[0:05]Africa. Pioggia nera. Era il tempo delle piogge in Africa. Gli uomini uscivano dalle loro capanne per accogliere la pioggia che avrebbe irrigato i campi, riempito i fiumi in secca, abbeverato gli animali. Ma tutti rimasero muti quando videro scendere dal cielo gocce nere come la pece. Tutti sapevano cos'era. Era petrolio, inquinamento. Non si poteva più bere l'acqua, né mangiare i pesci pescati nei fiumi. Non si potevano più coltivare i campi perché l'acqua inquinata danneggiava il raccolto. Gli uomini, le donne, i bambini e gli animali non avevano più cibo da mangiare né acqua da bere. Più volte i capi delle tribù si erano riuniti per discutere il da farsi, ma non riuscirono a trovare una soluzione. Anche gli animali si riunirono dinanzi al re della savana, il leone. Non possiamo andare avanti così. Dobbiamo fare qualcosa, dissero tutti in coro. Anche Criniera d'oro, il leone più forte e giusto di tutti i tempi si sentiva impotente, scuoteva la testa e diceva: La causa di tutto questo è l'uomo bianco, ma nessuno di noi può reagire contro i suoi fucili e tutte quelle diavolerie con cui egli ci sottomette. Fu allora che da chissà dove comparve un panda. Tutti gli animali si fecero in disparte. Nessuno aveva mai visto un animale di quel tipo. Di certo non era africano. Infatti il panda sudava molto, non era abituato al caldo tropicale e faticando a parlare disse: Un modo ci sarebbe. Chi sei tu? Chiesero tutti in coro. Sono Onda, il panda, vengo dall'Asia. Porto con me altri amici, uno per ogni continente. Così dicendo sollevò la zampa, ad indicare qualcosa al suo fianco e poi continuò: Ecco Dino, l'orso bruno dall'Europa. Arturo, il canguro, dall'Oceania. Ed ancora Jack, il pappagallo, dall'America del Nord e Rano Kao, il Moai volante, dall'America del Sud. Il Moai volante era l'unico gigante di pietra in grado di volare e capace di suonare il bastone della pioggia e per questo Onda il panda l'aveva portato con sé. Nessuno fiatò, certamente era insolito vedere animali e oggetti di altri continenti in Africa. Onda, il panda, continuò: Dobbiamo andare dai capi tribù, che come voi hanno fame e sete, e unirci insieme per convincere l'uomo bianco a smettere di inquinare la vostra terra. Ci fu un brusio generale. Poi, Criniera d'oro, il grande e saggio leone parlò: Gli uomini dei villaggi hanno paura di noi, hanno lance e fucili. Ci trafiggeranno o spareranno e noi non possiamo difenderci. Gli parleremo, insistette il panda. È inutile, non capiscono la nostra lingua. Abbiamo tentato tante volte di parlare con loro, ma non è servito a nulla. Continuò Criniera d'oro. Abbiamo Jack, il pappagallo, che sa parlare come loro e tradurrà tutto ciò che serve. Ci fu ancora brusio e Criniera d'oro si mise a pensare a lungo. Abbiamo un piano, disse ancora il panda. Lascia che te ne parli. Amina e Babu erano grandi amici e giocavano spesso al fiume suonando i loro giù giù. Guarda, Babu, esclamò la bambina. Guarda quel pesciolino, sta cercando di nuotare in una macchia d'olio. Dov'è? Chiese il bambino. Proprio lì, al centro del fiume. Proprio in quel momento, mentre i due bambini guardavano il pesce dimenarsi, un pappagallo volò su un ramo vicino e cominciò a parlare. Ciao, Amina, ciao, Babu. Io sono Jack. I due bambini lo guardarono stupiti. Come fai a sapere i nostri nomi? Chiesero. Ed il pappagallo, noi sappiamo tutto di voi.
[4:55]E da quel momento, Jack incontrò i due bambini ogni giorno per molto tempo, accompagnandoli spesso con la sua tromba. Dopo qualche tempo, Amina e Babu vollero incontrare insieme i loro padri, capi delle tribù Kikuyu e Maasai. Papà, dissero. Al fiume abbiamo fatto amicizia con Jack. Sa suonare la tromba e ci gioca spesso con noi. Dice che sono tutti disperati per l'inquinamento e chiede il nostro aiuto. I capi delle due tribù si guardarono fra loro e dissero: Questo problema è davvero importante, bambini. Ne abbiamo parlato tanto fra noi e davvero non riusciamo a trovare una soluzione. Ma Jack dice che i suoi amici hanno un piano, esclamò la bambina. Bene, figlia mia, disse il padre di Amina. Allora forse potremmo mandarli a chiamare per discuterne insieme. Sono proprio qui fuori che aspettano, disse il bambino. Allora facciamoli entrare, esclamò il padre di Babù. I due bambini si allontanarono per pochi secondi e poco dopo nella capanna entrò il re leone, seguito da Onda, il panda, Dino l'orso bruno, Arturo il canguro, Jack il pappagallo e Rano Kao, invece rimase fuori dalla capanna perché era troppo grande. I due capi tribù erano terrorizzati alla vista di quell'enorme e possente leone. Subito Amina e Babu si avvicinarono a loro e dissero: Papà, non abbiate paura, vengono in pace, ascoltate quello che hanno da dire.
[6:49]Fu Criniera d'oro il primo a parlare. Il pappagallo appollaiato in mezzo alla Criniera traduceva ogni parola, mentre i due capi tribù ascoltavano trattenendo il fiato, un po' per la paura, un po' per la meraviglia. Parlarono per tutta la notte e per tutto il giorno. Poi, tutti uscirono dalla capanna per andare dall'uomo bianco, tranne il padre di Amina e quello di Babù che guardavano i loro figli allontanarsi insieme agli animali e li salutavano con la mano. Il re leone era avanti a tutti, con in testa il pappagallo Jack. Il panda, i suoi amici e i due bambini erano dietro a loro. Arrivati all'accampamento dell'uomo bianco, il pappagallo disse: Uomo bianco, hai inquinato i nostri fiumi, il pesce non è più buono. Il raccolto è distrutto, non c'è cibo per i nostri figli, tutti gli animali e tutte le tribù sono riuniti per darti questo messaggio. Aiutaci a rispettare la natura, a rispettare gli animali, le piante. Aiutaci a ripulire i fiumi. Se non lo farai, allora torna nel tuo paese. Noi qui non ti vogliamo. Oggi abbiamo anche noi le nostre armi per difenderci. E così dicendo tirarono fuori i loro strumenti. Quando l'uomo bianco li vide avvicinarsi e ascoltò sorpreso le loro parole, si preparò con le armi. Ma Onda il panda sollevò le campane tibetane e cominciò a suonarle. Il suono si diffondeva nell'aria, incantando l'uomo bianco. Jack estrasse da sotto l'ala la sua tromba. Arturo prese il suo tamburo, Dino il Casù che Alice l'istrice gli aveva donato. Amina e Babu presero il giugiù e il Moai il bastone della pioggia e tutti insieme iniziarono a suonare e poi a cantare. L'uomo bianco non poteva muoversi. Il suono delle campane tibetane lo paralizzava, era costretto ad ascoltare quella strana musica. Una musica magica che lo rendeva felice e gentile, positivo e altruista. Gli animali continuarono a suonare a lungo, incantando l'uomo bianco, fino a quando questi disse loro: Basta, abbiamo capito, vi aiuteremo a risanare la vostra terra e ce ne andremo, oppure chi di noi vorrà restare vivrà in pace e armonia con tutti voi. E fu così che l'Africa tornò a risplendere come un tempo. E non solo, la notizia si diffuse in Europa, Asia, Oceania, America e tutti gli uomini e gli animali cominciarono a collaborare. Hanno capito che non è poi così difficile rispettarsi l'un l'altro e lavorare insieme per un mondo migliore.



