[0:06]Il 18 aprile 1906, San Francisco in California fu scossa per 60 interminabili secondi da un terremoto di magnitudo 7,8. La città riportò danni pari al nono grado della scala MCS, ma in alcune zone gli effetti provocati dal sisma furono addirittura dell'undicesimo grado. Tre persone su quattro rimasero senza casa. Crollarono oltre 25.000 edifici, ma di questi solo il 10% fu distrutto dal terremoto. La maggior parte dei palazzi fu consumata dagli incendi divampati dalle tubature del gas divelte dalle scosse telluriche. La città bruciò per 4 giorni e 4 notti e per i 2 anni successivi molti furono costretti a vivere negli accampamenti. Il terremoto fu causato da una frattura propagatasi lungo un tratto della grande faglia di San Andreas che nel suo percorso attraversa la California meridionale. Quella di San Andreas è una faglia trasformi che si muove perciò con un movimento trascorrente. I due lembi della faglia si muovono in direzioni opposte e sono in continua deformazione. Quella mattina si aprì una frattura lunga 430 km che fece slittare i due lati della faglia fino a 6 m in direzioni opposte. Si stima che almeno 3.000 persone persero la vita e il danno economico fu calcolato in 524 milioni di dollari. Allora il disastro fu inevitabile, ma oggi è possibile ridurre il rischio sismico che grava su una città e sui suoi abitanti. Il rischio sismico di un'area dipende da tre parametri. La pericolosità sismica, la vulnerabilità e i costi. La loro combinazione fornisce il valore complessivo del rischio. Più sono alti i valori di ciascun parametro, maggiore è il rischio sismico. Quindi per ridurre il rischio, bisogna ridurre al minimo l'impatto di pericolosità, vulnerabilità e costi. Vediamo se si può e come si fa. La pericolosità sismica indica con quale probabilità un territorio può risentire degli effetti di un terremoto. Le carte che descrivono la pericolosità sismica possono essere più o meno dettagliate e prendere in analisi il mondo intero o una regione come l'Europa, o un singolo paese. A ogni valore si associa un colore e le zone tendenti a rosso sono generalmente le aree più pericolose. Purtroppo non esiste alcun modo per intervenire sulla pericolosità sismica, perché questa dipende da forze geodinamiche fuori dal nostro controllo. Quindi per abbassare il rischio sismico di una zona, possiamo intervenire solo riducendo la vulnerabilità del territorio e i costi da sostenere in caso di terremoto. La vulnerabilità tiene conto della possibilità che le persone muoiono, che i mezzi di soccorso non riescano a raggiungere le aree colpite e che gli edifici siano danneggiati o distrutti. Più la vulnerabilità è alta, più sono alti i costi che la società deve sostenere in termini di perdita di vite umane, danni agli edifici, interventi per la ricostruzione e danno sociale per le attività colpite dal sisma. Quindi se abbassiamo la vulnerabilità si riducono automaticamente anche i costi. Il rischio sismico complessivamente diminuisce a vantaggio di tutta la società. La chiave di volta, quindi, è ridurre la vulnerabilità. Come? Eseguendo studi geologici e geofisici per la zonazione sismica del territorio. Usando tecniche di edilizia antisismica sia per le nuove costruzioni che per le ristrutturazioni di vecchi edifici. E naturalmente educando le persone per prevenire i comportamenti sconsiderati in caso di terremoto. Per operare nei primi due campi occorrono anni di studio e formazione. Ora ci concentriamo invece su cosa occorre fare in caso di terremoto. Le esperienze di chi ha vissuto un terremoto di grande intensità e quelle di chi ha prestato i primi soccorsi sono servite a stabilire le norme di comportamento da seguire in caso di terremoto. Se vieni sorpreso da un terremoto, per prima cosa cerca riparo sotto una trave portante, o se non puoi raggiungerla, riparati sotto un tavolo o una sedia. Durante il terremoto non precipitarti a scendere le scale, perché sono la parte più debole dell'edificio e possono crollare. Non prendere l'ascensore che può bloccarsi o precipitare e non correre in strada dove tegole, cornicioni e intonaco potrebbero colpirti in testa. Appena finisce la scossa, chiudi il gas e stacca la corrente per evitare possibili incendi. Lascia l'edificio solo a scossa terminata, ma prima di uscire, ricordati di indossare le scarpe. Sempre. Senza potresti ferirti con vetri rotti e calcinacci. Poi raggiungi un posto all'aperto, lontano da edifici e da linee elettriche. Infine, evita di prendere l'automobile se non è necessario. Le strade, infatti, devono rimanere libere per consentire il passaggio dei mezzi di soccorso. Non sottovalutare questi consigli, perché essere tutti preparati può fare la differenza.

Il rischio sismico (tratto da Il globo terreste e la sua evoluzione. ed.blu)
Zanichelli editore
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