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Paolo Borzacchiello: usa queste parole ed OTTIENI ciò che vuoi (dagli altri e da te stesso)

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[0:00]Perché se io per descriverti quello che mi sta capitando, ho 10 parole, sono povero.
[0:00]Le cose in base a come le descrivi poi diventano.Se io ho 10.000 narrazioni per quello che capita, la mia vita cambia.
[0:00]Cambia, poi cambia quella degli altri e il mondo diventa un posto più interessante.
[0:00]Autore, consulente, performer e imprenditore, Paolo Borzacchiello è l'esperto di interazioni umane e intelligenza linguistica più conosciuto d'Italia.
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[0:00]Oggi l'atto rivoluzionario è proprio parlare meglio, raddoppiare le parole. Perché se io per descriverti quello che mi sta capitando, ho 10 parole, sono povero. Le cose in base a come le descrivi poi diventano.Se io ho 10.000 narrazioni per quello che capita, la mia vita cambia. Cambia, poi cambia quella degli altri e il mondo diventa un posto più interessante. Autore, consulente, performer e imprenditore, Paolo Borzacchiello è l'esperto di interazioni umane e intelligenza linguistica più conosciuto d'Italia. Attraverso i suoi libri che contano più di 100.000 copie vendute e i suoi canali di divulgazione online con più di 400.000 followers, Paolo insegna come il linguaggio può essere utilizzato per cambiare la propria vita. Io ho avuto il cancro anche in una delle forme, se vuoi, più importanti, severe. Parlare come una persona cosciente, in questo caso, oltre la parte clinica, evidentemente, però mi ha permesso di essere qui oggi e parlarne. In questo episodio scoprirai perché il linguaggio è necessario per gestire bene le proprie emozioni. L'intelligenza emotiva è primariamente e tecnicamente un atto linguistico. Come cambiare le parole che utilizzi per diventare una persona più carismatica? Io vengo da un mondo in cui io non ero capace di esprimermi. Il passaggio è come parla uno carismatico? Come parla uno sicuro di sé? E perché padroneggiare il linguaggio può difenderti dalle persone che vogliono manipolarti? Vedi che allora sapere queste cose ti permette non solo di essere più efficace con gli altri, ma anche di proteggerti quando incontri quello che in qualche maniera vuole raggirarti per finalità che non sono proprio così buone.

[1:45]Paolo Borzacchiello, benvenuto su The Antidote e grazie mille per essere qua. Grande piacere, non vedo l'ora. Stavamo dicendo, Paolo, che se farò delle domande del cavolo me lo farai notare giustamente con tutta la tua esperienza. Sarà mia cura. Sarà tua cura, assolutamente. Infatti, iniziando proprio da quello, la prima domanda che volevo farti è che tu studi il linguaggio e relazione umana da più di 20 anni, ok? Tra tutte le cose a cui potevi dedicare la tua vita, perché hai scelto proprio quella? Cosa dobbiamo sapere del linguaggio per capire perché hai deciso di dedicare la tua vita a studiarlo? Allora, questa è una super domanda. Ti direi amore fin dai primi tempi della mia esistenza, nel senso che io sono sempre stato attratto dalle parole. Mi raccontano, perché non mi ricordo, che fin da piccolo amavo proprio copiare le parole, chiedere a mia madre cosa volesse dire questo termine, quell'altro. Ho sempre amato scrivere, quindi il fascino del linguaggio, diciamo, ha caratterizzato la mia esistenza praticamente da sempre. Ma poi la cosa bella che ho scoperto è che con le parole puoi fare delle cose meravigliose. Io all'inizio l'ho scoperto lavorando nel mondo della vendita, del network, dove vedevo che parlando potevi letteralmente pilotare la percezione delle persone da un posto all'altro. E questa cosa mi ha sempre affascinato. Poi ho iniziato a studiare tutto quello che succede nel cervello, il backstage rispetto a ogni singola parola.

[3:24]E questa cosa a me piace togliere il velo di Maya per quanto riguarda il linguaggio, le interazioni umane in generale, quindi capire perché una cosa funziona in un certo modo, capire perché quella parola, quel modo di descriverti, di descrivere produce quel tipo di effetto. E qui sono affascinatissimo dalle dinamiche inconsce correlate al linguaggio, quindi ho sempre studiato per hobby questa cosa perché mi appassiona in modo incredibile e ed è diventata poi il mio lavoro, perché alla fine io sì, mi occupo di interazioni umane con particolare riguardo proprio all'intelligenza linguistica. Il bello è questo, sapere che dietro ogni cosa che noi diciamo o pensiamo, leggiamo o ascoltiamo, si aprono mondi e scenari che possono essere anche fra loro molto molto diversi. Io ho iniziato a 20 anni, ho iniziato a fare il venditore e in maniera simile a te, ho avuto quell'esperienza dove mi sono reso conto dell'importanza di dell'utilizzo del linguaggio e come poteva cambiare il risultato che io ottenevo nell'ambito della della vendita. Quello che io ho iniziato a fare è si chiama Toastmasters, non so se se hai presente cosa sia. ne ho sentitu parlare. public speaking Esatto, per chi non lo sa, è essenzialmente un'associazione che insegna public speaking. La prima volta che ho parlato in pubblico ho fatto scena muta e questo mi ha motivato ancora di più nel farlo, ho detto cavolo se questa è la figura di M che ho fatto la prima volta, devo assolutamente imparare a farlo. E alla fine sono finito per fare volontariato in questa associazione per quasi 10 anni e ho ho visto tante persone entrare come me in quell'associazione, non saper parlare in pubblico e attraverso questo processo di apprendimento dell'utilizzo del linguaggio veramente trasformarsi e diventare delle persone completamente diverse.

[5:08]Dalla timidezza iniziale a una sicurezza in sé, ma anche un ordine mentale che prima non avevano e una capacità di porsi e di imporre le proprie idee che prima non esisteva. Quindi un processo trasformativo che con la cura del linguaggio è emerso, no? Infatti il nostro motto era tipo trova la tua voce. La mia domanda è da Paolo che da bambino era balbuziente, qual è stato il processo trasformativo che tu hai attraversato nell'imparare a prendere cura del tuo linguaggio? Allora, quello che hai fondamentalmente detto coincide anche con la mia esperienza, nel senso che io ho cominciato a studiare il modo di raccontarmi meglio, di vendere meglio, di essere più persuasivo con gli altri. Senza pormi l'obiettivo specifico sul questa cosa mi renderà meno balbuziente, mi renderà meno timido e altro, studiavo le parole e basta. Poi ho visto che, sapendomi raccontare meglio, sapendo usare le parole con con cognizione di causa, sapendo poi descrivere le cose in modo diverso, ho iniziato a parlarne anche in modo differente.

[6:17]E questa trasformazione del linguaggio ha coinciso poi con una trasformazione anche dell'indole, del carattere, della personalità. Questo poi l'ho scoperto essere anche un principio neuroscientificamente molto ben spiegabili, si chiama ipotesi della relatività linguistica, per cui il nostro cervello è neuroplastico. Noi cambiando il linguaggio, cambiamo la percezione che gli altri hanno di noi e che noi abbiamo di noi stessi e questa cosa quindi plasma il cervello in modi differenti da quelli che sono i nostri schemi iniziali. Quindi parlando come un leader, diventi un leader, parlando come una persona carismatica, assumi carisma. Una delle mie massime che cito nei libri che su cui ho fatto anche i poster è le parole che usi dicono da dove vieni, le parole che scegli dicono dove vuoi andare. In questo senso proprio, io decido che tipo di personaggio voglio diventare, personaggio nel senso, non soltanto scenico chiaramente, ma parliamo di vendita, di carisma, di capacità di comunicare. Scelgo le parole che sono legate a quel tipo di manifestazione esterna e a furia di parlare in un certo modo, il cervello poi cambia, cambia radicalmente.

[7:29]Ma ho visto anche succedere delle cose incredibili in campo presentazione in pubblico, in campo salute. Io ho avuto un anno di malattia abbastanza importante, ho detto prima cosa che farò sarà parlare come uno sano, che non è da poco. Cosa cosa significa questo in un contesto specifico, parlare da uno sano? Beh, allora, io ho avuto il cancro e anche in una delle forme, se vuoi, più importanti, severe, perché ero stato diagnosticato quarto stadio. E quando sai in un certo tipo di modo, ok, subito viene etichettato come il guerriero che deve sconfiggere il cancro, combattere la malattia, essere forte, resistere. Tutte parole che confliggono con i bisogni del sistema immunitario ed endocrino. Questo dice la neurofisiologia del comportamento umano, quando tu utilizzi altre metafore, quindi percorso, viaggio e altro, per esempio, eviti di stressare il tuo sistema endocrino, eviti di abbassare ulteriormente le difese immunitarie.

[8:34]Riesci a produrre ormoni che sono un po' più rilassanti e benefici di quelli che produci pensando a te come un guerriero in battaglia, e quindi, oltre a una serie di altre mille cose, però diciamo che parlare come una persona cosciente, in questo caso, anche questo, oltre la parte clinica, evidentemente, però mi ha permesso di essere qui oggi e parlarne e tutto sommato stare abbastanza bene, nonostante un anno che te lo raccomando, insomma. Quindi per assurdo la metafora del guerriero del combattente non era funzionale a quella situazione, è quello che stai dicendo. In modo peggiore di parlare a se stessi e o a un malato di quel tipo di malattia e etichettarlo come guerriero, come persona che deve combattere la sfida, vincere la sfida, sconfiggere il nemico, sono tutti i frame, cioè unità concettuali che producono effetti di stress molto forti per il cervello in un momento in cui tu non hai bisogno di stress, ma di stare bello tranquillo, calmo, pacifico e con tutti i buoni ormoncini a disposizione per stare bene. È sorprendente questa cosa, perché verrebbe da pensare che la metafora del guerriero, ma se vogliamo il viaggio dell'eroe è proprio il processo trasformativo che augureresti a una persona in quella situazione, no? Ovvero di prendere la malattia in qualche modo e trasformarla in qualcosa di vantaggioso. Certo, infatti, viaggio dell'eroe, viaggio, è una metafora, che è il viaggio, percorso, dove l'eroe accede a delle risorse trasformando i doni che riceve. Guerriero non è viaggio dell'eroe, è qualcuno che combatte con le armi in pugno e l'implicatura del termine guerriero è che qualcuno vince, qualcuno perde. Che già comunque non è un buon modo di concepire la questione perché perché non è una lotta contro qualcuno di esterno a te. Quando combatti contro questa cosa e speri di vincere stai pensando di combattere contro te stesso, mentre se sei eroe in viaggio, allora tutto quello che ti succede, da Campbell, che tu citi il viaggio dell'eroe, a Hillman che parla di trasformare il nostro D'Aimon interiore, il nostro demone interno in qualcosa di molto più costruttivo e positivo, è un'altra cosa. Viaggio sì, guerra no. Per sì, perché magari la guerra ha ha già in sé il concetto di perdo, quindi muoio, no? Quindi, in qualche modo. Comunque una attivazione di allarme per l'amigdala, le amigdali, io dico amigdala singolare, poi sono due. È attivazione di allarme, perché devi combattere e l'amigdala si scatena. L'ippocampo, che è la nostra memoria, da questo punto di vista sa che per combattere devi produrre ormoni dello stress, tu sei già lì che sei abbastanza provato dall'esperienza.

[11:10]Non è il modo migliore di parlarsi, è un modo che fa benissimo però per i medici, per esempio. Perché i medici fanno squadra dicendo dobbiamo fronteggiare il nemico comune, quindi non sono parole brutte in quanto tali. Ok? Sono brutte in determinate, brutte, poco utili in determinati contesti. Per affrontare il mio competitor potrei tranquillamente usare metafora guerra, devo sconfiggere il mio competitor e usare tutte le armi che ho a disposizione per vincere la battaglia. È perfetto perché come commerciale mi carica, mi dà quella grinta che mi serve per come malato in balia degli eventi, no. Infatti qualcosa che ho colto da dal leggere i tuoi lavori è che in generale non esistono parole brutte o cattive, ma è sempre da contestualizzare alla situazione, no? Certo, da contestualizzare alla situazione e sempre rispetto agli effetti che vuoi produrre in te o in chi ti ascolta. Che è una cosa di cui non parla quasi nessuno, anzi probabilmente qualcuno adesso ne parla perché a furia di divulgare, scrivere libri, fare teatro, fare consulenza, eccetera, uno ne parla. Però l'idea del del della parola funzionale non è ancora così sdoganata, tant'è vero che molti formatori della vecchia scuola, quelli un po' più all'americana, io li chiamo un po' i saltapicchi, no, quelli che saltano, che ti dicono che sei bravo, sei figo, e puoi farcela, pensa positivo, tutte quelle cose lì. Ecco, ti portano ancora gli esempi del non si dice problema, si dice opportunità. Non non esiste fallimento, esiste solo feedback. Questo vocabolario trasformazionale che è bene comunque avere in mente perché male non fa. può essere utile, assolutamente. Però attenzione, può essere utile, può essere anche molto pericoloso, perché se tu a me vieni a dire, dopo che ti ho raccontato di avere questo problema di salute, che poi si traduce, ripeto, in questo caso, era un cancro, quindi non stiamo parlando di una robetta tanto leggera, mi dici, no, Paolo, non è un problema, è un'opportunità. Io ti dico senti, vai a quel paese, te e l'opportunità, cioè. E a volte puoi avere voglia o bisogno o necessità di aizzare il tuo interlocutore, di fargli venire anche un po' di prurito. Se io fossi, non so, il direttore commerciale di una certa azienda, e il papà di un bambino che non vuole studiare o il direttore commerciale di un'azienda i cui commerciali non hanno raggiunto il budget e se la pigliano un po' troppo comoda, stai tranquillo che utilizzo parole che terrorizzano, parlerò di gravi problemi, di pericoli. Anche se mezzo mondo della formazione ti dice non dire mai la parola problema, no, io la dico se serve, perché quello è il concetto. Ogni parola ha un potere intrinseco molto forte, sta a me sapere quale parola utilizzare per far esercitare il suo potere. Che non è, ripeto, bello brutto o cattivo in quanto tale, ma è sempre correlato a chi ho davanti, dove mi trovo. Io poi faccio interazioni umane, quindi io scelgo le parole anche in base all'ambiente. Se è un ambiente troppo rilassante, voglio svegliarti, devo usare parole di un certo tipo, è un ambiente molto rilassante e voglio rilassarti, ne userò delle altre. Cioè, ci sono 10.000 variabili, per cui quando mi chiedono qual è il modo migliore, Paolo, per fare questo, quest'altro? Io rispondo sempre, boh, non lo so.

[14:29]Assolutamente. Dovrei essere, sì, dovrei capire, dovrei sapere, poi ti dico qual è il modo migliore.

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