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LEONARDO MAI VISTO

Civita

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The Sforza Castle, once the residence of Ludovico Maria Sforza in the 15th century, houses the Sala delle Asse, a room commissioned to Leonardo Da Vinci in 1498 for decoration. Originally lined with wooden planks, this enormous space was intended as a grand reception hall for the Duke's esteemed guests. The Sala delle Asse is a collaborative work between Leonardo and Ludovico il Moro, whose nickname "Moro" is linked to the mulberry tree (Morus in Latin), chosen by the Duke as a symbol of excellence and reflecting the silk industry's economic importance. Leonardo's artistic interpretation infused complex symbolism, with the mulberry trees on the vault allegorically supporting the state, representing the Duke's power.

Over five centuries, the Sala delle Asse has endured significant damage, including being whitewashed after Ludovico's defeat in 1499 when various foreign garrisons occupied the castle. Early restoration efforts in the 19th century, led by architect Luca Beltrami, were hampered by the then-common practice of repainting over existing works. A more significant restoration in the 1950s uncovered the "Monocromo," a detailed preparatory drawing beneath layers of whitewash, depicting mulberry tree roots emerging from rocks and bricks, an allegory of Sforza power. Recent conservative restoration efforts, starting in 2013 to halt deterioration, have revealed previously hidden portions of drawings and landscapes, offering new insights into Leonardo's initial vision and working methods, particularly his unusual and detailed preparatory techniques.

These ongoing discoveries provide a deeper understanding of Leonardo's inventive and naturalistic approach, his leadership in large-scale projects, and his speculative interest in the laws of nature, gleaned from his travels and studies. Multimedia installations at the Sforza Castle, such as "Leonardo in Milan" and "Leonardo between Nature, Art, and Science," further explore his multifaceted genius, including anatomical studies that echo the natural forms in the Sala delle Asse and unveil lesser-known locations in Milan he frequented. These exhibitions, based on extensive historical research, offer a comprehensive journey into the life and work of this unique master.

Key Takeaways

  • Leonardo Da Vinci was commissioned in 1498 by Ludovico il Moro to decorate the Sala delle Asse in the Sforza Castle, intended as a grand reception hall.
  • The room's name and the Duke's nickname "il Moro" are linked to the mulberry tree (Morus), a symbol of excellence and the foundation of the local silk industry.
  • Leonardo's allegorical ceiling fresco depicts mulberry trees with intertwined branches supporting the vault, symbolically representing the Duke's power and stability of the state.
  • The Sala delle Asse suffered significant damage over centuries, including being covered with whitewash by occupying forces after Ludovico's defeat in 1499.
  • Restorations in the 1950s uncovered the "Monocromo," a highly detailed preparatory drawing depicting mulberry tree roots, beneath later layers of paint.
  • Recent conservative restoration initiated in 2013 revealed previously hidden sections of drawings and landscapes, providing new insights into Leonardo's original concept and his unique, detailed preparatory techniques.
  • Exhibitions and multimedia installations at the Sforza Castle, such as "Leonardo in Milan," explore Leonardo's work, his scientific interests, and his life, including lesser-known aspects and locations he frequented in Milan.

Topics Covered

Art HistoryLeonardo Da VinciItalian RenaissanceRestorationSforza Castle
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[0:08]Mentre lavora al cenacolo, Leonardo Da Vinci riceve l'incarico di decorare una grande sala al pian terreno della torre della Corte Ducale.
[0:08]È il 1498, si tratta della Sala delle Asse, così chiamata perché un tempo rivestita di assi di legno.
[0:08]Un ambiente enorme che avrebbe dovuto diventare il salone di rappresentanza per gli ospiti prestigiosi del Duca.
[0:08]La Sala delle Asse è un'opera di Leonardo, ma è anche un'opera del Duca di Milano Ludovico il Moro.
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[0:08]Il Castello Sforzesco, nel XV secolo, dimora di Ludovico Maria Sforza. Mentre lavora al cenacolo, Leonardo Da Vinci riceve l'incarico di decorare una grande sala al pian terreno della torre della Corte Ducale. È il 1498, si tratta della Sala delle Asse, così chiamata perché un tempo rivestita di assi di legno. Un ambiente enorme che avrebbe dovuto diventare il salone di rappresentanza per gli ospiti prestigiosi del Duca. La Sala delle Asse è un'opera di Leonardo, ma è anche un'opera del Duca di Milano Ludovico il Moro. La parola Moro nasce proprio dalla scelta del Duca di farsi rappresentare come simbolo d'eccellenza dall'albero del Gelso in latino Morus. Il Gelso era secondo Plinio l'albero più sapiente e comunque era anche la base dell'economia dell'industria serica. Non solo, ma Ludovico il Moro per il suo colorito naturale aveva bisogno di identificarsi con un elemento un po' più nobile. Ed ecco che il Gelso, all'inizio degli anni 90, viene associato alla figura e anche al ruolo del Duca di Milano.

[1:23]Perché ruolo? Perché questi alberi di Gelso che vanno verso l'alto si uniscono al centro della volta, sorreggono l'ambiente. Sorreggono la volta e emblematicamente sorreggono anche lo Stato. La Sala delle Asse è una sala che rappresenta la potenza del Moro in forma di allegoria. Leonardo ci ha messo poi del suo perché ha interpretato evidentemente questa complessa simbologia secondo il suo stile.

[1:54]Il 21 aprile 1498, il Cancelliere Ducale Gualtiero da Bascapè informava Ludovico il Moro che Leonardo si apprestava a lavorare alla decorazione della sala delle Asse, cioè dalla torre. Un'installazione multimediale racconta al visitatore la storia e i tanti restauri del capolavoro incompiuto, come altri, del genio Vinciano. È, in sostanza, un Leonardo mai visto, come suggerisce il titolo della serie di rassegne e installazioni qui al Castello degli Sforza per celebrare il V centenario della morte del maestro Toscano. Il prezioso e allegorico pergolato leonardiano, fatto di 18 gelsi, i cui rami si intrecciano sulla volta, supportati da eleganti nodi, inframmezzati dai simboli araldici degli Sforza. Nel corso di questi 500 anni ha subito ogni tipo di ingiuria. Dopo la sconfitta del Moro nel 1499, spagnoli, austriaci, francesi hanno usato le sale ducali del Castello per ospitare le guarnigioni dei soldati, ricoprendo la sala leonardiana di calce. Solo nel XIX secolo, l'architetto Luca Beltrami ha cercato di ridare dignità alla sala, grazie anche allo storico Paul Müller-Walde. Ma in quel tempo il concetto di restauro era ben diverso, si ridipingeva sopra, come fece il pittore Ernesto Rusca, stravolgendo il valore delle pitture. Un ulteriore restauro fu attuato negli anni 50 del 900. Fu allora che sotto gli strati di calce si recuperò il cosiddetto Monocromo, dalle rocce e dai mattoni irrompono le radici degli alberi di Gelso, allegoria della potenza sforzesca. Ora che noi vediamo meglio la complessità della sala e vediamo che il disegno non si concentra solo in quell'angolo, ma c'è anche sulle altre pareti. Abbiamo capito che il cosiddetto monocromo è probabilmente un disegno preparatorio, che poi doveva essere coperto dalla pittura. Un disegno preparatorio, però realizzato con una tecnica molto inusuale per l'epoca, perché nella pittura su muro e nella pittura, in particolare ad affresco, il disegno è semplicemente uno schizzo che aiuta il pittore a disporre gli elementi nello spazio. Quello che invece noi troviamo qui in Sala delle Asse è un disegno estremamente dettagliato, realizzato prima a carboncino e poi lavorato con una pittura leggermente acquerellata, con una tempera, proprio già per creare la tridimensionalità, il chiaro scuro. Cosa voleva fare poi Leonardo dopo? Questo è un po' il grande interrogativo. Ma d'altra parte, noi qui ce la vediamo con Leonardo, cioè con un maestro che, proprio volutamente, sceglie strade alternative a quella che era la tradizione.

[5:24]E tutto questo è risultato evidente solo pochi anni fa, nel 2013, quando per fermare il deterioramento delle pareti è iniziato un restauro conservativo che ha portato a scoperte straordinarie. Porzioni di disegno, piccoli paesaggi rimasti nascosti sotto l'intonaco per oltre 5 secoli. Questi disegni murali sono fondamentali per capire l'idea iniziale, l'invenzione, la concezione che sta alla base. Una un'opera encomiastica, ma anche un'opera naturalistica e illusionistica. Ecco che dunque siamo di fronte a una scoperta straordinaria perché ci consente di capire il modo di procedere di Leonardo a capo di un grande cantiere. Brani pittorici della Sala delle Asse, che raccontano l'interesse speculativo del maestro Fiorentino per le leggi della natura. Intrecci di sapere che lui infonde nella sua pittura dopo un continuo peregrinare tra le valli lombarde e a Milano. Un'anima curiosa e inquieta, in perenne movimento, come racconta l'installazione Leonardo a Milano. È un dialogo tra Leonardo e il suo allievo Cesare da Sesto, in cui Leonardo si capisce che è costretto ad una serie di incombenze che lo portano a muoversi su Milano nei luoghi dove sappiamo che lui ha lavorato. Sono sicuramente dei luoghi canonici come Santa Maria delle Grazie, come il Duomo, però si tratta anche di luoghi inediti, luoghi che magari non tutti sanno che Leonardo ha frequentato e che sono il frutto di uno studio che ha condotto negli ultimi anni uno storico che si chiama Edoardo Rossetti, che ha scritto insieme a me e insieme allo staff di Cultura Nuova, che realizzerà l'installazione multimediale, una sorta di sceneggiatura proprio per guidarci alla scoperta della Milano del 500. Un percorso utile per comprendere meglio quell'uomo irripetibile che è stato Leonardo. Come aiutano e offrono suggerimenti gli studi anatomici esposti nella rassegna sempre al Castello, Leonardo tra natura, arte e scienza. Ecco lo studio del cuore, i cui vasi sanguigni tanto ricordano gli alberi della Sala Sforzesca. Oh, l'allegoria dello specchio solare, interpretato come sum della completa affermazione politica di Ludovico il Moro.

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