[0:00]In questa riflessione vedremo i pericoli della vita spirituale. Perché lo Spirito Santo deve riempire il nostro cuore? Come riconoscere la voce dello Spirito, come riconoscere le voci ingannevoli, quali sono gli strumenti del discernimento spirituale, come coltivare la sensibilità spirituale. E quindi merita di essere ascoltato per intero. Come riconoscere la voce dello Spirito Santo. Quando un demonio, uno spirito immondo viene cacciato dall'uomo, si aggira per luoghi deserti in cerca di riposo e non trovandone, dice: ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima. E questi amici miei sono parole dette da Gesù, e le troviamo scritte nel Vangelo. C'è un pericolo nascosto nella nostra vita spirituale che molti di noi non riconosciamo. Il pericolo di il cuore pulito, ma vuoto. È un vero pericolo. E penso che questa sia una chiave di lettura che può aiutarci a capire anche alcuni scandali che sono accaduti quando persone religiose hanno commesso dei crimini bruttissimi e uno si domanda: Com'è possibile una cosa del genere? E ci saranno tante ragioni. Ma forse una ragione è proprio questa, perché hanno provato a liberarsi dal male e forse ci sono riusciti per un po'. Ma dentro di sé hanno lasciato un vuoto che è diventato come una ferita aperta, che invece di essere riempita da Dio e dal suo amore, è stata occupata da germi di male, dal potere, dall'orgoglio e da altri vizi. E così quel vuoto si è trasformato in un abisso e li ha portati alla rovina. E io mi scuso per aver richiamato alla mente questi brutti esempi, ma era necessario perché davvero è un grande pericolo affrontare il cammino spirituale senza comprendere i rischi. Gesù ci rivela una legge fondamentale del mondo spirituale. Quando scacciamo il male dalla nostra vita, subito il nostro cuore comincia a rifiorire. Ritroviamo la gioia, la forza, la nostra interiorità davvero diventa come un paradiso di pace. Ma se lo lasciamo vuoto, diventa un invito per forze ancora più distruttive. Non è sufficiente dire no al peccato, dobbiamo dire sì allo Spirito Santo. Ma come possiamo lasciarci invadere dallo Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel battesimo? Sì, perché noi abbiamo già lo Spirito Santo dentro di noi. Dio ce lo ha donato. E noi facciamo bene a invocare la sua presenza, ma non perché sia assente, ma perché noi siamo sordi alla sua voce, perché non ci lasciamo guidare da lui, perché non gli permettiamo di parlare al nostro cuore. Ma qui sorge una domanda fondamentale, una domanda che forse ti stai ponendo proprio in questo momento. Come faccio a sapere se è davvero la voce dello Spirito? Questa non è una domanda da poco, è forse una delle domande più importanti della vita spirituale. Perché vedete, nel nostro cuore parlano molte voci. C'è la voce dei nostri desideri, la voce delle nostre paure, la voce dell'orgoglio che si maschera da spiritualità. E sì, c'è anche la voce dello Spirito Santo. Come distinguerle? Come essere sicuri di non confondere i nostri pensieri con la guida di Dio? Come evitare di chiamare ispirazione divina quello che in realtà è solo il nostro ego che cerca di giustificarci. Allora, come fare? Lo Spirito Santo ha delle caratteristiche precise, dei segni distintivi, che possiamo imparare a riconoscere. E questo è quello che cerchiamo di capire insieme. Pronti? Allora, cominciamo cercando di riconoscere le caratteristiche della voce dello Spirito Santo. Naturalmente, lo facciamo mettendo la Sacra Scrittura come fondamento di questa riflessione. Innanzitutto il Vangelo. Ci dice che lo Spirito è una voce che porta pace autentica. Ed è Gesù stesso che dice ai suoi discepoli: vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Quando lo Spirito Santo parla al nostro cuore, la prima cosa che sperimentiamo è una pace profonda, diversa da tutto quello che il mondo può offrire. Ma attenzione. Non sto parlando di quella tranquillità superficiale che sentiamo quando tutto va bene nella vita. Quella è la pace del mondo, fragile e passeggera, perché dipende dalle circostanze esterne. La pace dello Spirito Santo è qualcosa di completamente diverso, è quella pace che San Paolo descrive come: la pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza. È una pace che può esistere anche nel mezzo della tempesta, anche quando tutto intorno a noi sembra crollare. E ti porto l'esempio concreto, della vita di una donna di cui forse hai sentito parlare, Chiara Corbella. Durante i giorni più difficili della malattia, quando il futuro era incerto, Chiara ha guardato suo papà e con una serenità che non era umana gli ha detto: mi affido a Dio. So che qualunque cosa mi accada sarà per il vero bene mio e delle persone che amo. Quelle parole non sono state semplicemente coraggio umano, ma il segno evidente di una presenza più grande: lo Spirito Santo che Gesù chiama Consolatore, riempiva il cuore di Chiara, di pace e di fiducia. E quella pace si trasmetteva a chi le stava accanto. Il dolore non spariva ma diventava abitato da una luce nuova. Così lo Spirito agisce, non elimina la croce, ma dona la forza di viverla con amore e trasforma anche la sofferenza in un luogo di consolazione. Chiara con la sua fede semplice e profonda, ne è un esempio concreto. Il suo cuore, abitato dallo Spirito, ha consolato chi avrebbe dovuto consolare lei. Ecco, quindi che il primo segno distintivo dello Spirito Santo, quando lui parla dentro di noi, si fa pace. Non la pace di chi fugge dai problemi, ma la pace di chi sa di essere nelle mani di Dio. Una seconda caratteristica dello Spirito è che la sua voce porta alla santità. E difatti si chiama Spirito Santo, non solo perché è santo lui, ma perché è santificatore, perché rende santo chi lo accoglie. Questa, infatti, è la volontà di Dio: la vostra santificazione.
[7:29]La voce dello Spirito Santo ci guida sempre verso la santità, mai verso compromessi morali, mai verso l'egoismo mascherato da spiritualità. Questo è un criterio di discernimento incredibilmente potente. Quando nel nostro cuore sorge un pensiero, un'ispirazione, una spinta interiore, dobbiamo chiederci: dove mi sta portando? Verso la purezza o verso l'impurità? Verso l'amore autentico o verso l'egoismo? Verso l'umiltà o verso l'egoismo? Lo Spirito Santo è lo spirito di Gesù. E Gesù è santo. Impossibile che lo Spirito ci suggerisca qualche cosa che ci allontani da Gesù. Ma qui dobbiamo stare attenti a una trappola sottile: spesso confondiamo quello che vogliamo sentirci dire con quello che lo Spirito Santo realmente dice. Il nostro cuore è molto abile nel giustificare i nostri desideri, nel farci credere che quello che vogliamo sia anche quello che Dio vuole. Ecco la terza caratteristica fondamentale dello Spirito. Non attira mai l'attenzione su se stesso, ma sempre su Gesù. È come un riflettore che illumina Cristo, non se stesso. Come Gesù ci ha detto, infatti: egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Questa è una chiave di discernimento straordinaria. Quando nella nostra vita spirituale l'attenzione si sposta su di noi, sui nostri doni spirituali, sulle nostre esperienze mistiche, sulla nostra speciale relazione con Dio, allora c'è qualcosa che non va. Lo Spirito Santo non lavora mai per farci sentire speciali o più spirituali degli altri. Ho visto tante volte cristiani sinceri cadere in questa trappola: ricevono dei doni spirituali, magari la capacità di pregare con particolare intensità o di avere visioni o di profetizzare e piano piano l'attenzione si sposta dai doni al ricevitore dei doni. Cominciano a sentirsi importanti, a pensare di avere un accesso privilegiato a Dio, a guardare dall'alto in basso gli altri credenti meno dotati, meno spirituali. Ma questo è l'opposto di come lavora lo Spirito Santo. Lui è come Giovanni Battista che diceva: Lui deve crescere, io invece diminuire.
[9:59]Ogni vera ispirazione spirituale, ogni autentico dono dello Spirito, ci rende più piccoli ai nostri occhi e fa apparire Gesù più grande. Pensate ai santi. Più erano ricolmi dello Spirito Santo, più si vedevano piccoli e peccatori. Santa Teresa d'Avila, che di queste cose se ne intendeva, diceva che la preghiera contemplativa è uno sguardo semplice su Dio. Non complicata, non necessariamente emotiva, ma vera. E imparare a guardare Dio con gli occhi del cuore e lasciare che lui guardi noi. E in questo sguardo reciproco, in questo silenzio abitato dall'amore, lo Spirito Santo trova lo spazio per parlarci, per guidarci, per consolarci. Ma c'è un secondo aspetto, altrettanto importante per coltivare la sensibilità allo Spirito Santo. Gesù stesso ce lo ha insegnato con una parabola molto pratica. Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto, chi è disonesto nel poco è disonesto anche nel molto. Questo principio è cruciale per la vita spirituale. Non possiamo pretendere di riconoscere la voce di Dio nelle grandi decisioni della vita se non abbiamo imparato a riconoscerla e a seguirla nelle piccole cose quotidiane.
[11:36]Lo Spirito Santo parla sempre, anche quando non ce ne accorgiamo. Ci suggerisce di chiamare quella persona che non sentiamo da tanto tempo, di aiutare quel collega che è in difficoltà, di chiedere scusa per quella parola sbagliata, di fare un gesto di gentilezza apparentemente inutile, di dedicarci alla preghiera,
[12:08]10 minuti in più magari quella mattina e tu se ascolti quella voce, ti metti a pregare.
[12:25]Sono ispirazioni piccole, quasi insignificanti, spesso le lasciamo passare, pensando che non siano importanti. Lo farò la prossima volta, diciamo, o non è il caso di disturbare, o non ho tempo adesso. Ma queste piccole disobbedienze apparentemente innocue mettono a tacere la nostra sensibilità spirituale, la soffocano. Ogni volta che riconosciamo un'ispirazione dello Spirito e la seguiamo, diventiamo più capaci di riconoscerla la volta successiva. È un allenamento spirituale. Se segui una voce interiore che ti spinge a fare una cosa buona, questo semplice gesto è capace di trasformare la tua giornata. E se lo fai in modo abitudinario, questo trasformerà la tua vita. Perché ci sono piccoli gesti di bene di cui non vedrai le conseguenze, come quando aiuti una persona che poi non la vedrai mai più. Ma ce ne sono altri che aprono a nuove amicizie, a nuove immense opportunità di fare il bene. Ecco perché è così importante non trascurare le piccole ispirazioni quotidiane. Quello sguardo di compassione per la persona che incontriamo per strada, quella parola di incoraggiamento che potremmo dire a un familiare. Quel momento di preghiera in più che sentiamo di voler fare, quella piccola rinuncia che ci viene chiesta per fare spazio agli altri. Sono tutte palestre dello spirito, occasioni per allenarci nell'ascolto e nell'obbedienza. E più ci alleniamo, più diventiamo sensibili alla voce sottile ma sicura dello Spirito Santo. E ora concludiamo tornando al punto di partenza: il pericolo di avere un cuore vuoto senza Spirito e per questo sempre vulnerabile alle tentazioni del male. Ora però, abbiamo alcuni strumenti per reagire. Abbiamo imparato a riconoscere la voce dello Spirito, che porta pace autentica, che conduce sempre verso la santità, non attira l'attenzione su di sé, ma sempre su Gesù. Abbiamo imparato a distinguerla dalle voci ingannevoli, l'orgoglio spirituale che ci gonfia, la paura travestita da prudenza che ci paralizza e i desideri della carne che si mascherano da ispirazioni divine. Abbiamo scoperto gli strumenti del discernimento: la parola di Dio, che è la nostra bussola sicura, il tempo di preghiera che purifica le motivazioni, il consiglio di guide spirituali mature che ci aiutano a vedere quello che da soli non riusciremmo a vedere. E infine, abbiamo visto come coltivare la sensibilità allo Spirito attraverso il silenzio che crea spazio all'ascolto e l'obbedienza delle piccole cose che allena il cuore alla fedeltà.
[15:38]Ma tutto questo ha un unico scopo: permettere allo Spirito Santo di riempire il nostro cuore. Non si tratta di diventare super cristiani o mistici straordinari, si tratta semplicemente di diventare quello che già siamo per grazia: figli di Dio, templi dello Spirito Santo, testimoni dell'amore di Cristo nel mondo. Il mondo ha bisogno di cuori così, non vuoti, non pieni di sé, ma pieni di Dio, cuori che sanno ascoltare la sua voce e seguire la sua guida e cooperare con la sua grazia. Mi scuso perché questa riflessione è stata particolarmente densa e impegnativa, ma credo che se avrai la pazienza di riascoltarla e di interiorizzarla, possa esserti di grande aiuto e rafforzare la tua fede. E se ti è stata utile, condividila con chi potrebbe averne bisogno. E nei commenti scrivi la tua esperienza di ascolto dello Spirito Santo. Ciao ciao e abbi cura di te.



