Thumbnail for La prima Rivoluzione industriale by scrip

La prima Rivoluzione industriale

scrip

53m 52s8,245 words~42 min read
Auto-Generated

[0:00]A partire all'incirca dagli anni '60 del '700, la Gran Bretagna fu protagonista di un cambiamento epocale per quanto riguarda la sua economia, per quanto riguarda la sua produzione, un cambiamento epocale che va spesso sotto il nome di rivoluzione industriale. Perché nel giro di pochi decenni, effettivamente, in Inghilterra si inventò qualcosa di nuovo, qualcosa che non si era ancora visto e che presto si sarebbe espanso nel resto d'Europa e poi nel resto del mondo. Si inventò l'industria, l'industria moderna, in seguito a vari fattori, a varie invenzioni, a varie innovazioni, e questo comportò ovviamente dei progressi in certi ambiti, però anche delle drammatiche esperienze, dei regressi in altri settori. Oggi cercheremo di spiegare quali sono questi progressi, quali sono questi regressi, e perché venne alla luce questa importante rivoluzione. Andiamo a cominciare.

[1:15]Un po' di caffè, come sempre. Mettiamolo, mettiamolo qua. Eh, Batman non c'è, però c'è Topolino, come avevo già detto in uno degli ultimi video, purtroppo Batman si è perso e abbiamo un Topolino un po' più puccioso. Un po' più tenerone, insomma, rispetto al cavaliere oscuro, non è proprio la stessa cosa, ma insomma, eh ci fa sempre compagnia, ci fa sempre la mascotte. Io mi chiamo Ermanno Ferretti, se siete qui da tanto tempo, mi conoscete già ampiamente, se siete miei studenti mi conoscete altrettanto ampiamente. E se però siete qui per la prima volta, eh io sono un professore di storia e filosofia che usa questo canale per preparare delle video spiegazioni, appunto di storia, di filosofia, anche di educazione civica, anche di argomenti affini e le pubblica qui su questo canale. Spesso, ve lo dico già da subito, spiegazioni relativamente lunghe, anche questa sicuramente sarà nella media dei tre quarti d'ora un'ora, lo dico prima ancora di andare a vedere quanto durerà, però me lo immagino. Ecco, in genere siamo lì, verso l'ora di durata, però se se avete bisogno di studiare, se avete voglia di studiare, di approfondire certi argomenti, preferisco così, piuttosto che quelle sintesi da 10 minuti che non si capisce niente e che non rimane niente. Il tema di oggi è un tema storico, perché parliamo appunto della prima rivoluzione industriale, la possiamo anche chiamarla semplicemente la rivoluzione industriale. Ce ne sono state tante altre dopo, effettivamente c'è stata una seconda rivoluzione industriale a fine '800, c'è stata anche una terza rivoluzione industriale nel corso del '900, verso la fine del '900, forse addirittura si parla a volte di una quarta rivoluzione industriale. Lo diranno i posteri se c'è stato oppure no, però intanto vediamo la prima che comunque segnò un grandissimo cambiamento, segnò una grandissima novità. Come vi dicevo in premessa, tutto cominciò nella seconda metà del '700, non c'è un anno preciso, non c'è una data precisa, d'altronde è logico che non ci sia, perché non è una rivoluzione politica in cui un giorno ci si sveglia e si va ad attaccare la Bastiglia. È una rivoluzione economica, una rivoluzione produttiva, è chiaro che è fatta di piccoli cambiamenti graduali che magari accelerano appunto nella seconda metà del '700 e però non si può dire è iniziata qui, è finita qui, non si può delineare così chiaramente un inizio di questa rivoluzione industriale. Diciamo la seconda metà del '700, in particolare si ritiene che siano gli anni '60 del '700, il decennio in cui davvero le cose iniziano a smuovere. E da lì in poi in nel Regno Unito, in Gran Bretagna, si nota un progresso costante nella produzione industriale, nel benessere, nel PIL, possiamo chiamarlo così, a un tasso di crescita che è attorno all'1 e mezzo% ogni anno, che non è tantissimo in realtà, eh, badate bene.

[4:01]Quando vedremo i boom economici del '900, vedremo che il tasso di crescita è anche ben più alto dell'1 e mezzo%. Però la caratteristica importante di questo di questo tasso di crescita settecentesco è che è costante, cioè per molti anni, davvero, per vari decenni, l'Inghilterra continua a crescere ogni anno dell'1, del 2, dell'1, del 2% e così via. Segno che è una crescita costante, duratura e che nel giro di 20-30 anni le cose cambieranno in maniera molto molto radicale, infatti è una rivoluzione industriale che dura tutta la seconda metà del '700 e ci presenterà un'Inghilterra all'inizio dell'800 profondamente mutata. È un cambiamento, questo, della rivoluzione industriale che si dipana in varie direttrici, bisogna dire, non si può solo menzionare un'unica cosa, un unico elemento, ce ne sono tanti e adesso andando avanti ne vedremo alcuni. Però, direi che alcune cose risaltano più di altre. Ad esempio, sicuramente c'è un grandissimo peso legato alle invenzioni, alla tecnologia che fa passi da gigante nel giro di pochi anni. Il simbolo, lo vedremo, sarà la macchina a vapore, eh che un po' racchiude tutta una serie di altre innovazioni, in realtà, che vennero portate avanti nel corso del decennio. La macchina a vapore è una macchina che, di fatto, eh trasforma l'energia termica in energia meccanica, che trasforma il vapore in movimento, in qualche modo. E questo farà sì che si possano azionare delle macchine grazie al vapore, far funzionare delle macchine grazie al vapore, macchine che diventano sempre più elaborate, sempre migliori, sempre più efficienti e che iniziano a sostituire il lavoro dell'uomo. Se prima, fino appunto alla metà del '700, il lavoro manifatturiero era fatto proprio a mano, letteralmente, da artigiani, da contadini, da qualcuno che lavorava con le mani, certo usava degli strumenti, ma doveva essere lui a usare questi strumenti, a lavorare il telaio, ah, che so, l'incudine, eccetera, eccetera, eccetera.

[5:57]Ora il l'oper l'artigiano, diciamo, lascia il posto all'operaio, soprattutto, cioè a chi non non è tanto lui ad agire, ma piuttosto è la macchina ad agire e l'operaio fa funzionare una macchina. È un'inversione di ruoli piuttosto forte che avrà delle conseguenze, quindi da un lato c'è l'apporto l'apporto tecnologico, macchina a vapore, macchine in generale, e ne citeremo alcune. Dall'altro, l'altro elemento importante è l'espansione del mercato, perché ovviamente queste nuove fabbriche che vanno formandosi, che utilizzano le macchine invece della delle braccia solamente degli operai, inizieranno a produrre a ritmi più sostenuti di prima. Ad aumentare la produzione, a produrre più beni, più merci, e queste merci andranno poi vendute, espanse, sia in Inghilterra, sia fuori dell'Inghilterra tramite le esportazioni, e questo porterà a un'espansione, appunto, della produzione e in parallelo del mercato. Queste sono probabilmente le due innovazioni fondamentali, ripeto, la macchina e l'aumento produttivo e di commerci. Chiaramente, però, ci sono anche delle conseguenze che le vedremo andando avanti in questa lezione, ma vale la pena sottolinearle fin da subito. In primo luogo, vi dicevo, cambia la figura del lavoratore, da artigiano si trasforma in operaio e ovviamente questo provocherà un cambiamento anche nei rapporti tra le classi, perché si svilupperanno un po' alla volta nel corso dell'800 due classi che già esistevano, magari, ma, almeno una, già esisteva, ma non aveva ancora quel ruolo. La classe borghese/capitalista e la classe proletaria. I borghesi sono i proprietari, intendo l'alta borghesia, soprattutto, sono appunto i capitalisti, i proprietari delle fabbriche e delle macchine, i proletari sono i salariati, gli operai, quelli che lavorano nelle fabbriche e che però non possiedono nulla, se non la loro prole, per questo proletari, i figli, l'unica cosa che possiedono sono i figli. E chiaramente proletari e borghesi sono ben diversi da, che so, contadini e aristocratici, da artigiani e mercanti, che dominavano la scena fino a pochi decenni prima.

[8:03]E quindi, classi nuove, dinamiche nuove, problemi nuovi e lotte nuove, perché queste classi entreranno quasi subito in conflitto, in un conflitto molto forte che segnerà l'800 e buona parte anche, direi, del '900. Infine, un'ultima conseguenza importante è anche quella che riguarda le condizioni di vita, perché l'apporto della rivoluzione industriale sarà ambivalente. Sarà eterogeneo, da un lato la rivoluzione industriale migliorerà per certi versi la vita delle persone, perché il l'aumento della produzione permetterà di poter avere a prezzi più contenuti delle merci che prima, magari, non si potevano avere e che però erano indispensabili. Ad esempio, diventerà meno difficile comprarsi delle vesti, comprarsi dei vestiti, campare, da questo punto di vista le condizioni migliorano, perché il mercato aumenta, perché i prezzi si abbassano, perché la produzione aumenta. Ma dall'altro lato, bisogna sottolineare l'aspetto più gravoso di questa rivoluzione, perché non solo gli artigiani diventano operai, ma gli artigiani peggiorano notevolmente le loro condizioni di vita. Le condizioni degli operai, dei proletari, diventano misere, miserrime, soprattutto in Inghilterra, soprattutto nei grandi quartieri operai di cui parleremo a breve, e questo provocherà problemi, problemi sanitari, problemi di anche di vita, davvero, eh precaria, problemi lavorativi e, un po' alla volta, i proletari inizieranno a dire, ma forse, bisogna cercare un modo migliore, una situazione migliore, una condizione migliore di vita. E questo si inizierà a chiederlo un po' alla volta, tramite anche la lotta, ovviamente. Quindi, si apre una stagione di progressi da un lato, ma anche di regressi, come vi dicevo, in premessa, una stagione di speranze, ma anche di grandi conflitti che segnerà davvero tutto l'800, soprattutto nella seconda metà, perché questa rivoluzione poi si espande in Europa un po' alla volta, e però segnerà anche pesantemente il '900 e l'età contemporanea. Prima di tutto, però, cerchiamo di capire perché questa rivoluzione industriale si sviluppa in Inghilterra proprio in questo momento storico, perché proprio in Inghilterra e non in Francia, non in Germania, non in Italia. Diciamo che gli storici generalmente individuano alcune cause che proprio premono la Gran Bretagna, il Regno Unito, in quel momento storico e ne elencherei quattro principali. Prima causa, eh, l'Inghilterra aveva una buona disponibilità di materie prime, cioè, ad esempio, aveva materie prime in loco, che costavano poco, il carbone, ad esempio, il carbon fossile, il COKE, che diventerà uno dei simboli, sicuramente, di questa eh, prima rivoluzione industriale.

[10:41]D'altronde vi ho già citato la macchina a vapore, la macchina a vapore funziona bruciando il carbone e se c'è il carbone lì disponibile, lì vicino disponibile, a costo molto basso, chiaramente l'industria ne può trarre giovamento. Non solo il carbone in loco, ma anche altre materie prime erano disponibili vicine all'Inghilterra, perché l'Inghilterra aveva un grande, una grande rotta commerciale, anche un grande impero coloniale, da cui poteva trarre sicuramente materie prime.

[11:09]Ad esempio, userà per certi, per un certo periodo anche il cotone, il cotone che arrivava magari dalle zone dell'India, del Bengala, ma anche, ad esempio, dagli Stati Uniti che si rendono indipendenti, appunto, verso la fine degli anni '70, ma continuano a commerciare e già prima commerciavano con l'Inghilterra. Insomma, per dire come le materie prime o lì o altrove, ma erano comunque facili da procurare e piuttosto economiche, questo è un primo elemento importante. Un secondo elemento importante da considerare è il fatto che l'Inghilterra aveva vissuto proprio nel '700, la cosiddetta rivoluzione agricola, che vi segnalo, l'ho già fatto un video, ve lo segnalo in descrizione, se volete andarvelo a rivedere. Abbiamo detto che nel corso del '700, tramite una serie di riforme, si arriva alla sostanziale privatizzazione di tutte le terre coltivabili in Inghilterra, perché gli Open Fields e le Common Lands vengono convertite in terre, diciamo, di proprietà nette e chiare di un imprenditore agricolo.

[12:04]Chiaramente questo aveva avvantaggiato, appunto, gli imprenditori agricoli, aveva avvantaggiato i contadini ricchi che si erano ulteriormente arricchiti grazie alle leggi che li proteggevano. E ora questi contadini ricchi, ex contadini ricchi, si trovavano in mano un dei discreti capitali, avevano soldi, perché avevano cumulati grazie a questi progressi dell'agricoltura piuttosto importanti, avevano soldi e volevano investirli, avevano capitali da investire in qualche cosa. E bisognava trovare un modo per investire questi capitali in maniera proficua, l'industria che stavano nascendo in quel periodo divenne davvero l'obiettivo, il la principale valvola di sfogo, direi, di questi capitali. Perché chiaramente un signorotto di campagna che ha già la mentalità imprenditoriale, perché ha lavorato la terra e l'ha fatta fruttare, adesso dice, beh, sti soldi li posso usare per buttarmi su quel settore lì, che sembra promettere bene, che sembra invogliare. E quindi i capitali ci sono da investire nella fabbrica, cosa che magari altrove non era così netta, chiara, presente. Inoltre, non solo ci sono i capitali, la rivoluzione agricola ha, in un certo senso, dato anche manodopera, perché, se vi ricordate, quando si arriva alla recinzione dei campi e alla privatizzazione dei campi, questo danneggia fortemente i contadini poveri che, fino a quel momento, fino al '700, avevano vissuto, magari non con grandi ricchezze, ma se l'erano cavata anche grazie alle terre comuni, o ai campi aperti che potevano essere sfruttati anche dai contadini poveri.

[13:40]Quando questi campi aperti vengono recintati, le terre comuni vengono vendute ai proprietari, questi contadini poveri non hanno più terre dove far pascolare le poche bestie che hanno, non hanno più un modo di campare, devono lasciare la campagna e cercare un altro lavoro. Ecco, questi contadini poveri, ex contadini poveri che sono in cerca di lavoro, disoccupati, in cerca di benessere, diventeranno la manodopera per la rivoluzione industriale, perché ovviamente serve un imprenditore che ha i soldi per aprire la fabbrica, ma servono anche dei lavoratori disponibili da assumere per fargli lavorare come operai.

[14:10]Quindi questo incontro di capitali e, diciamo, manodopera sarà sicuramente un elemento importante per la per lo sviluppo dell'industria. Quindi, secondo fattore è questo, ripeto, primo fattore erano le materie prime a basso costo, secondo fattore la presenza di capitali e di forza lavoro. Terzo fattore importante da ricordare è la mentalità degli inglesi. Ne parliamo a volte in filosofia, quando parliamo dell'empirismo che si sviluppa tra il '600 e il '700. Ecco, gli inglesi avevano una mentalità in filosofia, in anche nelle scienze, molto pragmatica, molto attenta non a tanti voli pindarici, ma a alla scienza, al a ciò che i sensi ci dicono, anche all'ingegno, direi proprio, da ingegneri quasi applicato.

[15:02]La la preparazione media dell'inglese medio era discreta per i tempi e soprattutto discreta nell'ambito scientifico. Rimaneva un una cultura che premiava chi si impegnava, chi costruiva, chi inventava.

[15:31]E questo poi c'è stato Newton, poi c'è stato Locke, insomma, ce ne sono molti gli esempi che si potrebbero portare, però questo effettivamente è penetrato nella mentalità degli inglesi. E così nel '700, noi abbiamo davvero tanti inventori, ma anche inventori dilettanti che però ne capiscono di scienza, ne capiscono di tecnologia e brevettano rapidamente molte macchine, sempre migliori, sempre più adeguate, cose che in altri paesi non si riusciva a fare, perché non c'era un così diffuso senso della conoscenza scientifica e tecnica. Questo sicuramente è un terzo fattore importante da ricordare, un quarto e ultimo fattore era il fatto che in Inghilterra c'era una discreta disponibilità di energia a basso costo, mentre la manodopera costava un pochino di più. Cosa voglio dire? Voglio dire che, certo, c'era molta manodopera disponibile sul mercato, molti contadini che cercavano lavoro, però tutto sommato, questi contadini avevano anche delle discrete pretese economiche, diciamo, discrete perché molto relativo il discorso.

[16:33]Però, insomma, la manodopera non costava pochissimo, assumere un operaio non costava pochissimo al tempo. Quindi, sicuramente si potevano assumere gli operai, però qualunque imprenditore che volesse che avesse voluto assumere operai, doveva mettere in conto di spendere molto e magari poi non riusciva a guadagnarci con la fabbrica, almeno nei primi anni. E allora cosa fanno gli imprenditori? Cercano altri modi, cercano modi per poter assumere meno operai possibili, cioè, ad esempio, vogliono macchine che possono sostituirsi agli operai, ma non solo, cercano anche, appunto, fonti energetiche che possono svolgere il lavoro degli operai a un costo minore. E in Inghilterra, fonti energetiche del genere ce ne sono, perché vi ho detto, c'è il carbone che brucia e genera vapore, ma prima ancora ci sono molti fiumi. E quindi le prime fabbriche, lo vediamo adesso tra poco, nasceranno proprio vicino ai fiumi, ai lunghi corsi d'acqua, sia perché poi le merci si possono spostare lungo i fiumi, ma soprattutto perché si sfruttano i mulini, i mulini ad acqua. Quando il fiume scorre, il mulino gira e quella è energia motrice, che poi può essere utilizzata all'interno della fabbrica. Invece di far lavorare tanti uomini a produrre energia, a muovere e a ruotare, che so, delle delle leve per produrre energia motrice, facciamo fare il fiume che costa meno, anzi il fiume è gratis, bisogna solo costruire il mulino o sfruttare un mulino già esistente. Capite? Allora, tutto questo, il fatto che il lavoro degli operai costi abbastanza e invece ci siano fonti energetiche a basso costo, spinge gli imprenditori a cercare modi di sfruttare queste energie, a inventarsi macchine, a inventarsi tecnologie che permettano di sfruttare, appunto, la l'energia già disponibile in loco, piuttosto che il lavoro degli operai. E così dagli anni '60 e '70 del '700, iniziano a essere brevettate le prime macchine, ma non poche macchine, ce ne sono una caterva di brevetti che vengono rapidamente messi appunto, eh registrati da vari inventori, come vi dicevo.

[18:32]I primi soprattutto si concentrano sul ramo tessile, perché il primo settore che davvero si sviluppa velocemente e in maniera importante in Inghilterra è quello tessile, la produzione tessile, quindi si migliorano i vari telai che già esistevano, li si meccanicizza e un po' alla volta, con progressive aggiunte, le macchine intendono migliorare e ad affermarsi. In realtà il telaio meccanico, quello definitivo, si imporrà a inizio '800, addirittura attorno al 1820, perché prima convivono varie macchine diverse, più o meno efficienti, più o meno efficaci, però c'è davvero un grande lavorio, una grande ricerca, un grande tentativo di sfruttare l'energia, appunto, dei mulini in chiave produzione tessile. Ma la vera innovazione, quella almeno quella che simbolicamente segna la svolta definitiva, arriva nel 1769. Quando anche qui un inventore britannico di nome James Watt, noi di solito lo chiamiamo Watt, ma si dice quanti Watt per misurare, che so, la la corrente, eccetera. In realtà il nome presumo, suppongo, si dica Watt. James Watt. Però diciamo, Watt o come volete chiamarlo, questo Watt è l'inventore della macchina a vapore. La macchina a vapore, magari vi mostro un'immagine anche a video, è una appunto, una macchina che tramite una serie di leve, di pistoni e di ingranaggi, converte il la forza del la pressione, meglio ancora del vapore sviluppato dalla combustione del carbone e lo converte in energia motrice, in forza motrice che poi viene usata, appunto, per la macchina, eh, per muovere, per far muovere altre cose.

[20:20]Verrà usata poi applicata anche ai treni per far muovere i treni, per far muovere i macchinari, insomma, è una forza motrice, in pratica, che è importantissima. Questa innovazione non tanto, non solo, perché, per carità, il vapore è potente, produce tanta forza motrice, ma soprattutto, perché l'invenzione della macchina a vapore permette di spostarsi via dai fiumi. Fino a quel momento, nei primissimi anni, l'industria si era sviluppata, come vi dicevo, lungo i fiumi proprio per sfruttare la forza motrice del dei corsi d'acqua e quindi del mulino. Ma questo era un un vincolo anche limitante, per certi versi, perché intanto bisognava stare proprio in certe zone specifiche, ovviamente, ma poi il corso dei fiumi era soggetto alla stagionalità, cioè c'erano delle stagioni in cui il fiume era più forte, quindi anche scorreva più velocemente, quindi il mulino lavorava a ritmo più sostenuto. E stagioni, invece, in cui i fiumi erano più la la marea la portata del fiume era più bassa, in cui il fiume magari andava in secca, o comunque la potenza del fiume era molto più limitata e quindi, in quel caso, il mulino produceva molto meno, lavorava più lentamente. Ecco, questa stagionalità viene superata, appunto, con l'invenzione della macchina a vapore, perché basta avere disponibilità di carbone e in Inghilterra ce n'è tantissimo di carbone, anzi, più che in Inghilterra, in Galles, ma lì c'è molto carbone. In questo modo si può sfruttare il vapore tutto l'anno, che sia estate, inverno, primavera o autunno, non cambia nulla, si può creare una fabbrica dovunque si voglia e si può sfruttare tutto il vantaggio di una maggiore libertà consentita dalla macchina a vapore. Quando dico dovunque si voglia, vuol dire che le fabbriche un po' alla volta si sposteranno dai corsi d'acqua e dai fiumi alle città, cosa migliore per gli imprenditori, perché, vabbè, a volte le città, tra l'altro, sono in mezzo alle migliori vie di comunicazione. Ma soprattutto, perché in città si trova la manodopera, si trovano gli operai, c'è forza lavoro disponibile che aspetta di essere assunta. Se tu apri la fabbrica in città, eh allora quella manodopera ce l'hai già a disposizione per te. Se poi dovessimo trovare due simboli di questa rivoluzione industriale, i due prodotti simbolo di questa rivoluzione industriale, sicuramente potremmo dire da un lato il cotone e dall'altro il ferro. Mentre, come vedremo nella seconda rivoluzione industriale, parleremo invece dell'acciaio, della chimica e di altri elementi nuovi. Qui si parla soprattutto di cotone e ferro, sono i due settori che più di tutti si sviluppano all'inizio. Il cotone è, appunto, il simbolo del ramo tessile, che, come vi dicevo, è davvero il primo settore in cui si sviluppa prepotentemente l'industria. L'Inghilterra aveva una tradizione tessile molto antica, storica, l'abbiamo parlato anche, addirittura nel Medioevo, ma non era tanto legata al cotone, perché l'Inghilterra produceva soprattutto lana. Aveva grandi allevamenti, produceva la lana, e poi, spesso, la esportava perché fosse lavorata altrove, la esportava nelle Fiandre, dove c'erano grandi lavorazioni, grandi artigiani che lavoravano la lana, oppure veniva lavorata nelle campagne, e spesso non non era tanto lavorata dalle botteghe, ma più che altro nelle campagne dai contadini che, appunto, quando non erano impegnati con la coltivazione della terra, avevano il telaio in casa e lavoravano direttamente lì la lana, producendo dei capi che poi passavano a, eh, i piccoli imprenditori, a chiunque desse questo lavoro. Ne avevamo parlato ancora nel '600 dei capi di lana prodotti in Inghilterra, se vi ricordate, perché nel dal '600 in poi, i capi di lana inglesi iniziano a fare concorrenza alla produzione italiana, anzi, soppiantano la produzione italiana. Ma, appunto, nel '700 e a questo fine '700, la lana viene momentaneamente messa da parte e si lavora molto di più col cotone. Cotone che, appunto, gli inglesi avevano usato poco fino a quel momento, lo usavano soprattutto di importazione, cioè lo compravano già lavorato, ad esempio, appunto, in India, nel Bengala, da quelle parti lì, in Asia, ma adesso iniziano a lavorare anche in loco. Iniziano a lavorare con grande, con grande fervore. Quindi, nel giro di pochi anni, le importazioni di cotone grezzo aumentano esponenzialmente, e questo farà la fortuna, ad esempio, anche delle piantagioni americane, ma aumentano esponenzialmente anche le esportazioni di cotone lavorato e, quindi, di indumenti, di vesti lavorate lì. Queste fabbriche aprono un po' dappertutto, fabbriche tessili, e attenzione, però, gli operai che lavorano all'interno di queste fabbriche tessili sono per lo più donne e bambini. Perché? Perché le fabbriche che usano, appunto, macchine tessili, il telaio meccanico e così via, sono fabbriche che non sono particolarmente complesse, i macchinari non sono particolarmente complessi, non c'è bisogno, soprattutto, di forza bruta per farli funzionare, non c'è bisogno di muscoli. Sono macchine che lavorano abbastanza da sole, anzi, per lo più, c'è bisogno, più spesso, di mani piccole che possano entrare tra gli ingranaggi quando qualcosa si inceppa, che possano districare gli ingranaggi, riallacciare i fili, mettere a posto il telaio. Quindi mani piccole vuol dire, appunto, donne e bambini che, tra l'altro, costano molto, molto meno. Gli inventori assumono donne e bambini non perché vogliono l'emancipazione della donna, non gliene frega assolutamente niente dell'emancipazione della donna, della donna lavoratrice. Assumono le donne perché li si può pagar meno degli uomini, assumono i bambini perché li si può pagar meno degli uomini e tutto volto al risparmio, ovviamente, quindi al profitto dell'imprenditore. E donne e bambini fanno la loro prepotente entrata nel mondo del lavoro, in maniera poi, però, misera, perché sono sfruttati, ovviamente, sottopagati, e poi c'è da dire che, vi ho detto, servono mani piccole per metterle dentro agli ingranaggi, non è raro che queste mani piccole rimangano poi incastrate negli ingranaggi, e quindi, infortuni sul lavoro a iosa. Non ci sono per nulla, ancora, per il momento, leggi che tutelino il lavoratore, che tutelino la sicurezza sul posto di lavoro. Quindi, sì, cotone, sì, industria tessile, grande sviluppo, però, anche qui con luci ed ombre. Vi dicevo, l'altro elemento importante, l'altro elemento simbolico è il ferro, ma, anzi, più che il ferro, sarebbe più corretto parlare della ghisa, perché la ghisa ha davvero un decollo. Si si esporta tantissimo, si produce tantissimo, la ghisa è una lega. È una lega che deriva dal ferro più carbonio, quindi comunque un derivato del ferro, che però ha un grandissimo utilizzo.

[26:55]C'è da dire che la ghisa non è di per sé una completa innovazione di questo periodo, perché in Inghilterra già veniva prodotta, ma la ghisa che veniva prodotta precedentemente, prima di queste innovazioni di fine '700, era una ghisa davvero di scarsa qualità. Dovuta al fatto che anche il materiale ferroso inglese usato dagli inglesi era spesso impuro e veniva lavorato negli alti forni, ma non teneva le alte temperature, faceva molta fatica a tenere le alte temperature, quindi bisognava lavorarlo a temperature un po' più basse e questo ne inficiava la qualità. In questi anni, però, si arriva a un miglioramento della lavorazione, si inventano nuove tecniche e, soprattutto, si inizia a usare, appunto, il carbon fossile, anzi, un derivato del carbon fossile che è il COKE, c.o.k.e., come spesso trovate. È praticamente carbone, insomma, che viene utilizzato localmente, in Inghilterra, trovato lì, e questo permette di produrre ghisa di miglior qualità, e, soprattutto, di produrne in maggiori quantità. La ghisa diventerà uno dei simboli, perché diventerà uno degli elementi più frequentemente usati nelle fabbriche, fuori dalle fabbriche, poi nelle ferrovie, eccetera, eccetera, eccetera.

[28:00]E quindi, di nuovo, grande espansione del mercato, grande espansione della produzione, anche qui grazie, però, a importanti innovazioni tecniche. Chiaramente, gli imprenditori hanno tutti i vantaggi di varare queste questi cambiamenti, di aprire queste fabbriche, di investire lì questi soldi, perché poi gli ritornano aumentati, i profitti ci sono, anche se bisogna fare, certo, all'inizio, molti investimenti.

[28:23]Eh, e quindi, però, in generale, gli imprenditori sono molto felici di questi cambiamenti. A essere meno felici sono i lavoratori, perché la condizione del lavoratore, effettivamente, peggiora molto rapidamente, arriverà a degli estremi che poi verranno raccontati anche da dagli scrittori inglesi stessi. Pensate a Dickens, no, che avrete sicuramente letto qualcosa o sentito nominare ampiamente le sue opere, Dickens, racconterà anche gli orrori di questa di questo grande sviluppo industriale.

[28:57]Sarà uno dei primi a farlo, ma poi questi orrori si si espanderanno anche nel resto d'Europa, perché vi ho detto, donne e bambini sfruttati ampiamente, ma anche gli uomini, non è che se la cavano molto meglio. Gli uomini trovano lavoro abbastanza facilmente all'interno delle fabbriche, perché c'è grande richiesta di manodopera, c'è bisogno di operai, nonostante ci siano queste macchine che sostituiscono il lavoro di molti operai, c'è bisogno anche di qualcuno che le faccia andare, e le fabbriche iniziano a diventare così tante, così numerose, che c'è lavoro per tutti. Ma questo, in realtà, è uno svantaggio per gli operai, perché il fatto che ci sia tanto lavoro, ma che ci sia anche tanto manodopera pronta a lavorare, fa sì che il salariato non abbia un grande potere contrattuale, anzi, non ne abbia per nulla, nessuno. L'inventore assume gente, e le la paga pochissimo, e se queste persone non vogliono quella paga, vogliono un aumento, l'inventore può tranquillamente dire, vabbè, ci sono tanti altri come te fuori alla porta che aspettano un lavoro, eh il lavoro ce n'è, non mi servi tu, ciao, arrivederci, ne assumo qualcun altro. Eh, d'altronde, per i lavoratori è complicato porsi in posizione, diciamo così, di sfide, di lotte nei confronti del capitalista, del padrone, perché sono assolutamente vietate tutte le forme di aggregazione dei lavoratori. Non c'è possibilità di fondazione di sindacati, non c'è possibilità di fondazione di associazioni di soccorso reciproco, è tutto vietatissimo all'inizio. Anzi, ci sono una serie di leggi che vengono varate dal Parlamento inglese che puniscono duramente quegli operai che si riuniscono tra loro. Si riuniscono per chiedere miglioramenti delle loro condizioni, quindi per il momento la, diciamo così, l'ago della bilancia pende tutto dalla parte degli imprenditori che, ovviamente, usano questo loro questo loro potere a tutto vantaggio. La condizione dell'operaio peggiora, peggiora anche perché cambia il modo di lavorare stesso, se prima, come vi dicevo, chi lavorava nella manifattura era sostanzialmente un artigiano che poteva darsi dei tempi propri, poteva lavorare quasi in proprio. Si lavorava nelle campagne, vi dicevo, col proprio telaio, certo, se volevi guadagnare di più, producevi di più, ma ti davi i tuoi tempi, ti prendevi le tue pause, potevi gestirti da solo il lavoro. Nessuno ti controllava sul posto di lavoro, venivano semplicemente ogni tanto a ritirare quello che avevi prodotto e venivi pagato sulla base di quello che avevi prodotto. Ora, invece, il lavoratore diventa un salariato, cioè è entra nella fabbrica, è sotto un continuo e costante controllo del datore di lavoro e viene pagato pochissimo, lavora tantissimo, non può prendersi pause. Quando dico che lavora tantissimo, tenete presente che lavora davvero tantissimo. I turni di lavoro medi in questi primi decenni vanno dalle 12 alle 16 ore al giorno di lavoro. Capite che 16 ore al giorno, vuol dire che dormi e per il resto lavori continuamente, anche 12 ore al giorno sono gravose, eh pesanti da sopportare. Senza malattia, senza ferie pagate, eccetera, senza niente di niente, senza alcun diritto.

[31:59]Quindi, la condizione è davvero misera e tristissima, soldi pochissimi, quel minimo che basta a sopravvivere e nient'altro. Quindi, la condizione dell'operaio è tremenda in fabbrica, è tremenda anche fuori dalla fabbrica, perché, ovviamente, come vi dicevo all'inizio, queste fabbriche che erano nate lungo i fiumi, si spostano poi in città. E, ovviamente, in città trovano manodopera e attirano operai. Chiaramente, quando si aprono tante fabbriche in alcune città, ci sono molti disoccupati che si spostano in quella città in cerca di lavoro. Eh, la città le città rapidamente si ingrandiscono, alcuni centri, davvero, vedono decuplicare il loro numero di abitanti. Fate tenete presente che, ad esempio, Manchester, una delle città industriali più importanti d'Inghilterra, che all'inizio della rivoluzione contava circa 20.000 abitanti, c'era un paesotto sostanzialmente, nel giro di 60, 70 anni, passa da, appunto, da 20.000 a 120.000 abitanti. Cioè, diventa una città piuttosto grande, insomma, per l'epoca, piuttosto grande.

[33:00]Però, questo sviluppo così repentino, così veloce, nel giro di pochi decenni, fa sì che, chiaramente, non si possa costruire una città a regola d'arte. Quando, se vivete in certe città, dove magari c'è un quartiere che si sviluppa rapidamente, sapete che, quando questi quartieri crescono velocemente, crescono un po' come dei quartieri dormitorio, in un certo senso, perché non si fa in tempo a costruire, che so, piazze, perché la perché sono fuori dal centro storico, non si riesce a costruire vie di comunicazione adeguate, a volte neppure impianti fognari adeguati. Eh, centri, che so, parchi, farmacie, locali, all'inizio non si riescono a costruire, sono solo grandi caseggiati, grandi palazzi, oggi, voglio dire, con molti, molti appartamenti. Ecco, a fine '700, inizio '800, avviene qualcosa del genere anche nelle città inglesi, cioè nascono i cosiddetti quartieri operai. Quartieri che nascono nella periferia della città, vicino alle fabbriche, quartieri che sono, non ancora i grandi condomini a cui siamo abituati oggi, però, tante casette, sapete, le casette dei quartieri operai inglesi, magari se vi metto qualche foto anche da mostrarvi, tutto uguale, in mattoni, tutte piccoline, tutte attaccate l'una all'altra, affastellate l'una sull'altra, con condizioni igieniche molto precarie, perché vi dicevo, magari non c'è nessuna rete fognaria, non ci sono, non c'è l'acqua, non c'è, non ci sono le fogne, e quindi, si vive vicini, si vive in stretto, tante persone, è chiaro che proliferano poi anche le malattie, i problemi sanitari e le scomodità, in ogni caso. Quindi, la condizione dell'operaio è tremenda in fabbrica, è tremenda anche a casa. Però, c'è da dire anche una cosa, questi quartieri operai che si sviluppano così rapidamente, che crescono in maniera disordinata, poi faranno sì che gli operai inizieranno a incontrarsi tra loro, anche al di fuori della fabbrica, a a parlarsi tra loro, a a trovare delle basi comuni per organizzarsi. Certo, è tutto vietato, per il momento, però un po' alla volta gli operai inizieranno a ottenere qualcosa, a ottenere le prime forme di associazione e, soprattutto, grazie a questo costante lavorio insieme, al confronto reciproco della loro condizione. Ovviamente, questa situazione è abbastanza intollerabile, ma, paradossalmente, non sono gli operai primi a protestare, o meglio, paradossalmente, fino a un certo punto, perché, come vi dicevo, le leggi contro di loro erano piuttosto dure. I primi a protestare non sono, quindi, gli operai, le prime proteste contro le fabbriche arrivano dagli artigiani, da quelli che, in un certo senso, si stanno vedendo scippare il lavoro da sotto le mani. Dovete pensare che questi artigiani, magari, producevano tessuti, e, magari, ne producevano un certo quantitativo all'anno, ovviamente.

[35:47]Ora, si trovano sul mercato la concorrenza di una fabbrica che produce in un giorno, o in una settimana, tanti quanti tessuti l'artigiano produceva in un anno, e li produce a un prezzo più basso. Eh, è una concorrenza sleale, da un certo punto di vista, per l'artigiano, perché dice, ma io non posso competere con questi che aprono con le macchine, un sacco di operai, io mi stanno rubando il lavoro, sostanzialmente, mi stanno rubando i clienti, mi stanno affamando, e questo lo pensa l'artigiano che produce vesti, lo pensa il fabbro, lo pensa l'artigiano che produce mezzi agricoli, insomma, lo pensano tutti gli artigiani. E quindi, i primi, le prime proteste contro le fabbriche, arrivano proprio dagli artigiani, che danno vita ad alcune manifestazioni violente, anzi, e, dichiarate quasi subito illegali, che vanno sotto il nome di luddismo.

[36:44]Cosa è sta parola, luddismo, che si usa, in parte, ancora oggi, eh? Se leggete qualche saggio, qualche articolo, minimo di livello, la trovate questa parola parlando delle fabbriche, dell'industria. La parola luddismo deriva da un personaggio che non si sa se sia realmente esistito, una figura un po' leggendaria, forse è esistito, forse no, che, secondo, appunto, questa leggenda, nel 1779 si era ribellato contro questa fabbrica, distruggendo un telaio meccanico.

[37:17]Aveva proprio distrutto la macchina. Allora, da lì in poi, i luddisti sono quelli che odiano le macchine, che sono eh eh invidiosi anche delle macchine, perché ritengono che le macchine stiano rubando la loro vita, stiano rubando loro i soldi, il lavoro, la possibilità di prosperare, di vivere degnamente. E si scagliano contro le macchine, distruggendole, infatti, questi artigiani, questi luddisti, attaccano le fabbriche, non con lo scopo di rubar soldi o cose del genere, ma proprio di distruggere le macchine, distruggere i macchinari, perché vedono proprio nella macchina il rivale, la il concorrente sleale che produce di più in meno tempo e con meno costi, un rivale a cui non si può tener testa e, quindi, va eliminato. Questo luddismo si diffonde abbastanza, chiaramente, il luddista agiva di notte, di nascosto, perché per non farsi trovare, per non farsi beccare. Ma la il Parlamento inglese inizierà rapidamente a varare leggi sempre più dure contro questi luddisti e contro ogni forma di protesta. In particolare, all'inizio dell'800, arrivano una serie di riforme, dal 1812 in poi, in particolare, che eh diciamo, peggiorano le pene, le pene, rendono ancora più gravi le pene, per chi protesta contro le aziende, per chi si riunisce in sindacati, ma anche per chi fa atti di luddismo. Si arriva, addirittura, alla pena di morte per atti di luddismo.

[38:43]È chiaro che sono pene che a noi sembrano esagerate, in fondo, pena di morte per uno che distrugge una macchina, sarà meglio una multa. Eh, però, però, capite anche che il Parlamento, per il momento, sta difendendo gli interessi del degli imprenditori, della classe borghese che, d'altronde, rappresenta. E, quindi, pugno di ferro durissimo contro chiunque tenti di mettere i bastoni tra le ruote allo sviluppo industriale. Ecco, questo è quello che, bene o male, accade in Inghilterra, tra alti e bassi, tra sviluppi e ombre e lotte e proteste. E il resto d'Europa cosa fa? Il resto d'Europa per il momento sta decisamente a guardare. Mentre in Inghilterra, tra gli anni '60 del '700 e, direi, anche i primi decenni dell'800, c'è questo poderoso sviluppo, costante sviluppo industriale, quindi cambia proprio la faccia delle città, l'Europa è molto più arretrata. Tenete presente che lo sviluppo industriale arriverà in Europa con una cinquantina d'anni di ritardo, solo a partire dal 1830, 1840, inizieranno a sorgere i primi consistenti nuclei industriali in alcune poi zone d'Europa, non dappertutto. Quindi si vorrà molto tempo, ma d'altronde l'Europa era davvero più indietro dell'Inghilterra, non aveva quei prerequisiti che vi ho detto che in Inghilterra, invece, erano molto importanti. Non c'era quella mentalità, magari, tecnologica, programmatica, e, soprattutto, non c'erano magari le materie prime, c'erano, ma non c'erano quelle disponibilità di capitali e di forza lavoro che c'erano state in Inghilterra. Perché, ripeto, la grande differenza, probabilmente, è la rivoluzione agricola che, avvenuta in Inghilterra, aveva posto le premesse, poi per la rivoluzione industriale. In Europa, non c'è stata quella rivoluzione agricola, l'agricoltura europea è decisamente più arretrata di quella inglese. Non c'è non ci sono, ad esempio, macchinari usati ancora nei campi, mentre in Inghilterra si sta già iniziando a usare le mietitrebbie e altre macchine di questo tipo, e c'è una rotazione pluriennale in Inghilterra, in Europa ancora in molte zone c'è semplicemente una rotazione triennale. Insomma, la, proprio anche l'idea di come sviluppare l'agricoltura in Europa è molto più arretrata rispetto all'Inghilterra, e questo segna sicuramente un ritardo perché gli altri paesi si mettano in riga e inizino a svilupparsi dal punto di vista industriale. Ma un ritardo anche dal punto di vista agricolo, infatti, la prima metà dell'800, nell'Europa continentale, è segnata da alcune gravi crisi agricole, dovute proprio al fatto che l'agricoltura europea non era al passo con quella inglese. Quindi, ancora, le carestie, i problemi meteorologici, magari incidevano notevolmente sulla produzione. In particolare, segnalo due carestie importanti, sempre legate alla produzione agricola, la prima attorno al 1816-1817, la seconda, invece, attorno al 1846-1847. Questa seconda, ricordatevela, perché la la riprenderemo, ne parleremo ancora. È una carestia che avrà un certo seguito anche sulla storia europea, porterà a cambiamenti, sviluppi, quando parleremo del '48, che arriva l'anno dopo, un anno che, certo, è segnato da motivazioni politiche, ma anche in parte da motivazioni economiche. In ogni caso, queste carestie si abbattono pesantemente sulla popolazione europea. E quando dico l'Europa intera, sì, certamente, Francia, Germania, Italia, Spagna, eccetera, ma bisogna tenere presente che in parallelo all'Europa continentale, viaggiava anche l'Irlanda. L'Irlanda, che pure era soggettata all'Inghilterra, non aveva ancora quell'innovazione agricola che invece era imposta in Inghilterra. Avevano un'agricoltura fortemente arretrata, era un'isola strettamente agricola, si coltivava, come forse già sapete bene, soprattutto la patata, e, pure la l'Irlanda viene duramente colpita da queste carestie. In particolare, la seconda, quella del '46, '47, è gravosissima in Irlanda, e questa carestia colpisce proprio la coltivazione di patate e provoca un numero esagerato di morti in Irlanda. L'Irlanda contava all'epoca circa 9 milioni di abitanti, quindi era piccolina, anche scarsamente abitata, 9 milioni di abitanti. Si stima che ne sia morto circa 1 milione con questa carestia, quindi un nono della popolazione, più del 10% della popolazione, è morta in seguito a questa carestia. Non solo 1 milione muore, ma un altro milione cerca nuova fortuna, cerca di andarsene, scappa dall'Irlanda e si recheranno in massa questi irlandesi soprattutto verso l'America. Come sapete, ancora oggi, c'è una buona minoranza della popolazione americana di origine irlandese, soprattutto zona di Boston e quindi il cosiddetto New England. Perché lì, proprio in questa fase, arrivano molti, molti irlandesi in fuga da dalla madre patria in cerca di maggior fortuna. Quindi, l'Europa rimane indietro. Eh, cercherà di svilupparsi rapidamente, poi, da a partire dagli anni '40, lo vedremo, accelererà e tenterà di recuperare sull'Inghilterra, in parte ci riuscirà, si avvicinerà pur rimanendo indietro rispetto all'Inghilterra, ma ridurrà il divario negli anni '50, '60, '70 dell'800. Ma nei primi decenni dell'800, l'Inghilterra domina incontrastata e, soprattutto, continua a innovare, perché vi dicevo, le fabbriche si sviluppano, ma non solo si sviluppano le fabbriche, si sviluppano anche i mezzi per far viaggiare le merci e per far viaggiare le materie prime. Perché, ovviamente, una volta che la fabbrica produce, poi, se io produco, che ne so, spazzolini da denti, li devo andare a portare in giro per il paese e, magari, anche fuori dal paese e venderli. Se produco pentole, le devo andare a vendere in giro per il paese, quindi devo portare fuori le merci e farla arrivare in varie parti del paese e del mondo. Non solo, se produco, ho anche bisogno di materie prime, perché il carbone, ad esempio, mi serve tantissimo per far funzionare le mie macchine, la macchina a vapore e così via. Quindi devo portare merci verso la fabbrica e devo, cioè, materie prime, scusate, verso la fabbrica e portare via merci dalla fabbrica. Qui servono dei mezzi veloci per fare l'uno e l'altro compito. All'inizio della rivoluzione industriale, a fine '700, inizio '800, si usano ancora i carri trainati dagli animali, che, per carità, fanno il loro compito, però sono lenti e, comunque, i carri, quanti carri si può, quanto materia si può portare in carri? Poca. E allora si inizia a pensare a mezzi alternativi, e, di fatto, si inventa il treno e si inventano le navi a vapore.

[45:13]Questo sistema viene migliorato proprio all'inizio dell'800, ci sono grandi miglioramenti progressivi della della prima locomotiva e della prima nave a vapore, in realtà, il primo battello a vapore l'invenzione americana, per la verità, però, insomma, implementata, poi ampiamente in Inghilterra. E, insomma, alla fine, già nella prima metà dell'800, faranno la loro comparsa le le ferrovie moderne. Chiaramente, la il treno è il simbolo migliore di questa prima rivoluzione industriale, perché è fatto di ghisa, le strade ferrate sono fatte di ghisa, funziona col carbone che produce vapore e dà forza motrice, fa andare avanti, ovviamente, il treno. Eh, il treno funziona col carbone e serve anche per andare a vendere il carbone, nelle varie miniere e portarlo alle fabbriche, quindi, i treni diventano treni merci per il trasporto delle materie prime, ma anche per il trasporto delle dei prodotti finiti che poi devono essere smerciati. E, chiaramente, per creare tutte queste ferrovie, per creare questi treni, per poi mettere giù le strade ferrate, per mettere giù i binari, un po' in tutta l'Inghilterra, servono grandissimi investimenti. Ovviamente, erano proprio gli stessi industriali a investire nelle ferrovie, perché erano loro che avevano i capitali, che avevano i profitti, per poter fare ancora più profitti con le ferrovie, e, d'altronde, avevano, erano loro stessi ad aver bisogno delle ferrovie, perché avevano bisogno di questo lavoro di trasporto. Quindi si innesta un circolo virtuoso, perché, ovviamente, eh, chi produce la fabbrica, chi fonda la fabbrica guadagna, ha bisogno di investire, ha bisogno investe per far funzionare meglio la fabbrica, creando ferrovie, queste ferrovie trasportano, appunto, per la fabbrica, sia arricchiscono con i trasporti, miglioro la fabbrica, miglioro le ferrovie, migliorano la fabbrica, migliorano le ferrovie.

[46:56]Un circolo virtuoso che sembra progredire, eh, senza limiti. Questo vede proprio la rivoluzione dei trasporti che coinvolge l'Inghilterra, tra circa il 1830 e il 1850, fino a quando l'Inghilterra diventa tutta attraversata da treni in ogni direzione. Treni merci, ma anche, ormai, treni passeggeri, treni che cambiano il modo di concepire la vita anche degli inglesi, perché, ovviamente, questo vuol dire che tutti si possono spostare, anche per motivi non legati, per forza, all'industria, al all'economia, anche per motivi di piacere. E spostandosi, iniziano a viaggiare, a cambia decisamente il panorama inglese, le grandi città diventano città industriali, piene di smog, anche di di fumo, di ciminiere e di fabbriche, e la campagna viene attraversata da questa veloce ferrovia, che, un po' alla volta, poi, si diffonderà nella seconda metà dell'800, anche nel resto del dell'Europa. A proposito del resto d'Europa, ci rimane da vedere quali sono i primi nuclei che, verso, però, la metà dell'800, si vanno formando nel vecchio continente. Diciamo che non sono in tanto tantissimi i nuclei industriali che, attorno alla metà dell'800, si notano in Europa. Il nucleo più importante si si estende lungo una fascia che va, più o meno, dal Canale della Manica, giù lungo il confine tra Francia e Germania. Quindi, quella zona è quella che, inizialmente, è la più industrializzata, e anche per molto tempo, in realtà, rimarrà una delle zone più interessanti, dal punto di vista industriale, d'Europa, ancora oggi lo è. Sappiate che la zona tedesca lì è una, forse, la zona più importante, industrialmente, di tutta Europa attualmente. Però, in realtà, più che la Germania, inizialmente è il Belgio a trarne vantaggio, il Belgio e l'Olanda, ma, soprattutto, il Belgio. Perché? Perché, intanto, perché è molto vicino all'Inghilterra, il Belgio, ricorderete, ha tradizionali contatti con l'Inghilterra, è vicino anche per affari, per protezione all'Inghilterra, e, più il Belgio, ha anche una buona quantità di materie prime, di di miniere che può sfruttare per impiantare anche lì le proprie industrie. Quindi, effettivamente, quella zona ha un buono sviluppo industriale già attorno agli anni '40, '50 dell'800.

[49:01]Va così così in Francia, soprattutto nella zona della Sassonia, le zone sempre di confine tra Francia e Germania, perché dico così così? Perché nascono, sicuramente, dei primi nuclei industriali, però, in realtà, non troppi. Lo sviluppo è piuttosto lento, disuguale, dovuto al fatto che la Germania, anche politicamente, è molto frammentata. Non esiste la Germania unita, per il momento, come ricorderete, ci sono tanti piccoli staterelli, ognuno, a volte piccole città anche, che fanno uno stato a sé, e, quindi, far viaggiare le merci, far viaggiare le materie prime, diventa piuttosto difficile, perché, magari, ci sono ancora molti dazi doganali che rendono difficile far arrivare il carbone che si estrae a, magari, 50 chilometri, ma ci sono in mezzo un confine o due confini, e, quindi, problemi.

[50:38]Ecco, la Germania un po' alla volta si renderà conto, l'aria tedesca, di questo problema, e verranno varati dei cambiamenti per tentare di sopperire a queste difficoltà. Ad esempio, si formerà una lega doganale, appunto, importante, che permetterà il passaggio delle merci e delle materie prime senza dazi, in modo da favorire uno sviluppo industriale importante, e, poi, verrà migliorata in vari stati dell'area tedesca l'istruzione per migliorare l'istruzione tecnica dei tedeschi, e, quindi, avere uno sviluppo anche tecnologico importante. I frutti si vedranno, magari, non proprio a metà dell'800, ma più nella seconda metà dell'800, soprattutto, poi, dopo l'unificazione tedesca, quindi, dagli anni '70 in poi dell'800, e la Germania, rapidamente, brucerà le tappe, inizierà a diventare una grande potenza industriale. Però, per il momento, agli anni '40, '50 dell'800, ancora poca roba. Un po' meglio va in certe zone a macchia di leopardo, direi, dell'Est Europa, cioè due zone solo che sono, uno, la zona della Boemia e la Sassonia, che è una zona, diciamo, di lingua ceca e di lingua tedesca, dove si sviluppano alcuni importanti nuclei industriali, e, poi, alcune zone dell'Impero Asburgico, non tantissime, in realtà. Però, in alcune zone, anche attorno a Vienna, insomma, ci sono delle importanti fabbriche nuove che crescono, iniziano a crescere e a svilupparsi. Però, anche qui a macchia di leopardo, cioè, non dovete pensarla tutto l'Est Europa, anzi, sono qualche nucleo abbastanza isolato l'uno dagli altri. Per il resto, in tutto il Sud Europa, cioè, Spagna, Portogallo, Italia, per il momento, quasi nulla.

[52:25]Il promettere all'800 non c'è sostanzialmente niente, se non proprio qualche piccolissima eccezione, ma davvero poca, poca roba. Il Sud Europa e l'Est Europa rimarranno notevolmente indietro rispetto anche all'Est Europa, che pure è partito svantaggiato rispetto all'Inghilterra. E questo ritardo si accumulerà solo verso la fine del secolo in Spagna, qualcosina, ma anche in Italia, soprattutto, si inizieranno a formare dei discreti e rilevanti nuclei industriali. Qualcosa anche in Russia, ma bisogna aspettare ancora vari decenni, e questo ritardo sarà gravoso, sarà, eh, fonte di problemi per questi paesi, per il loro sviluppo economico. Ecco, questo era quello che volevo dirvi, l'importante su questa prima rivoluzione industriale. Ci sarebbe, volendo, molto altro da dire, si potrebbe approfondire sulle macchine, ma, insomma, mi sembra che per il momento le cose fondamentali, le più importanti, ci siano tutte. Dovrebbe esservi chiara la panoramica di quello che accade in Inghilterra e di quello che, di riflesso, accade, magari, qualche decennio dopo, in Europa, più o meno. Eh, in descrizione, come al solito, trovate, comunque, il riassunto, il sommario degli argomenti che abbiamo trattato, con di fianco il link cliccabile per far ripartire il video, se volete rivedere alcuni punti, o se non vi sono chiari. In più, trovate anche i link ad altre ad altri video che ho citato durante la spiegazione, le altre risorse. Ci vediamo presto per nuovi video di storia e filosofia, educazione civica e quant'altro.

Need another transcript?

Paste any YouTube URL to get a clean transcript in seconds.

Get a Transcript