[0:00]La Seconda Guerra Mondiale era finita nel sangue. Milioni di morti, imperi in frantumi e orrori che volevano solo essere dimenticati. Ma nonostante i trattati e la pace apparente, le tensioni e le diverse visioni del mondo trovano adesso nuove vie per esprimersi. Sta iniziando la guerra fredda.
[0:22]La Seconda Guerra Mondiale, terminata a maggio per l'Occidente e ad agosto per il Giappone, ha cambiato radicalmente gli assetti mondiali. I nazi-fascisti sono stati sconfitti e le democrazie, in teoria, hanno trionfato. Ma ancora molte ferite devono rimarginarsi. Nell'animo della popolazione mondiale inizia a farsi strada il trauma della guerra e la consapevolezza di quello che gli esseri umani potevano compiere. Il secondo conflitto mondiale ha, infatti, lasciato in dote 50 milioni di morti, genocidi e la bomba atomica. Un'arma che avrebbe potuto facilmente annientare la vita sulla terra. Stagione di traumi e di cambiamenti, soprattutto in Europa. La Germania era stata duramente sconfitta ed esce provata, anzi, devastata dal conflitto. Anche Francia e Inghilterra, pur avendo vinto, sono in grande difficoltà. Fame, disoccupazione, profughi, inflazione, dipendenza da potenze estere affliggono il vecchio continente. La cara vecchia Europa ha perso il suo primato, è ormai tempo di cedere il passo ai veri vincitori. Gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica sono pronti a contendersi il controllo del globo. URSS e USA sono, in questo momento, nazioni profondamente diverse, ma accomunate dalle medesime ambizioni. Gli Stati Uniti godono di una certa supremazia economica e militare, dato che banalmente possiedono l'arma più forte del gioco, la bomba atomica. A livello ideologico, beh, sono gli Stati Uniti. Credono nella necessità di espansione della democrazia liberale, nel pluripartitismo e nella concorrenza economica. Inoltre, professano la necessità di ampie libertà personali e credono in un'etica del successo individualista. A differenza degli USA, l'Unione Sovietica la guerra l'aveva combattuta in casa. Il gigante dell'Est, al costo di 27 milioni di morti e un dispendio immane di risorse, alla fine del conflitto occupa militarmente mezza Europa. E i valori in cui crede? Completamente opposti agli americani. I sovietici vogliono cambiare la società e il mondo con le seguenti parole d'ordine: collettivismo e partito unico, stato centralizzato ed etica anti individualistica. Utopisticamente vogliono garantire uguaglianza e giustizia sociale. Sia Stati Uniti che Unione Sovietica puntano ad influenzare il resto del mondo e ad imporre la loro ideologia e la loro supremazia. Sono gli albori di un sistema mondiale nuovo e bipolare. In Europa occidentale, per ragioni storiche e dinamiche della guerra, è maggiore l'influenza americana, sia a livello economico che culturale. In Europa orientale, data anche la minacciosa presenza dell'Armata Rossa, è maggiore l'influenza della grande Russia. Già prima della fine del conflitto, gli Stati Uniti avevano immaginato un sistema mondo atto ad evitare nuove tensioni e guerre. Nella loro idea aveva un grande ruolo l'economia. Volevano creare un mercato mondiale con regime concorrenziale, abbandonando protezionismi e aree preferenziali di commercio, come ad esempio, quella del Commonwealth britannico. Per questo, già nel 1944, con gli Accordi di Bretton Woods, si era cercato di dar vita ad un nuovo sistema economico, basato sulla libera circolazione di merci e di capitali e sul dialogo fra stati. Frutto di questi accordi, nasce nel '44 il Fondo Monetario Internazionale, a cui i comunisti decidono di non partecipare, e nel '45 la Banca Mondiale, con la facoltà di concedere prestiti alle nazioni per favorire la ricostruzione. L'FMI aveva il compito, tra le altre cose, di assicurare la stabilità di cambi associata all'oro. E, soprattutto, e questa era la grande novità, al dollaro americano, che prendeva il posto della sterlina come moneta di riferimento. E con queste organizzazioni nuove di zecca, gli americani iniziano a finanziare la ricostruzione di alcuni Stati europei. Infine, gli Stati Uniti, che già ci avevano provato 20 anni prima, stavolta ci provano con più convinzione. Per questo, alla Conferenza di San Francisco, tra il 25 aprile e il 26 giugno del 1945, a guerra ancora in corso, viene costituita l'Organizzazione delle Nazioni Unite. Inizialmente composta da 51 Stati, ma negli anni se ne sarebbero aggiunti molti altri. Lo scopo è quello di favorire il dialogo fra i popoli e la loro crescita sociale ed economica. Lo statuto, ancora oggi valido, recita al suo primo articolo: 1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace. L'ONU è composta da molti organi, commissioni e assemblee. Due sono i più importanti. Il primo è il Consiglio di Sicurezza, organo permanente che dovrebbe intervenire in caso di crisi prendendo decisioni vincolanti, composto da 15 membri. Di questi 15 membri, 10 vengono eletti, mentre 5, USA, URSS, Gran Bretagna, Francia e Cina, ovvero le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, sono permanenti e godono del diritto di veto, un'arma estremamente potente. Il secondo organo è l'Assemblea Generale, che si riunisce annualmente e prende decisioni a maggioranza semplice e che propone risoluzioni non vincolanti. Le raccomandazioni. Animati da buoni propositi, i paesi che compongono l'ONU nel 1948 avrebbero approvato anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, in cui si definiscono le libertà civili, politiche e sociali che ogni uomo e donna possiedono, sancendone l'universalità. Con il passare degli anni sarebbero stati creati nuovi organi e agenzie come l'UNESCO, che si occupa di beni culturali, e la FAO, focalizzata sul cibo e sull'alimentazione. Importantissimi, in teoria, sarebbe dovuta essere anche la Corte Internazionale di Giustizia, tra le cui mansioni vi era la risoluzione di controversie internazionali. Nonostante tutte le buone intenzioni, negli anni successivi l'ONU più che prevenire e risolvere crisi internazionali avrebbe semplicemente rispecchiato la situazione politica mondiale. I veti delle potenze rivali nel Consiglio di Sicurezza avrebbero reso l'organizzazione sostanzialmente ininfluente. Infine, per gestire questo nuovo ordine mondiale, i vincitori devono creare un diritto penale internazionale, che valga per tutti. I primi tentativi di codifica li abbiamo con i processi di Norimberga nel '45 e di Tokyo nel 1948, in cui verranno condannati rispettivamente tedeschi e giapponesi. Nonostante la giurisprudenza dirà che non si trattò veramente di organi di giustizia internazionali, ma di organi giurisdizionali comuni degli Stati che li avevano istituiti, o almeno così dice la Treccani, fu sicuramente un primo passo. Che poi si tratti di tribunali di vincitori che condannarono vinti, con tutte le implicazioni morali del caso, non ci interessa ora. Con la Seconda Guerra Mondiale finisce un'epoca e ora i vincitori devono ridisegnare un mondo devastato. Ma non sono intenzionati a fare gli stessi errori dei loro predecessori. Il Trattato di Versailles del 1919 aveva condotto l'Europa, e poi tutto il globo, in una guerra ancora più distruttiva. La base di un mondo più giusto e stabile deve partire dalla pace. E dopo una guerra del genere ce ne sono un sacco da firmare.



