[0:15]Ave legionari. Qualche giorno fa c'è stata il ricordo della strage di Capaci, degli attentati mafiosi e quindi ovviamente la nazione ha ricordato questi momenti terribili della nostra storia recente. E allora, in occasione di questo fatto, sono arrivate diverse domande, anzi una domanda molto curiosa che neanche io mi ero fatto, che però è veramente stuzzicante, cioè, esisteva la mafia nella Roma antica? Cioè, questo fenomeno terribile che noi dobbiamo subire, esisteva anche al tempo dei romani? Il punto fondamentale è che la domanda è interessantissima e merita un approfondimento. Chiaramente la risposta non è così facile, cioè, non abbiamo una fonte antica o degli studi che immediatamente ci dicono sì o no in maniera chiara. Quindi ci siamo dovuti confrontare con tutti i massimi esperti che all'inizio del video abbiamo segnalato, abbiamo dovuto studiare, confrontare delle fonti antiche, ricercare il nostro bagaglio culturale. Siamo arrivati a dare una interpretazione molto circostanziata, molto attendibile e quindi in questo video daremo una risposta quanto più possibile precisa a questa strana domanda, cioè, esisteva o no la mafia nella Roma antica?
[2:06]Allora, per capire e per dare una risposta ovviamente a questa domanda molto particolare, dobbiamo prima fare una serie di ragionamenti, perché sennò non possiamo arrivarci. Allora, partiamo dal periodo più moderno: la mafia nell'Italia moderna. Il problema della mafia nasce dall'assenza dello Stato. Quando l'unità d'Italia si è verificata e quindi quando lo Stato italiano ha dovuto gestire tutta una penisola unificata, ma certamente con tante differenze territoriali e storiche. In alcune zone lo Stato riusciva ad essere presente con le sue riforme, con i suoi provvedimenti e con le leggi. Ci sono altre parti, specialmente il Sud Italia, in cui lo Stato non riusciva ad essere presente. Non riusciva a essere presente, non riusciva ad intervenire, le riforme non funzionavano, il controllo del territorio non era soddisfacente. Laddove lo Stato non riesce ad arrivare, laddove lo Stato non c'è, allora il compito dello Stato viene preso in carico da organizzazioni autonome, organizzazioni anche criminali. E quindi che cosa succede? Che la singola persona, il piccolo, il debole, nel momento in cui non ha lo Stato, a un certo punto si rifà alla mafia. Arrivano i mafiosi e c'è la famosa frase ci pensiamo noi, risolviamo noi. Questo è la base fondamentale dell'esistenza della mafia che poi nel corso dei decenni ha avuto ovviamente una grande evoluzione, ma la base è sostanzialmente quella. Laddove manca lo Stato, il piccolo deve necessariamente rifarsi al boss di turno. E quindi si instaura un rapporto di questo tipo, un rapporto di dipendenza da questi signorotti locali. Questo è il principale problema e la base fondamentale della mafia. A questo punto ci domandiamo, una situazione del genere, esisteva anche nella Roma antica? Anche nella Roma antica c'era questo problema, si verificava questo fenomeno? Molti potrebbero pensare di no, perché Roma è potentissima e quindi arriva ovunque e invece non è così. Cioè, Roma era effettivamente estremamente potente.
[4:37]Però governava i massimi sistemi, governava la politica, dava le sue leggi, la politica fiscale, la politica estera, cioè, governava in maniera precisa i massimi sistemi. Ma arrivando al controllo del territorio, quello capillare, quello piccolo sulle piccole comunità, Roma non poteva arrivare da tutte le parti. E quindi si verificava un fenomeno simile, cioè, quando mancava lo Stato romano, laddove lo Stato romano molto spesso nei piccoli centri non riusciva ad arrivare, allora il cittadino singolo, il debole, non riusciva a essere rappresentato. Aveva dei problemi, non poteva avere giustizia, poteva avere dei problemi che lo Stato non gli dava risposta. E allora questo che cosa faceva? Doveva necessariamente rivolgersi a una specie di sostituto dello Stato, cioè, a un aristocratico, a un notabile, a un senatore, insomma, possiamo dire a un signorotto locale e dava delle prestazioni a questo potente in cambio di protezione, di aiuto, di rappresentanza. Quindi esisteva eccome, ed era un fenomeno, anche in realtà una struttura sociale che aveva un nome preciso. Il poveretto che si rifaceva al più ricco era un cliente e il più forte era un patrono, quindi il patrono aveva dei clienti, aveva la propria clientela. Quindi, dal punto di vista della più debole che si deve rifare al più forte perché lo Stato manca, sia nell'Italia di oggi che nella Roma antica troviamo un riscontro, cioè, esisteva questo fenomeno. Esisteva questa struttura del più debole che si rifà al più grande perché lo Stato non c'è. Quindi qui abbiamo sicuramente una similitudine importante.
[7:23]Ovviamente adesso arriviamo però a stabilire delle differenze. In realtà ci sono delle differenze. Quali sono le differenze? La prima differenza è innanzitutto di tipo culturale.
[7:39]Cioè, noi viviamo in un'epoca post illuministica. Nel 700 durante l'illuminismo sono nati tutti dei concetti: i diritti fondamentali dell'uomo, gli uomini sono tutti uguali, i cittadini sono tutti uguali, la legge è uguale per tutti. Cioè, abbiamo avuto la nascita di concetti fondamentali per cui noi oggi viviamo in uno stato di diritto, in uno Stato con delle leggi, in cui i cittadini sono tutti quanti uguali e quindi è chiaro che non possiamo accettare che un cittadino in difficoltà, anziché rivolgersi alle istituzioni dello Stato, vada da un boss alternativo. Quindi, questa culturalmente è una cosa che noi non possiamo accettare, mentre invece a Roma era accettata. Roma non era una democrazia, non era uno Stato illuminista moderno. Roma era innanzitutto una aristocrazia, quindi governavano i migliori. Era una società classista, divideva il popolo per classi dove non tutti avevano lo stesso diritto, dove le donne non potevano votare, dove il voto di un povero valeva molto meno del voto di un ricco. Era una società molto diversa, quindi per i romani il fatto che un povero deve entrare all'interno della clientela di un ricco, che un senatore eserciti il suo potere sul più debole, era normale, era culturalmente la prassi, la norma, non vi era una condanna in tutto questo. Quindi la grande differenza è che noi oggi vediamo giustamente, vediamo con ribrezzo il fatto che un poverino non viene ascoltato dallo Stato e deve andare dal boss. Mentre invece per i romani, per la società romana era perfettamente accettabile. Poi c'è una seconda però differenza che è anche una differenza non solo culturale ma tecnica. La differenza tecnica è che la mafia oggi è un'organizzazione che viola sistematicamente le regole.
[10:25]Non solo viola le regole, ma cerca anche di infiltrarsi all'interno della politica, all'interno dello Stato per modificare le regole a suo piacimento, a suo favore, con delle tecniche precise. Cioè, la mafia automaticamente, per sua natura, viola le regole dello Stato. Questo è la base della mafia. Mentre invece nel mondo romano questo sistema che abbiamo detto di patronato che era perfettamente accettato, però attenzione, i patroni, i potenti rimanevano fedeli alle loro clientele e portavano avanti gli accordi con le loro clientele, ma rimanevano all'interno delle regole dello Stato romano. Erano all'interno delle regole delle istituzioni romane. E questa è una grande differenza, ma questo non perché, diciamo, i romani fossero più bravi di noi, più santi o più buoni di carattere, ma semplicemente perché lo Stato romano nel momento in cui c'erano delle organizzazioni che sovvertivano il potere romano, lo Stato romano, poteva reagire con una violenza che noi oggi non abbiamo. Noi oggi possiamo contrastare la mafia con i processi, ma il peggio che può capitare a un mafioso è il 41 bis, cioè l'ergastolo duro. Ai romani avevano la pena di morte, avevano il Senato consulto ultimo con cui dichiaravano un uomo nemico dello Stato, avevano le liste di proscrizione, liste di persone che potevano essere legalmente uccise e i loro beni confiscati. Avevano la tortura che potevano utilizzare sui cittadini non romani, quindi è chiaro che esisteva un livello di violenza immensamente superiore che faceva sì, il più delle volte, che questi patroni rimanessero all'interno di determinati limiti che noi oggi cerchiamo di combattere, ma con sistemi ovviamente non paragonabili. Quindi per concludere la risposta alla domanda è: esisteva la mafia nella Roma antica? No. Cioè, esisteva il sistema per cui un povero, uno svantaggiato che non poteva rivolgersi allo Stato, doveva rifarsi al boss, doveva rifarsi a uno più ricco e più potente che lo rappresentasse al posto delle istituzioni, esisteva sicuramente. Ma nel mondo romano questo era culturalmente accettato e tramite la violenza confinato entro i limiti della legge. E questo fa sì che il fenomeno mafioso per come lo intendiamo oggi, nel mondo romano non abbia riscontro, quindi la risposta alla domanda è sostanzialmente no.
[14:11]Speriamo ovviamente di avervi dato una risposta a una domanda che era veramente stuzzicante e vorremmo sapere nei commenti che cosa ne pensate. Cosa ne pensate, qual è la vostra opinione, qual è il vostro punto di vista e anche se volete divertirvi un confronto tra la legalità oggi e la legalità di un tempo, tra i metodi di oggi e i metodi di un tempo. Insomma, la discussione può essere infinita, quindi nei commenti scatenatevi pure e diteci che cosa ne pensate. Ovviamente a questo punto noi facciamo una simpatica minaccia di iscriverci al canale. Avendo parlato di mafia, non ci sembra il caso di minacciarvi, perché mi sembrerebbe un po' fuori luogo. Quindi se volete suggerire delle minacce nei commenti, fatelo pure. Stavolta speriamo che vi iscriverete per simpatia nei confronti del canale e perché la trovate utile. Quindi, fateci sapere, commentate, un caro saluto e al prossimo video.



