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LEONARDO PARIS

Cam To Me OdV

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[0:00]Grazie, chi mi ha invitato. Ok, accettiamo. Io ringrazio chi mi ha invitato, ma ancora di più ringrazio chi è presente questa sera che dedica questo tempo così ad approfondire e ad ascoltarmi. e cercherò di fare del mio meglio. La polarità che mi è stata affidata è appunto neuroscienze e teologia. Diciamo, una polarità, ho visto tra i vostri titoli, ce ne sono alcune di molto intuitive, come maschio o femmina, qualunque sia l'opinione, insomma, più o meno si capisce di cosa di cosa si sta parlando. Altre, desiderio, limite. Insomma, verità, opinione, si potrebbero uno potrebbe dire verità, falsità, perché opinione, vabbè, insomma, vediamo. Sicuramente, eh, la mia, quella che tocca a me. Insomma, non è tanto facile da definire, come cercherò, volevo iniziare da qui, di mostrare perché tanto dalla parte del neuroscienze che della spiritualità, diciamo, ci sono molti approcci possibili, molti approcci possibili. Al punto che non, boh, non si sia neanche tanto sicuri che si tratti di una polarità tra queste due dimensioni. Veramente sono una contro l'altra, o magari invece dialogano, o invece magari non sono una polarità perché non c'entrano assolutamente niente, no? Ecco, la prima cosa che vorrei dire è, appunto, se ci avviciniamo alle neuroscienze, quello che troviamo è una galassia. Tante discipline diverse possono chiamarsi neuroscienze, da approcci più neurofisiologici, che forse sono quelli che abbiamo più in testa, quelle immagini colorate, no, di neuroimaging, in cui uno sa che quando fai una determinata azione, una determinata cosa, si illumina, sul sullo schermo, diciamo, cioè, si attivano determinate parti del cervello. Però ci sono approcci neuroscientifici neuroscientifici in ambito linguistico, possono essere coinvolti dei matematici, dei fisici, dei fisici quantistici. E spesso si si può confrontare con non soltanto con opinioni diverse, o posizioni diverse su uno stesso tema, ma con modi completamente diversi di affrontare la cosa. Questo, se promettete di non dirlo ai neuroscienziati, diciamo, porta alla conclusione che per certi versi le neuroscienze non sono ancora in quello che viene definito uno stato di scienza normale. Sulla determinate branche della fisica o della matematica, più o meno la dottrina è quella, poi uno può dire qualunque roba, però in linea di massima, diciamo, se vuoi insegnare all'università, quelle sono le cose, no? Ci sono altre scienze in cui, invece, non c'è un panorama condiviso, semplicemente. Per molti aspetti, la neuroscienza, le neuroscienze sono una galassia di questo tipo, molte proposte, molte possibilità. Poi dirò qualcosa in più. In realtà, il la cosa si fa ancora più complicata se si va sul fronte della spiritualità. Perché siamo troppi perché per poter interagire, mi pare, poi interagiamo dopo semmai, ma se io vi dico che cosa intendete per spiritualità, lascio mezzo minuto, scrivetelo su un foglio, può venire fuori qualunque cosa, praticamente, mhm? Cioè, ma questa non è colpa di nessuno, abbiamo su questa parola ha una un campo semantico estremamente variabile, estremamente diversificato a seconda delle opinioni, del modo con cui uno affronta la cosa, di quello che c'ha in testa. Non si tratta semplicemente di un problema di definizioni. Ma se io vi chiedessi che cosa voi ritenete spirituale, no, cioè in pratica poi cosa vuol dire che questa è un'azione spirituale, un momento spirituale, può saltar fuori di tutto, no? Molta, molta diversità. Ecco, questo è il quadro, per cui uno dice, vabbè, da dove iniziamo? Io volevo iniziare, come vedrete la prenderò larga, il che significa che se poi qualcuno ha delle domande specifiche, perché ha sentito di studi particolari, di cose, me lo chiedete dopo, perché se no rischiavo di perdermi in tante piccoli rivoli, ma ho letto quel libro, cioè c'è di tutto, no? Quindi preferivo dare un quadro un po' generale. Neuroscienze, perché possono essere interessanti dal punto di vista di questo tema? Beh, mi pare perché si inseriscono in una filone che è molto più grande delle neuroscienze e fa parte di quella operazione che da qualche centinaio di anni la nostra cultura sta portando avanti per studiare l'uomo e il suo mondo con metodo scientifico. Penso che siamo tutti contenti che questo sia avvenuto, vuol dire che la medicina di oggi ha una base scientifica, una teoria c'era anche nel Medioevo, ma era una teoria sbagliata, cioè che poi non funzionava. Il vantaggio delle teorie scientifiche oggi in campo medico è che, tutto sommato, poi con una serie di errori, ma funzionano molto meglio di quelle del passato. Quindi, si tratta di un grande movimento con cui l'intelletto umano cerca di conoscere la realtà a partire dal metodo utilizzando il metodo scientifico. Cosa significa questo nel caso dello studio di quello che è probabilmente l'oggetto, la singola roba più complicata del mondo, cioè il cervello umano? Voi pensate, trovare un livello di complessità, come si può trovare nel cervello, è probabilmente la cosa più complessa che esiste al mondo, mhm? Ecco, nel momento in cui si affronta il cervello, l'essere umano e le sue funzioni, si vanno inevitabilmente a toccare degli aspetti delicati, come già notava Antonella, no? La poesia, la coscienza, la libertà, l'amore, la relazione con gli altri. Cosa ha da dire su questo, le neuroscienze, in senso generale? Beh, prima, prima di tutto, direi che oggi soprattutto, se noi guardiamo le neuroscienze attuali, lo sforzo non è tanto quello di dimostrare che alcuni aspetti della vita umana non esistono. La libertà non esiste, vabbè, uno dice di no, uno dice di sì e poi è finita lì. L'aspetto più interessante è il tentativo di ridurle a una dimensione scientifico, naturale, biologica o qualcosa del genere. Se voi ci pensate, quello che dal punto di vista neuroscientifico è stato fatto, è stato studiato sui nostri affetti, non è tanto qualcosa che ha portato a eliminare, non abbiamo più affetti, no, no, gli affetti ci sono. Però, paura, rabbia, attaccamento, amore, io riesco a spiegarle attraverso una tipo di spiegazione che non fa riferimento allo Spirito Santo o a qualcosa del genere. Fa riferimento a relazioni, ormoni, eh, cose che accadono nel cervello, attivazioni parti di diversi distretti del, no?

[7:29]Di nuclei cerebrali, eccetera, e poi anche corporei. Non è un'operazione che è stata fatta contro qualcosa, è semplicemente quello che possiamo descrivere come un grande movimento di naturalizzazione dell'essere umano. Tra virgolette ridotti a terra, a biologia. Benissimo.

[7:48]Questo è, mi sembra, il ehm il punto del confronto. Cosa vuol dire per la spiritualità cristiana, come avrete io mi occupo prevalentemente di quella, può valere anche per qualsiasi altra spiritualità, in realtà, confrontarsi con una proposta di naturalizzazione. Detto in altri modi, quello che voi chiamate spiritualità, qualunque cosa sia, come vedremo, può sopravvivere se io all'essere umano te lo spiego a partire dalle sinapsi cerebrali, dagli ormoni e dal cervello e il corpo, eccetera, oppure tu lì, se io ti dico che c'è solo questo, sei finito, sei morto, non sai più cosa dire. Capite? Dal punto di vista di uno che si occupa di ste cose, prima di dire se tu neghi qualcosa oltre la materia, io non ho più niente da dire, calma, no? Calma, perché noi abbiamo spiegato tanti aspetti della della vita, della realtà e non per questo non siamo più capaci di abitarli in modo cristiano, di abitarli di fronte a Dio, eccetera, eccetera. Voi pensate lo shock evidentissimo ancora oggi negli Stati Uniti, invece, la cultura europea l'ha assorbito, dell'evoluzionismo, no? Il gatto che fino a qualche secolo fa era una cosa creata coi baffi e tutto e la coda da Dio, pa, in un colpo, è diventato una specie vivente che si è evoluta e che forse si evolverà ancora e chi è dove andrà, chi lo sa. Ma non è che questo ha intaccato i pilastri della possibilità di credere. Semplicemente ci ha portato a approcciarlo in una maniera diversa. Benissimo, naturalizzazione, che fare? Dall'altra parte, volevo concentrarmi un attimo sulla spiritualità. Cosa vuol dire spiritualità? Cos'è? Bell, bell'affare, in realtà, bell'affare, e cercherò di mostrare, cioè mi vorrei dilungare un attimo su questo, piuttosto vado veloce su altre cose. Perché io ritengo che ci sia una gran confusione su questo, non è colpa di nessuno, ma se noi guardiamo ai padri della Chiesa, ai primi cristiani, e gli chiediamo più o meno come è fatto un uomo o una donna, un essere umano, direi che, anche in linea con una buona parte della filosofia classica, altre cose, la risposta sta più o meno in San Paolo, quando Lettera ai Tessalonicesi, dice tutto ciò che è vostro, corpo, anima e spirito, si si servivi irreprensibile per l'annuncio l'arrivo di Gesù Cristo. Non mi interessa come va a finire, tutto ciò che è vostro, corpo, anima e spirito. Il primo cristianesimo tende a leggere l'uomo dicendo di cosa è fatto, corpo, anima e spirito.

[10:37]Già oggi io credo, se noi dovessimo distinguere anima da spirito, esercizio di prima, due minuti, scrivete la differenza fra anima e spirito, credo che qualcuno non solo potrebbe scrivere qualunque cosa, ma si troverebbe in sincera difficoltà a dire ma, boh, sì, non lo so. In quest'ottica inizialmente interessante dire ma cosa intendevano loro? Cosa intendevano per corpo è abbastanza facile, più o meno quello che intendiamo tutti noi. No? La carne di cui siamo composti, la materia di cui siamo composti. La questione diventa interessante se vi domandate, ma quanto Sant'Agostino parla dell'anima? Di cosa è che sta parlando? Domanda interessante, perché se io dicessi a voi che cosa, capite, cos'è l'anima vuol dire, cosa fa, a cosa serve? No? Io c'ho un corpo e quindi peso tot chili. E quindi invecchio e quindi c'ho male a un piede, no? Provo dolore, corpo è chiaro. Ma l'anima che che fa? È interessante questa domanda, perché in modo un po' semplice, io provo a dirvi cosa intendevano loro, vi rendete conto, e fermatevi se non è così, che oggi noi non attribuiamo più queste funzioni all'anima. Vi dico più o meno quali erano. Prima roba è essere vivi. È il motivo per cui si chiamano animali, no? Sono quelli che c'hanno l'anima, cioè che che c'ho vivi, mhm? Sì, questo forse ci potrebbe tornare. Quando poi però si va, non all'anima di tutti quanti, ma all'anima umana, le sue caratteristiche sono che siamo vivi, bellissimo. Dopodiché, in estrema sintesi, il pensiero, i sentimenti e la libertà, la volontà. Non si tratta, capite, di qualcosa, come spesso è, secondo me, oggi, di fumoso, che ha a che fare con con con Dio direttamente. Sì, ha a che fare con Dio, ma perché? Perché il pensiero ha a che fare con Dio. Se voi leggete i Padri della Chiesa, vedrete quale straordinaria importanza danno al fatto che l'uomo è un essere che pensa. È superiore agli altri animali perché pensa, non mi interessa sapere se è vero, eh? Che è superiore, ma e quando uno pensava, fa esercizio dell'anima, vuol dire cura la tua anima, vuol dire cura il tuo pensiero che è il vertice della tua anima, l'anima intellettuale, mhm? Piuttosto che sono i sentimenti, la capacità di amare o di odiare, di mettere le passioni al servizio. Cura la tua anima vuol dire cura il modo con cui gestisci la tua ira. È una brutta roba, l'ira, dipende. Se è rivolta contro tuo cugino è una brutta cosa, se è rivolta contro il male, il peccato che hai in te, il fatto che fumi troppo, per citare un momento autobiografico, se io fossi capace di rivolgere la mia ira contro il fatto che fumo troppo, sarebbe una gran bella roba. Ultimo, volontà, scelte. Cura la tua anima vuol dire cura le tue scelte. Perché faccio notare tutto questo? Perché se noi oggi guardiamo al concetto di anima, i pensieri sappiamo benissimo che hanno a che fare con il cervello. I sentimenti sappiamo benissimo che hanno a che fare con il sistema con con la parte hardware di noi. Non abbiamo di per sé bisogno di un concetto di anima per pensare che gli esseri umani sono in grado, appunto, di pensare, per credere questo. Il che fa sì che il nostro concetto di anima rischia di essere molto fumoso. L'anima è qualcosa che sta lì, non si sa bene a cosa serve. E lo spirito?

[14:44]Beh, sullo spirito è molto più complicato, nel senso che le opinioni sono diverse, non si, c'è un po' di confusione anche nel passato, non è che c'avessero idee tanto più chiare, ma se io guardo in ambito cristiano, dire che l'uomo è dotato di spirito o di un'anima spirituale, può voler dire varie cose. La prima, sbagliata, che l'uomo ha dentro di sé una scintilla divina. Non sto dicendo che non sia vero, magari è vero. Ma per la tradizione cristiana non si pensa che nell'uomo ci sia qualcosa di divino. C'è Dio che è lì, e l'uomo è l'uomo, per cui il corpo è il corpo dell'uomo, l'anima è un'anima umana, lo spirito è lo spirito dell'uomo, cioè sono tutte cose che fanno parte di un essere umano, di una creatura. Non sono divine. Altre tradizioni, gnostiche, piuttosto che altro, invece, tendono a pensare, anche nel cristianesimo ogni tanto si trova, ma non è questa la strada. Un'altra strada può essere nella direzione di spingere molto sul fatto che c'è una parte materiale, il corpo e una parte immateriale, lo spirito. Anche questa non vi consiglio di percorrere la più di tanto, perché se poi a questa parte immateriale non mi spiegate cosa fa, ho una parte immateriale, cioè, non lo so. Vabbè, allora se ce l'hai o non ce l'hai, non si capisce la differenza, no? Molto più interessante è, secondo me, vedere la dimensione spirituale, anche se i padri non l'avrebbero detta così, come il fatto che quest'uomo, questa essere umano che ha un corpo e ha un'anima, cioè pensiero, sentimenti e libertà, è un essere spirituale, vuol dire ha la capacità di relazionarsi, di essere aperto ad altro. E non in una maniera superficiale, anche un sasso è aperto, se arriva un martello si spacca e e si apre, d'accordo? Il sale è aperto all'acqua perché se lo metti nell'acqua si scioglie. Ma il modo con cui gli esseri umani sono aperti ad altro è molto diverso, perché prende tutte le parti che abbiamo detto prima, pensiero, libertà, sentimenti, e appunto, come una finestra, senza perdersi, senza rompersi, è in grado di mettersi in relazione con qualcos'altro per farlo diventare parte di sé. Mi apro ai miei fratelli e questo comporta che cambio, perché imparo la loro lingua, perché conosco la loro cultura, se è diversa, perché conosco la loro le loro scelte e le loro decisioni, perché posso prenderli a modello, eccetera. Addirittura, si dice, l'uomo è in grado, perché essere spirituale, di entrare in relazione con Dio.

[17:46]Anche qui, non si tratta di una cosa magica, si tratta del fatto, appunto, che ha questa apertura. Il suo pensiero non pensa semplicemente, l'erba e e i vitellini, come fa una mucca, perché una mucca pensa, no? È in grado di formulare, ma naturalmente pensa alle robe sue. Mentre invece l'uomo è capace anche di, tramite il pensiero, tramite gli affetti, tramite le scelte, di aprirsi a Dio, alla sua parola, alla sua presenza, eccetera.

[18:18]Perché ho voluto fare questo piccolo percorso? Perché detta così, vi rendete conto che il problema qua non è, appunto, decidere cosa è materiale e cosa non lo è. Ma è capire come immagini la struttura dell'essere umano, fino a immaginarla aperta, capace di cambiare, libera. E la sfida è che potenzialmente le neuroscienze, per tutte le cose che abbiamo detto, ti possono dare delle spiegazioni scientifiche. Non abbiamo oggi una spiegazione esaustiva di tutta sta roba. Però ci sono delle ottime spiegazioni sulla memoria, se qualcuno guarda Sant'Agostino, quale valore dà la memoria, la utilizza come un'immagine della Trinità, non vi dico altro, no? Per cui la roba altissima. Noi abbiamo studi fatti su come funziona la memoria umana. Il pensiero, gli affetti. Tutto sommato, abbiamo anche delle teorie su cosa significhi libertà da un punto di vista neuroscientifico. Cioè, libertà in senso molto concreto. Prima devi definire che cosa intendi, cosa intendi quando dici che sei libero? Vuol dire che sono in grado di scegliere. Sono in grado di decidere se voglio essere così o, esempio di prima, voglio smettere di fumare, mhm? E lo posso fare perché ascolto gli altri, le relazioni. Ci sono delle teorie neuroscientifiche che non negano la libertà, ma ne danno una spiegazione naturalizzata, mhm? Materialista, potremmo dire, no? Di terra. Eh, capite? Da da una parte tu hai questa questa spiritualità, cioè questo desiderio di mantenere un'apertura ad altro, e qualcuno che ti dice, non c'è problema, adesso ti spiego che funziona.

[20:13]Che tipo di reazioni possono esserci qua? Beh, direi, naturalmente, può esserci una reazione di difesa. Molto frequente, sia nel cristianesimo, ma anche fuori. L'idea è, io rifiuto di pensare a un uomo ridotto semplicemente ai suoi neuroni. Questo lo ritengo, sì, una posizione possibile, naturalmente, possibile. Eh ma vi suggerirei, visto che non è che poi uno debba firmare niente, come approccio intellettuale, mi sembra più utile un approccio un po' più curioso, che dica, va bene, ti do credito. Riconosco che voi coi vostri studi avete studiato tante belle cose, e mi state portando in questa direzione naturale, scientifica. Cosa dice questo alla mia spiritualità? In che modo la provoca? In che modo la costringe a pensarsi in una maniera più profonda? Che se ci pensate è lo stesso atteggiamento che, immagino, abbiate utilizzato per altre di queste polarità, no? Qualcuno di voi sarà convinto che esistono maschi e femmine, qualcuno avrà idee diverse. C'è di tutto in questo mondo, come idee possibili, ce ne sono anche posizioni molto provocatorie in ambito gender, può valere la pena ascoltarle per dire, vediamo che cosa hanno da dire. E dopo deciderò se, no? Se le accolgo oppure no, ma intanto capisco. E anche se non le accolgo, comunque possono essere utili perché mi danno delle provocazioni che mi stanano, capite? Che mi aiutano a stanare delle zone magari d'ombra della mia spiritualità, per cui io chiacchiero, chiacchiero, ma in realtà non so cosa c'è sotto. Cosa c'è sotto? Questo è un po' l'atteggiamento che mi sembra utile. Se si adotta questo atteggiamento, l'effetto che hanno le ricerche neuroscientifiche, l'approccio scientifico neuroscientifico in genere, è che costringe la spiritualità, questo funziona soprattutto se c'è una spiritualità un po' matura, cioè se uno c'ha tre idee su sta roba, perché se uno non ha nessuna idea di neuroscienze, nessuna idea di spiritualità, il confronto sarà misero, questo siamo tutti d'accordo, no? Ma se uno sa cos'è la propria spiritualità, confrontarsi con le neuroscienze ha il vantaggio di costringerlo ad una straordinaria concretezza. Provo a fare alcuni esempi e vediamo se ci capiamo. In una impostazione spirituale classica, uno può salvare la dignità della persona, attribuendola all'anima e allo spirito. È del tutto evidente che se uno mi cattura, il mio corpo lo può ferire, schiacciare, eh, deprivare di sonno, gli può far di tutto. Ma io, la mia dignità è salva perché la mia anima non la può toccare nessuno. Perché il mio spirito è libero. Questa è un'idea ancora degli stoici o o dei di tante filosofie ellenistiche, se qualcuno ha in mente, a cavallo dell'era cristiana, no? L'idea che l'imperatore e il il barbone, però, nella loro anima sono liberi, sono intoccabili. Cosa ti direbbero le neuroscienze? Che non è vero.

[23:47]C'è una parte della persona umana intoccabile? Magari, magari. Invece non è così. Perché se anima vuol dire il tuo pensiero, i tuoi sentimenti e le tue scelte,

[24:57]forse questo sarebbe il caso di chiamarla parresia, cioè parlare chiaro, no? maggiore, che penso potrebbe essere di possa essere di utilità, alla spiritualità di ciascuno di noi.

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