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Giorgio Bassani e il giardino dei Finzi Contini (analisi e temi)

Quattro Ripassi

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[0:00]Lo sapevate che esiste un libro che parla di ben due delle più grandi tragedie conosciute al genere umano, le leggi razziali e la friendzone. L'opera che accoppia in tersica questi due temi è il Giardino dei Finzi Contini, di Giorgio Bassani, amato da tutti, soprattutto per essere stato scelto come traccia all'esame di maturità 2018. Penso che pochi lo conoscessero. Oggi lo conoscono. No, non abbiamo fatto. Ma non disperate, ne parlo dopo la sigla.

[0:30]Salve giovani, io sono Claudio e questo è quattro ripassi, dove si imparano le robe, o si ripassano se le sapete già. E oggi, per la gioia di tutti, parlerò di Bassani, Giorgio Bassani, nasce da una famiglia ebrea, borghese, ferrarese. È famoso per aver scritto tutti questi libri che ora non sto a elencare, ma tanto vi basta sapere che parlano tutti di borghesi, ebrei, ferraresi, come lui. I temi da ricordare sono l'emarginazione, la solitudine umana e la memoria storica, e Ferrara. Non vi scordate Ferrara, è proprio l'uso e l'abuso di questa città che ha contribuito a conferirgli l'accusa di provincialismo dal gruppo 63, sul quale apriamo una piccola parentesi. Questo movimento è composto da un'allegra brigata di intellettuali, tra cui un giovane Umberto Eco, Arbasino, Sanguineti, uniti dal comune piacere di trollare altri scrittori. Questa combriccola era cresciuta intorno al Verri, una rivista milanese che si proponeva come antidoto alternativa al ristagno culturale che si trascinava ormai da qualche anno con il neorealismo, così manicheista, asfittico, autarchico e altri aggettivi che si usano solo all'università. Tra l'altro, bullizzavano autori già famosi, tipo Cassola e Bassani, appunto, che venivano ironicamente definiti Liala, con riferimento a Liala, questa scrittrice di romanzi rosa. Sto divagando, parliamo del romanzo, Il Giardino dei Finzi Contini, che se vi fa fatica leggere il libro, potete guardare anche il film, che ha anche vinto l'Oscar come film straniero, diretto da De Sica, che è quello de Ladri di biciclette, non quello di Vacanze di Natale. Comunque, ci sono due piani di narrazione paralleli: l'evoluzione della storia d'amore e lo sviluppo del contesto storico. Il libro si sviluppa per cerchi concentrici: il protagonista entra nel giardino, poi entra nella casa, poi entra nella stanza di Micol, ma fallisce nell'entrare dentro Micol. La storia si apre con una gita fuori porta, durante la quale il protagonista, io narrante, vagamente autobiografico, vede delle tombe etrusche, gli torna in mente la tomba dei Finzi Contini e gli parte il trip di raccontare la loro storia. Questi Finzi Contini sono una famiglia borghese, ebrea, ferrarese, molto riservata e vagamente impopolare per i loro atteggiamenti dai più considerati snob. Tra l'altro, non mandano neanche a scuola i figli, Micol e Alberto, per colpa dei microbi. I pochi contatti del giovane narratore sono da lontano, al massimo ruba qualche sguardo complice in sinagoga, e già da bambino comincia a farsi film su Micol. Galeotto fu un debito a matematica, che spinge il nostro eroe a vagare disperato, senza meta, finché non raggiunge i confini del giardino che dà il titolo al libro, che poi, giardino, è grande il doppio di Boboli. Insomma, raggiunge questo giardino, dal quale Micol si affaccia e per la prima volta gli rivolge la parola, consolandolo, prima di scomparire dietro il muro. Passano dieci anni prima che i due si incontrino di nuovo. Siamo nel 38, l'anno in cui entrano in vigore le leggi razziali, che proibiscono agli ebrei di fare un sacco di cose, tra cui partecipare al circolo di tennis. Invece di preoccuparsi, protestare, emigrare, o quantomeno farsi due domande, viene pensato bene di organizzare un circolo privato a casa Finzi Contini. Mio fratello e io abbiamo pensato di rifarlo qui fra amici, il torneo. Visto che al circolo non ci vogliono più, forse sarà anche più divertente, no? Il narratore, che viene invitato a questi festini, comincia a frequentare assiduamente la Magna Domus, però, naturalmente, in un brevissimo tempo ci rimane sotto per Micol. Subito il protagonista comincia a diventare estremamente molesto, ignorando tutti i sottili messaggi che gli vengono dati, tipo il fatto che Micol se ne va a preparare la tesi in un'altra città senza manco salutare. E nei mesi successivi inizia a visitare quotidianamente la casa, come un vero maniaco. Studia nella loro biblioteca, bazzica il fratello, mangia con i genitori, quando lei torna per Pasqua, non fa in tempo a salutarlo che lui la bacia, in preda ad un raptus, e lei reagisce con poco entusiasmo. Il narratore non demorde, nonostante la palese asimmetria sentimentale, e continua a frequentare la villa, anche se lei non si fa più vedere. Lui insiste, diventa lamentoso, finisce per assalirla, causando il dilè sdegno e l'invito a vedersi meno. Lui cerca di consolarsi con l'amico Malnate, finché non si rende conto che probabilmente se la bomba lui. E questo particolare, nel film viene palesato, mentre nel libro solo sospettato, che è uno dei motivi per cui Bassani prende le distanze dalla sceneggiatura, togliendo addirittura la firma. Scoccia, eh. Nel frattempo, anche la situazione storica precipita, ai Finzi Contini viene impedito di fare altri festini, Alberto si ammala e il narratore perde ogni speranza. Ma cambia poco, tanto alla fine muoiono tutti, chi per mano della malattia, chi per mano della guerra, chi per mano dei fascisti, tranne il narratore che sopravvive per scrivere questo bellissimo libro, così importante nella storia della letteratura italiana, che ce lo fanno studiare. Io direi che con questa abbiamo finito Bassani, per prendere 18, basta. Comunque, in descrizione trovate link a film, interviste, altre cose che magari vi possono interessare. Buon ripasso e alla prossima.

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