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1117- Chi erano i Longobardi e quale la loro origine? [Pillole di Storia]

La Biblioteca di Alessandria

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[0:00]Ciao a tutti e bentornati a Pillole di storia. Con la puntata di oggi, che teoricamente si lega alla storia delle guerre di Giustiniano, difatti finirà in quella playlist, in realtà andiamo a raccontare un periodo immediatamente successivo che, secondo me, era perfettamente legato a quello che abbiamo raccontato, soprattutto alla guerra grecogotica, ma teoricamente si pone dopo la morte di Giustiniano. Come vedremo durante il regno del suo successore, cioè Giustino II. Perché allora raccontarla? Perché inserirla in questa playlist? Beh, perché la storia dell'invasione dell'Italia da parte dei Longobardi, se vogliamo, chiude completamente la nostra storia, una storia iniziata con la fine dell'Impero Romano d'Occidente, continuata con il regno di Odoacre, poi quello di Teodorico degli Ostrogoti e che è giunta ad un ritorno dell'Italia nelle mani romane dopo le campagne della guerra grecogotica. Come abbiamo però anticipato, questo dominio romano durerà pochissimo, pochi anni, soprattutto su alcune zone d'Italia, su altre durerà alcuni secoli, per carità, ma su alcune zone d'Italia durerà pochi anni, questo proprio a causa della calata di un nuovo popolo che cambierà completamente la storia d'Italia, cioè i Longobardi. Questa calata la racconteremo però settimana prossima. Oggi proviamo a fare una puntata per cercare di raccontare chi siano i Longobardi. Da dove arrivi questo popolo, perché a metà del VI secolo fosse alle porte dell'Italia e che cosa potrebbe averlo spinto ad invadere la nostra penisola. Non sarà un racconto facile, ve lo dico subito, perché la storia dei Longobardi mischia quasi in parti uguali leggenda e verità. Non vi sono moltissimi ritrovamenti archeologici, non tutti gli storici la pensano allo stesso modo sulle loro origini e dovremmo raccontare alcune storie apertamente mitologiche e cercare di capire come queste siano state interpretate nel tempo. Spero sia un viaggio affascinante e spero che ci faccia da preparazione a quello che racconteremo invece nella prossima settimana. Per quanto riguarda Giustino II, visto che qualcuno se lo starà chiedendo, ma perché non hai raccontato prima Giustino II e poi tutto questo, ho deciso di fare il contrario. Un po' perché la storia di Giustino ha anche altro da raccontare e lo vedremo poi nella puntata di Imperator, penso tra due settimane, un po' perché trovavo un po' più ordinata questa divisione. Ma lascio a voi decidere se è stata una scelta corretta oppure no. Ad ogni modo, mettetevi comodi, iscrivetevi al canale se non lo siete già, cliccate sulla campanella per essere aggiornati ogni volta che esce un nuovo video o iscrivetevi al nostro canale WhatsApp che trovate in descrizione. Sigla e poi iniziamo a raccontare.

[2:49]La prima cosa interessante da raccontare è chi sia la fonte del racconto sulle origini dei Longobardi. Beh, in realtà dei Longobardi vi sono varie fonti che parlano, soprattutto dopo la loro calata in Italia, quando divennero, ovviamente, uno degli attori principali della storia dell'Europa. Su quello che però venne prima di questa calata, non ci sono tantissime fonti, alcuni autori li citano, da quando i Longobardi entrarono in contatto con il mondo romano intorno al primo secolo dopo Cristo, ma fino al quinto, sesto secolo, in realtà si sa veramente pochissimo di loro e dopo lo vedremo. Con un'eccezione, con un'eccezione di un'unica fonte, un'unica fonte molto particolare, cioè l'historia langobardorum, la storia dei Longobardi scritta nell'VIII secolo dopo Cristo da Paolo Diacono. Ora, Paolo Diacono è un personaggio molto interessante che va raccontato per capire alcune cose che cercheremo di raccontare oggi. Paolo Diacono, innanzitutto, un Longobardo, era originario del Friuli, vantava una lunghissima ascendenza Longobarda, addirittura diceva che un suo antenato era stato tra i primi Longobardi a scendere in Italia insieme a Re Alboino, nell'invasione che racconteremo nella prossima puntata. Paolo Diacono aveva vissuto in un regno Longobardo che però aveva visto la sua fine per mano di Carlo Magno, quindi siamo alla fine di questa narrazione. Proprio in seguito alla caduta del regno aveva per un certo periodo anche servito il sovrano dei Franchi. Pensate che si racconta che fosse stato lui ad occuparsi di insegnare il greco ad una delle figlie di Carlo Magno, che sarebbe dovuta andare in sposa all'Imperatore d'Oriente, poi non se ne fece niente, ma questo gli permise di rimanere presso la corte dei Franchi e forse proprio presso quella corte iniziò a pensare di comporre quella che era la sua opera più famosa. Si ritirò a Montecassino e qui scrisse appunto la storia dei Longobardi, una storia del suo popolo che è molto interessante, perché da una parte mette insieme molti miti, molte storie che forse andrebbero interpretate, ma che è bello che siano sopravvissute, perché probabilmente all'epoca nell'VIII secolo ancora si raccontavano. Dall'altra diventa la fonte principale degli avvenimenti del regno Longobardo, uno sguardo dall'interno che ovviamente non è quello di Procopio, perché Procopio quello che raccontava lo aveva o vissuto o sentito direttamente dalla voce di chi lo aveva vissuto, ma comunque uno sguardo dall'interno che è molto importante per raccontarci un po' quella che fosse la visione dell'epoca sulla storia di un popolo che non è che stesse andando a morire per carità, perché i Longobardi rimasero in Nord Italia per molto tempo anche dopo la conquista dei Carolingi. I ducati Longobardi resistettero nel sud Italia ancora per ancor più tempo, però un popolo che stava progressivamente scomparendo dalla storia. Secondo quanto ci racconta Paolo Diacono e anche altre fonti più o meno dello stesso periodo che raccontano la stessa leggenda, l'origine dei Longobardi sarebbe molto più a nord rispetto all'Italia, cioè, grosso modo nella parte meridionale dell'attuale Svezia, in Scania, dove un popolo, che all'epoca si chiamava i Vinnili, avrebbe vissuto per parecchio tempo. Ad un certo punto, siamo all'incirca nel I secolo avanti Cristo, questo popolo avrebbe deciso di attraversare il Mar Baltico, forse per cercare delle terre migliori, forse perché si stava espandendo, aveva bisogno di qualcuno che di maggior territorio per potersi sostentare. Fatto sta che guidato da due comandanti, che Paolo Diacono definisce duces, all'epoca i Vinnili non avevano nessun tipo di sovrano, i quali si chiamavano Ibor e Ayo, guidato da questi due comandanti attraversò il Mar Baltico e sbarcò dall'altra parte, più o meno nella zona della Pomerania, nel nord dell'attuale Polonia, Germania. Lo sbarco in questa zona, però, fu funestato dall'incontro con un altro popolo, i Vandali, che all'epoca si trovavano già in questa zona. I due popoli vennero a contatto e, come è facile pensare, i Vandali non avevano nessuna intenzione di permettere a questi Vinnili di potersi stabilire. Per questo venne organizzata una battaglia. I Vandali, che credevano agli stessi dei a cui credevano i Vinnili o quasi, pregarono per essere protetti nella battaglia addirittura Odino, il quale intervenne e disse loro che se si fossero presentati per primi sul campo di battaglia, li avrebbe premiati dandogli la vittoria, perché ovviamente avevano dimostrato di essere coraggiosi.

[7:05]Dall'altra parte, mentre i due duces dei Vinnili si preparavano, la loro madre, che viene definita una specie di regina, ma non è ben chiaro quale fosse il suo ruolo, che si chiamava Gambara, decise di pregare una dea femminile, cioè Frigg, che di Odino era la moglie. Frigg, anche lei ovviamente risponde alla chiamata della sua fedele, dice a Gambara che i Vinnili avrebbero dovuto fare due cose: la prima presentarsi prestissimo, appena il sole fosse sorto, sul campo di battaglia. La seconda portare sul campo di battaglia anche le donne, donne che però si sarebbero dovute in qualche modo mascherare da uomini, portando in avanti sulla faccia i loro capelli, in modo che potessero sembrare delle barbe. Quando il mattino l'esercito dei Longobardi, insieme alle donne si presentò sul campo di battaglia, gli dei guardarono giù, Odino vide quegli strani uomini e donne che non ricordava sul campo e chiese alla moglie: Ma chi sono questi con le lunghe barbe?

[8:13]E Frigg, che ovviamente parteggiava per i Vinnili, disse loro: Ora che hai dato loro un nome, cioè li hai chiamati quelli dalle lunghe barbe, ora puoi dare loro la vittoria. Odino accettò e abbandonando quell'accordo che aveva stretto con i Vandali, o meglio, confermandolo, perché i primi ad essersi presentati erano stati proprio i Vinnili, decise di dare ai Vinnili la vittoria. In questo modo poterono stabilirsi nella zona, scacciare i Vandali e creare il loro primo regno, il primo territorio su cui andare a vivere. È inutile che vi dica che tutto questo è una leggenda. Lo stesso Paolo Diacono non ci crede assolutamente e ci tiene a farcelo sapere, perché lo scrive proprio nella sua opera che lui non crede a questa leggenda, ma la riporta perché è la leggenda che viene raccontata all'interno del suo popolo. Oggi diremo un mito fondativo. Dopotutto Paolo Diacono è cristiano, difficile che possa credere che realmente Odino e Frigg siano intervenuti sul campo di battaglia. C'è però una particolarità interessante, o meglio due. La prima è che questo mito ci racconta quella che sarebbe l'origine etimologica del nome Longobardi, perché è inutile che ve lo dica, i Vinnili in realtà sono gli antenati dei Longobardi. Perché questo cambio di nome? Beh, perché quando Odino sul campo di battaglia si rivolge a loro definendogli quelli con le barbe lunghe, li definisce Langbart, cioè, appunto, lunghe barbe, Langbart, Longobardi. Ora, questa etimologia che viene riportata da Paolo Diacono e anche da altre fonti, è stata disputata per tantissimi secoli. Sono state avanzate varie altre teorie in tal senso, ma oggi gli storici sono abbastanza concordi che probabilmente è quella corretta, che realmente Longobardi deriva derivi da lunghe barbe, Langbart.

[10:04]Ovviamente non perché era stato Odino a dare loro il nome, ma perché avevano questa particolarità di usare queste lunghe barbe incolte, forse perché facevano paura ai nemici, agli avversari, e da qui è originato il nome con cui erano conosciuti. La seconda particolarità è che questo popolo che, appunto, Paolo Diacono posiziona intorno alla fine del I secolo avanti Cristo, inizio del I secolo dopo Cristo nel nord della Germania, in effetti proprio in quel periodo viene nominato per la prima volta da fonti latine. Dobbiamo tornare all'inizio della serie Imperator, perché siamo nell'epoca delle campagne in Germania fatte da Tiberio. Bene, quando Tiberio si trovò a combattere in questa zona, in in Germania, prima di diventare imperatore, tra i popoli con cui si trovò a scontrarsi, per la prima volta vengono nominati questi Longobardi. Longobardi di cui in realtà non si dice molto, si dice che siano un popolo abbastanza piccolo, composto principalmente da guerrieri che vive unendosi ad altri popoli e combattendo per loro. I romani ne parlano come di un popolo coraggioso, forte. Sapete che i romani ogni tanto, in qualche modo premiavano i loro avversari, li indicavano come coraggiosi, forse anche per far capire il valore delle loro truppe che li avevano sconfitti. I Longobardi in quegli anni combatterono insieme ai Germani contro i Romani. Combatterono insieme ad Arminio, il vincitore di Teotoburgo, quello che sconfisse Varo a Teotoburgo, e negli anni successivi più volte si unirono adellespedizioni contro i Romani. L'ultima volta che li sentiamo nominare in questa zona è il 167 dopo Cristo, quando insieme ad altri popoli barbari, i principalmente i Marcomanni e i Quadi, che erano molto più numerosi di loro. Parteciparono a quelle invasioni durante l'epoca di Marco Aurelio che portarono proprio alle guerre marcomanniche, che per intenderci sono quelle che vengono raccontate all'inizio del Gladiatore, del film in Gladiatore in maniera un po' fantasiosa. Anche quelle le abbiamo ovviamente raccontate nella serie Imperator. Quando vengono nominati, i Longobardi, in realtà, hanno eh prendono parte ad un'spedizione che avrebbe dovuto invadere il territorio romano. Spedizione che va malissimo, vengono ricacciati indietro con molte perdite e, così ci dicono le fonti dell'epoca, tornano nelle loro terre, che non sono proprio più il nord della Germania, ma hanno iniziato a spostarsi leggermente verso sud lungo il corso dell'Elba. Ora, queste fonti da questo momento smettono di parlarci dei Longobardi, perché dal 167 dopo Cristo, fino all'inizio del V secolo dopo Cristo, dei Longobardi non sappiamo più nulla. E quando ricompaiono i Longobardi con lo stesso nome, si sono spostati ancora più a sud e sono entrati nel territorio della Boemia, cioè dell'attuale Repubblica Ceca. Ora, tutto questo solleva una serie di interrogativi. Perché Paolo Diacono nella sua historia langobardorum ci dice che durante quei secoli i Longobardi si sono spostati verso sud, come avevano fatto dalla Scandinavia a nord della Germania, poi all'Elba, hanno continuato attraverso tre tappe che oggi non siamo bene in grado di definire dove siano esattamente, si erano spostati proprio in Boemia. Ma è andata veramente così? Cioè veramente un popolo ha continuato progressivamente a migrare? Beh, alcuni storici non ne sono tanto convinti. Alcuni dicono che in realtà questa storia della migrazione è costruita ricalcando quella che era la storia dei Goti. L'abbiamo raccontata qualche puntata fa nella serie dedicata alle guerre di Giustiniano, Goti che anche loro erano partiti dalla Scandinavia, dalla mitologica isola di Gotland. Gotland esiste veramente, è mitologico che loro siano originati veramente da quell'isola, si erano spostati in Germania, poi erano scesi verso sud più a est rispetto ai Longobardi. Ecco la storia dei Longobardi sembrerebbe ricalcata su questa. Quello che alcuni storici ci dicono è che in realtà siamo di fronte ad un popolo che non esiste, o meglio, i romani hanno chiamato Longobardi una serie di popoli diversi, composti da varie popolazioni diverse, semplicemente perché si trovavano più o meno nella stessa zona dove li avevano conosciuti secoli prima. Ma il popolo che aveva combattuto contro Tiberio nel I secolo dopo Cristo era diverso da quello che all'inizio del V secolo dopo Cristo si trovava in Boemia. La cosa non è molto accettata, anzi, in realtà, credo che sia abbastanza minoritaria. Qualcuno ha trovato una via di mezzo tra le due versioni, quella tradizionale della migrazione e questa di un popolo nato dagli insiemi di vari popoli assolutamente ex novo. Cioè, c'è l'idea che, in realtà, i Longobardi siano rappresentati da una casta guerriera, appunto, i guerrieri che erano anche nominati all'inizio nelle prime fonti nel quinto, nel I secolo dopo Cristo, una casta guerriera che avrebbe continuato a spostarsi, unendo sotto di sé vari popoli, alcuni dei quali partecipavano alle guerre, altri diventavano servi. Quindi, questa casta guerriera, i veri Longobardi, avrebbero in realtà inglobato sotto di sé altre persone, creando progressivamente questo popolo dei Longobardi. Sono teorie varie, diverse e difficile ovviamente definire quale sia quella vera, continua ad andare per la maggiore l'idea di una migrazione, anche perché non abbiamo niente per poterla realmente smentire. Dalla Boemia in poi, però, i Longobardi iniziano ad essere reali e questo lo possiamo avere con certezza anche grazie a delle ricerche archeologiche. Chissà che nei prossimi anni non si trovi qualcosa in più anche su quello che è avvenuto precedentemente. I Longobardi che arrivano in Boemia hanno però una differenza rispetto a quelli che abbiamo visto nei secoli precedenti. Abbiamo detto che i Longobardi non avevano dei sovrani, quando erano sbarcati in Germania, avevano dei duces, dei comandanti, o meglio così vengono chiamati da Paolo Diacono. Questi duces, il cui nome divenne poi Duchi, e in effetti di Duchi Longobardi parleremo poi per molto tempo, questi duces continuavano ad essere i principali governatori del loro popolo. Ognuno di loro controllava una parte dei guerrieri, controllava una parte della popolazione, probabilmente quando divennero stanziali, iniziava a controllare alcune terre, lo faranno poi ovviamente quando diventeranno veramente stanziali in Italia, ma in questo periodo per la prima volta viene nominato un sovrano, tale Agilmondo, che sarà il primo sovrano teoricamente storico dei ehm dei Longobardi. Storico dico teoricamente, perché anche se il nome è abbastanza accettato, alcune parti della sua storia sono leggendarie, ad esempio, si dice che sia un nipote dei due duces originali che avevano condotto i Longobardi in battaglia. Ora, sono passati quattro secoli ed è difficile che ci sia stata una sola generazione in mezzo, ma potrà ovviamente essere una leggenda o essere stata mal interpretata, in realtà dicendo che ne fosse discendente, anche questo oggettivamente difficile. In realtà, fin dall'inizio, il re dei Longobardi non rappresenterà una carica così forte. A differenza di altri sovrani di popoli barbari, quello degli Ostrogoti, dei Visigoti, dei Franchi, che aveva un grosso potere sul suo popolo, popolo che si rifaceva proprio direttamente al sovrano, nel caso dei Longobardi, per quasi tutta la loro storia, in realtà il sovrano sarà una figura con molto meno potere, che dovrà trattare questo potere anche dal punto di vista militare con i suoi duchi, che saranno coloro a cui realmente la popolazione risponderà. Un potere che, in effetti, a seconda dei periodi sarà più o meno forte e a stabilire questa forza non sarà tanto la legge, che rimarrà sempre un po' dalla parte dei duchi, quanto proprio la forza del singolo, del sovrano che sarà in grado di imporsi sui suoi nobili. Ad ogni modo, in questa fase i Longobardi entrarono in contatto con coloro che stavano cambiando quella fase della storia d'Europa, cioè gli unni. Siamo arrivati all'inizio del V secolo, alla progressivamente negli anni successivi gli unni creeranno un vero impero andando a premere contro l'Impero Romano e in questa fase i Longobardi, nella loro terra di Boemia verranno proprio investiti dall'avanzata degli unni. Ora, Paolo Diacono ci disse che i Longobardi combatterono contro gli unni, il loro sovrano morì, ma dimostrarono talmente tanto valore in battaglia da riuscire a rimanere autonomi dagli unni stessi. È difficile che le cose siano andate in questo modo, eh, molto probabilmente i Longobardi furono tra i tantissimi popoli che vennero inglobati all'interno dell'Impero Unno. Probabilmente parteciparono alle loro scorrerie, probabilmente ricevettero anche del dei premi in tal senso e, in effetti, alcuni resti che sono stati trovati in Boemia sembrano indicare questo, con dei monili, dei preziosi provenienti dall'Impero Romano, che probabilmente erano frutto di razzie fatte insieme agli unni, ma la cosa non è ben chiara. Fatto sta che per una trentina, quarantina d'anni, i Longobardi si trovarono sotto il governo degli unni. Quando siamo nella seconda metà del V secolo, questo governo terminò, i Longobardi tornarono alla loro alla loro storia precedente e iniziarono ad abbandonare la Boemia e progressivamente si spostarono verso sud, entrando definitivamente nella nostra storia. Adesso capirete perché e andando ad occupare un territorio chiamato Rugilandia. Ora, la Rugilandia è il territorio che si trova più più o meno nell'attuale nord della dell'Austria, sud della Baviera, più o meno quella è la zona. Il termine Rugilandia letteralmente vuol dire la terra dei Rugi. Io credo che se prestate un po' di attenzione, questo nome vi potrebbe accendere una lampadina. Se ricordate, i Rugi erano quel popolo che viveva oltre le Alpi, ovviamente a nord dell'Italia, con cui Odoacre si era scontrato in una delle sue ultime battaglie, l'ultima vera campagna vittoriosa. Bene, quando i Rugi vennero sconfitti, al loro posto, il popolo venne annientato e assorbito all'interno degli Eri, una parte invece fuggì verso Oriente e si unì proprio agli Ostrogoti. Un parte il territorio che avevano occupato fino a quel momento vide l'insediamento proprio dei Longobardi che completarono in questo modo la loro migrazione verso sud. Ora, se questo insediamento sia avvenuto perché hanno trovato la terra libera, tra virgolette, o siano stati spinti ad insediarsi dagli Ostrogoti che poi li resero propri vassalli, la cosa non è assolutamente nota. Ma pochi anni dopo, dopo la sconfitta di Odoacre, passano in effetti pochi anni ad opera di Teodorico, i Longobardi, se così era stato, cioè se gli Eri li avevano imposto il proprio dominio, si presero la loro rivincita, perché uno degli ultimi eserciti di Eri con il loro ultimo vero grande sovrano, nel tentativo di lasciare l'Italia si scontrò nel cosiddetto Feld, che grosso modo è il territorio a est dell'attuale Vienna, proprio contro i Longobardi che continuavano a spostarsi verso sud.

[21:31]Uno scontro che vide vittoriosi i Longobardi stessi che riuscirono a conquistare quel territorio e che frantumarono gli Eri, che in effetti, se fate caso, da questo da quel momento in poi non abbiamo più dominato come un unico popolo, ma come dei mercenari principalmente al servizio di Bisanzio, che in effetti non avranno più sovrani a parte il piccolissimo periodo che abbiamo raccontato venerdì, quando poi vennero sconfitti da Narsete, ma lì più che un sovrano, potremmo dire un capo autodominato dalla vita molto breve. Da questo momento i Longobardi iniziano a essere abbastanza grandi, abbastanza potenti, abbastanza importanti da essere nuovamente notati dai romani e le cui fonti da questo momento inizieranno nuovamente a parlare di loro e a raccontarci, anche se, ovviamente, facendoli comparire in altri discorsi, quella che era la loro storia negli anni successivi. Nel 510 diventa sovrano Bacone, che regnerà per 30 anni, fino al 540 dopo Cristo.

[22:04]Saranno 30 anni molto importanti per i Longobardi, Longobardi che approfittando del vuoto di potere seguito alla morte di Teodorico in Italia, si sposteranno dalle loro territori, appunto, nel Feld, vicino a Vienna, verso la Pannonia, che fino al loro passaggio in Italia diventerà poi per circa 50 anni la loro casa, possiamo dire in questo modo.

[22:28]La Pannonia era, in effetti, un territorio perfetto per un popolo che viveva principalmente di pastorizia, una pianura, ampi spazi, acqua, tutto quello che poteva servire. La Pannonia era però anche un territorio difficile da difendere, perché se fino a questo momento i Longobardi si erano trovati ai margini dei territori di grandi popoli, ora invece iniziarono ad infilarsi assolutamente dentro e Bacone nei suoi 30 anni di regno fu abbastanza intelligente da riuscire a barcamenarsi fra quelle che erano le potenze dell'epoca. Capendo praticamente sempre in che direzione andava il vento. Rimase molto legato ai Franchi, con cui intessette dei legami anche matrimoniali, tramite appunto dei matrimoni reali, dopotutto, quando aveva iniziato il suo spostamento, il popolo più grande con cui era contato erano proprio loro. Ma iniziò ad intessere anche dei legami con Costantinopoli, comprendendo che per riuscire ad avere difesa, combattere contro i popoli a lui vicini in quella zona, aveva bisogno anche dei romani. Legami con Costantinopoli, che chiedo scusa, con Costantinopoli, rapporti che i successori di Bacone cercarono di rendere ancora più forti.

[23:51]Inizialmente questi rapporti con i romani non portarono a una vera e propria alleanza, ma quando vitige, sovrano degli Ostrogoti, l'abbiamo raccontato nelle sue lotte contro Belisario, chiamò i Longobardi a scendere in Italia, chiedendo che inviassero delle truppe per aiutarlo proprio contro i romani, Bacone si guardò bene dal farlo. Non è chiaro, perché aveva già capito che gli Ostrogoti stavano per perdere o perché semplicemente voleva aspettare di capire capire dove andasse il vento, fatto sta che dimostrò di non volersi mettere contro i romani. Alla morte di Bacone nel 540 dopo Cristo, gli successe il figlio. Figlio che però regnò per pochi anni senza particolare potere, anche perché era molto giovane e venne poi sostituito nel 546 con un vero e proprio colpo di stato, chiamiamolo così, ma abbiamo detto, questi re non avevano molto potere di per sé, venne sostituito da Audoino. Audoino decise di spingere ancora di più in direzione dei romani e Giustiniano lo premiò per questo, dandogli in sposa Rodelinda, che era la nipote di Teodato. So che sto dicendo dei nomi, ma adesso vi spiego perché è importante. Ora, Rodelinda era la nipote di Teodato, che se ricordate era stato un re ostrogoto, il che voleva dire che Rodelinda faceva parte della casata degli Amali, cioè la casata che aveva governato sugli Ostrogoti fino allo scoppio della guerra greco gotica, di cui, appunto, Teodato era stato l'ultimo esponente. La cosa era importante, perché non solo creava un legame tra i Longobardi e l'Italia, ma soprattutto perché dimostrava come Giustiniano volesse premiare questi Longobardi, che stavano iniziando a diventare un buon alleato, dando loro maggior prestigio. E il prestigio del matrimonio con una delle casate più importanti del mondo germanico, ovviamente, era gigantesco. Ad ogni modo, i romani non premiarono i Longobardi solo in questo modo, ma nel 551, come abbiamo già raccontato, decisero di lanciare insieme a loro una campagna contro i Gepidi, un popolo che si trovava grosso modo tra i territori romani e quello dei Longobardi. Un popolo con cui i Longobardi erano già in scontro da parecchio tempo, ma che non erano mai riusciti ad affrontare da soli e che proprio, grazie alle truppe romane, riuscirono invece ad affrontare e sconfiggere, strappando loro del territorio e in qualche modo restituendo il favore ai romani, mandando delle truppe nella famosa spedizione di Narsete che aveva riconquistato l'Italia. Di quelle truppe Longobarde abbiamo già parlato nella puntata dedicata allo scontro con Totila, quella con Teia. Erano circa 5.000, 5.500 uomini che non si può proprio dire che si fossero coperti l'onore in Italia, perché per carità, sulla loro capacità combattiva nessuno aveva dei dubbi, ma Procopio ce li descrive come dei veri e propri barbari che non avevano nulla del mondo civilizzato romano. D'altronde, erano a contatto con loro veramente da pochissimo, che avevano compiuto degli atti innominabili in Italia, tanto che ad un certo punto Narsete era stato costretto, nonostante ci fossero ancora dei combattimenti in corso, a dire loro di prendere e tornarsene nelle loro terre. Certo, forse se n'erano tornati nelle loro terre, ricordandosi dell'Italia, fatto sta che questo ci mostra come fossero un popolo guerriero, ancora ben lontano da altri popoli più civilizzati, passatemi questo termine, come appunto gli Ostrogoti. Dopo la campagna di Narsete, però, le cose iniziarono a cambiare. I Romani non avevano più bisogno dei Longobardi e l'ingrandimento del loro regno iniziò probabilmente a far sollevare qualche sopracciglio a Costantinopoli, tanto che a questo punto, a Costantinopoli, Giustiniano iniziò una politica per cercare di mantenere un equilibrio tra i Longobardi e i Gepidi che evitasse che uno dei due popoli diventasse troppo potente. Per tutta risposta, il sovrano dei Longobardi decise di far sposare suo figlio, il cui nome era Alboino, e tra poco ne sentiremo parlare molto di più anche la prossima settimana, con una principessa dei Franchi. Franchi, che, se ricordate, all'epoca si trovavano anche nella zona della Venezia Giulia, quindi erano molto vicini ai territori dei Longobardi, che divennero per qualche anno i veri e propri protettori dei Longobardi. A questo punto i rapporti con i romani progressivamente andarono peggiorando. Quando i Longobardi decisero di scendere nuovamente in terra in guerra contro i Gepidi, forse supportati anche dai Franchi, i Gepidi, guidati dal loro sovrano Cunemondo, chiesero aiuto ai Romani e i romani, ribaltando quelle che erano state le alleanze di circa un decennio prima, accorsero in aiuto dei Gepidi e li aiutarono a respingere i Longobardi. In realtà, i Gepidi avevano anche promesso qualcosa in cambio di questo aiuto romano, avevano promesso la restituzione della città di Sirmi, città che un tempo era stata romana, città peraltro importantissima e che, appunto, era passata sotto il controllo dei Gepidi. Una restituzione che non avvenne e che spinse, ovviamente, i Longobardi ad allontanarsi ancora di più dai romani, senza che quest'ultimi, in realtà, ne avessero guadagnato alcun che. Alboino, intanto diventato sovrano dei Longobardi al posto del padre, in qualche modo se la legò al dito e da questo momento cercò ogni possibile alleato per poter condurre una campagna verso sud. L'alleato lo trovò in un popolo proveniente dalla steppa chiamati gli avari. Ora, degli avari abbiamo già un po' parlato nella puntata dedicata a Giustiniano e li dovremmo riscoprire bene nelle prossime puntate, quelle dedicate a Giustino. Sono uno di quei popoli provenienti dalla steppa che piombano in Europa, così come era stato per gli unni, così come sarà poi per gli ungari, così come sarà per i Mongoli, arrivano in Europa e fanno semplicemente sfracelli. Quando erano arrivati a contatto con l'Impero Romano, Giustiniano aveva fatto l'unica cosa intelligente che poteva fare. Aveva deciso di pagare loro un tributo e, in questo modo, evitare che aggredissero l'impero. Il suo successore, però, Giustino II, aveva deciso di interrompere il pagamento di quel tributo, perché riteneva che non fosse corretto che dei romani pagassero dei popoli barbari. La risposta degli avari era stata quella di attaccare i romani e i Longobardi, Alboino, avevano capito che l'alleanza contro gli avari avrebbe potuto permettere loro di ottenere quello che volevano. E così fecero. Nel 565, mentre gli avari tenevano in parte impegnato l'Impero Romano, un attacco congiunto da parte di Longobardi da nord e avari da est piombò sul regno dei Gepidi. La battaglia finale si combatte proprio tra Gepidi e Longobardi ed è vinta da quest'ultimi in maniera molto molto netta. Paolo Diacono ci dice, addirittura, che Alboino avesse affrontato in duello durante la battaglia lo stesso re Cunemondo, cosa che, per carità, può essere vera, ma è un po' inverosimile, e fosse riuscito a sconfiggerlo. E per assorbire la forza di questo avversario con una tradizione, probabilmente molto antica tra i popoli germanici, ne aveva preso la testa, l'aveva scarnificata, rimanendo rifacendola trasformare in un teschio e aveva utilizzato quel teschio come una coppa per poter bere e, in questo modo, assorbire proprio la forza del guerriero sconfitto. Non si era, però, preso solo il teschio del eh del suo avversario, ma se n'era preso anche la figlia, Rosamunda, che era diventata sua moglie, perché intanto la principessa dei Franchi era morta e che rimarrà sua moglie anche negli anni successivi. Non dimenticatevela, perché Rosamunda porterà probabilmente alla dannazione di Alboino, ma di questo ne parleremo nelle prossime puntate.

[31:25]La sconfitta dei Gepidi, però, non aveva dato molto potere ai Longobardi, perché per poter siglare l'alleanza con gli Avari, questi avevano imposto ai Longobardi delle richieste molto pesanti. Buona parte delle terre dei Gepidi era andata agli Avari, una parte degli armati dei Longobardi era dovuta essere ceduta come tributo e i Longobardi, Alboino in testa, si erano avevano compreso subito che quella vittoria era un po' una vittoria di Pirro, perché avevano in realtà reso ancora più potente un popolo che negli anni successivi avrebbe potuto schiacciarli e sottometterli. Per questo, quando nel 567 dopo Cristo, i due popoli, quindi l'anno successivo, iniziarono a discutere di cosa fare di questa campagna, Alboino propose un piano molto particolare. Invece di attaccare entrambi verso sud, verso Costantinopoli, gli avari avrebbero attaccato l'Impero Romano verso Costantinopoli, mentre i Longobardi si sarebbero mossi verso ovest, invadendo l'Italia e tenendo occupati i Longobardi in questa zona.

[32:42]Agli Avari la cosa venne venduta dicendo che in questo modo avrebbero potuto attaccare in due direzioni, separare i loro avversari. Ma in realtà, probabilmente, Alboino aveva capito che se fosse rimasto in quella zona, il prossimo ad essere conquistato sarebbe stato lui. Andare in Italia lo avrebbe allontanato dagli Avari e avrebbe dato alla sua popolazione delle terre che, per carità, erano disastrate, post apocalittiche, ma che probabilmente sarebbero state molto più ricche di quelle che stava lasciando.

[33:25]Per rafforzare questa sua convinzione, Alboino si convertì anche ufficialmente al cristianesimo, ma non al cristianesimo ortodosso, probabilmente quello che era già stato seguito da Bacone, ma al cristianesimo ariano, una scelta abbastanza controcorrente, se ci pensiamo, perché ormai gli Ariani, praticamente, non ce n'erano più. C'erano ancora i Visigoti in Iberia, ma non era quello il motivo, ma Ariani erano gli Ostrogoti che ancora vivevano in Italia e se Alboino voleva puntare all'Italia, doveva porsi come loro liberatore.

[34:12]Poi ci sono anche degli storici che ritengono che la scelta dell'arianesimo fosse in realtà una sfida a Costantinopoli, ma sembrerebbe, almeno a mio parere, quasi una ripicca da bambino, ed è difficile che questa fosse stata la scelta. Nell'autunno del 567 e nell'inverno del 568, Alboino iniziò a raccogliere sempre più popolazione, raccolse i suoi Longobardi, non solo i guerrieri, ma anche donne, vecchi, bambini, iniziò a raccogliere soldati, guerrieri, ma anche popolazioni provenienti da altri popoli, i Gepidi che avevano sconfitto, ma anche dai Sassoni in zona del sud della Germania, e progressivamente ingrossò le sue fila. A quanto? Beh, è difficile dirlo. Alcune fonti parlano di 300.000 persone, altre parlano di una cifra tra le 100 e le 150.000, qualcuno abbassa a 80.000. Possiamo trovare una via di mezzo proprio tra 100, 150.000, sicuramente un gran numero di persone che in un periodo in cui la popolazione anche in Italia si era molto ridotta a causa della peste avrebbero potuto fare la differenza. Per essere sicuro che i suoi uomini fossero consapevoli di quello che si sarebbero trovati a fare, prese anche una decisione definitiva.

[35:40]Infatti, decise di contattare gli Avari e di consegnare loro le proprie terre, consegnò loro la Pannonia, ovviamente per assicurarsi che gli Avari non venissero poi a reclamarla successivamente, consegnò loro la Pannonia e disse che una volta che i Longobardi fossero passati in Italia, quelle terre sarebbero state loro, ovviamente, in cambio di pace. I Longobardi sarebbero tornati a prendersene solo qualora fossero stati sconfitti, diventando però, probabilmente, come dei vassalli, dei protetti, uno stato satellite rispetto agli Avari. A questo punto il dado era tratto e, come ci dice Paolo Diacono, il giorno successivo alla Pasqua del 568 dopo Cristo, cioè il 2 aprile del 568 dopo Cristo, le schiere di Alboino lasciarono la loro terra e si mossero verso l'Italia. Erano arrivati vicino all'Italia grazie agli Eri, se ci pensate, che avevano sconfitto i Rugi. Quando si avvicinarono al confine dell'Italia Romana, lo fecero grazie a una zona di territorio che teoricamente era stata abitata dagli Eri, o meglio era stata assegnata agli Eri da difenderla, ma che pochi anni prima Narsete aveva, tra virgolette, liberato dopo lo scontro avuto proprio con questi ultimi che abbiamo raccontato nella scorsa puntata. Sarebbe bastato per poter entrare in Italia? Beh, in effetti, sì, ma come andranno le cose lo racconteremo nella prossima puntata, dove affronteremo anche un discorso che la volta scorsa ho tenuto da parte, cioè il fatto che qualcuno dica che a chiamare i Longobardi in Italia sia stato Narsete. È vero, è falso, ma ne parleremo nella prossima puntata. Ad ogni modo, io per ora mi fermo qui, un grandissimo ringraziamento, come sempre, ad abbonati, Patreon e chi fa donazioni sul conto PayPal, perché anche grazie a loro questo canale riesce ad andare avanti e riusciamo a produrre nuovo materiale a disposizione di tutti. In particolare, oggi vorrei ringraziare Patrizio Maragno. Grazie mille tantissimo per il tuo supporto. Per il resto, come sempre, io vi ricordo di essere curiosi, perché la storia del mondo là fuori è piena di avvenimenti e storie fantastiche, storie incredibili che nessuno scrittore, nessun regista avrà mai la fantasia di mettere nelle loro opere. E se volete curiosare tra qualcuna di queste storie, qui a fianco c'è l'elenco delle pillole uscite fino adesso. Noi ci vediamo presto con una nuova pillola di storia e venerdì prossimo per andare avanti con la storia dei Longobardi. A presto. Ciao ciao.

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