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Vi mostro cosa è sepolto sotto lo Stretto di Messina - la geologia tra Calabria e Sicilia

Geopop

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[0:00]Sicilia e Calabria fanno tra, fanno così. Guarda, guarda, guarda. Trach, fermi, che significa? Sapete cosa c'è sotto lo stretto di Messina? E in questo video vi propongo un approfondimento sulla geologia dello stretto. Così che possiate aggiungerla a tutti gli altri aspetti, economico, finanziario, ingegneristico, ambientale, sociale, eccetera eccetera, per farvi un'idea sulla grande questione ponte sì, ponte no. Sei sul WC? Telefono. Quando aspetti la metro? Telefono. Aspetti un amico al bar? Telefono. Le nostre pause, pensateci, sono diventate tutte pause telefono. Ogni tanto, e dico ogni tanto, tra queste pause dovremmo farci una bella pausa libro! Il mio nuovo libro che si intitola proprio Pausa Libro, contiene 101 pillole di scienza e cultura per quando posiamo il telefono. Lo trovate su Amazon e vi lascio il link qui sotto in descrizione. Detto ciò, torniamo a noi. Piccola premessa, piccola, grande premessa. Se vi aspettate da me un sì o un no relativamente al ponte, ve lo dico già da ora, abbandonate il video, non è per voi. Se volete invece capirci qualcosa sulla geologia dello stretto, è il video giusto.

[1:25]Voglio partire da lontano. E partiamo da 200 milioni di anni fa, quando tutti i continenti erano uniti. Tutto intorno c'era un unico oceano chiamato Pantalassa. E questo agglomerato di continenti, noi l'abbiamo chiamato Pangea. La Pangea possiamo suddividerla, diciamo in due grossi blocchi. Da una parte c'erano Sud America, Africa, India, Antartica e Australia, che formavano, diciamo, il blocco sud, chiamato Gondwana. E poi c'era il blocco composto essenzialmente da Nord America e Eurasia, che formavano il blocco nord che chiamiamo Laurasia. So che per molti di voi sono dei concetti nuovi, quindi sintetizziamo al volo: Pangea tutta intera, Gondwana parte sud, Laurasia parte nord, tutto intorno oceano Pantalassa. Ad Est, in realtà, guardate, questa è una ricostruzione di 200 milioni di anni fa, c'era un braccio oceanico, un braccio di oceano che si insinuava proprio tra questi due grossi blocchi, Gondwana e Laurasia. Cioè l'Oceano Tetide, cioè questo braccio oceanico, noi lo chiamiamo Oceano Tetide. Perché ci interessa l'Oceano Tetide? Perché l'Italia è nata proprio lì in mezzo. Da una ricostruzione grafica geologica e grafica di Christopher Scotese, che potete trovare su YouTube e vi consiglio di vedere il suo canale perché ne trovate tanti bellissimi e proprio soddisfacente vedere queste immagini, possiamo intravedere, guardate, la traccia dei confini di oggi del nostro paese. Proprio per avere un'idea di dove fosse l'Italia 200 milioni di anni fa. Ecco, 200 milioni di anni fa l'Italia non c'era ancora. Era allora in acqua, cioè allora si stavano formando le rocce che poi avrebbero in parte composto la spina dorsale della nostra penisola. Ovviamente, attenzione, è una ricostruzione geologica, per cui, quasi per definizione, è un'approssimazione, è una stima, ma ci dà un quadro concettuale del passato. Nei 100 milioni di anni successivi, quindi da 200 milioni a 100 milioni di anni fa, cosa succede? Avviene una cosa straordinaria, cioè una frammentazione di tutti i continenti. Bello e buono, si separano, divorzi, tutti separati. A parte gli scherzi, tutto il blocco sud si separa dal blocco nord, quindi questa è già una grandissima separazione. Ma non solo, si separano anche Africa e Sud America, Nord America e Eurasia. Se ci fate caso, durante questa apertura si è aperto, guardate, anche il nostro mare, il Mar Mediterraneo. Piccolino, questo triangolino qui, eccolo qua. Occhio ora a quello che succede da 100 milioni di anni fa ad oggi. L'apertura atlantica continua, ma l'Africa e l'India, dopo essersi isolate, hanno cominciato a muoversi verso est o nord-est, quindi andando a schiantarsi verso l'Eurasia. Quindi cosa è successo all'oceano Tetide, che era tra questi due blocchi? Si è chiuso, letteralmente chiuso. Tutte le rocce che si erano formate in quel ramo di oceano, perché la maggior parte delle rocce sedimentarie si forma dentro all'acqua, sono state spremute, letteralmente spremute verso l'alto andando a formare i rilievi, le catene montuose.

[5:11]Quali? Le Alpi, gli Appennini e più verso Est l'Himalaya. Guardate la velocità dell'India, è una roba pazzesca. Si è letteralmente schiantata contro l'Eurasia con una violenza tale da generare la più grande catena montuosa al mondo, l'Himalaya appunto. Bene, l'Italia si è originata quindi dentro questa morsa tettonica che vede l'Africa spingere contro l'Eurasia. Questo, diciamo che è il motore tettonico primario che definisce le dinamiche di questa zona del mondo. Dove ci sono Sicilia e Calabria. A questo punto uno potrebbe pensare, ah ok, quindi l'Italia è dentro una morsa, la morsa comprime, quindi c'è solo compressione, è un contesto compressivo. E no. La natura e la geologia sono meravigliosamente più complesse di così. Infatti, all'interno di contesti macro, contesti tettonici compressivi, ci possono essere anche delle aree estensionali, cioè che si estendono invece di comprimersi. Infatti, e arriviamo finalmente a noi, secondo voi lo stretto di Messina è in chiusura o in apertura? C'è collisione o estensione? Bene, Sicilia e Calabria si stanno allontanando. Quest'area del Mediterraneo è strutturalmente e geologicamente molto complessa, molto complessa, perché? Perché ci sono placche e micro placche che si muovono in tante direzioni, per cui si vengono a creare delle zone di compressione, altre di estensione. Placche che strusciano tra di loro e il movimento di queste placche e micro placche si traduce con l'attivazione di faglie. L'attivazione di faglie, la faglia che cos'è? è una rottura, la spaccatura di una parte di crosta terrestre. L'attivazione di queste faglie si traduce in terremoti. Come sappiamo, tutta l'Italia, tutto l'Appennino è sismico, è sismica la Calabria, è sismica la Sicilia. E in mezzo, quindi tra Calabria e Sicilia, questa sismicità non è che scompare. Infatti, nel 1908 c'è stato il terremoto più potente mai registrato in epoca strumentale in Italia, cioè 7 magnitudo 7.1. Quando dico in epoca strumentale significa da quando noi registriamo i terremoti con gli strumenti, ok? Purtroppo in quel caso le vittime furono tantissime, circa 80.000 vittime tra Messina e Reggio Calabria che furono veramente rase al suolo. Una cosa terribile. Trovate un video dedicato ad uno studio proprio sull'identificazione della faglia che probabilmente generò quel terremoto, ve lo metto in descrizione, così che se volete potete recuperarlo facilmente. Ora che abbiamo questa macro fotografia, andiamo un attimo più nel dettaglio sullo stretto per capire quali sono le forze geologiche in gioco, proprio dal punto di vista tettonico. Ovviamente cercherò di semplificare, ma non semplificherò i concetti chiave. Abbiamo detto che l'Africa spinge verso nord e infatti una componente di movimento effettivamente proprio verso nord. Allo stesso tempo, però, ci sono altri movimenti, come quello del mar Tirreno che spinge verso est, verso la Calabria. Quindi, se io spingo questo da una parte verso nord e questo da un'altra parte verso est o nord-est, il risultato è che nel centro si strappa. Quindi se spingo questo da una parte, verso nord e questo da un'altra parte, la risultante è che questo si aprirà, vedete? Trach e si apre, si strappa. Questo, tra virgolette, strappo in geologia è chiamata zona di estensione. Lo stretto di Messina è nel bel mezzo di una zona di estensione. Infatti, oggi, secondo diversi studi geologici, Sicilia e Calabria si stanno lentamente allontanando di quanto? Di 0,5-0,8 mm/anno, quindi parliamo di circa mezzo millimetro o poco più ogni anno. In realtà, in realtà il movimento non è solamente di allontanamento, ma c'è anche una componente di strusciamento laterale, quindi di tipo faglia trascorrente. Per figurarvelo nella mente, immaginate due macchine che strusciano le portiere una contro l'altra, ecco, quella è una faglia trascorrente. Non è finita, perché ci sono, t'ho detto che è complicato, ci sono anche dei movimenti verticali tra Calabria e Sicilia, verticali. In uno studio del 2006 di Guerricchio e Ponte, si è calcolato che negli ultimi 700.000 anni, l'Aspromonte, quindi il massiccio calabrese che si affaccia sullo stretto, si è sollevato di circa 300 metri. Quindi circa 1,2-1,8 mm/anno, e la prova, qual è la prova? Sono i terrazzi marini pleistocenici, parliamo di antiche superfici costiere oggi sospese non al livello del mare, ma a centinaia di metri di quota. Lo stesso discorso vale sul lato siciliano, Doglioni e Tal, nel 2012 con un altro studio, hanno confrontato i terrazzi marini della costa messinese con quelli di Villa San Giovanni, trovando delle differenze di quota importanti. Per esempio, il terrazzo che loro chiamano MIS 5.5, di circa 125.000 anni fa, è a 90 metri a Messina, ma a 170 metri a Villa San Giovanni, significa che la Calabria si è sollevata più della Sicilia.

[11:18]Tutti questi movimenti vengono accomodati da un complesso sistema di faglie che possiamo vedere facendo una sorta di scansione sotto lo stretto. Ah, finalmente possiamo vedere quello che ci sta sotto. Vedete, entrambe le coste sono bordate da delle faglie, che noi qua vediamo come dei segmenti, delle rotture, dei tagli. E sono delle faglie di tipo che noi chiamiamo normale o estensionale, perché appunto è una zona di estensione. Quindi queste faglie formano una sorta di scalini, scalini che diventano sempre più profondi andando verso il centro dello stretto. Il ponte andrebbe costruito in questo contesto qui. Ora, se qualcuno ci dicesse, costruiamo un ponte qui, magari lo prenderemmo per pazzo. Certo, non è il posto più sicuro del mondo dove costruire il ponte a campata unica più lungo del mondo. Sicuramente, ma fermi, fermi. I ponti che collegano due sponde, dove in mezzo c'è un pezzo di mare, nove su dieci hanno un controllo strutturale, in altri termini ci sono delle faglie in mezzo. Sono tantissimi i casi in cui sono stati costruiti dei ponti in luoghi altamente sismici, come il Giappone, come la California. Quindi il punto non è tanto la presenza o meno delle faglie, perché l'ingegneria e le soluzioni ingegneristiche effettivamente possono assorbire il rischio geologico. Ora, una domanda che in tantissimi ci poniamo è, può resistere un eventuale ponte a un terremoto violento qui? Beh, il ponte è stato progettato per resistere ad un terremoto di magnitudo 7.2. E lo so che la domanda ovvia è, ma se viene un 7.3, un 7.5, che fa, cade? Dovrebbe essere progettato per resistere a 8, 9, qualcuno direbbe, ni, cioè, nel mondo ideale, sì, il mondo ideale, sì, sarebbe bellissimo, progettiamo tutto magnitudo 11, tutto a posto.

[13:28]La realtà, purtroppo, è sempre più difficile e complessa. Progettare un ponte che resiste ad un 7.2 è già una sfida mostruosa. Il ragionamento che si fa è questo: qual è la magnitudo che questa zona può raggiungere con dati alla mano? Cosa ci dicono i dati storici? 7.1, bene, costruisco in modo che resista a un 7.1-7.2. Mi rendo conto che irrazionalmente non ha senso, ma razionalmente sì, se ci pensiamo, perché noi definiamo il massimo rischio relativo di quella zona e lo impostiamo come referenza. Detto ciò, il ponte, dal punto di vista puramente tecnico, quindi geologico e ingegneristico, sulla carta si può fare. E su questo gli addetti ai lavori sono molto compatti. Le critiche che vengono fatte al ponte, che sono assolutamente legittime, sono più di altra natura, forse più politica che tecnica. Per esempio, Mario Tozzi, storico e divulgatore italiano che conoscerete ovviamente tutti, dice, lui è contrario al ponte, lo dice chiaramente, lui dice: anche se il ponte rimanesse in piedi ad un terremoto come quello del 1908, collegherebbe due cimiteri. È un'immagine triste, macabra, lui lascia intendere che sarebbe meglio investire magari tanti miliardi di euro in edifici antisismici e in altre infrastrutture, piuttosto che creare, costruire un ponte che collega due pezzi di terra vecchi. Vecchi in termini di infrastrutture, intendo. Ora, io personalmente sono d'accordo che la Calabria e la Sicilia avrebbero bisogno di grossi investimenti, sicuramente e credo che nessuno non sia d'accordo su questo. Investimenti per i trasporti, no? Allo stesso tempo, però, se si ha una mentalità chiusa, l'innovazione sicuramente non la farai mai. Cioè, un esempio, io penso all'alta velocità. L'alta velocità era estremamente criticata durante la fase di progettazione e di realizzazione, forse proprio come il ponte. L'abbiamo pagata l'alta velocità circa 40 miliardi di euro. Ebbene, la domanda è, oggi qualcuno di noi farebbe a meno dell'alta velocità? Cioè, per me, meno male che l'abbiamo fatta, meno male! Sennò, cioè, da da Napoli per arrivare a Milano ci mettevamo un'altra volta 9 ore. Oggi ce ne mettiamo la metà, 4, cioè, ok? Quindi io personalmente penso che dal punto di vista tecnico il ponte sia fattibile. Cioè l'ingegneria è capace di assorbire il rischio geologico della zona. Ma, c'è un ma molto grande, dal momento che le decisioni devono essere prese considerando non solo l'aspetto geologico, tecnico, ingegneristico, ma anche ambientale, economico, i benefici economici pro e contro per il paese, sociale e quindi politico, io la risposta ponte sì, ponte no, non ce l'ho e anche se ce l'avessi non ve la darei, perché non sarebbe consistente, perché non ho studiato tutto, ci vogliono tante persone per studiare tutto questo. Non è possibile che una singola persona ti dia la risposta, perché è un problema complesso. Sicuramente so una cosa, un punto, un nodo fondamentale, a mio avviso, che si chiama manutenzione. Il cuore di quest'opera, secondo me, non è tanto la costruzione su cui tanti si focalizzano, perché noi, secondo me, siamo molto capaci per farlo. Ma nella mia mente la domanda è: siamo veramente capaci di mantenerlo in forma questo ponte? Questa è la domanda delle domande, secondo me. E proposta, lo facciamo un video ad hoc sulla manutenzione, se sì, scrivete qua sotto manutenzione, io capirò. Intanto vi ricordo che abbiamo fatto un video sugli aspetti strutturali del ponte, perché si parla tanto di ponte, ma poi non sappiamo manco come è fatto, quindi ci siamo detti, facciamo un bel 3D da zero con i progetti originali, per spiegare a livello strutturale come è fatto il ponte e come verrà costruito, se si costruirà. Ve lo lascio in descrizione per comodità, vi do appuntamento alla prossima, sempre qui su Geopop, le scienze nella vita di tutti i giorni. Ciao.

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