[0:00]Il mondo greco era pieno di musicisti e poeti, che cantavano la gesta degli dei e degli eroi. Ma nessuno di loro era paragonabile a Orfeo. Era figlio della musa Calliope e del dio Apollo. Dalla madre aveva ereditato una voce melodiosa insuperabile e dal padre un talento eccezionale per la scrittura della musica. Quando suonava la sua lira donatagli da Apollo, gli animali si calmavano e si fermavano ad ascoltarlo e anche le piante oscillavano al ritmo della musica. Ma Orfeo non era solo un artista virtuoso, era anche dotato di grande coraggio. Il giovane era stato parte dell'equipaggio di Giasone nella sua ricerca del vello d'oro. Grazie a Orfeo, gli Argonauti erano sfuggiti al seducente canto delle sirene, poiché l'eroe era riuscito a sovrastare con la sua musica la micidiale melodia delle creature marine. Di ritorno dall'avventura, Orfeo incontrò la bella Euridice e se ne innamorò. Euridice era la più grande ammiratrice delle canzoni di Orfeo. La passione della giovane donna per le canzoni, lo rendeva spesso geloso delle sue stesse composizioni. Durante il loro matrimonio, oscuri presagi indicavano un futuro turbolento, ma la coppia decise di vivere i propri giorni nel miglior modo possibile. Un giorno, mentre Euridice camminava nei campi, fu avvistata da Aristeo l'apicoltore. La giovane donna scappò dall'uomo che voleva violentarla, ma andò incontro a un triste destino. Durante la sua fuga nell'erba alta, la sfortunata ragazza venne morsa da un serpente velenoso. Euridice non riuscì a correre a lungo e cadde a terra. Alla notizia dell'accaduto, Orfeo corse dalla sua amata. La giovane donna morì tra le braccia di suo marito, prima di partire per il regno dell'Ade. Con il corpo dell'amata tra le braccia, Orfeo lanciò con la sua voce potente il lamento più triste di tutti. La felicità nelle sue canzoni scomparve e da quel giorno in poi, dalla sua lira, uscirono solo suoni lugubri e malinconici. L'infelice Orfeo si rivolse a Zeus, il Dio supremo dell'Olimpo, chiedendogli di riportare in vita la sua amata moglie. Zeus disse che non poteva interferire negli affari di suo fratello Ade. Ma Orfeo avrebbe potuto recarsi nel mondo dei morti per conversare con il Dio degli Inferi, con Hermes al suo fianco. Insieme al Dio messaggero, Orfeo discese nel mondo dei morti. Con i suoi versi melodiosi, il giovane ammorbidì il cuore del barcaiolo Caronte, che accettò di compiere la traversata del fiume dei morti. Alle porte degli Inferi c'era Cerbero, il cane a tre teste di Ade, il cui compito era fermare gli intrusi che cercavano di entrare nel dominio del suo padrone. Orfeo cominciò a suonare la sua lira e intonò un dolce canto che fece addormentare il cane. Ade e sua moglie Persefone furono sorpresi dalla presenza di Orfeo nei loro domini. Furioso, il Dio disse: "Come osi invadere i miei domini, creatura mortale? Parla in tua difesa o soffrirai nel Tartaro per tutta l'eternità." Ti supplico di permettermi di tornare nel mondo dei vivi con la mia amata Euridice. Orfeo cantò una canzone triste e il dolore del ragazzo fu profondamente sentito da tutti. Mentre Orfeo suonava la sua lira, il mondo dei morti si fermò ad ascoltarlo. Sisifo smise di far rotolare la sua pietra e per un attimo, le furie dimenticarono di punire i peccatori e i ladri. Tutti furono ammaliati da Orfeo. Ade fu commosso dalla musica di Orfeo, fino a versare una lacrima di ferro. La regina Persefone intercedette per Orfeo e Ade chiese che Euridice fosse portata alla loro presenza. La riunione della coppia commosse tutti. Fu allora che Ade parlò. Siete liberi di andare, ma tu devi stare davanti ed Euridice subito dietro. Per nessun motivo dovrai guardarti alle spalle, altrimenti la perderai di nuovo. Si aprì uno scuro passaggio dal sottosuolo alla superficie e la coppia si mise in cammino verso il mondo dei vivi. Orfeo camminò per tutto il tempo con grande preoccupazione, perché non era sicuro che Euridice potesse tenere il suo passo. Quando erano quasi alla fine del tunnel e la luce del sole già colpiva i suoi occhi, Orfeo non riuscì a trattenersi e si guardò indietro per assicurarsi che la sua amata fosse lì. Ma in quello stesso istante, Euridice fu trascinata di nuovo nel mondo dei morti. Orfeo cercò di afferrare la mano dell'amata, ma era troppo tardi. Disperato, Orfeo voleva tornare negli Inferi, ma Hermes lo fermò. Il desolato Orfeo sprofondò in una terribile depressione e la sua musica non risuonò più di gioia. Qualche tempo dopo, fu trovato da un gruppo di Baccanti, le sacerdotesse di Dioniso, che volevano passare la notte con lui. Ma Orfeo non riusciva a fare altro che suonare e cantare le sue tristi canzoni. Infuriate, le Baccanti gli tirarono delle pietre, ma il potere della sua musica le deviò. Le Baccanti decisero di soffocare la musica con campane, urla e tamburi. Non più protetto dalla musica, Orfeo fu ucciso e squartato dalle Baccanti. I suoi resti, insieme alla sua lira, furono gettati nel fiume. Le Muse costernate, presero la sua lira divina e lo onorarono trasformandolo in una costellazione. Nonostante la sua triste fine, lo spirito di Orfeo riuscì finalmente a incontrare la sua amata Euridice nei campi Elisi.

Orfeo ed Euridice - Un Amore oltre la Vita - Mitologia Greca (Fumetti) Storia e Mitologia Illustrate
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