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Audizione del Ministro Tajani in Commissione Esteri-Difesa – Board of Peace per Gaza

Antonio Tajani

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[0:00]periodo dei lavori. La pubblicità della seduta odierna verrà inoltre assicurata attraverso la resocontazione, in questo caso stenografica. Prima di dare la parola al ministro, informo che al termine del suo intervento seguiranno i quesiti dei senatori e gli interventi, secondo le indicazioni dei vari gruppi che già abbiamo raccolto, quindi procederemo con graduatoria di consistenza dei gruppi. E quindi la replica dello stesso ministro. Consentiremo comunque anche più interventi dopo il primo giro dello stesso gruppo e indicativamente, vi direi per contenere le indicazioni che abbiamo 3-4 minuti ad intervento. Io non vorrei togliere la parola a nessuno, come dire, poi auto limitatevi. Detto Detto questo, quindi, io passo la parola al Ministro Tajani. Grazie mille, presidente. Scusate il ritardo, innanzitutto, gentili senatori, ma si è prolungato il dibattito e il voto alla Camera, quindi sono doveva venire una ventina di minuti fa. Però è importante esserci e mi sono auto invitato, visto che poi non le che siamo offerti con il presidente del Consiglio per perché riteniamo importante avere in questa occasione di confronto con il Parlamento per riferire sull'azione che il governo sta sostenendo nell'impegno senza sosta per la pace e la stabilità in Medio Oriente. Io sono convinto che i temi di politica estera, come ho detto alla Camera, non debbano essere terreno di scontro politico, ma deve esserci un dialogo serio, proficuo, continuo, trasparente, ogni volta che è possibile anche convergenza e responsabilità condivisa, così come è capitato in occasione del voto sempre sulla sul sostegno all'azione di pace di qualche settimana fa. La crisi di Gaza ci impone questo livello di consapevolezza, è una crisi che incide non solo sugli equilibri regionali, ma incide anche sulla nostra politica, sui nostri interessi economici, pensiamo che la stabilità ha messo l'instabilità ha messo a repentaglio anche i nostri traffici commerciali, tenendo presente che il nostro export transita per il 40% quello via mare attraverso il Mar Rosso, quindi è è una rotta fondamentale. Noi tutto il nostro interesse è quello di accelerare i tempi anche per raggiungere una stabilità in tutta l'area, una rotta fondamentale anche per il corridoio economico logistico IMEEC che passa proprio da lì e Gaza è anche cruciale per la sicurezza nazionale in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori. Ma abbiamo detto più volte che questa è una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti quanti noi, la questione palestinese che ha visto l'Italia in prima linea fin dal primo momento per salvare vite, alleviare sofferenze di civili e far tacere le armi. Ricordo il primo invio della nave ospedale Vulcano. Voglio ricordare che esattamente 3 mesi fa, il 17 novembre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato senza voti contrari la risoluzione 2803. Le Nazioni Unite hanno in questo modo fatto proprio il piano di pace in 20 punti promosso dal Presidente degli Stati Uniti. Il piano indica un percorso a tappe ben scandite per la stabilizzazione della striscia, la ripresa economica e la ricostruzione. I principi sui quali si basa sono universalmente condivisi. Primo, la de-radicalizzazione di Gaza e la liberazione della striscia dall'incubo del terrorismo oscurantista di Hamas. Secondo, la piena ripresa degli aiuti nella striscia in cooperazione con le Nazioni Unite. Terzo, l'avvio di un profondo processo di riforma dell'autorità palestinese di Ramallah che è cruciale per il rilancio della prospettiva dello Stato palestinese. Il governo italiano, in coerenza con il mandato ricevuto dal Parlamento a ottobre e con la tradizione di convinto sostegno al multilateralismo, ripeto, tradizione di convinto sostegno al multilateralismo, che contrassegna la nostra politica estera ha sostenuto fin dall'inizio il piano di pace. Voglio essere molto chiaro, se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo piano, dimostrerebbe di non sapere fare i conti con la realtà. A fronte di un mandato chiaro delle Nazioni Unite, alimentare l'incertezza equivale a prolungare le sofferenze del popolo palestinese. Ogni vuoto politico alimenta instabilità, ogni rinvio rallenta gli aiuti, indebolisce la prospettiva di ricostruzione e accresce la vulnerabilità dei civili. La prima fase del piano, pur tra ostacoli e tensioni, ha consentito di raggiungere i risultati impensabili soltanto un anno fa. La Tregua si è consolidata e anche seppur fragile regge da oltre 120 giorni. Sono tornati tutti gli ostaggi in Israele, il rafforzamento degli aiuti umanitari è stato raggiunto. Si può fare di più? Certamente, sono passaggi però indispensabili per la creazione di un clima di fiducia necessario a intraprendere i prossimi passi. Tutti questi non erano risultati scontati e sono stati frutti di un lavoro politico intenso, di mediazioni complesse, di pressioni esercitate con equilibrio e determinazione spesso lontane dai riflettori. È un'azione che, come riferito più volte anche al Senato, ha visto l'Italia in prima fila grazie alla riconosciuta capacità di parlare sia con i palestinesi sia con gli israeliani e con tutti gli altri interlocutori della regione. Adesso si apre la fase più delicata che prevede il disarmo di Hamas, la smilitarizzazione della striscia e l'avvio della ricostruzione. Sono sfide gigantesche che richiedono un impulso politico chiaro e il più ampio e questo sostegno della comunità internazionale. Senza affrontare questi nodi strutturali non c'è alcuna soluzione duratura per il futuro di Gaza. È in questo contesto che si inserisce l'istituzione del Board of Peace, organismo che il Consiglio di sicurezza dell'ONU, attraverso la citata risoluzione 2803 ha chiamato a monitorare l'attuazione del piano di pace. Vi partecipano oltre agli Stati Uniti, i principali partner regionali e come ha formalizzato a Washington nei giorni scorsi il primo ministro di Israele Netanyahu. In ogni contatto con l'amministrazione americana, però noi abbiamo sempre richiamato la necessità di garantire la stessa osservanza dei principi della nostra Costituzione e il coinvolgimento del Parlamento. Ripeto, la stretta osservanza dei principi della nostra Costituzione e il coinvolgimento del Parlamento. L'ho fatto io stesso più volte con il Segretario di Stato Rubin nelle nostre frequenti occasioni di incontro, l'abbiamo fatto con il presidente del Consiglio Meloni, anche a Milano durante l'incontro che abbiamo avuto con il vicepresidente Vance e con il Segretario di Stato Rubio. Tra Italia e Stati Uniti sono sempre state relazioni molto forti, indipendentemente da chi guidava l'amministrazione. Europa e Stati Uniti sono infatti due facce della stessa medaglia, l'Occidente. Per questo l'assenza dell'Italia a un tavolo in cui si discute di pace, sicurezza e stabilità nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera, lo spirito della stessa articolo 11 della nostra Costituzione. Laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie. Vorrebbe dire rinnegare il ruolo di primo piano che il nostro paese ha svolto per il cessato il fuoco fin dall'inizio della crisi, sempre con l'obiettivo di arrivare a due stati che convivono in pace e in sicurezza. Per queste ragioni, il governo ha ritenuto opportuno accettare l'invito dell'amministrazione americana a presenziare in qualità di paese osservatore alla prima riunione del Board of Peace in programma giovedì a Washington. Questa è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali. L'Unione Europea ha già confermato la partecipazione con la presenza del di Cipro che ha la presidenza di turno del Consiglio e con la commissaria Suica. Qualcuno ha fatto delle osservazioni, ma dice esattamente ieri la Commissione Europea che sarà la commissaria per partecipare alle discussioni su Gaza non essere membri, ma sedere al tavolo della discussione. Parteciperanno anche tutti i principali partner della regione, penso all'Egitto, della Giordania, l'Arabia Saudita, al Qatar, anche all'Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo. Ecco, come potremmo noi essere assenti a questo tavolo dove si parla di Gaza e dove si costruisce la pace in Medio Oriente, la presenza di tutti i principali attori regionali. Ricordo che ci sono anche altri paesi europei che hanno aderito, a parte quelli che fanno parte del Board of Peace che sono la Bulgaria e l'Ungheria, ma anche la Romania, Cipro, la Slovacchia, la Croazia, la Grecia e l'Austria hanno detto che parteciperanno. Gli altri ancora altri non hanno fatto sapere. Ci sarà anche il rappresentante speciale dell'Unione Europea per il Medio Oriente. Per cui tutti questi motivi noi parteciperemo alla riunione di Washington, forti anche dell'importante contributo che il nostro paese ha messo in campo fin dal primo momento per il cessato il fuoco e per l'assistenza umanitaria la popolazione della striscia attraverso Food for Gaza. E a questo proposito, voglio sottolineare che questa iniziativa che ho voluto sviluppare è stata costruita in stretto raccordo con il Polo delle Nazioni Unite di Roma, la FAO e il programma alimentare mondiale, che ci hanno più volte più volte ringraziato per la collaborazione che è stata considerata un modello anche dal G7. che ha ricevuto l'apprezzamento sia dei palestinesi sia degli israeliani. Questo anche per togliere qualsiasi dubbio sul fatto che noi, l'ho detto prima, ma questa è la dimostrazione concreta che noi intendiamo lavorare sempre e comunque con le Nazioni Unite. Non c'è un'azione italiana alternativa all'azione delle Nazioni Unite. L'obiettivo chiaro è quello di creare le condizioni per arrivare a due stati in grado di convivere in pace e sicurezza. L'impegno è concreto ed è destinato ad aumentare. Muo questo impegno da un dialogo costante con Israele, con l'autorità palestinese, con tutti i partner chiave della regione, con i quali abbiamo mantenuto sempre in questi mesi un costante e stretto raccordo. Siamo stati il primo paese a organizzare l'evacuazione dalla striscia di Gaza. Siamo il paese occidentale che ha fatto di più. Uno sforzo che ci ha consentito di far uscire dalla striscia e accogliere in Italia oltre 1600 persone tra piccoli pazienti, bisognosi di cure salvavita, ricongiungimenti familiari e studenti che hanno potuto beneficiare dei corridoi universitari per proseguire il loro percorso accademico in Italia. L'ultima arrivo di studenti universitari è di metà dicembre. Voglio anche ricordare le parole del Santo Padre che lo scorso ottobre aveva espresso apprezzamento per l'impegno del governo italiano in favore delle tante situazioni di disagio legate alla guerra e alla miseria, in particolare dei bambini di Gaza. Un contributo che Papa Leone ha definito forte ed efficace. Come ho avuto già modo di dire, non sono solo operazioni umanitarie, ma risultati concreti frutto di iniziative politiche, pazienti e determinate. Sul tema degli studenti, visto che in questi giorni c'è stato un professore della Bocconi che ha denunciato l'impossibilità di far arrivare in Italia un gruppo di studenti palestinesi, tutto ciò dipende dalle autorità giordane. Noi siamo in contatto per cercare di consentire a tutti quanti ne hanno diritto di raggiungere il nostro paese. Il Ministro Bernini, ne ho parlato anche poco fa, è pronto a tornare per la terza volta in pochi mesi nella regione per portare in Italia un nuovo gruppo di studenti. Il nostro impegno continua anche sul fronte degli aiuti della e dell'assistenza umanitaria. Lavoriamo senza sosta per assicurare l'ingresso nella striscia di tutti i nostri aiuti umanitari, insieme agli aiuti provenienti dalla società civile. Nei giorni scorsi ho incontrato a Monaco di Baviera l'alto rappresentante per Gaza Nikolai e Muradov. Gli ho ribadito il convinto sostegno dell'Italia e l'impegno per la ricostruzione e abbiamo concordato di rivederci presto. Siamo pronti certamente a fare la nostra parte, abbiamo varato un primo pacchetto da 60 milioni di euro per aiuti umanitari, per rafforzare le strutture sanitarie, le scuole, per riqualificare le abitazioni per gli sfollati e sostenere le istituzioni palestinesi. Sempre a Monaco ho condiviso la linea italiana con i partner del G7, con i principali donatori europei e internazionali, in un incontro al quale ha partecipato anche la ministra degli esteri dell'Autorità palestinese, A. G. Bekian. Il nostro sostegno voglio ribadirlo, l'autorità di Ramallah è infatti operativo e concreto. Penso in primo luogo al settore cruciale della sanità. Ho approvato di recente anche lo stanziamento di altri 10 milioni di euro per contribuire al pagamento dei salari dei medici palestinesi. È frutto anche del dialogo che ho avviato con il nostro personale sanitario, nostro italiano, eh, nelle organizzazioni internazionali e nelle ONG a Gaza e delle missioni dei nostri medici a Ramalla. Penso in particolare ai policlinici Umberto I e Gemelli di Roma per mettere a fuoco nuove forme di collaborazione, anche studiando le potenzialità della telemedicina. Siamo in prima linea anche per la formazione delle forze di sicurezza palestinesi che sono il presupposto fondamentale per la costruzione di uno Stato. Siamo presenti all'interno del Centro di Coordinamento Civile e Militare con una squadra di tre diplomatici e otto militari. Il Centro è impegnato a assicurare, come sapete, l'assistenza, le attività di assistenza umanitaria e i servizi essenziali alla popolazione della striscia. I nostri Carabinieri che sono già attivi in Cisgiordania, oltre 10 anni sono a Gerico per la missione bilaterale mi init inizieranno presto in Giordania anche l'addestramento di 50 funzionari di sicurezza palestinesi da dispiegare nella striscia di Gaza. Partecipiamo alle missioni dell'Unione Europea, Op Cop di addestramento della Polizia palestinese, nella missione Eu Pam Rafa, in cui sono presenti otto Carabinieri. La missione ha avuto un ruolo chiave per favorire l'apertura del valico e rafforzeremo nelle prossime settimane la nostra presenza. L'estensione del transito attraverso Raffa, anche ai beni sarà cruciale per rafforzare le attività di assistenza umanitaria, per avviare la ricostruzione e favorire il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione prevista dal piano di pace. Come ha ribadito anche il presidente del Consiglio, al presidente palestinese Abbas nel corso della sua recente missione a Roma, Ramallah può contare sul sostegno italiano alle riforme. Guardiamo con favore la decisione dell'autorità palestinese di indire per il prossimo aprile, per la prima volta dopo 20 anni, le elezioni locali. È un passo necessario per rafforzare la legittimazione popolare delle proprie istituzioni e combattere le tentazioni estremiste e il ricorso alla violenza come strumento di lotta politica. La violenza in Terra Santa, però deve cessare. Questo vale anche per i coloni estremisti, le cui aggressioni colpiscono le comunità cristiane da sempre garanti di pace e dialogo in Medio Oriente. Continuiamo a chiedere con forza a Israele di porre un freno all'azione dei coloni. L'abbiamo ribadito anche in occasione del blocco di due del fermo di due carabinieri. L'ho detto la settimana scorsa anche nell'aula della Camera questo in time, l'ho ribadito al G7 sabato scorso a Monaco. In questo quadro il governo ha condannato qualsiasi ipotesi di annessione della Cisgiordania, anche di parte del territorio della Cisgiordania. Sono tentazioni che non aiutano i costruttori di pace e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due stati. Proprio in queste ore, su mia istruzione, inviato speciale per Gaza, l'ambasciatore Archi è in missione a Riyadh e ad Abu Dhabi, alla guida di una delegazione che comprende diversi ministeri e amministrazioni dello Stato per esplorare nuove forme di cooperazione in vista della ricostruzione della striscia. Portiamo in dote e come esempio un impegno proseguito senza sosta in questi mesi per sviluppare un'azione di sistema che coinvolga impresa, associazioni di categorie, enti locali, strutture sanitarie, università, istituzioni accademiche, terzo settore, mondo dell'associazionismo cattolico e non. Tante realtà che si stanno mobilitando per offrire un contributo fattibile e concreto alla ricostruzione di Gaza e che vedono negli sviluppi di questi mesi, per quanto non perfetti e ancora sottoposti a mille incognite, una sorgente di speranza e di pace. È uno sforzo corale di cui dobbiamo essere orgogliosi che fotografa il sentire comune del nostro paese, sempre costruttori di pace e di dialogo. È dovere della politica sostenere e incoraggiare questo impegno spontaneo, senza cedere a visioni partigiane che non hanno ragione di essere di fronte al bene supremo della pace. Ce l'ha ricordato anche il capo dello Stato, che lo scorso 10 dicembre a Tallinn ha sottolineato quanto sia indispensabile sostenere gli sforzi ulteriori dei paesi mediatori verso una vera pace perché l'alternativa sarebbe devastante. Questo è il nostro impegno quotidiano, questo è l'impegno del governo per la pace e la stabilità di Gaza e del Medio Oriente. Per questo stiamo lavorando per preparare una proposta finanziaria ambiziosa e autorevole che rappresenti la base per un nostro impegno nazionale. Vogliamo anche mettere a disposizione della comunità internazionale due asset chiave: il Polo ONU di Roma e il Centro umanitario della base delle Nazioni Unite di Brindisi. Insieme al Ministro degli Esteri tedesco, Lavrov, abbiamo lanciato un'iniziativa politica in Europa con questo obiettivo. Ne parleremo anche con Lavrov, già al prossimo Consiglio Affari Esteri. Ho incaricato anche il nostro rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, ambasciatore Marrapodi, di informare costantemente i vertici dell'organizzazione sulle iniziative italiane. Appena rientrerà dall'India, il Segretario Generale incontrerà il nostro ambasciatore. Attuare il piano di pace significa creare le condizioni per una stabilità duratura. Significa evitare che Gaza resti un terreno di radicalizzazione e di scontro permanente, preda del terrorismo e a rischio di collasso migratorio, con possibili purtroppo ripercussioni anche sulla stabilità delle rotte commerciali del Mar Rosso che si delinea sempre più come un'area di pace, dialogo e crescita, anche grazie al contributo, voglio ringraziarli ancora una volta, dei nostri militari impegnati nella missione Aspides. Quindi grazie a loro per aver costruito e garantito la sicurezza di tante navi mercantili. Tutto ciò significa garantire sicurezza a Israele e dignità alla popolazione palestinese, significa lavorare per il progetto a due stati. L'Italia, per la sua storia, per la sua collocazione geografica, per il ruolo politico di primo piano che svolge nella regione, non può e non deve restare ai margini di questo processo. Il governo italiano continuerà a fare la sua parte, non ci stancheremo mai di lavorare per la pace e quello che ci chiede la stragrande maggioranza degli italiani, è quello che un grande paese ha il dovere di fare. Vi ringrazio per la pazienza con la quale mi avete ascoltato. Ringraziamo noi lei, signor Ministro. E ora passiamo comunque io ho 10-11 interventi al momento iscritti, diciamo, no? Quindi possiamo iniziare con gli interventi dei senatori, come vi dicevo, andiamo per consistenza dei gruppi ed eventuali secondi interventi.

[20:02]Posso? Sì, grazie, grazie mille Ministro. Io ho ascoltato anche il suo intervento e il dibattito che c'è stato alla Camera.

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