[0:09]Bentornati amici sul mio canale, o se siete nuovi, benvenuti. Io sono Elisa True Crime e anche oggi sono qui con voi per raccontarvi una storia di True Crime che mi ha particolarmente scioccata. Vi ricordo che il fine dei miei video e del mio canale è sempre quello di denunciare, diffondere consapevolezza, ma soprattutto quello di ricordare le vittime di queste storie. Oggi amici vi racconto la seconda parte del caso di Elisa Claps. Se non avete visto la prima parte, vi consiglio di recuperarla. Vi metterò il link sia qui in alto, sia nell'infobox del video, perché se non guarderete la prima parte, dubito che capirete la seconda. Vi farò comunque un breve riassunto prima di cominciare, però vi consiglio comunque di approfondire con il primo video. Ma amici, prima di cominciare con la seconda parte del caso di oggi, per favore, datemi un minuto per ringraziare lo sponsor del video di oggi, che come sempre supporta il mio lavoro e lo rende possibile, ovvero Unobravo. Se mi seguite qui, ma soprattutto su Instagram, dove vi parlo un po' più di me e della mia vita, sapete quanto sia importante per me l'andare in terapia. Unobravo lavora per abbattere lo stigma che ancora persiste attorno al tema della salute mentale e per creare un mondo in cui andare dallo psicologo sia considerato perfettamente normale. Unobravo offre un supporto terapeutico affidabile, competente ed empatico per aiutare le persone nel raggiungimento del loro benessere psicologico e nella propria crescita personale. Il 10 ottobre è stata la giornata mondiale della salute mentale e Unobravo ha lanciato la campagna Pensati giusto. In ogni fase della vita, in ogni ruolo che abbiamo, come figlio, come genitore, come amico, partner, eccetera, o in ogni situazione in cui ci troviamo, capita di provare emozioni contrastanti, per le quali ci sentiamo forse sbagliati o inadeguati. Quando invece basterebbe solo imparare ad accogliere queste emozioni e a capire il loro significato, perché, come dice la mia terapeuta, tutte le emozioni hanno diritto di cittadinanza, non solo quelle belle. Con la campagna Pensati giusto, Unobravo vuole diffondere un messaggio, ovvero che non esistono pensieri sbagliati, ma solo sensazioni che è necessario e utile comprendere e strumenti giusti, come per esempio la terapia online offerta da Unobravo, per imparare a gestirle e a stare meglio con se stessi. Grazie ai più di 4000 terapeuti che collaborano al servizio di psicologia online Unobravo, avrete modo di trovare lo psicologo più adatto alle vostre esigenze reali. Infatti Unobravo mette anche a disposizione un questionario mirato da compilare prima di iniziare, proprio per capire le vostre esigenze, così da trovare il terapeuta più adatto a te tra i loro professionisti. E inoltre amici, il primo incontro conoscitivo è gratuito. Vi lascio, come sempre, il link per la compilazione del questionario sotto nella descrizione del video e non dimenticate che con il codice Elisa10 avrete il 10% di sconto sulla prima seduta a pagamento. Amici, mi raccomando, prendetevi sempre cura di voi. E adesso torniamo alla storia di oggi. Vi faccio un velocissimo riassunto della prima parte per rinfrescarvi la memoria e poi ripartiamo da dove c'eravamo interrotti. Dunque, Elisa Claps scompare il 12 settembre del 1993 a Potenza, dopo essere andata ad un appuntamento alla Chiesa della Santissima Trinità, insieme a Danilo Restivo. Danilo Restivo è un ragazzo con grossi problemi che nel corso della sua vita si è dimostrato anche pericoloso. Ma nonostante questo, e nonostante il giorno della scomparsa di Elisa sia stato visto tornare a casa tutto sporco di sangue, non viene mai incriminato della scomparsa di Elisa. E le indagini, in generale, proseguono a rilento e in modo confuso, con molte lacune. Per esempio, non viene mai perquisita la chiesa in cui è scomparsa Elisa, non vengono mai sequestrati i vestiti insanguinati di Danilo e tutto questo succede nonostante la famiglia Claps lotti con tutte le sue forze per ottenere la verità. C'eravamo poi spostati in Inghilterra, a Bournemouth, e avevamo parlato di Heather Barnett, una donna di 48 anni brutalmente uccisa in casa sua il 12 novembre del 2002 e trovata dai suoi figli.
[4:51]E l'ultima cosa che vi avevo raccontato nella prima parte era che nella casa di fronte a quella di Heather Barnett ci viveva una coppia di italiani. Lei si chiamava Fiamma e lui, guarda caso, era Danilo Restivo. E qui finisce il riassunto della prima parte e adesso cominciamo con la seconda.
[5:24]Ci siamo quindi spostati in Inghilterra, perché Danilo Restivo, nell'anno 2000, aveva lasciato l'Italia e si era trasferito in Inghilterra dopo aver conosciuto una donna su internet di nome Fiamma. Una donna con una disabilità che la portava a zoppicare vistosamente, molto più grande di lui. Fiamma, secondo quanto dicono le persone che la conoscono, è una donna molto sola, che avrebbe fatto di tutto pur di avere un uomo al suo fianco. Ed è per questo che dopo solo pochi mesi dall'incontro virtuale con Restivo, lo aveva invitato a trasferirsi a casa sua, appunto, nella cittadina di Bournemouth, in Inghilterra. Nonostante l'uomo le parlasse di cose abbastanza inquietanti online, Danilo, infatti, le parlava in continuazione di sangue, di operazioni, ma Fiamma c'era passata sopra. I due avevano iniziato a vivere insieme e lei praticamente lo manteneva, cioè, Fiamma tratta Danilo più come un figlio che come un compagno. Tornando a Heather, quando le autorità arrivano sul luogo e analizzano la scena, determinano che l'aggressione era avvenuta intorno alle 9:00 del mattino e non era avvenuta nel bagno, dove l'avevano ritrovata, ma in un'altra stanza della casa, ovvero lo studio in cui la donna lavorava e cuciva, perché lavorava a casa come sarta. Heather aveva lottato con il suo aggressore e aveva provato a difendersi, ma alla fine lui l'aveva uccisa, colpendola alla testa ripetutamente con qualcosa che poteva essere un martello, fracassandole il cranio. Il corpo era stato poi trascinato nel bagno e dopo l'aggressore l'aveva seviziatata, tagliuzzandola con un coltello in varie parti del corpo, per poi fare una cosa orribile, amici. Le aveva mutilato, asportato entrambi i seni e li aveva piazzati dietro la sua testa, la testa di Heather, e pensate che i suoi figli l'avevano ritrovata in quel modo.
[7:41]Un dettaglio, però, viene notato dai detective. Heather stringeva nelle mani delle ciocche di capelli. Stringeva in una mano una ciocca dei suoi stessi capelli, e non erano capelli che Heather aveva strappato durante la lotta, era proprio una ciocca di capelli tagliata e piazzata nella sua mano destra. Mentre invece nella mano sinistra c'era un'altra ciocca di capelli, stavolta non non era sua, non era dei suoi capelli. Chiaramente non c'erano dubbi, Heather era stata uccisa e arrivati a questo punto della storia, amici, è anche abbastanza chiaro da chi sia stata uccisa, no? Tutto urla Danilo Restivo, ma i detective inglesi non lo sanno, perché non conoscono Danilo Restivo, non sanno nulla di lui. Iniziano comunque a cercare indizi in giro per la casa e trovano delle impronte insanguinate di una scarpa. Impronte così chiare da rivelare l'esatto modello di Nike che il killer indossava. Nel bagno in cui avevano trovato il corpo, trovano anche un asciugamano verde, un asciugamano che però non apparteneva né a Heather né ai suoi figli.
[9:00]Probabilmente, quindi, il killer l'aveva portato con sé per qualche motivo e poi l'aveva lasciato lì. Questo indicava che potevano avere a che fare o con un killer incredibilmente stupido che dimenticava cose sulla scena del crimine, oppure con uno incredibilmente presuntuoso e sicuro di sé. E noi sappiamo che Restivo era un po' tutte e due le cose. Ma il fatto che avesse ucciso Heather intorno alle 9:00 del mattino, quindi poco tempo dopo che i suoi figli erano usciti per andare a scuola, fa pensare ai detective che il killer sia qualcuno che conosceva la vittima, che magari viveva lì vicino e conosceva la sua routine. Quindi, nonostante le autorità inglesi non conoscessero Restivo e non sapessero nulla di lui, guarda caso, è la prima persona con cui vogliono parlare. Quando le autorità bussano alla sua porta, c'è solo lui in casa. Restivo dice alle autorità di non aver visto nulla di strano, anche perché lui quella mattina, a quell'ora, all'ora del delitto, non era neanche in casa. Si trovava, infatti, ad un corso di informatica che stava seguendo per poter trovare lavoro e aveva anche un biglietto dell'autobus che lo provava, nonché l'ingresso al corso di informatica, perché quando entravi nell'aula c'era un registro delle presenze in cui dovevi segnare il tuo nome e l'orario di ingresso. Di conseguenza, amici, quello era anche il suo alibi ed era un alibi anche abbastanza solido. Quindi, boh, forse ci stiamo sbagliando, forse Restivo stavolta non c'entra nulla. Le autorità continuano comunque a parlare con lui per poter accumulare quante più informazioni possibili su Heather, sul vicinato, e Restivo racconta di essere molto dispiaciuto per la morte di Heather, ma dice anche che i due non si conoscevano molto bene. L'unico rapporto che lui diceva di aver avuto con lei era stato di natura, diciamo, lavorativa. Restivo, infatti, aveva commissionato delle tende a Heather, da regalare a sua moglie Fiamma, perché, forse non ve l'ho detto, ma poi Danilo e Fiamma si sono sposati, quindi lei era effettivamente sua moglie.
[11:37]Comunque, racconta, quindi, di essere stato a casa di Heather un paio di volte la settimana precedente per, appunto, parlare di come fare queste tende. Ma oltre quello, i due non avevano mai condiviso nient'altro. Infatti, quell'asciugamano verde, ritrovato sulla scena del crimine, era effettivamente suo, era di Restivo. Ma se l'era portato con sé solo per mostrare a Heather il tipo di verde che voleva per le sue tende. Gli agenti capiscono di non aver più nulla da chiedere a Restivo, quindi decidono di andarsene. Ma prima uno degli agenti chiede di poter usare il bagno e quando ci va, si accorge che nella vasca da bagno di Restivo ci sono un paio di scarpe da ginnastica Nike immerse completamente nella candeggina. Ora, non so voi, ma io le scarpe nella candeggina non le ho mai messe, anche perché si distruggerebbero. Però, certo, se ci fosse del sangue sopra, si distruggerebbe anche quello. La cosa insospettisce molto il detective, ovviamente, che decide di sequestrare le scarpe e di confrontarle con l'impronta trovata sulla scena del crimine. Ma una volta confrontate, le impronte non combaciano. Le scarpe sulla scena del crimine non sono quelle di Restivo, perlomeno, non sono quelle immerse nella candeggina. Oltretutto, Restivo dice di aver fatto un errore, cioè lui non sapeva che quella fosse candeggina, perché chiaramente gli chiedono perché hai messo le scarpe nella candeggina non si fa.
[13:20]E lui aveva risposto che non parlava bene l'inglese, quindi aveva semplicemente sbagliato a leggere cosa c'era scritto sull'etichetta. Continuano le indagini e tra le cose analizzano il computer e il cellulare di Heather. Lavorando in proprio, come, appunto, sarta, tutte le informazioni sui suoi clienti si trovano lì dentro. Magari era stato uno di loro ad ucciderla. Sul suo computer non trovano nulla di che, nulla di minaccioso, ma c'è una mail piuttosto interessante. Heather, non molto tempo prima, aveva scritto una mail a sua sorella, lamentandosi di un cliente. A quanto pare, questo cliente era andato a casa sua per commissionarle delle tende, ma quando era andato via, Heather si era accorta che le sue chiavi di casa di riserva erano sparite. Era abbastanza certa che le avesse prese lui, cosa che, ovviamente, l'aveva spaventata a morte e questo era successo circa una settimana prima della sua morte. Da quel giorno Heather aveva fatto cambiare tutte le serrature di casa, ma, a quanto pare, questo non era bastato a salvarle la vita. I detective riescono anche a risalire al nome di questo cliente. Indovinate un po' chi era? Danilo Restivo, ovviamente. Gli agenti allora contattano la sorella di Heather per sapere se le avesse detto qualcosa di più su Restivo. E la sorella risponde che Heather le aveva detto che quell'uomo era strano, perché le aveva commissionato queste tende, ma sembrava non avere nessuna idea di quello che voleva. Cioè, non sapeva come le voleva ste tende, cioè, di che tessuto, di che colore, e non era una cosa usuale, perché se vuoi farti fare delle tende personalizzate e su misura da zero, un'idea, un minimo di idea su come le vuoi ce l'hai, anche perché sennò te le vai a comprare all'Ikea. I detective iniziano a pensare che quella delle tende fosse una scusa, una scusa che Danilo aveva usato per passare più tempo con Heather e imparare la sua routine, i suoi orari. Ma queste erano, alla fine, tutte supposizioni. La verità è che non avevano prove su Restivo, perché le scarpe Nike non combaciavano con l'impronta trovata, lui pareva avesse un alibi di ferro. L'asciugamano che avevano trovato era sua, ma aveva un buon motivo per essere lì e l'accusa di Heather che Restivo le avesse rubato le chiavi di casa non si basava su nulla, cioè, magari lei le chiavi le aveva semplicemente perse. Decidono, quindi, di inserire il nome di Danilo Restivo nel database della polizia internazionale, essendo lui italiano, così da capire se l'uomo avesse dei precedenti. Il risultato, amici, lascia i detective a bocca aperta, perché, come sappiamo, Danilo Restivo non solo aveva dei precedenti, ma era stato il sospettato principale di uno dei casi di cronaca nera più conosciuti e spaventosi d'Italia, la sparizione di Elisa Claps. A questo punto, sono sempre più convinti che il responsabile della morte di Heather sia lui, però, ovviamente, devono trovare le prove. Oltretutto, ai detective viene anche in mente quella ciocca di capelli sconosciuta che il killer aveva lasciato nella mano di Heather, vi ricordate? C'erano due ciocche, una era di di Heather, ma l'altra no. Era possibile che quella ciocca di capelli fosse di Elisa Claps? Ma dopo ulteriori analisi, scoprono non essere così e cercheranno a lungo la proprietaria di questi capelli, ma non troveranno mai nessun riscontro. Si recano, quindi, al corso di informatica che Danilo diceva di aver seguito quel giorno, così da verificare il suo alibi. Quando arrivano lì, l'insegnante gli mostra il registro delle presenze in cui, appunto, gli alunni dovevano inserire il loro nome e l'orario in cui erano arrivati. Ma nella casellina in cui Restivo aveva scritto l'ora del suo arrivo, c'era un errore, guarda un po'. Danilo aveva scritto di essere arrivato alle 10:00 in principio, ma poi lo aveva corretto, scrivendoci sopra che era arrivato alle 9:00. I detective, quindi, capiscono che Restivo aveva corretto l'orario per procurarsi l'alibi, per far sembrare che fosse arrivato lì alle 9:00 del mattino, ovvero alla stessa ora del delitto, ma in realtà non era così.
[18:00]E per quanto riguarda il biglietto dell'autobus che possedeva, quello non provava granché, perché avrebbe potuto comprare il biglietto, salire sull'autobus, timbrarlo e poi scendere subito dopo o alla fermata dopo. A questo punto le autorità mettono sotto sorveglianza Restivo 24 ore su 24 e consegnano anche una lettera a sua moglie Fiamma, informandola del fatto che l'uomo fosse potenzialmente pericoloso. Ma lei continua a stargli accanto, così come anche la sua famiglia in Italia, che sembra continuare a credere al fatto che lui non abbia mai fatto del male a nessuno, o comunque, diciamo, che si costringono a credergli. Danilo sostiene che sia tutto un grande complotto contro di lui, per qualche motivo, non si sa bene quale, sia la polizia italiana sia quella inglese voleva incastrarlo. Comunque, Danilo si comporta come se nulla fosse, nonostante tutto. Niente sembra turbarlo, infatti, nel maggio del 2004, quindi due anni dopo il delitto di Heather, inizia a comportarsi in modo ambiguo, come se fosse pronto ad uccidere ancora. La polizia, come già detto, lo tiene sotto sorveglianza 24 ore su 24 e quel giorno, il 12 maggio, notano che ad un certo punto si era recato in un campo. Un parco naturalistico in cui c'è solo vegetazione, boscaglia e un sentiero. Lui, Restivo, se ne sta lì in piedi, si guarda intorno, senza far nulla, e osserva soprattutto le donne che passano. Una cosa particolarmente strana, però, è che in una calda giornata di maggio come quella, lui indossa un cappotto e dei guanti, addirittura. Mentre i detective lo tengono d'occhio, ad un certo punto, inizia palesemente a seguire una donna. La segue per un po', ma poi smette di farlo, torna indietro alla sua macchina, apre il bagagliaio e tira fuori un cambio di vestiti e si cambia. Ma la cosa inquietante è che i vestiti che indossa sono identici a quelli che aveva già indosso prima, cioè, sono due cambi di vestiti praticamente uguali. Gli agenti, allora, hanno una brutta sensazione e lo fermano, convinti che si stesse preparando per un altro omicidio. Gli chiedono, quindi, con una scusa, di aprire il bagagliaio della sua auto e dentro, amici, ci trovano praticamente il kit del serial killer. Trovano un coltello, un paio di forbici e un passamontagna.
[20:48]Cioè, come te ne esci da una situazione del genere? Danilo, inspiegabilmente, ne esce. Ha una risposta pronta per tutto, una scusa per tutto. Lui si trovava nel parco per raccogliere degli insetti da dare da mangiare alla sua iguana che aveva a casa. Per questo aveva i guanti. Si era cambiato i vestiti perché i suoi genitori gli avevano insegnato che prima di andare a caccia ci si cambia, così che non si sarebbe sporcato di fango. Il passamontagna, invece, lo aveva perché soffriva di una brutta sinusite e il suo medico glielo aveva consigliato. La giacca invernale ce l'aveva perché lui aveva freddo. E infine, il coltello lo aveva trovato per terra nel parco, lo aveva raccolto perché dei bambini ci giocavano troppo vicino. E anzi, se non lo avessero fermato, lui poi sarebbe andato anche dalle autorità a consegnarlo. Cioè, che cosa gli vuoi dire? Niente. Gli anni passano e nel 2008, quindi 15 anni dopo la scomparsa di Elisa e 6 anni dopo la morte di Heather, sbuca su internet un blog. Un blog pro Restivo, che si chiama Quanti dubbi sul caso Elisa Claps.
[22:06]E in questo blog ci sono diversi utenti che, appunto, difendono Restivo e sostengono che il pover'uomo sia solo vittima di un complotto, sia da parte della famiglia di Elisa, sia da parte delle autorità. Sostengono che, addirittura, dietro la morte di Heather Barnett ci sia nient'emeno che la famiglia Claps, che avrebbe pagato un sicario per ucciderla e per metterle in mano le ciocche di capelli, così da far credere a tutti che dietro il delitto ci fosse Restivo. Ok. Gli utenti che scrivono, però, sono sempre gli stessi, infatti, amici, quando la squadra mobile verifica la provenienza degli indirizzi IP, di nuovo, indovinate da dove venivano scritti tutti quei post? Dal computer di Danilo Restivo. Ma Danilo, amici, nega tutto, perché comunque è un bugiardo patologico e dice alla sorella che lo chiama giustamente alterata, che lui non ne sa niente di questo blog. Sicuramente è gente che lo conosce, che conosce la sua storia dalla TV e lo vuole incastrare o ancora più probabile, secondo lui, è che sia la polizia italiana che scrive quelle cose. E la sorella, amici, gli crede, o comunque, ripeto, si costringe a credergli. Che poi perché mai la polizia italiana per incastrarlo avrebbe dovuto aprire un blog in cui lo difendeva? Vabbè. Nel 2008, Don Mimì, il prete della Chiesa della Santissima Trinità in cui Elisa è scomparsa, muore. E con lui muoiono anche parecchie verità. Dopo di lui, la Chiesa della Santissima Trinità viene affidata a due sacerdoti stranieri, prima a Don Noel Okamba del Congo e dopo pochissimo tempo a Don Ambroise Atakpa, originario del Togo, che però viene chiamato Don Ambrogio. Questa cosa, in realtà, è molto strana, perché, come vi spiegavo all'inizio del primo video, la Chiesa della Santissima Trinità è una chiesa molto, molto importante, quindi fare il sacerdote lì è un ruolo molto ambito. Ed è strano che, invece di preti illustri e importanti del nostro paese, siano stati messi dei sacerdoti sconosciuti e oltretutto con origini estere. Don Ambrogio, comunque, prende il posto di Don Mimì e con lui lavora anche un altro prete, Don Wagno, che gli fa da, tipo, assistente. Non so i nomi dei ruoli ecclesiastici, comunque, come se fosse il suo vice.
[24:55]Ma passeranno altri due anni prima che arrivi la svolta, la prima vera svolta nel caso Elisa Claps. Siamo al 17 marzo del 2010, quindi esattamente 17 anni da quando Elisa è scomparsa nel nulla. Quel giorno, degli operai si recano alla Chiesa della Santissima Trinità per controllare l'origine di alcune infiltrazioni. Mentre si trovano lì, si accorgono che a fianco al campanile c'è una porta che conduce ad un sottotetto. Quando aprono questa porta, si rendono subito conto di quanto quel sottotetto sia sporco, c'è un odore orribile, ma soprattutto è molto buio, quindi per farsi luce uno degli operai usa il cellulare. Quando ad un certo punto, avvicinandosi a delle travi, vede qualcosa di strano e guardando meglio, si rende conto che quello è uno scheletro. Quelli che sta vedendo davanti a sé sono resti umani. Quando la squadra mobile viene avvertita, non ha nessun dubbio. Finalmente, avevano trovato Elisa. Arrivati sul posto, hanno un'ulteriore conferma quando riconoscono gli occhiali da vista che portava Elisa e anche il top, la maglia che indossava il giorno della sua scomparsa, che era bianca e fatta ai ferri da sua mamma Filomena, l'aveva fatta apposta per lei. Inutile dirvi la reazione della famiglia Claps. La mamma Filomena e Gildo sono a dir poco sconvolti. Antonio, il papà, ha una reazione molto forte. Ha iniziato a scaraventare a terra i piatti e, addirittura, aveva perso i sensi. Tutto questo per lui è troppo. Pensate che non riuscirà neanche ad andare al funerale della figlia e sprofonderà ancora di più in quel dolore che lo aveva accompagnato per tanti anni, non ne uscirà mai più. Qualche giorno dopo, la famiglia deve anche affrontare il duro compito di identificare i resti e comunque gli esami danno la certezza definitiva. È ufficiale, quelli sono i resti di Elisa Claps. Avete capito bene, amici. Elisa Claps è scomparsa in quella chiesa e da quella chiesa non è mai uscita. È stata lì dentro per tutto il tempo. Le analisi, tra l'altro, lo confermano, il suo corpo non è mai stato spostato dal 1993. Quando è stato ritrovato il suo corpo nel sottotetto, c'erano delle grosse tegole che erano state appoggiate sulle sue gambe e un'altra tegola era stata appoggiata vicino alla sua testa, come se qualcuno avesse voluto nasconderla. Ma la cosa più strana è che sopra il corpo era stata creata un'apertura, cioè, qualcuno aveva fatto un buco, togliendo le assi di legno dal soffitto, dal dal tetto, in modo che, inutile dirlo, l'odore del corpo in decomposizione uscisse. Dall'autopsia, che, tra l'altro, va avanti per mesi, amici, emerge che Elisa era stata colpita ben 13 volte con un coltello. Le era poi stato tagliato il reggiseno e le era stata abbassata la cerniera dei pantaloni e sul cranio di Elisa, amici, c'erano ancora dei capelli, alcuni dei quali erano stati tagliati di netto. E chiaramente, amici, a questo punto stiamo tutti pensando a lui, non che ci fossero dubbi. Danilo Restivo, è lampante che sia lui il responsabile, ma, se vi ricordate, Restivo, subito dopo la scomparsa di Elisa, subito dopo, adesso possiamo dirlo, averla uccisa, era corso all'ospedale perché con lo stesso coltello che aveva usato, si era tagliato la mano.
[29:01]Quindi non poteva essere stato lui ad aver fatto quell'apertura sul soffitto che, secondo gli esperti, era stata fatta con cura, con precisione e, soprattutto, con calma. Qualcuno doveva averlo aiutato. Qualcuno, come, per esempio, Don Mimì, che da quel giorno, fino alla fine del dei suoi giorni, non aveva permesso a nessuno di entrare in quella chiesa. Chiesa che a questo punto diventa complice di Restivo. Ma c'è una cosa ancora più sconcertante, se ci pensate, come è possibile che per 17 anni nessuno sia mai andato in quel sottotetto? Nessuno. Possibile? Ma improbabile. Infatti, probabilmente non è così. Probabilmente qualcun altro tempo prima aveva già scoperto il corpo il corpo di Elisa, ma non aveva mai detto niente. Intanto, quando gli operai di cui vi ho parlato prima avevano scoperto il corpo lì nel sottotetto, avevano avvertito Don Wagno, l'assistente di Don Ambrogio che quel giorno era fuori città. Don Wagno, però, aveva reagito un po' come se niente fosse, che già non è normale, perché ti dicono che c'è un corpo nel sottotetto della tua chiesa, perlomeno tu disdici i tuoi impegni, ti mostri un po' turbato. Ma lui, no, aveva chiamato la polizia, ma era andato avanti con la sua giornata e con i suoi impegni. Subito, però, aveva detto alla polizia che lui non sapeva nulla, perché in quel sottotetto non c'era mai entrato prima. Ma tre giorni dopo, aveva cambiato versione. Aveva detto che, pensandoci bene, c'era entrato una volta qualche mese prima, insieme a due donne delle pulizie. E lì aveva effettivamente visto qualcosa, aveva visto qualcosa che sembrava un corpo. Ma, a detta sua, aveva pensato che fosse uno scherzo di qualche ragazzo, ma a marzo del 2010, quando il corpo di Elisa era stato trovato dagli operai, Don Wagno si era detto aspetta un attimo, ma allora forse quel corpo che avevo visto io era reale. Ma prima di chiamare la polizia, a quanto dice lui, aveva chiamato un vescovo superiore per comunicargli la cosa, ma, sentite bene, il vescovo al telefono, invece di capire, ho visto un cranio nel sottotetto, dice di aver capito, ho visto un ucraino nel sottotetto.
[31:40]Amici, io ve lo giuro, sembra una barzelletta di cattivo gusto, ma non lo è. Cioè, questa parte mi ha sempre lasciato un attimo allibita, ricordo quando ho scritto questa parte nel mio libro, ero solo confusa. Pensavo di aver capito male io, cioè, di aver capito anche io Ucraini per crani. Eppure ci sono diversi articoli che riportano questa cosa, quindi ho detto, boh, speravo vivamente che ascoltando il podcast di Pablo avrei capito meglio, cioè, o avrei capito di aver capito male io. Invece no, amici, la situazione è demenziale esattamente così come sembra. C'è un cranio nel sottotetto. Cosa? C'è un ucraino nel sottotetto? Ah, fico. Ma poi, dopo qualche giorno, questo è sempre quello che racconta Don Wagno, lui e questo vescovo avevano capito di non essersi capiti e, quindi, Wagno era, appunto, andato alla polizia e aveva, appunto, cambiato versione, dicendo di esserci, appunto, già stato nel sottotetto, insieme a quelle due donne delle pulizie. Ma le due donne delle pulizie negano, dicono di non esserci mai state prima in quel sottotetto.
[33:43]Ma gli inquirenti, però, sembrano considerare più attendibile il sacerdote rispetto alle donne, infatti, le due donne verranno accusate di false dichiarazioni e condannate a 8 mesi di reclusione. Ma amici, non è finita qui, perché si pensa che il corpo di Elisa sia stato trovato anche un'altra volta nel 1997. Nel 97, infatti, a seguito di un terremoto, erano stati fatti parecchi lavori di ristrutturazione nella chiesa e pare che almeno una ventina di persone siano entrati in quel sottotetto, in cui Elisa, vi ricordo, è sempre stata dal 93, perché il corpo non è mai stato spostato. Quindi, come è possibile che nessuno abbia visto il corpo di Elisa? Non lo è. Si pensa, infatti, che qualcuno lo abbia visto e abbia avvertito il parroco che al tempo, nel 97, era ancora Don Mimì e si pensa che Don Mimì non abbia fatto nulla, tendenzialmente perché sapeva già che ci fosse il corpo di Elisa nel sottotetto.
[34:49]Anzi, proprio perché lo sapeva già, quando sono venuti gli operai, probabilmente aveva fatto in modo o che non vedessero il corpo, in qualche modo, non lo so, magari coprendolo, nascondendolo o che non parlassero. C'è stata, infatti, un'indagine per favoreggiamento nei confronti degli operai, che però è andata in archiviazione. Ora, amici, torniamo al presente, cioè, al presente nella storia. È il 2010 e il corpo di Elisa è stato trovato. E non ci sono più molti dubbi su Restivo, infatti, in Inghilterra si riaprono le indagini sul delitto di Heather Barnett, perché alla fine era tutto collegato. Di conseguenza, le autorità italiane e quelle inglesi iniziano a collaborare tra loro e a metà maggio del 2010, Danilo viene arrestato dalle autorità inglesi per l'omicidio di Heather Barnett. E quasi allo stesso tempo, anche in Italia viene emanato un mandato d'arresto contro di lui, perché sulla maglia di Elisa, proprio quella cucita ai ferri da sua mamma Filomena, vengono trovate tracce del DNA di Restivo. Restivo Danilo, dopo aver dato appuntamento alla giovane Elisa Claps, nella Chiesa della Santissima Trinità di Potenza, e dopo averla incontrata con un pretesto, la induceva a seguirlo nei locali pertinenti a detta Chiesa, sino al sottotetto, dove, dopo aver tentato un approccio sessuale con la giovane, venendo rifiutato, infieriva sulla stessa, colpendola ripetutamente almeno 13 volte, anche con un'arma da punta e taglio con cui la attingeva al torace, sino a cagionarne la morte. Dopodiché, la trascinava in un angolo del sottotetto e qui, coprendola di materiale vario, tra cui delle tegole, ivi riposte e materiale di risulta, ne operava l'occultamento del cadavere. Restivo deve affrontare prima il processo per l'uccisione di Heather, che, tra l'altro, sarà uno dei processi più lunghi della storia inglese, pensate che è durato per ben un anno. E anche per questo processo, la famiglia Claps è presente, non si è mai persa un'udienza. Danilo, a questo processo, si dichiara innocente e tenta di passare come un poverino che non sa l'inglese, quindi non capisce bene, tenta di fare pena, sostanzialmente.
[37:31]Ma questo non funziona. Ma, amici, non funziona neanche col suo avvocato, perché nell'arringa finale, la sua stessa difesa, quindi il suo avvocato, dice che, onestamente, non sa che cosa dire, perché è la prima volta che gli succede di avere solo cose negative da dire a proposito del suo cliente. Aggiungendo che Danilo dice solo bugie. C'è persino, non lo so, Jeffrey Dahmer, ce l'ha avuto un avvocato disposto a difenderlo, questo dovrebbe farvi capire una cosa o due su Danilo Restivo, così la butto lì. Infatti, nel giugno del 2011, Danilo viene dichiarato colpevole e condannato a 40 anni di carcere. Dopo 5 mesi, inizia il processo italiano a Salerno per l'uccisione di Elisa Claps e persino qui, amici, persino a questo processo, Restivo ha il coraggio di dichiararsi innocente. E non solo di dichiararsi innocente, ma, addirittura, legge una lettera in tribunale dedicata alla mamma di Elisa, Filomena, che, ovviamente, era lì davanti a lui, tra l'altro, con una gigantografia di Elisa grande quanto una casa. E in questa lettera lui dice, mi dispiace per la morte di vostra figlia, ma non l'ho uccisa io, non so chi sia stato, ma non sono stato io. E, addirittura, amici, nella lettera parla al fantomatico colpevole, dicendo, parlo alla tua anima e ai tuoi sensi di colpa, ti chiedo di costituirti. La sentenza è semplice e chiara. Colpevole, 30 anni. E sì, 30 anni e non l'ergastolo. Questo perché alcuni dei reati, come la violenza sessuale e l'occultamento di cadavere, nel frattempo erano caduti in prescrizione. Però, amici, questi 30 anni si vanno a sommare ai 40 inglesi, quindi il nostro Danilo Restivo non uscirà mai più di galera. E, tra l'altro, a questi processi non si è mai presentata la sua famiglia. La famiglia di Danilo non era presente, lui più volte chiederà della sua famiglia, di suo padre, di sua sorella, ma loro non non si sono mai presentati. La Chiesa della Santissima Trinità è stata chiusa per molti anni, ma poi ad un certo punto è stata riaperta dopo 13 anni, tra l'altro, pochissimo tempo fa, il 24 agosto.
[40:12]La famiglia Claps, chiaramente, ha chiesto perlomeno, se proprio, proprio dovevano per forza riaprirla, di dedicare qualcosa a Elisa, come, per esempio, di non celebrare la messa né nessuna funzione all'ora in cui Elisa era morta lì dentro, quindi dalle 11:00 all'1:00. O, ancora meglio, e questo sarebbe stato davvero stupendo, di trasformare direttamente la chiesa in un centro antiviolenza o in un museo. Volevano che, oltretutto, la Chiesa si scusasse con loro, che mi sembra, veramente, il minimo, e, invece, amici, nulla di tutto ciò è avvenuto.
[41:05]Ah, e tra l'altro, dedicato ad Elisa non c'è niente nella chiesa, ma per Don Mimì, ovviamente, sì, c'è una bella targa in memoria di quest'uomo che, presumibilmente, ripeto, presumibilmente, ha aiutato un killer a nascondere il corpo di una ragazzina innocente per tutti quegli anni. Ma la storia, amici, purtroppo, non finisce qui. Elisa e Heather hanno avuto in qualche modo, diciamo così, giustizia, ma si pensa che Danilo Restivo abbia ucciso altre donne e che esattamente come stava per succedere nel caso di Elisa e di Heather, non sia mai stato beccato. Vi ricordate la ciocca di capelli sconosciuta nelle mani di Heather? Le autorità sono sempre state convinte che appartenesse ad un'ennesima vittima di Restivo mai identificata. E a proposito di questo, una delle possibili, o probabili vittime di Restivo è Oki. Jong Ok Shin, chiamata da tutti, appunto, Oki, è una ragazza coreana di 26 anni che all'inizio del 2002 si era trasferita in Inghilterra per studiare. Il 12 luglio di quell'anno, era uscita con alcuni suoi amici. Era sera tardi e ad un certo punto, mentre Oki si stava dirigendo da sola verso casa sua, era stata aggredita e pugnalata in mezzo alla strada. Oki aveva urlato così forte da spaventare la persona che l'aveva aggredita, facendola scappare via. Oki era sopravvissuta fino all'arrivo in ospedale, ma, purtroppo, era morta qualche ora dopo a causa delle ferite riportate. Prima di morire, però, era riuscita a dire che il suo aggressore indossava un passamontagna. Allora, non dice proprio passamontagna, che in inglese si dice balaclava. Dice, invece, he was wearing a mask, indossava una maschera. Ma tenete conto che Oki non parlava bene inglese, si trovava lì proprio per studiarlo e balaclava non è una parola comune, no? Cioè, non sembra neanche una parola inglese, quindi è possibile che volesse dire che indossava un passamontagna, ma che il modo più semplice di esprimerlo sia stato indossava una maschera, cioè, nel senso, aveva il viso coperto. E vi ricordate che cosa aveva Danilo Restivo nel bagagliaio della sua auto, quando la polizia l'aveva fermato al parco perché sembrava volesse aggredire qualcuno? Un passamontagna, un coltello e delle forbici. Oki era stata pugnalata e, come se non bastasse, accanto a dove era stata aggredita, sul marciapiede, era stata trovata una ciocca di capelli tagliata. Ah, e come se tutto ciò non bastasse, l'aggressione è avvenuta a sole tre strade da casa di Restivo. Purtroppo, però, per la morte di Oki verrà arrestato un altro uomo, di nome Omar Benguit, un tossicodipendente incastrato dalla testimonianza, comunque, piena di lacune ed errori della sua fidanzata. Ma sono davvero in molti ad essere convinti che la testimonianza di questa donna sia stata tutta una messa in scena per incastrare l'uomo. Sono, davvero, tanti gli elementi che lo suggeriscono, ma, nonostante questo, Omar si trova in prigione con una condanna all'ergastolo per l'uccisione di Oki. Ultimo, ma non meno inquietante elemento di questo caso, è qualcosa di ricorrente. Non so se ve ne siete accorti, ma c'è un numero che continua a tornare in questa storia. Il numero 12. Elisa Claps è stata uccisa il 12 di settembre. Heather Barnett è stata uccisa il 12 di novembre. Oki è stata uccisa il 12 di luglio. E vi ricordate che giorno era quando Restivo è stato fermato dalla polizia al parco col kit da serial killer pronto a colpire? Era il 12 maggio. Possibile che il numero 12 sia per qualche motivo, un'altra delle fissazioni di Restivo? E se è così, perché? Purtroppo, amici, queste sono tutte le informazioni che avevo sulla storia di oggi. Non vi chiedo di farmi sapere se la conoscevate già, perché sicuramente la risposta è sì, quindi io non aggiungo altro, a parte che, come sempre, io vi ringrazio per aver passato il vostro tempo con me anche oggi e ci rivediamo al prossimo video.



