci racconta la vita.

[14:31]Insomma, quando io devo pensare a me, devo sempre cercare di pensare a me come mi spiega il Vangelo, come mi invita il Vangelo a guardare quelle cose, non come sono fatto io.

[14:42]Allora noi ci troviamo davvero in una situazione pasquale, quando ci lasciamo educare gli occhi, quando ci lasciamo educare la narrazione di noi stessi dal Vangelo.

[14:55]Che fine ha fatto il Vangelo nelle nostre comunità? Che posto gli diamo?

[15:00]Molto spesso, vedete, il Vangelo per noi è ridotto a qualche racconto che ascoltiamo durante la liturgia.

[15:07]Ed è già un affare questo, ascoltare qualcosa durante la liturgia, ma noi non abbiamo la frequenza la parola di Dio.

[15:15]Abbiamo sempre un grande tabù nei confronti della parola di Dio, abbiamo paura di non capire la parola di Dio.

[15:22]Dovremmo cominciare a diventare tremendamente invece più familiari con il Vangelo.

[15:28]E che cos'è che vi può aiutare? Cioè, che cos'è che può spingere la vostra vita a a cambiare in questo senso?

[15:37]È molto semplice, immaginate che quando leggete il Vangelo, uno straniero, come accade nei discepoli di Emmaus, tenta di spiegarvi il senso di quello che state vivendo.

[15:49]Ora, a volte quel senso lo capiamo meglio, altre volte lo capiamo un po' di meno.

[15:56]Ma la questione fondamentale non è capire sempre tutto il Vangelo, se vi può rassicurare nemmeno i discepoli capivano tutto quello che Gesù diceva.

[16:06]In questi giorni, per noi preti è sempre un problema serissimo, ci troviamo nei Vangeli della messa quotidiana il dialogo tra Gesù e Nicodemo.

[16:17]Ora, pace all'anima sua, Giovanni che ha scritto quel Vangelo, che è bellissimo.

[16:22]Il dialogo è meraviglioso, si possono scrivere trattati di teologia.

[16:28]Però, diciamoci la verità, Nicodemo c'ha ragione, non si capisce tanto il discorso, o per lo meno non si capisce subito.

[16:37]E Gesù la fa apposta, eh, perché sta dicendo, Nicodè, non dice proprio così, però, dice, tu ragioni terra a terra.

[16:48]Invece io ragiono dall'alto, per questo non ci capiamo.

[16:53]Tu stai ruspando, io sto volando.

[16:57]Questo gli sta dicendo Gesù, ecco perché non si capiscono.

[17:01]Il problema è che molto spesso siamo Nicodemo, noi, continuiamo a ruspire, a non volare alto.

[17:10]Allora, questa credo che sia una cosa bellissima.

[17:13]Una comunità è davvero la comunità di Cristo risorto, quando lascia che la propria storia non sia solo cronaca, ma sia un evento pasquale, cioè la cronaca letta come la legge Gesù risorto.

[17:27]La croce, cos'è, una tragedia, ma quando te la racconta Gesù risorto, diventa storia di salvezza.

[17:34]Quello che per te è un problema, Gesù te lo racconta e tu scopri che non era solo un problema, ma era un'occasione.

[17:42]Guardate che è importantissimo.

[17:45]Scegliere quale racconto della nostra vita vogliamo ascoltare.

[17:50]Secondo aspetto che ci regala Gesù risorto.

[17:55]Vi ho detto che noi il Vangelo lo possiamo dividere in due tempi, no?

[18:00]Questo primo tempo in cui c'è tanto dell'insegnamento di Gesù, tanto dei suoi miracoli.

[18:05]Ora, senza che si offenda nessuno e nessuno dei santi che sto per citare, ma la verità è che la maggior parte delle persone che seguivano Gesù erano attirate fondamentalmente dai segni che compiva.

[18:20]Aggiustava la mano paralizzata di una persona, folle di persone.

[18:26]Apriva gli occhi di un cieco, folle di persone, liberava un indemoniato, folle di persone.

[18:33]Riusciva a mettere a tacere scribi e farisei, folle di persone.

[18:38]Insomma, c'è un'adrenalina che segue la prima parte della vita di Gesù e i discepoli si ammalano di questa adrenalina.

[18:47]Cioè la loro fede, per dirla papale papale, è molto di pancia, è molto emotiva.

[18:55]E non c'è niente di male, perché noi siamo fatti anche di emozioni.

[19:00]Ma la domanda è, possiamo poggiare la vita sulle emozioni?

[19:05]Perché vi dico una cosa, la caratteristica delle emozioni è che finiscono.

[19:11]E se tu hai fondato la tua vita su un'emozione, quando finirà la tua emozione, che ne sarà della tua vita?

[19:19]Quindi, noi abbiamo bisogno di fare un passaggio, abbiamo bisogno di passare da una fede emotiva a una fede di cuore, cioè dove c'è l'amore, non l'emozione.

[19:32]Siamo in buona compagnia. Sappiate che quando a un certo punto nel Vangelo finiscono le emozioni, sapete quando finiscono le emozioni?

[19:39]Quando arrestano Gesù. Il momento in cui arrestano Gesù, si svegliano dalla dall'ipnosi delle emozioni.

[19:48]Qual è la loro reazione? Fuggirono tutti.

[19:53]E cioè finito l'innamoramento, perché questo significa, se ne vanno tutti.

[20:00]E guardate che può succedere questo anche nelle nostre comunità.

[20:03]Viene un bravo parroco e ci coinvolge tutti e finalmente riusciamo a fare questo, quest'altro e si crea un movimento emotivo tra di noi, che porta le persone, le riavvicina.

[20:15]Bellissimo.

[20:18]Ma una comunità non può fondarsi su questo, perché prima o poi quel prete andrà via.

[20:23]O prima o poi, magari succederà qualcosa che dirà punto rispetto a questo tipo di esperienza.

[20:31]Che cosa rimarrà di una comunità quando finiranno le forti emozioni di questa comunità? Niente.

[20:40]Bene, Pietro, lo voglio usare proprio come paradigma di questo cambiamento, è proprio colui che ci insegna questo tipo di passaggio, cioè è quella persona che da una parte vive le forti emozioni con Cristo e poi succede a lui che deve convertirsi, che deve cambiare completamente ottica.

[21:04]E succede in un luogo a meno, è il cortile del sommo sacerdote, dove Gesù sta subendo questo processo sommario che lo porterà poi a morire.

[21:16]Vi ricordate, quando è vicino al fuoco dice così il Vangelo. Pietro lo seguiva da lontano.

[21:24]Una giovane serva lo seguì e lo vide e disse, anche questi era con lui, ma egli negò, non lo conosco.

[21:35]Eh, finché Gesù moltiplicava pani e pesci diceva, noi siamo i suoi.

[21:41]Adesso che Gesù è nei guai, non lo conosco.

[21:47]E per tre volte fa sta storia, eh, non una, tre volte, Gesù gliel'aveva già anticipato.

[21:52]In pratica gli aveva detto, Pietro, le vedi queste emozioni? Finiranno.

[21:59]Ma tu non ti preoccupare, gli dice, quando ti sarai ravveduto, cioè quando ti sarai ripreso da questa ubriacatura, aiuta gli altri.

[22:07]C'è un momento della sua conversione, e il Vangelo ce lo racconta in questo modo.

[22:12]Dopo che per tre volte ha negato di conoscere Gesù, in uno di quegli spostamenti in cui Gesù veniva spostato da un luogo all'altro all'interno di questo edificio, c'è un istante in cui Gesù, dice il Vangelo, si si voltò e fissò lo sguardo su Pietro.

[22:32]Lo sapete qual è la reazione di Pietro? Come si vede guardato da Gesù, uscì fuori, dice il Vangelo, e pianse amaramente.

[22:45]Come si chiama in termini teologici questa roba qui? Si chiama conversione.

[22:50]E tutti noi abbiamo il bisogno di passare dall'innamoramento all'amore.

[22:55]Quando quando in una coppia si passa dall'innamoramento all'amore, quando c'è un grosso problema.

[23:03]Quel grosso problema può dire fine alla relazione, oppure la può far crescere finalmente in qualcosa di nuovo, l'amore.

[23:13]I problemi molto spesso non arrivano solo per distruggerci, ma per farci fare verità.

[23:20]Succede così anche nelle comunità, ci sembra che questo problema ha distrutto tutto.

[23:27]No, ha fatto verità, ci ha fatto tornare all'essenziale e noi sappiamo che dopo quel problema, l'unica cosa che possiamo fare è convertirci o andarcene.

[23:38]Perché quello che c'era prima erano emozioni, non era una relazione d'amore.

[23:47]Noi abbiamo bisogno di recuperare nel cristianesimo questo, eh.

[23:51]Cioè cristiani che accettano di essere dei peccatori, ma che smettano di avere un cristianesimo emotivo.

[23:59]Io a messa là non ci vado, non sento niente.

[24:05]Ma scusate, quando avevamo il Covid e non sentivamo il sapore delle cose, che facevamo? Non mangiavamo?

[24:12]Non avevamo il sapore, ma sapevamo che dovevamo mangiare.

[24:17]A volte succede questo nella nostra vita, che non abbiamo più il gusto di qualcosa, ma questo non deve farci smettere di fare delle scelte importanti, perché la domanda è se tu non vuoi più fare quella cosa, qual era il motivo per cui la facevi prima?

[24:33]Se tu adesso non vuoi più accostarti all'Eucaristia, perché prima ti accostavi?

[24:38]Se adesso non ti vuoi più confessare, perché prima ti confessavi?

[24:41]Se adesso non vuoi più pregare, perché prima pregavi?

[24:44]Quando crollano le emozioni, che cosa è rimasto della tua fede?

[24:49]Vedete, abbiamo bisogno di convertirci, tutti, eh, tutti.

[24:55]Io credo che questa sia una cosa bellissima.

[24:59]Il risorto, punto numero uno, abbiamo visto, ci insegna a guardare la vita in maniera pasquale e non solo con la cronaca delle nostre sensazioni e delle dei nostri punti di vista.

[25:11]Il secondo regalo del risorto è passare da una fede emotiva all'amore e anche noi, eh?

[25:19]Guardate che come comunità, noi possiamo fomentare le forti emozioni.

[25:23]Non lo so se stiamo educando la gente all'amore, però.

[25:28]Quindi è una sfida questa, eh, passare da un cristianesimo emotivo a un cristianesimo che ama.

[25:36]Punto numero tre.

[25:39]Qual è il regalo più grande del risorto?

[25:42]Il regalo più grande del risorto è la comunità.

[25:47]Sapete perché? Voglio leggervi questo brano degli atti degli apostoli, perché capite subito che cosa è successo.

[25:55]Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.

[26:09]Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune.

[26:18]Allora, prima la scena lo sapete qual era? Stavano accompagnando Gesù a Gerusalemme.

[26:24]Gesù si stava sgolando dicendo, guardate che lì succederà una cosa brutta.

[26:29]Lo sapete di che cosa parlavano durante la strada? Chi è il primo?

[26:34]Chi si deve sedere di fianco a lui quando ci sarà tutto il potere dato a noi?

[26:38]Sono divisi, sono arrivisti, sono carrieristi tra di loro, si calpestano l'un l'altro.

[26:46]Questo sono loro, ma dopo che Gesù è risorto, il dono che gli ha fatto è che si vogliono bene.

[26:52]Questo sta dicendo gli atti degli apostoli, sono dei peccatori che hanno cominciato a volersi bene.

[26:58]E che cosa significa volersi bene? Ascoltare, pregare insieme, condividere.

[27:05]Allora, vedete, ai cristiani non è chiesto di fare i miracoli, è chiesto di mostrare l'amore.

[27:12]Che possibile amarsi, che possibile spendersi l'uno per l'altro.

[27:18]In una cultura come la nostra che è individualista, essere comunità e andare controcorrente, capite?

[28:27]Per questo Gesù non fa mai doni al singolo, li fa sempre alla comunità.

[28:32]Qualche giorno fa abbiamo ascoltato il Vangelo dell'incredulità di Tommaso, no?

[28:38]Gli esegeti sottolineano una cosa bellissima di quel racconto, dicono, perché Tommaso non ha fatto l'esperienza del risorto? Perché non era con gli altri.

[28:51]Quando la domenica dopo è con gli altri, vede Gesù.

[28:57]Da solo non lo vede.

[29:00]E come voler dire, guarda, se tu ti metti in gioco in delle relazioni di bene, tocchi Cristo, ma se tu vuoi un cristianesimo in cui dici, sono fatti miei, me la vedo io, la formazione me la faccio io, le preghiere come dico io, voi non lo fate, ma c'è qualcuno che ogni tanto dice, io mi confesso da solo.

[29:20]Perché ridete? Non sapete che qualcuno dice queste cose, no?

[29:25]Ecco, ognuno si fa le cose a modo proprio, ma quando tu vivi così, cioè una fede fai da te, tu non vedi il risorto.

[29:36]Apro e chiudo una parentesi, il demonio che è una scimmia, cioè scimmiotta le cose, sa che per distruggerci deve usare due modalità.

[29:44]La prima è quella di farci essere tutti individualisti e divisi.

[29:48]Se noi siamo divisi, lui ha vinto.

[29:52]Lì dove non riesce a vincere con la divisione, crea comunità.

[29:58]Ma non sono più comunità, sono sette.

[30:02]Cioè è un modo malato di stare insieme e te ne accorgi perché nella logica della setta non c'è più la libertà della persona.

[30:13]La coscienza diminuisce e tutto tra noi è tutto gestito così, non è aperto, è chiuso.

[30:19]Ti accorgi subito che non è la comunità di Cristo, la comunità di Cristo è porosa, invece, ha l'ansia di fare entrare, di includere, non di escludere.

[30:33]Allora capite che una parrocchia può diventare una setta, o una comunità.

[30:40]È una scelta questa. E chi siamo noi? Un arcipelago di isole o siamo fratelli e sorelle che tentano di volersi bene?

[30:49]Ecco, il dono del risorto, ecco il contributo del cristiano.

[30:56]Lì dove c'è cristiano, lì c'è un desiderio profondo di essere insieme, di essere comunità.

[31:03]E guardate che quando uno è comunità, lo è in tutti i campi, non soltanto nella propria parrocchia, ma nella politica, nella cultura, nel nell'impegno e essere interessati al destino dell'altro, è purificarsi dall'indifferenza, non è dire, non sono fatti miei, tutto mi riguarda, se è dolore dell'altro.

[31:25]E la gioia dell'altro è la mia gioia, io non posso reagire alle cose belle degli altri con l'invidia.

[31:33]Insomma, sono cose molto basilari della nostra umanità, questo ci regala il risorto.

[31:39]Guardate, già questi sono tre regali grossissimi, eh.

[31:43]Vedere le cose come le vede Cristo, e quando tu la tua vita la vedi con gli occhi suoi, smetti di disperarti.

[31:50]Seconda cosa, convertirci da una fede emotiva all'amore.

[31:57]Quando tu fai questo passaggio, rimani in piedi, questo significa.

[32:00]Terza cosa, il dono del risorto è il dono di essere liberato da un inferno che si chiama io, per scoprire invece un paradiso che si chiama noi.

[32:11]Perché quando tu sai di non essere solo, sai cos'è il paradiso.

[32:16]E quando tu sei solo, sai cos'è l'inferno.

[32:21]Ecco il dono del risorto. Ma facciamo un ultimo sforzo, arriviamo al al quarto dono del risorto.

[32:33]Si parla spesso, all'interno delle nostre comunità di una parola che l'abbiamo consumata, non so se l'abbiamo spiegata bene, però, certamente l'abbiamo consumata, che è la parola servizio.

[32:46]Ma che significa servizio? Perché vedete, se noi non intendiamo bene questa parola, io posso vivere il servizio e che cos'è il servizio?

[32:56]È servirmi, ad esempio, io mi posso servire dell'altro.

[32:59]Per me il servizio è servirmi.

[33:02]Siccome sto solo mi servo di te per riempire la mia solitudine.

[33:06]Siccome a casa non conto nulla, mi servo della parrocchia per dire qui sono qualcuno.

[33:13]Insomma, dobbiamo metterci d'accordo che cos'è il servizio.

[33:17]Allora, anche in questo caso ci aiuta il Vangelo e ci aiuta Giovanni.

[33:22]Nel capitolo 13 del Vangelo di Giovanni, quando iniziano i cosiddetti discorsi di addio, siamo ormai nella parte finale, no?

[33:30]E poi comincerà il racconto della passione.

[33:33]Il capitolo 13 inizia con un racconto particolarissimo che dovrebbe farci barcollare.

[33:41]Sapete perché? Perché in quel capitolo bisognerebbe raccontare quello che succede sull'altare, il pane, il vino, lo prese, lo spezzò, lo distribuì, pronunciò quelle parole.

[33:54]Insomma, quando uno pensa all'Eucaristia, pensa a quello che c'è sull'altare.

[33:59]Giovanni salta completamente questa parte e ci racconta di un gesto scandaloso.

[34:06]Questo maestro si alza da tavola, si toglie la veste, si prende un grembiule, se lo cinge intorno ai fianchi e poi si inginocchia e comincia a lavare i piedi a tutti i suoi discepoli.

[34:23]Immaginatevi la scena.

[34:26]Quando vedono fare questa cosa, c'è un silenzio atroce, perché sono colpiti da quello che sta facendo Gesù, ma non lo capiscono.

[34:36]Chi è che parla? Pietro, davvero il primo, perché parla anche a nome di tutti e gli dice, no, senti, no, da te possiamo accettare tutto quello che vuoi, ma questa cosa così originale no, tu i piedi a me non li laverai mai.

[34:50]E Gesù gli dice, no, allora sa una cosa, Pietro, che se tu non ti lasci lavare i piedi, non ti puoi sedere nemmeno a tavola, decidi tu.

[34:59]Pietro, che è sempre eccessivo, dice, allora lavami pure la testa.

[35:05]Gesù dice, no, bastano i piedi.

[35:10]Perché? Vedete, i piedi sono la parte più sporca di noi perché è quella che tocca la strada.

[35:19]I piedi raccontano la nostra vita.

[35:22]E Gesù sta dicendo a tutti i suoi discepoli, io non amo di voi soltanto i vostri talenti, le vostre cose belle, le vostre potenzialità.

[35:32]Io amo tutto di voi, anche i vostri piedi, cioè anche le vostre fragilità, le vostre miserie.

[35:40]Gesù sta compiendo un gesto di misericordia bellissimo, insegnandoci che cos'è il servizio.

[35:48]Non si serve uno perché se lo merita, ma si serve chiunque, anche uno che ha i piedi sporchi.

[35:56]E Gesù si mette in ginocchio e quando ha finito di fare il giro, dice, voi mi chiamate signore e maestro e dite bene, perché io lo sono.

[36:06]Ma se io che sono il signore e il maestro, mi sono inginocchiato e ho lavato i piedi, dice Gesù, che cosa ne dovete dedurre? Che anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.

[36:20]Allora vedete che la questione del servizio nella chiesa non è la fissazione di qualche prete di turno.

[36:27]È l'alfabeto del Vangelo.

[36:31]Qualunque cosa noi facciamo come cristiani, o la viviamo come Gesù, cioè servendo, oppure la viviamo come Erode, come Pilato, come, cioè come persone che vogliono essere servite.

[36:48]Quindi è importante decidere come vogliamo vivere questo servizio.

[36:53]Ma traducendolo concretamente, come faccio ad accorgermi che io sto nella logica del servizio?

[37:01]Molto semplice, il servizio è fare le cose gratuitamente.

[37:05]Dice, no, questo siamo a posto, nessuno di noi si fa pagare.

[37:10]Eh, no, attenti, eh, perché la gratuità di cui sto parlando significa essere disposti a fare una cosa senza essere corrisposti nemmeno del grazie.

[37:22]Dice, ma è buona educazione dire grazie. Avete ragione, ma Gesù ci insegna a fare le cose gratuitamente, cioè a farle a fondo perduto, non a farle perché qualcuno se ne accorga, non a farle perché qualcuno ci dica grazie, non a farle perché possiamo metterci una medaglia.

[37:42]No, a farle nella totale gratuità, non sappia la destra ciò che fa la sinistra, dice Gesù.

[37:50]Allora significa che io farò qualcosa, qual è il mio ruolo in questa comunità?

[37:55]È mettere a posto le sedie, lo farò, basta, senza che nessuno venga e dica, ah, diamo un'onorificenza a chi ha spostato le sedie.

[38:09]Noi non abbiamo bisogno di questo. Gesù ci ha insegnato ad essere gratuiti.

[38:15]E questo, vedete, può essere frainteso dagli altri, perché quelli che vivono le cose gratuitamente, solitamente sono i più sfruttati.

[38:27]Ma sapete perché Gesù chiede questo atteggiamento?

[38:31]Perché Gesù dice, tu sei il figlio del re, tu sei la figlia del re, non hai bisogno di niente, per questo puoi fare le cose gratuite.

[38:42]Tu hai già la tua ricchezza, è tuo padre la tua ricchezza, è l'amore di Dio la tua ricchezza, i conti sono già stati pagati tutti.

[38:54]Voglio farvi un esempio alla Nicodemo, terra a terra.

[38:59]Immaginate che magari fortunatamente avete vinto, non lo so, la lotteria e avete 100 milioni di euro.

[39:06]Bene, uno c'ha 100 milioni di euro in banca.

[39:11]Poi va al bar, secondo voi si pone il problema se offrire o meno il caffè se ha 100 milioni di euro in banca?

[39:18]Beh, qualcuno sì, però, diciamo, normalmente.

[39:22]No, ve lo dico perché nella mia vita mi sono accorto che la povera gente è sempre la più generosa, eh.

[39:30]Vabbè, chiusa parentesi populista polemica che ho appena aizzato.

[39:36]Ma che cosa voglio dirvi? Che se tu sei rassicurato già da qualcosa di grande, non hai il bisogno degli spiccioli.

[39:44]Che cosa sono le cose di questo mondo? Ditemelo, sono spiccioli.

[39:48]Ma io ho quel titolo, io occupo quel posto, io ho quella nome davanti al mio cognome.

[39:56]Ma sono spiccioli, capite, davanti all'amore di Dio, non contano niente quelle cose, nulla.

[40:03]Ecco la gratuità. Noi impariamo a servire se ci sentiamo amati da Gesù.

[40:08]Se tu non riesci a servire significa che è un problema con l'amore di Dio, perché le persone amate sono gratuite.

[40:17]Seconda caratteristica, dice la parola in questo modo, il Signore ama chi dona con gioia.

[40:24]Attenzione che noi questa frase la tronchiamo.

[40:27]Noi diciamo, il Signore ama chi dona, non è vero.

[40:31]Dice che il Signore ama chi dona con gioia.

[40:37]Allora capite che io la stessa cosa la posso fare per dovere o con gioia.

[40:43]Uno se ne accorge subito quando una sedia la mette a posto per dovere e uno la mette a posto con gioia.

[40:50]Chi la mette a posto col dovere prende la sedia e la sbatte.

[40:53]Ho fatto il mio dovere.

[40:56]Nella gioia non c'è mai l'umiliazione del gesto.

[41:01]Io posso fare la mamma per dovere e la mamma con gioia.

[41:07]Io posso fare il prete per dovere ed essere anche un bravo prete, eh, e posso fare il prete con gioia.

[41:14]Cambia tutto, eh? Il servizio è smettere di fare le cose per dovere e cominciare a farle con gioia.

[41:23]Quindi gratuità, gioia, e adesso vi dico l'ultimo segreto del servizio, si chiama autoironia.

[41:33]Significa che molto spesso, quando tu ti metti a fare qualcosa, si creano sempre delle tensioni.

[41:40]Una comunità può andare avanti solo se ha autoironia.

[41:50]Perché altrimenti diventano questioni di stato. Ecco, in una setta non è possibile l'autoironia, perché tutto diventa la lesa maestà.

[41:58]Invece in una comunità c'è spazio anche per sorridere, per sorridere di noi stessi, capite? Non degli altri, di noi.

[42:08]Qual è lo scopo dell'autoironia? È ridimensionarci.

[42:13]Dice, sì, sì, hai perfettamente ragione, però scendi dal piedistallo adesso, eh.

[42:18]Non succede niente. Allora, ci sta anche che uno sbaglia, ci sta anche che uno fa le cose, ma poi a un certo punto dobbiamo essere capaci di ridimensionare le questioni.

[42:30]Quante volte cose banali in una famiglia arrivano a diventare cose gigantesche.

[42:38]Un silenzio, un mancato invito a una prima comunione, una questione di eredità, eccetera, a un certo punto diventano qualcosa che spaccano una famiglia.

[42:50]La stessa cosa potrebbe succedere in una comunità, la stessa cosa potrebbe succedere in un'amicizia.

[42:57]L'autoironia è ridimensionarci e dire, vabbè, capita.

[43:04]Guardate che se il Signore non fosse stato autoironico, avremmo fatto una brutta fine noi, eh.

[43:11]Perché Gesù ha accettato di ridimensionarsi per noi.

[43:17]Paolo dice così, che il nostro Dio si è svuotato, si è umiliato per farsi vicino a ciascuno di noi.

[43:29]Allora forse anche noi dovremmo imparare l'umiltà e le persone umili, ve ne accorgete non dal fatto che vanno in giro con gli occhi bassi, no, come dei santini.

[43:39]Gli umili sanno sorridere di se stessi e delle circostanze.

[43:46]Allora è bello pensare che noi siamo una chiesa che è una comunità che ha imparato qualcosa dal risorto, quando abbiamo imparato la logica del servizio, che è logica di gratuità, di gioia e di letizia, di autoironia.

[44:05]Ecco, era questo che avevo a cuore di consegnarvi questa sera e dire che cosa? Che sarebbe bello se voi come comunità, in questa in questo anniversario, 40 anni dall'inizio di questo percorso bellissimo in uno spazio anche liturgico, no?

[44:24]Ecco, riuscite a leggere questi 40 anni non come la cronaca di tante cose che sono successe, ma leggere questi 40 anni come li leggerebbe il risorto?

[44:37]Voi dite, beh, da che cosa dovremmo accorgercene? Quando tu le cose le vedi come Gesù risorto, senti tanta gratitudine, cioè hai il cuore pieno di di gratitudine.

[44:50]E io mi domando, in questi 40 anni, cosa avete nel cuore? C'è gratitudine?

[44:57]Punto numero due.

[45:00]Come sarebbe bello se questa comunità e tutti noi ci domandassimo, stiamo crescendo come cristiani, cioè stiamo passando da una fede superstiziosa, emotiva, di pancia, all'amore?

[45:15]Perché se noi non stiamo crescendo nell'amore, è un problema.

[45:20]Punto numero tre, questa comunità è una comunità di isole, di partiti o è una comunità, cioè una comunità dominata dall'io, oppure si è scoperto il noi, perché quella è la vera rivoluzione.

[45:36]Persone che tentano di volersi bene così come sono.

[45:40]Punto numero quattro, questa comunità, questa chiesa, questa porzione di cristianesimo, sa che cos'è il servizio, cioè sa mettersi in gioco?

[45:51]Adesso vi dico il segreto del discernimento per fare un uno switch vero, mh?

[46:00]Nella nostra vita non dovete mai domandare che cosa manca.

[46:05]Dovete sempre dire cosa posso dare, cosa posso donare.

[46:10]Io posso donare un po' del mio tempo, io posso donare un po' di questa cosa che so fare, io so un po' suonare, io so un po' cantare, io so un po' organizzare.

[46:19]Se ognuno di noi desse quello che può, la questione è un'altra.

[46:24]Se continuiamo a dirci, eh, ma manca questo, eh, ma manca questo, ci deprimiamo.

[46:28]Cominciamo a dire cosa possiamo dare.

[46:31]Allora vi accorgerete che in questo gesto di donare, del servizio, riparte anche una grande, una grande speranza.

[46:41]Io vi auguro non soltanto di arrivare ai 50, ma anche ai 100, ai 200, ai 1000, non ci saremmo noi, però sarebbe bello se chi verrà dopo di noi non riceverà soltanto delle pietre o degli spazi, ma riceverà una storia, riceverà delle testimonianze, riceverà dei volti, dei nomi, persone che hanno lasciato il segno, perché hanno tentato di vivere come gli ha insegnato Gesù risorto.

[47:20]Ecco, l'augurio è che ciascuno di noi senta questa vocazione e senta la grande responsabilità di diventare testimone, cioè eredità per chi verrà dopo.

Need another transcript?

Paste any YouTube URL to get a clean transcript in seconds.

Get a Transcript