[0:00]Ma cosa causò quel violento terremoto all'Aquila? Cosa è accaduto da un punto di vista geologico? Sono passati ormai 13 anni da quel 6 aprile 2009. Quel giorno alle 3:32, una scossa stimata dall'INGV di 6.1 della scala Richter, colpì una vasta area della provincia dell'Aquila. Complessivamente si contarono purtroppo 309 vittime, 1.600 feriti e circa 70.000 sfollati. In questo video cerco di farvi capire, ma soprattutto vedere cosa è successo da un punto di vista geologico. Cominciamo da qui: questa è la mappa di pericolosità sismica. Praticamente le zone rosse e viola sono quelle potenzialmente più pericolose. Le zone con colori verdi e azzurrino indicano aree meno pericolose, dove la frequenza di terremoti più forti è minore rispetto a quelle più pericolose. Ma questo però non significa che non possano verificarsi dei terremoti. Milano, per esempio, ricade in una zona con colori più tranquilli, ma dicembre del 2021, se vi ricordate, c'è stata una bella scossa 4.4, con epicentro vicino Bergamo. Quindi ricordatevelo: esistono zone ad alta o a bassa pericolosità sismica, ma su questo pianeta non esistono le zone asismiche, non esistono. L'Aquila si trova proprio nel bel mezzo di questa striscia viola. Prima di tutto, perché questa viola è una striscia? Se ci fate caso, è una striscia che segue proprio la forma dello stivale, fino in Calabria e in Sicilia. Il motivo è concettualmente semplice: l'Italia è strutturalmente il risultato di una collisione tettonica, due placche che si scontrano. Le placche, quando si scontrano, formano delle strutture, delle catene montuose tendenzialmente lineari, diciamo arcuate. Fateci caso: tutte le catene montuose sono così: le Ande, le Alpi, i Pirenei, l'Himalaya e anche gli Appennini. La penisola in sé è il risultato di uno scontro tra due placche tettoniche. Cosa succede quando queste placche si scontrano? E le rocce si scassano formando delle faglie, cioè dei piani di rottura tra due blocchi. In Italia ci sono una marea di faglie. Eccole qua, le vedete tutte queste arancioni? Queste rappresentano le cosiddette sorgenti sismogenetiche, cioè i gruppi di faglie maggiori che possono generare dei terremoti. Vi ricordo che le faglie possono essere di tre tipi: compressive, cioè quando due placche si scontrano; estensionali o normali, quando due placche si allontanano; e trascorrenti, se strusciano lateralmente. Giustamente a questo punto tutti voi starete pensando: ci hai appena detto che l'Italia è il risultato di una collisione compressiva, quindi quella del terremoto dell'Aquila è sicuramente compressiva. E invece no, è estensionale. Perché? Perché la natura è complessa. Anche in un contesto compressivo ci possono essere delle faglie normali estensionali. In una catena montuosa come gli Appennini ci possono essere delle zone di rilassamento, zone dove gli sforzi tettonici si distendono e danno vita a faglie distensive, si chiamano così, distensive o estensionali. Vedete tutta questa zona dell'Aquilano, tutte queste linee verdi? Benissimo, queste sono tutte faglie normali. Tutta la zona è bordata da faglie normali. La faglia che si è attivata, riattivata quel 6 aprile del 2009 è proprio questa qui. Ha un nome, Faglia di Paganica, che è una faglia normale estensionale. La rottura è avvenuta circa 9 chilometri di profondità. Questo blocco si è abbassato rispetto all'altro, generando in superficie uno scalino di circa 15 cm.
[3:45]È stato realizzato anche un modello tridimensionale dall'INGV che ci permette di visualizzare proprio come è fatta questa faglia in profondità. Tramite successivi analisi dei dati, è stato anche possibile ricostruire la propagazione delle onde sismiche superficiali, cioè come si sono propagate in superficie. Le aree che vediamo in blu sono quelle che corrispondono ad un rapido movimento del terreno verso il basso. Mentre le fasce arancioni corrispondono ad un movimento verso l'alto. Tenete presente che ogni secondo di questa animazione rappresenta un secondo in tempo reale. Questa faglia, Paganica, era una faglia conosciuta, cartografata, ma non si pensava potesse originare un sisma così violento. Secondo la documentazione storica disponibile dal XIV secolo, l'Aquila è stata colpita da tanti terremoti: 1349, 1461, 1703, 1762 e, appunto, il 2009. Quindi di terremoti ce ne sono stati. E perché? Il perché è ovvio, perché si trova nel bel mezzo di un contesto tettonicamente sismicamente molto attivo, come tutta questa striscia viola. Domanda che molti di voi magari si stanno ponendo: non è possibile prevedere quando una faglia si riattiva conoscendo lo storico? In realtà no, perché i tempi di ritorno dei terremoti stimati dalle indagini paleosismologiche sono tipicamente caratterizzati da incertezze dell'ordine di qualche secolo e non consentono quindi di effettuare delle previsioni precise che siano utilizzabili per noi, alla scala dei tempi umani e quindi ai fini di protezione civile. Allora voi direte la geologia non serve a niente. E no. Allo stesso tempo ci sono degli elementi molto preziosi per la valutazione della pericolosità sismica di una regione. Cioè, la geologia e la geofisica ci danno delle informazioni che nessun'altra scienza ci può dare. Questa mappa colorata che voi vedete è frutto di studi geologici. Se non ci fosse stata la geologia e la geofisica, questa mappa, manco nei sogni. Ma vi voglio fare un esempio eclatante di quanto possa essere importante la geoscienze. Nel 2003, Galadino e Galli, due geologi, studiarono un'altra faglia, la faglia del Monte Vettore-Monte Bove. Nel loro studio pubblicato nel 2003 su una rivista scientifica, dissero: queste faglie potrebbero riattivarsi e generare dei terremoti fino a magnitudo 6.5, 6.6. Mamma mia, direte voi, che sfiga! Spe', la faglia Monte Vettore ha causato la sequenza sismica del 2016 e in particolare quella scossa tremenda del 30 ottobre di magnitudo 6.5 a Norcia, ce la ricordiamo tutti. Insomma, gli autori, geologi, l'avevano previsto. Ovviamente non si può dire quando, ma l'avevano detto. Quindi questo per dirvi che le geoscienze non riescono a dire esattamente quando ci sarà un terremoto con esattezza, però nessun altro scienziato, oltre al geologo e geofisico, è in grado di dare queste informazioni, che potrebbero essere tremendamente preziose per la prevenzione, che, ricordo, è l'unica arma che abbiamo contro i grandi fenomeni naturali come i terremoti. Quello che, secondo me, bisognerebbe fare è investire di più nelle geoscienze. Diciamolo pure, Ministri, destiniamo più fondi agli studi geologici e geofisici. Ma torniamo a noi per ripercorrere ciò che avvenne dopo il terremoto. Gli effetti del sisma furono devastanti. Le aree più danneggiate furono il centro storico dell'Aquila e alcune delle frazioni delle città come Onna, Castelnuovo e San Gregorio. Questa mappa dell'INGV aiuta a visualizzare l'entità dei danni. I pallini viola corrispondono alle aree nelle quali sono stati registrati valori pari al nono, decimo grado della scala Mercalli che misura proprio i danni del terremoto. Nono decimo grado equivale a dire che quasi tutti gli edifici presenti in quell'area sono stati rasi al suolo. Ma perché un terremoto di magnitudo intorno a 6 ha causato così tanti danni? Ebbene, i danni non dipendono solamente dalla magnitudo, che è proprio la potenza del terremoto. I danni dipendono da tanti fattori, tra cui, per esempio, la profondità dell'ipocentro. Più è profondo un terremoto, più l'energia tenderà a dissiparsi. Qui invece il terremoto è stato appena a 9 chilometri. Poi dipende anche da come le onde si propagano. La propagazione dipende da tanti fattori, ma anche dall'alternanza delle rocce. Ci sono delle condizioni geologiche, proprio degli strati, per cui ci può essere una sorta di amplificazione dello scuotimento sismico in superficie. Ed è stato proprio il caso dell'Aquila. Poi, ovviamente, i danni dipendono anche dagli edifici. E, ovviamente, essendo molti edifici storici e non essendo antisismici, sono venuti giù. Detto ciò, cosa abbiamo imparato da allora? Quel terremoto, sicuramente ha permesso di migliorare e implementare i sistemi di prevenzione sismica. Ad esempio, è stata redatta nel 2011 una zonazione che tenesse in considerazione la vulnerabilità degli edifici nei confronti dei terremoti. Si è quindi andati casa per casa, edificio per edificio e sono stati valutati una serie di parametri per capire quanto l'edificio fosse vulnerabile. Guardate, quelli rossi e arancioni, che sono la maggior parte, sono quelli più vulnerabili. Questi studi hanno permesso anche di capire che nella zona meridionale del centro storico dell'Aquila, il forte danneggiamento, in particolare per quanto riguarda il cemento armato, coincideva con aree a evidente amplificazione locale, dovuta alla presenza dei terreni geologici, cosiddetti dei Limi Rossi del Colle de L'Aquila. Quindi si è capito che c'è proprio una componente anche locale che dipende dalla geologia. Quindi qualche passo avanti si è fatto. È chiara poi che va bene capire le cose, ma poi bisogna agire, bisogna fare, ma questa è una questione politica. E la politica, secondo me, dovrebbe seriamente affrontare il tema della prevenzione di petto, come non ha mai fatto prima, perché, ripeto, la prevenzione è l'unica arma che abbiamo contro i grandi fenomeni naturali. Carissimi, spero che questo video sia stato interessante. Io ci tengo moltissimo a mandare un saluto e un sincero abbraccio a nome di tutto il team Geopop, a tutte quelle persone che hanno perso dei cari in quel tragico evento, a tutte le persone che si sono ritrovati senza una casa. Quindi un saluto veramente fortissimo a tutte le persone che vivono da quelle parti. Il terremoto è una di quelle cose che, insomma, una cosa è parlarne e una cosa è viverlo. Grazie a tutti voi, io vi do appuntamento al prossimo video, sempre qui su Geopop, Le scienze nella vita di tutti i giorni. Ciao!



