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Cani Rossi 1 1 - Il libro della giungla

Ko del Monte Carmelo

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[0:02]Dopo la morte di Shakan, Mauli cacciò nella giungla insieme ai suoi quattro fratelli. E fu in quel periodo che combattei contro il Jacala il coccodrillo nelle paludi del nord, e ruppe il suo coltello contro le dure piastre del dorso del mostro. Poi trovò un nuovo e più lungo coltello, appeso al collo di un uomo che era stato ucciso da un cinghiale selvatico. E inseguì e uccise quel cinghiale come giusto pagamento per il coltello. Un'altra volta ancora salvò Ati l'elefante selvaggio da una trappola con un palo appuntito in mezzo. Il giorno dopo fu salvato dallo stesso Ati quando lui, Mauli era caduto in una trappola per pantere. Mamma e Babbo Lupo morirono. E allora Mauli fece rotolare un grosso macigno sulla bocca della loro tana e intonò su di loro il canto della morte. Balu si fece molto vecchio e rigido e persino Baera che aveva muscoli di ferro e tendini d'acciaio, si fece appena un po' più lento nella caccia rispetto a prima. Akela da grigio divenne bianco a causa dell'età. Le costole si disegnarono sui fianchi e iniziò a camminare come se fosse di legno. Ma i lupi del dissolto branco di Sioni prosperarono e crebbero di numero, finché non furono una quarantina. E allora Akela disse loro che avrebbero dovuto riunirsi sotto un capo e formare un nuovo branco. Questa era una di quelle cose con cui Mauli non voleva avere nulla a che fare, perché come aveva detto più volte, aveva mangiato della frutta assai aspra e conosceva l'albero sul quale era cresciuta. Ma quando Faò, figlio di Faona, si conquistò combattendo il comando del branco, secondo la legge della giungla. E gli antichi canti e i vecchi richiami tornarono a risuonare sotto le stelle. Mauli venne alla rupe del Consiglio, per amore dei suoi ricordi. Lì prese posto più in alto di Faò, di fianco ad Akela. E ogni volta che parlava, tutti i lupi stavano in silenzio.

[2:32]Soprattutto un'occasione a cui non mancava mai era l'ammissione di nuovi cuccioli al branco. E ci andava in memoria di quel giorno in cui un piccolo bimbo bruno, tutto nudo era stato accolto nel branco grazie alle parole di un orso e al toro offerto da una pantera. E l'antico richiamo: "Guardate! Guardate bene, ho lupi!" Gli faceva palpitare il cuore. Quella sera però, se ne stava trotterellando tra le colline con un daino che aveva appena ucciso che doveva portare ad Akela, seguito dai suoi quattro fratelli di tana. E all'improvviso si sentì un grido che non si era più sentito nella giungla dai brutti tempi di Shakan. Era quello che nella giungla viene chiamato il Phihl, una specie di grido stridulo che lo sciacallo emette quando segue la tigre in caccia. Immaginatevi un misto di odio, disprezzo, paura e disperazione. Il tutto frammisto e pervaso da una specie di bieco scherno, e vi sarete fatte un'idea di quello che era il Phihl, che quella notte salzò, s'abbassò, ondeggiò e tremolò da grande distanza al di là della Waingunga. I quattro si fermarono immediatamente col pelo erto sul collo, mentre la mano di Mauli corse al coltello, ma poi anche lui si arrestò col volto acceso e le sopracciglia accigliate. "Nessuno striato osa cacciare da queste parti" disse Mauli. "Non è il grido del battistrada" rispose Fratel Bigio. "Si tratta di caccia eccezionale. Ascolta" il grido proruppe di nuovo. Un po' sghignazzato e un po' singhiozzato, come se lo sciacallo avesse delle morbide labbra umane. E allora Mauli prese a correre verso la rupe del Consiglio, e quando arrivò trovò Akela e Faò sulla rupe e sotto di loro tutti i lupi del branco accucciati e con i nervi tesi. Le mamme e i cuccioli stavano già correndo al galoppo verso le loro tane, perché non è bene che i più deboli se ne stiano in giro, quando si sente il Phihl.

[5:10]Ci fu un lungo silenzio, rotto soltanto dal gorgogliare della Waingunga e dal soffio del vento tra le cime degli alberi. Quando all'improvviso un lupo lanciò il richiamo. Non era un lupo del branco, perché erano tutti alla rupe. Il richiamo si trasformò gradualmente in un terrificante latrato pieno di dolore. "Dhol!" gridava. "Dhol! Dhol! Dhol!" Si sentirono alcuni passi stanchi sulle rocce e un lupo scarno, con i fianchi rigati di rosso, la zampa anteriore destra rovinata e il muso schiumante di bava, si gettò in mezzo al cerchio e giacque ansante ai piedi di Mauli. "Buona caccia. Chi è il tuo capo?" domandò Faò con gravità. "Buona caccia. Wan Dholl, io sono" fu la risposta, e voleva significare che si trattava di un lupo isolato.

[6:38]Uno che non appartiene a nessun branco. Ansimava tanto forte che si poteva vedere il cuore che palpitando lo scuoteva tutto.

[6:54]"Chi si sta muovendo?" domandò ancora Faò, perché è questo che ognuno nella giungla si chiede quando si sente il Phihl. "Il Dhol, il Dhol del Dekan, il cane rosso, l'uccisore. Vengono dal sud verso il nord dicendo che il Dekan è vuoto di selvaggina e facendo strage lungo il cammino. Quando questa luna era nuova, in quattro erano con me, la mia compagna e tre cuccioli. E allora essa li portò nelle pianure aperte, per insegnare loro come si dà la caccia al daino. A mezzanotte li sentii che ululavano sulla traccia, ma quando si sollevò il vento dell'alba li trovai rigidi sull'erba. Quattro, popolo libero! Tutti e quattro, quando questa luna era nuova. Poi cercai e trovai il Dhol. "Quanti?" chiese Mauli asciutto, mentre tutto il branco brontolava e ringhiava.

[8:09]"Non lo so. Tre di loro non ammazzeranno più, ma alla fine mi hanno costretto a fuggire via come un cervo dopo avermi ridotto così a correre su tre zampe". "Guardate, o voi del popolo libero!" e mostrò la zampa anteriore destra tutta sbranata e nera di sangue rappreso. C'erano morsi crudeli in basso sul suo fianco e anche la gola era ferita e straziata.

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