[0:08]Il Castello Sforzesco, nel XV secolo, dimora di Ludovico Maria Sforza.
[0:16]Mentre lavora al cenacolo, Leonardo Da Vinci riceve l'incarico di decorare una grande sala al pian terreno della Torre della Corte Ducale. È il 1498. Si tratta della Sala delle Asse, così chiamata perché un tempo rivestita di assi di legno. Un ambiente enorme che avrebbe dovuto diventare il salone di rappresentanza per gli ospiti prestigiosi del Duca. La Sala delle Asse è un'opera di Leonardo, ma è anche un'opera del Duca di Milano Ludovico il Moro. La parola Moro nasce proprio dalla scelta del Duca di farsi rappresentare come simbolo d'eccellenza dall'albero del Gelso, in latino Morus. Il Gelso era, secondo Plinio, l'albero più sapiente e comunque era anche la base dell'economia dell'industria serica. Non solo, ma Ludovico il Moro per il suo colorito naturale aveva bisogno di identificarsi con un elemento un po' più nobile. Ed ecco che il Gelso all'inizio degli anni '90 viene associato alla figura e anche al ruolo del del Duca di Milano. Perché il ruolo? Perché questi alberi di gelso che vanno verso l'alto e si uniscono al centro della volta, sorreggono l'ambiente, sorreggono la volta e emblematicamente sorreggono anche lo stato. La Sala delle Asse è una sala che rappresenta la potenza del Moro in forma di allegoria. Leonardo ci ha messo poi del suo perché ha interpretato evidentemente questa complessa simbologia secondo il suo stile. Il 21 aprile 1498 il cancelliere ducale Gualtiero della Scafetta informava Ludovico il Moro che Leonardo si apprestava a lavorare alla decorazione della sala dalle asse cioè della Torre. E che Maestro Leonardo promette finila per tutto settembre. Un'installazione multimediale racconta al visitatore la storia e i tanti restauri del capolavoro incompiuto, come altri, del genio Vinciano. È, in sostanza, un Leonardo mai visto, come suggerisce il titolo della serie di rassegne e installazioni qui al Castello degli Sforza per celebrare il V centenario della morte del maestro toscano. Il prezioso e allegorico pergolato Leonardiano, fatto di 18 gelsi, i cui rami si intrecciano sulla volta, supportati da eleganti nodi, inframmezzati dai simboli araldici degli Sforza. Nel corso di questi 500 anni ha subito ogni tipo di ingiuria. Dopo la sconfitta del Moro nel 1499, Spagnoli, Austriaci, Francesi hanno usato le sale ducali del castello per ospitare le guarnigioni dei soldati, ricoprendo la sala Leonardiana di calce. Solo nel XIX secolo, l'architetto Luca Beltrami ha cercato di ridare dignità alla sala, grazie anche allo storico Paul Müller-Walde. Ma in quel tempo il concetto di restauro era ben diverso. Si ridipingeva sopra, come fece il pittore Ernesto Rusca, stravolgendo il valore delle pitture. Un ulteriore restauro fu attuato negli anni '50 del '900. Fu allora che sotto gli strati di calce si recuperò il cosiddetto Monocromo. Dalle rocce e dai mattoni irrompono le radici degli alberi di Gelso, allegoria della potenza Sforzesca. Ora che noi vediamo meglio la complessità della sala e vediamo che il disegno non si concentra solo in quell'angolo, ma c'è anche sulle altre pareti. Abbiamo capito che il cosiddetto Monocromo è probabilmente un disegno preparatorio che poi doveva essere coperto dalla pittura. Un disegno preparatorio però realizzato con una tecnica molto inusuale per l'epoca, perché nella pittura su muro e nella pittura in particolare ad affresco, il disegno è semplicemente uno schizzo che aiuta il pittore a disporre gli elementi nello spazio. Quello che invece noi troviamo qui Sala delle Asse è un disegno estremamente dettagliato, realizzato prima a carboncino e poi lavorato con una pittura lievemente acquerellata, con una tempera, proprio già per creare la tridimensionalità, il chiaroscuro. Cosa voleva fare poi Leonardo dopo? Questo è un po' il grande interrogativo. Ma d'altra parte, noi qui ce la vediamo con Leonardo, cioè con un maestro che proprio volutamente sceglie strade alternative a quella che era la tradizione. Anche questa scenografia è conclusa, mi sembra. Cesare, usciamo a vedere se la prospettiva funziona. E tutto questo è risultato evidente solo pochi anni fa, nel 2013, quando per fermare il deterioramento delle pareti, è iniziato un restauro conservativo che ha portato a scoperte straordinarie. Porzioni di disegno, piccoli paesaggi rimasti nascosti sotto l'intonaco per oltre 5 secoli. Questi disegni murali sono fondamentali per capire l'idea iniziale, l'invenzione, la concezione che sta alla base, una un'opera encomiastica, ma anche un'opera naturalistica e illusionistica. Ecco che dunque siamo di fronte a una scoperta straordinaria perché ci consente di capire il modo di procedere di Leonardo a capo di un grande cantiere. Brani pittorici della Sala delle Asse che raccontano l'interesse speculativo del maestro Fiorentino per le leggi della natura. Intrecci di sapere che lui infonde nella sua pittura dopo un continuo peregrinare tra le valli lombarde e a Milano. Un'anima curiosa e inquieta in perenne movimento, come racconta l'installazione Leonardo a Milano. È un dialogo tra Leonardo e il suo allievo Cesare da Sesto, in cui Leonardo si capisce che è costretto ad una serie di incombenze che lo portano a muoversi su Milano, nei luoghi dove sappiamo che lui ha lavorato. Sono sicuramente dei luoghi canonici, come Santa Maria delle Grazie, come il Duomo, però si tratta anche di luoghi inediti. Luoghi che magari non tutti sanno che Leonardo ha frequentato e che sono il frutto di uno studio che ha condotto negli ultimi anni uno storico che si chiama Edoardo Rossetti, che ha scritto insieme a me e insieme allo staff di Cultura Nuova che realizzerà l'installazione multimediale, una sorta di sceneggiatura proprio per guidarci alla scoperta della Milano del '500. Un percorso utile per comprendere meglio quell'uomo irripetibile che è stato Leonardo. Come aiutano e offrono suggerimenti gli studi anatomici esposti nella rassegna sempre al castello, Leonardo tra natura, arte e scienza. Ecco lo studio del cuore i cui vasi sanguigni tanto ricordano gli alberi della Sala Sforzesca. O l'allegoria dello specchio solare, interpretato come summa della completa affermazione politica di Ludovico il Moro.



