[0:09]Buonasera, buonasera a tutte e tutti. Grazie mille. Innanzitutto devo spendere delle doverose parole di ringraziamento per Stefania, Giovanni, ovviamente Gaspare, e lo staff anche di di Maria e ovviamente tutte e tutti voi per essere qui per partecipare. Ovviamente ringrazio il il signor sindaco per la partecipazione. Anch'io vengo da una cittadina più o meno analoga, anche come posizione geografica, anche se in se in Sardegna. E parlando appunto con Gaspare ci siamo resi conto della della necessità di partecipare alla alla vita, alla cosa pubblica, alla dinamica culturale che poi può creare, può aiutare a creare rete. Quindi ho accettato, insomma, e ci siamo un po' stimolati a vicenda sulle sulle tematiche, ma soprattutto ci ci rendeva, insomma, partecipi della della necessità appunto di partecipare, di fare qualcosa che potesse essere utile. E l'assist perfetto viene da una casa editrice delle Tre torri che non conoscevo onestamente prima, ma di cui posso sposare l'idea e il progetto editoriale, proprio perché si muove dalla comunità. La la storia editoriale non è fatta solo di grandi case editrici che conosciamo dalla famiglia Giunti Fiorentina, a Venezia, Olschki, conosciamo tantissime case editrici, ma è stimolante quando delle persone portano qualità, ma soprattutto portano anche quello che è un collante sociale. Dopotutto il libro ha spostato da quando fu costituita, da quando fu introdotta quella rivoluzione del libro ci sta citando la storica Elizabeth Einstein ha portato una massima circolazione delle idee. Io credo che farle circolare in comunità che magari non sono centrali, grandi città come Firenze, Milano, Venezia, sia altrsi estremamente interessanti. Di nuovo quindi ringrazio anche Gaspare per per le parole e mi freggia molto partecipare anche allo studio o alla cultura anche per delle istituzioni comunque culturali e lavorative che non sono solo le tipiche accademie, per far capire anche quanto ci sia una correlazione tra la contemporaneità e la contemporanea necessità di svolgere delle attività che possono essere appunto di di intelligence, di di coordinamento, di conoscenza, e quanto queste possano essere possano sposarsi, magari in modo abbastanza inspiegabile, con le dinamiche archivistiche, storiche. Fondamentalmente si tratta sempre di porsi le domande e di darsi le risposte. Lo storico Marc Block, che, insomma, il padre un po' della contemporanea storiografia, un grande medievista che nonostante si trovò nella virtuosa posizione di professore alla Sorbona, decise di arruolarsi spontaneamente nel gruppo dei partigiani e morì poi fucilato dai nazisti nel 1944. Questo grandissimo storico, che probabilmente citerò doverosamente, disse che la storia è come una persona da interrogare, l'importante è porsi le domande giuste. Quindi, senza tediarvi oltre, partiamo con la presentazione. Quindi ho pensato di svolgere un percorso, un un viaggio, ovviamente non posso essere completamente esaustivo all'interno di ogni singola disciplina. Una parola che sicuramente userò moltissimo sarà quella di interdisciplinarità, che è qualcosa che che tocca probabilmente qualsiasi cosa facciamo, leggiamo. Il libro qui anche presentato prima da da Giovanni parla di arte, di storia, di archivi, parla di storia culturale, di storia di di tante di tante discipline, di tante domande. E questo probabilmente è qualcosa che che che dovrà seguire questo percorso. Quindi ovviamente non potrò essere estremamente profondo in tutto, ma appunto questo percorso aiuta probabilmente la la narrazione. Quindi all'interno di questo ho pensato, appunto, si è pensato di creare questo questo viaggio che seguisse quello che era quelli che fossero gli strumenti per provare a rispondere a delle domande, ma non solo per gli storici, letterati o gli studiosi o gli appassionati. Quando Giovanni mi raccontava della genesi di questo libro, la la frase era un curioso, per caso ha trovato dei documenti. E questo in realtà è qualcosa che ci deve molto molto stimolare. Ovviamente l'ho semplificato con tutto il rispetto. Però l'idea è quella di dare degli strumenti non solo utili agli addetti del lavoro o quanto meno curiosi, ma anche a chi fruisce di un libro, oppure anche quando ci si interroga di una comunità, per testimoniare ad esempio la storia cittadina, le vicende di questa città. Tutto deve essere testimoniato da qualcosa. Prima facevo l'esempio, se non esistesse la prova, la locandina, qualcosa che noi ci siamo trovati qui, questo fatto non sarebbe esistito. Quindi il metodo serve per sfatare quello che è il concetto della misconoscenza. Quindi, ovviamente, parlando di storia più propriamente detta, l'archivistica e l'archivio saranno al centro, noi saranno un po' la matrice di quelle che poi sono i luoghi che conservano la memoria. Fondamentalmente, poi vedremo che ogni ricerca è a sé, quindi indipendentemente o dipendentemente da quello che facciamo, poi spesso si interpolano vari tipologie di fonti, però identifichiamo come archivio un grande contenitore di di sapere. Quindi cos'è l'archivistica, che è la disciplina che studiala che studia i documenti, l'archivio, poi un viaggio appunto dagli archivi allo studio della storia e alla concezione della storiografia e quindi il metodo.
[6:05]Questo è l'interno, una delle delle sale interne della della archivio di Stato di Palermo, che un po' trovavo un'immagine estremamente suggestiva. E nella in un, questo è niente di rispetto alla grandezza che contiene un archivio come Palermo, e questo fondamentalmente è un archivio. L'archivio di Stato è piuttosto piuttosto monumentale, poi ecco, era per entrare nella dinamica. Ma immaginate ognuno di queste foglie, ognuno di questi faldoni, filze o fasciche, dirsi voglia, le storie che contengono. Le risposte che possiamo trovare, le risposte che non si sono trovate, perché come come si può vedere, uno storico, ma anche uno studioso, un curioso, che si pone il problema di studiare deve capire quale foglio di queste centinaia di migliaia trovare. E che strumento utilizzare. Quindi partendo un po', scusate, dalla base, no, dalla le classiche definizioni, no, che ci accompagnano sin dalle elementari. La definizione di archivio mutuata da i grandi archivisti e devo dire con molto orgoglio che l'Italia è la patria dell'archivistica, della paleografia, che è la disciplina che studia la scrittura, poi spenderò qualche parola della diplomatica. Posso citare Bonaini, Cencetti, Armando Petrucci, le professoresse Giorgetta Bonfiglio Dosio, Nicoletta Gioè, tantissimi altri, Paolo Franzese, di cui ho il libro anche qui, ecco, non me lo voglio dimenticare. Ecco, questa definizione è mutuata da tanti di questi pensatori studiosi, quindi è il complesso di documenti prodotti o comunque acquisiti da un ente (magistrature, organi, uffici centrali e periferici dello Stato; enti pubblici territoriali e non territoriali; istituzioni private, famiglie e persone) durante lo svolgimento della propria attività. I documenti che compongono l'archivio sono pertanto collegati tra loro da un nesso logico e necessario detto vincolo archivistico. In questa accezione si usa spesso la parola fondo come sinonimo di archivio. 2. Locale in cui un ente conserva il proprio archivio. 3. Istituto nel quale vengono concentrati archivi di varia provenienza che ha per fine istituzionale la conservazione permanente dei documenti destinati alla pubblica consultazione. E ben capiamo da queste parole che l'archivio non è solo storico. Queste sono altre definizioni classiche a titolo di di curiosità, perché il concetto di archivio, anche se poi si è evoluto nel corso della storia, arrivando a essere poi istituzionalizzato, perfezionato, per fortuna anche organizzato, è qualcosa che la conservazione del del documento la per motivi di affari, commerci, nell'antica Roma, trasporti, commerci, archivi familiari, ecco che già nel Medioevo iniziavano a a diffondersi, l'archivio Datini, ad esempio, e tanti altri archivi di commercianti, ecco, soprattutto o notai, iniziavano, ecco, a essere delle necessità, affinché non si inizia ad avere una ad assistere a un a uno strutturarsi dell'archivio in età moderna, soprattutto a cavallo tra il XVI, XVII secolo in particolarità. Quindi ci troviamo, no, agli albori della cosiddetta concezione di Stato moderno, in cui effettivamente l'archivio inizia a essere non solo una collezione di documenti, ma inizia ad avere anche un ruolo vero e proprio. Poi con Jean Bodin, nel XVII secolo, in effetti, ci si muove verso quelli che sono gli studi, la percezione storiografica, Alexis de Tocqueville e tanti altri. Quindi l'archivio segue le esigenze sociali, politiche ed economiche. Queste sono altre definizioni e qui ho messo in grassetto una parola, o anzi un concetto essenziale di tutta l'archivistica, che è vincolo archivistico.
[9:25]I documenti che compongono l'archivio non sono spuri, non sono casuali, ma compongono il nesso, il vincolo archivistico, che è frutto di una sedimentazione annosa, secolare, che poi costituiscono quella che è la struttura stessa. L'archivio, ovviamente, è il locale, ma rappresenta il vero e proprio concetto ed è l'istituto nel quale vengono concentrati archivi e fondi di varia provenienza, sempre legati dal concetto del vincolo archivistico che è il fondamento di tutto il concetto. E qui un altro concetto essenziale, che è l'archivio è vivo. L'archivio è vivo, perché l'archivio si alimenta. L'archivio non è solo una sedimentazione, non è un museo, non è qualcosa di di sterile, è qualcosa che è vivo, ma soprattutto mutua le esigenze di studio, quindi l'archivio è suscettibile anche a delle rivoluzioni di riordino, di riorganizzazione, di scoperta. L'Italia, gli archivi italiani hanno un patrimonio, gli stessi archivi Menfitani, Palermitani, Oristano della mia città, sono un continuo susseguirsi di documenti, anche documentazione che ci può sembrare risibile, no? Lì per lì poco poco pertinente, ma tutti quelli sono tutte storie e possono rispondere a infinite domande, storie di famiglia, storie di commerci, persone che viaggiavano, persone, ad esempio, la comunità di Menfi che partì, caduti della guerra nella Seconda Guerra Mondiale, no? Le lettere che si spedivano, tutti questi documenti che magari presi singolarmente possono sembrare poco rilevanti. E soprattutto la storia non è fatta solo dei grandi avvenimenti, no? Il concetto di macrostoria, microstoria, la cosiddetta la lotta alla storia evenemenziale che fece un altro grande studioso contemporaneo e amico di Marc Block, Fernand Braudel. Quindi la storia non sono solo gli eventi, ma sono le piccole vicende. Raccontavo ieri a Gaspare, a proposito di di piccole vicende, di piccole domande che portano poi a grandi intuizioni, Marc Block si fece delle domande. Lui si interessava molto alla storia economica, in particolare al Medioevo in età moderna, e partì da delle riflessioni nella sua casa di campagna, guardando un vasetto di marmellata. E lo scrive proprio in una lettera a Fernand Braudel, dall'osservare quel vasetto di marmellata di così facile reperibilità, si pose, ma nel Medioevo, in età moderna, come venivano conservate, come venivano distribuiti i frutti? Poi dopo, come arriva lo zucchero? Perché oggi è così comune? Quindi, attraverso queste domande, a partire da un vasetto di marmellata, ha creato dei lavori monumentali sulla storia economica, sul trasporto. E ovviamente queste domande rimanevano tali, se non fosse andato in archivio anche lui. L'archivio: entità giuridica e bene culturale.
[12:05]L'archivio è a tutti gli effetti un bene culturale, regolamentato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, aggiornato con le modifiche del 2024, nn. 139 e 190. Oltre a essere beni culturali, gli archivi e questo li rende ancora più speciali, sono anche strumenti di efficienza giuridica, amministrativa e operativa, con tutte le consequenzialità che ne derivano. A questi tre valori, su aggiunge, ovviamente, quello storico.
[13:09]Codice dei Beni culturali e del paesaggio, art. 10 "gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico o privato, che rivestono interesse storico particolarmente importante" sono beni culturali. Codice dei Beni culturali e del paesaggio, art. 101 "Ai fini del presente codice sono istituti e luoghi della cultura i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali.
[14:07]Si intende per archivio, una struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva documenti originali di interesse storico e ne assicura la consultazione per finalità di studio e di ricerca". Qui entra anche qualcosa, ecco, prima si accennava a figure professionali, interessi di vario tipo, perché l'archivio non è solo di interesse per un parente, per uno studioso, uno storico, un archeologo, uno storico, una storica dell'arte, ma l'archivio è un'entità giuridica a tutti gli effetti. Ed è un bene culturale. Tant'è vero che è appunto regolamentato dal dall'articolo 10 della legge del 6 luglio 2002, numero 137 in continua evoluzione, numero 139 e 190, tra l'altro è il codice dei beni culturali è piuttosto importante nel nel suo volume, proprio perché l'archivio è un bene culturale a tutti gli effetti.
[12:41]Quindi risponde a delle necessità di efficienza giuridica, efficienza giuridica che è essenziale per quelle che sono le prassi governative, burocratiche, economiche e legali di un paese, di una città, di un luogo, un tempo di un potentato, di un granducato. Quindi giuridica, efficienza giuridica, amministrativa e operativa, con tutte le consequenzialità che ne derivano. Ovviamente, a un valore che è quello storico.
[13:10]Queste sono altre definizioni classiche a titolo di di curiosità, perché il concetto di archivio, anche se poi si è evoluto nel corso della storia, arrivando a essere poi istituzionalizzato, perfezionato, per fortuna anche organizzato,
[13:35]è qualcosa che la conservazione del del documento la per motivi di affari, commerci, nell'antica Roma, trasporti, commerci, archivi familiari, ecco che già nel Medioevo iniziavano a a diffondersi, l'archivio Datini, ad esempio, e tanti altri archivi di commercianti, ecco, soprattutto o notai,
[15:02]iniziavano, ecco, a essere delle necessità, affinché non si inizia ad avere una ad assistere a un a uno strutturarsi dell'archivio in età moderna, soprattutto a cavallo tra il XVI, XVII secolo in particolarità. Quindi ci troviamo, no, agli albori della cosiddetta concezione di Stato moderno, in cui effettivamente l'archivio inizia a essere non solo una collezione di documenti, ma inizia ad avere anche un ruolo vero e proprio.
[15:36]Poi con Jean Bodin, nel XVII secolo, in effetti, ci si muove verso quelli che sono gli studi, la percezione storiografica, Alexis de Tocqueville e tanti altri.
[15:53]Quindi l'archivio segue le esigenze sociali, politiche ed economiche.
[16:08]Queste sono altre definizioni e qui ho messo in grassetto una parola, o anzi un concetto essenziale di tutta l'archivistica, che è vincolo archivistico.
[16:21]I documenti che compongono l'archivio non sono spuri, non sono casuali, ma compongono il nesso, il vincolo archivistico, che è frutto di una sedimentazione annosa, secolare, che poi costituiscono quella che è la struttura stessa. L'archivio, ovviamente, è il locale, ma rappresenta il vero e proprio concetto ed è l'istituto nel quale vengono concentrati archivi e fondi di varia provenienza, sempre legati dal concetto del vincolo archivistico che è il fondamento di tutto il concetto. E qui un altro concetto essenziale, che è l'archivio è vivo.
[16:55]L'archivio è vivo, perché l'archivio si alimenta. L'archivio non è solo una sedimentazione, non è un museo, non è qualcosa di di sterile, è qualcosa che è vivo, ma soprattutto mutua le esigenze di studio, quindi l'archivio è suscettibile anche a delle rivoluzioni di riordino, di riorganizzazione, di scoperta. L'Italia, gli archivi italiani hanno un patrimonio, gli stessi archivi Menfitani, Palermitani, Oristano della mia città, sono un continuo susseguirsi di documenti, anche documentazione che ci può sembrare risibile, no? Lì per lì poco poco pertinente, ma tutti quelli sono tutte storie e possono rispondere a infinite domande, storie di famiglia, storie di commerci, persone che viaggiavano, persone, ad esempio, la comunità di Menfi che partì, caduti della guerra nella Seconda Guerra Mondiale, no? Le lettere che si spedivano, tutti questi documenti che magari presi singolarmente possono sembrare poco rilevanti. E soprattutto la storia non è fatta solo dei grandi avvenimenti, no? Il concetto di macrostoria, microstoria, la cosiddetta la lotta alla storia evenemenziale che fece un altro grande studioso contemporaneo e amico di Marc Block, Fernand Braudel. Quindi la storia non sono solo gli eventi, ma sono le piccole vicende. Raccontavo ieri a Gaspare, a proposito di di piccole vicende, di piccole domande che portano poi a grandi intuizioni, Marc Block si fece delle domande. Lui si interessava molto alla storia economica, in particolare al Medioevo in età moderna, e partì da delle riflessioni nella sua casa di campagna, guardando un vasetto di marmellata. E lo scrive proprio in una lettera a Fernand Braudel, dall'osservare quel vasetto di marmellata di così facile reperibilità, si pose, ma nel Medioevo, in età moderna, come venivano conservate, come venivano distribuiti i frutti? Poi dopo, come arriva lo zucchero? Perché oggi è così comune? Quindi, attraverso queste domande, a partire da un vasetto di marmellata, ha creato dei lavori monumentali sulla storia economica, sul trasporto. E ovviamente queste domande rimanevano tali, se non fosse andato in archivio anche lui. L'archivio: entità giuridica e bene culturale.
[19:05]L'archivio è a tutti gli effetti un bene culturale, regolamentato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, aggiornato con le modifiche del 2024, nn. 139 e 190. Oltre a essere beni culturali, gli archivi e questo li rende ancora più speciali, sono anche strumenti di efficienza giuridica, amministrativa e operativa, con tutte le consequenzialità che ne derivano. A questi tre valori, su aggiunge, ovviamente, quello storico. Codice dei Beni culturali e del paesaggio, art. 10 "gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico o privato, che rivestono interesse storico particolarmente importante" sono beni culturali. Codice dei Beni culturali e del paesaggio, art. 101 "Ai fini del presente codice sono istituti e luoghi della cultura i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali.
[20:18]Si intende per archivio, una struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva documenti originali di interesse storico e ne assicura la consultazione per finalità di studio e di ricerca".
[20:51]L'archivistica come disciplina viva e agisce in merito alla natura stessa dell'archivio e delle sue necessità, giuridico, culturali e storiche. I problemi che quindi l'archivistica a livello teorico, pratico e accademico deve risolvere hanno un risvolto pratico. La teoria e tecnica archivistica analizza i problemi, le leggi, i metodi di conservazioni, le istituzioni e i modi di fruizione di un documento. A tal ragione conoscere almeno le basi della disciplina archivistica è importante e virtuoso per il ricercatore, storico, giurista o semplice appassionato e fruitore dell'archivio. Conoscere i fondi, come l'archivio vive, e come affrontare una ricerca, dall'individuazione del documento, alla richiesta, alla capacità di far dialogare le fonti, sono essenza della ricerca, che la rendono poi solida e metodologica.
[21:58]La vita di un archivio.
[22:04]Archivio corrente.
[22:09]Archivio di deposito.
[22:14]Archivio storico.
[22:29]Archivio Corrente. L'archivio corrente è quello attualmente in uso e in continuo accrescimento; per necessità pratiche, i fascicoli che compongono l'archivio corrente vengono conservati in locali facilmente accessibili o nella stessa stanza degli impiegati che li utilizzano.
[22:56]Archivio di deposito.
[23:01]Nell'archivio di deposito (o intermedio) vanno a finire i fascicoli relativi alle pratiche ormai concluse, che non servono più alle attività quotidiane ma che conviene conservare temporaneamente perché spesso utili come prova di diritti e condizioni giuridiche, come testimonianza dell'operato di singoli e di istituzioni, come precedente amministrativo. Nell'archivio di deposito si seleziona anche la documentazione che si può scartare, perché priva di interesse, e quella che vale la pena di conservare permanentemente e che è destinata a confluire - quella statale dopo 30 anni - nell'archivio storico.
[23:45]Archivio Storico. Conservati in apposite istituzioni (gli Archivi di Stato) o comunque in sezioni separate (nei comuni, nelle regioni, negli enti pubblici), gli archivi storici sono a tutti gli effetti beni culturali e come tali sono tutelati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Da strumenti e residui di una determinata attività pratica, diventano fonti per la conoscenza del passato e depositari della memoria collettiva di tutti noi.
[24:20]Sistemi informativi.
[24:28]S.A.N. Sistema Archivistico Nazionale. S.I.U.S.A. Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. S.I.A.S. Sistema Informativo degli Archivi di Stato.
[25:36]Sergio Luzzatto, Federico Chabod, Benedetto Croce, Paolo Prodi, Gioacchino Volpe, Giacinto Romano, Giuseppe Giarrizzo, Giuseppe Galasso, Sandro Rogari, Les Annales.
[25:52]La storiografia: senso del tempo, usi del passato, questioni di metodo.
[26:01]Secondo Federico Chabod, l'unica regola principale era la ricerca di un metodo personale «un proprio procedimento metodologico».
[26:22]Analizzare un documento, al di là delle indicazioni di massima relative alla collocazione, impongono una osservazione e descrizione della grafia, della legatura e stesura di eventuali note.
[28:42]Descrizione di un documento (XII-XVI secolo).
[28:51]INVOCATIO: una croce. INTITULATIO: In nome di Dio in Nomine Domini. INSCRIPTIO: nome e dignità dell'autore, con formule di devozione. ARENGA: intenzioni cortesi dell'atto documentale e motivazioni. NARRATIO: racconto ed enunciato. PROMULGATIO: Pertanto sia noto che, formula dichiarativa di intenti. DISPOSITIO: parte centrale, spesso di forma giuridica o di ordine. SANCTIO: forma di minaccia. CORROBORATIO: parte rafforzativa. SUBSCRIPTIO: sottoscrizioni autografe, se di stessa mano sono olografe. RECOGNITIO: convalida del capo della cancelleria. DATATIO: data cronica (tempo) o topica (luogo). APPRECATIO: formula di augurio (Amen, feliciter, prego Dio per ogni bene).
[38:41]Il metodo storico.
[38:48]Archivio. Ricognizione su registri e intreccio bibliografico. Studio del materiale. Censimento del medesimo. Trascrizione, nesso, edizione. Tesi.
[45:36]Sergio Luzzatto, Federico Chabod, Benedetto Croce, Paolo Prodi, Gioacchino Volpe, Giacinto Romano, Giuseppe Giarrizzo, Giuseppe Galasso, Sandro Rogari, Les Annales.
[45:52]La storiografia: senso del tempo, usi del passato, questioni di metodo.



