Thumbnail for L'economia-mondo e la tratta degli schiavi by Chiara Spalatro

L'economia-mondo e la tratta degli schiavi

Chiara Spalatro

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[0:01]Ben ritrovati ragazzi. Nella lezione di oggi parleremo dell'economia mondo e della tratta degli schiavi. Mi raccomando, seguite con attenzione.

[0:16]Tra '400 e '500, come già sappiamo, le rotte commerciali europee si spostarono dal Mediterraneo all'oceano Atlantico a causa delle scoperte geografiche. In particolare, la scoperta dell'America diede ai paesi affacciati sull'Atlantico, un notevole vantaggio rispetto a quelli mediterranei. Spagna e Portogallo, quindi, incoraggiati anche dalla loro posizione geografica, cominciarono a formare estese dominazioni coloniali nell'America centro meridionale, con lo scopo principale di sfruttare le ricchezze delle colonie per finanziare progetti di espansione e di dominio in Europa. Nel corso del '600, le colonie portoghesi e spagnole persero gradualmente di peso sia economico che politico, mentre entrarono sulla scena della colonizzazione del commercio mondiale nuovi protagonisti: l'Inghilterra, l'Olanda e la Francia. L'economia di mercato stava allargando a dismisura il proprio orizzonte e stava diventando un'economia mondo. Questa nuova economia mondiale era organizzata in un centro e delle periferie. Il centro era costituito da Inghilterra, Francia e Olanda. In questi paesi si concentravano tutte le attività economiche superiori e ad alto rendimento: manifatture specializzate, banche e assicurazioni, compagnie commerciali internazionali. Qui si sviluppò un forte governo, un esercito efficiente e soprattutto una ricca borghesia impegnata nel commercio. La periferia comprendeva aree come l'Europa orientale, l'America Latina, l'India e l'Africa. In questi paesi si svolgevano attività economiche inferiori, a basso rendimento, ovvero l'estrazione di materie prime e di metalli, la coltivazione di prodotti agricoli esportabili, come canna da zucchero, cacao, tabacco, caffè e tè. A partire dal '600, il grande afflusso di materie prime dalle periferie verso il centro determinò lo sviluppo del centro e la crescita delle manifatture e dunque della borghesia stessa, la quale favorì con le sue esigenze di libertà la nascita degli stati parlamentari. Ma nello stesso periodo tutte le periferie precipitarono nel sottosviluppo. Ma quali erano i possedimenti coloniali degli stati del centro? Nel '600, l'Inghilterra si era orientata verso l'America settentrionale e poi verso l'Asia, fondando colonie nella regione indiana. La Francia aveva occupato territori in America centro-settentrionale, la Louisiana, il Canada e le Antille, e nel sud-est dell'India, il Bengala. L'espansione coloniale francese era determinata da motivi di prestigio per il paese, invece per l'Inghilterra, le colonie non rappresentavano una fonte di prestigio politico ma una necessità economica. Benché la Spagna fosse in declino, i suoi possedimenti d'oltremare rimanevano numerosi. Nell'America settentrionale gli spagnoli condussero nuove esplorazioni, occupando la Florida e buona parte del Texas. E nei primi anni del '700, anche la California. Il Brasile rimase il più importante dominio dei portoghesi, che nel corso del '700 vi si trasferirono a migliaia a causa della sua inesauribile ricchezza di materie prime. Le piantagioni delle colonie richiedevano molta manodopera e gli indigeni non erano adatti a grandi fatiche, si ammalavano facilmente. Già nel '500, la spaventosa crisi demografica tra i popoli indigeni dell'America aveva indotto Spagna e Portogallo a servirsi del lavoro degli schiavi neri importati direttamente dall'Africa. Questo commercio, cominciato nel '500, si protrasse fino al 1815, quando venne ufficialmente proibito. Esso prende il nome di tratta degli schiavi. Durò circa tre secoli e mezzo e gli schiavi deportati raggiunsero una cifra tra i 10 e gli 11 milioni, di cui quasi 2 milioni morti durante la traversata nell'Atlantico. Ma come avveniva e chi lo praticava? I mercanti di schiavi provenivano da famiglie della ricca borghesia. Una spedizione poteva durare anche due anni e la cifra investita, anche se notevole, risultava irrisoria rispetto all'enorme profitto che se ne ricavava. Sebbene con molti rischi.

[5:43]I mercanti non erano fuori legge, ma persone rispettabilissime e il commercio degli schiavi era approvato dai re e dalla Chiesa. La schiavitù era sempre esistita fin dai tempi dei greci e dei romani. Per lungo tempo il commercio degli schiavi era stato praticato dagli arabi. Ora che se ne occupavano dei cristiani, i negri avrebbero avuto il vantaggio di essere in mano a gente civile che li avrebbe convertiti al Cristianesimo e messi in contatto con una civiltà superiore. Questa era la motivazione che a detta di chi lo praticava legittimava questo traffico disumano. Gli schiavi neri provenivano solitamente dal Golfo di Guinea ed erano spesso procurati direttamente dai capi tribù e venduti come merce ai mercanti europei. Prima di salpare, gli schiavi erano rasati per evitare i parassiti, marchiati sulla spalla con un ferro roventato e battezzati con una veloce cerimonia. La traversata verso le Americhe si svolgeva in condizioni tremende, stipati nelle stive delle navi con pochissimo spazio a disposizione, in condizioni igieniche e alimentari pessime. Molti schiavi si suicidavano prima di giungere a destinazione. I sopravvissuti, una volta arrivati, venivano condotti al mercato degli schiavi per essere venduti al prezzo più alto possibile. Erano trattati come vera e propria merce umana. Verso la fine del '600, il 90% del commercio degli schiavi era in mano ai mercanti inglesi e olandesi, che trattavano direttamente con i re dei regni africani. Le loro navi, partite dai porti inglesi, olandesi o francesi, con un carico di merce di poco valore, prelevavano gli schiavi sulle coste africane affacciate sul Golfo di Guinea e li portavano nelle Americhe, dove li rivendevano in cambio di zucchero, cacao, caffè, indaco, cotone, tabacco e rum, tutti prodotti ricercatissimi in Europa e che i mercanti rivendevano nella madrepatria a caro prezzo, realizzando guadagni altissimi che potevano arrivare al 1600%. Osservando le rotte percorse dalle navi inglesi e olandesi, capiamo subito perché questo commercio è stato definito commercio triangolare. Agli inizi del '700, l'Atlantico, in particolare quello settentrionale, era un oceano molto trafficato. Inghilterra e Francia si contendevano il dominio dell'America settentrionale. La Francia aveva conquistato il Canada e minacciava da vicino le colonie inglesi. Più a sud, sempre la Francia, aveva occupato la regione della Louisiana, ostacolando l'espansione degli inglesi verso le regioni interne del nuovo continente. Tra Francia e Inghilterra scoppiò quindi la guerra dei 7 anni, considerata dagli storici come la prima guerra mondiale perché si svolse in tutti i continenti e nei diversi oceani. Ai contrasti per le regioni coloniali tra Francia e Inghilterra si unirono gli interessi e le rivalità di molte altre potenze europee, come l'Austria, la Russia, la Prussia e la Spagna. La guerra finì nel 1763 e la pace di Parigi stabilì la vittoria dell'Inghilterra che divenne l'incontrastata dominatrice dei mari. La Francia perse a beneficio dell'Inghilterra, il Canada e il Bengala e conservò solo le Antille. L'Inghilterra ottenne vasti territori, ma soprattutto divenne la prima potenza veramente mondiale e sarà proprio in Inghilterra che nella seconda metà del '700, con l'invenzione della macchina a vapore e la nascita delle prime fabbriche, avrà luogo una rivoluzione tra le più importanti e determinanti della storia dell'uomo, la Rivoluzione Industriale. Ma questa è un'altra storia che vi racconterò in un nuovo video. Per oggi è tutto. Grazie per l'attenzione ragazzi e mi raccomando, rimanete connessi. Ci sentiamo prestissimo. Ciao ciao dalla vostra prof.

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